Il Vangelo e l'audience
di Gilberto Borghi | 28 giugno 2017
Riflettendo su una lettera di un missionario al New York Times e sulle emozioni belle che faticano a fare notizia

Arriva una notifica da Facebook. Apro e leggo. Un prete missionario scrive una lettera al New York Times, a commento dell'ennesimo articolo del giornale sulla questione dei preti pedofili. E mentre la leggo mi dico: sì, nella Chiesa ci sono anche persone belle e anzi, forse sono molte di più di quelle che purtroppo fanno notizia sui giornali. In modo semplice, ma efficace, con un lato ironico e mai pungente, padre Martin Lasarte, SDB, missionario da 20 anni in Angola, racconta cosa fa concretamente un prete missionario, per ricordare che a fronte dei casi di preti che lasciano una contro testimonianza, c'è anche chi, in silenzio, quotidianamente, si spende per seguire Cristo. E lo fa senza voler far notizia, ma semmai per far risaltare la Buona Notizia.

Finita la lettura mi resta dentro l'emozione intensa, piacevole, di qualcosa della bellezza del vangelo, incarnata davvero nella vita di persone che hanno l'odore delle pecore di Cristo, che non si lesinano e non si risparmiano. E penso che sarebbe bello se queste notizie avessero davvero più spazio nelle comunicazioni di massa. Poi, mi rendo conto che spesso molti "addetti ai lavori" delle comunicazioni sostengono sempre che "il bene non vende".

Però a ben guardare gli stessi addetti, suggeriscono che in fondo la notizia che "tira" è quella che suscita emozione, che colpisce emotivamente. Cioè, non è certo l'idea in sé ad attirare in una notizia, ma quanto questa idea muova la reazione emotiva, per attrazione o repulsione, sorpresa o indignazione in chi la legge. Tanto che il modo in cui la notizia è scritta fa una differenza abissale tra l'essere "visibile" o no. Soprattutto in questa cultura post-moderna, dove le emozioni sembrano essere l'unico criterio per dirigere i nostri interessi, il "bello", inteso come l'emozionante, è molto più efficace del vero, e ancor di più del buono. Anzi, spesso molti ritengono vero ciò che suscita emozione, per il fatto stesso che la suscita, indipendentemente dal fatto che dica o meno qualcosa di reale. Tra i miei studenti questo è un atteggiamento molto diffuso.

Ma allora mi chiedo. Perché l'emozione bella che io sento in questo momento sembra essere esclusa rispetto a quelle capaci di "attirare", di vendere notizie? È una emozione pure questa, indubbiamente. Anzi, la parola che più risalta su Facebook, a commento di questo articolo di padre Martin, è proprio "emozionante". Eppure, l'impressione è che la bellezza del vangelo incarnato provochi un tipo di emozione che, stranamente, sembra essere una moneta di scambio comunicativo "falsa", tra chi mercanteggia con le notizie. Per cui molti scelgono di non "usarla" e di non metterla al centro delle possibilità di "vendere" notizie. Ammesso e non concesso che io non stia parlando solo di una mia "fisima", ma di qualcosa che anche altri vedono, il mio demone non resta fermo: perché l'emozione del vangelo non può fare audience come altre emozioni, molto più comuni e usuali?

A me sembra che siano due le tracce possibili, che in verità si intrecciano tra loro, per tentare di capire. La prima. L'emozione del vangelo non può fare audience come altre emozioni perché è di natura diversa. Proviene da una Parola che non si lascia mercanteggiare, che quando è utilizzata per vendere o comprare si spegne, e cede il passo. Il nostro è un Dio che non si vende e non si compra, che non si lascia mercanteggiare, che sta "fuori mercato". E quando viene tirato dentro il mercato non parla più. Con buona pace di coloro che all'interno della Chiesa spingono perché il vangelo abbia la stessa visibilità di altre "culture", puramente umane, perciò mercanteggiabili. Di coloro che dicono che siamo noi cristiani che non ci sappiamo "vendere" bene, che non sappiamo conquistare il potere "comunicativo", come altri fanno. Ho dei forti dubbi che la logica di chi mercanteggia con le notizie, sia la stessa di quella Parola.

E qui si apre la seconda traccia. Appunto, che logica ha chi mercanteggia con le notizie, chi fa a gara per avere audience, senza guadare in faccia a nessuno? L'impressione che ho è che, al fondo, non creda molto nella verità. Al massimo crede nelle verità parziali di ogni interpretazione, ma nessuna di esse ha la possibilità di attingere la Verità, perché questa non c'è. Oppure, nella versione più estremizzata, crede che sia la sua interpretazione ad essere la Verità e che sia giusto lottare perché questa si affermi.

Il New York Times che pubblica questa lettera di padre Martin, forse lo farà anche per senso di equità comunicativa, ma, molto probabilmente, anche perché così ha una occasione per rifarsi una "verginità", e avere poi più legittimità per continuare le sue campagne ideologiche. Ma, allo stesso modo, coloro che all'interno della Chiesa lavorano perché la propria verità si imponga, attraverso logiche comunicative di "mercato", finiscono per tradire proprio il senso profondo di quella Verità a cui si richiamano. La verità di Dio non si impone, mai. Per questo, è ancora un bene che, come Cristiani, non possiamo fare audience come gli altri: non possiamo servire due padroni.

 

02/07/2017 08:01 Pietro Buttiglione
3) la specificità del msg cristiano sta nell'essere rivolto alla Persona. Imo attaccare i media è alibi perditempo.


01/07/2017 19:43 Francesca Vittoria
Perché l'emozione del Vangelo non fa "audience"? Eppure ha fatto audience la Parola quando predicava Lui, altrimenti perché tanta folla lo seguiva è solo per ascoltarlo. Noto come Egli si riferisse sempre al modo di vivere le Leggi indicate Mose, come se queste non fossero bene interpretate o non comprese (per durezza di cuore, per non saper vedere etc) quindi Lui chiariva prendendo ad esempio i loro comportamenti, in sostanza alla loro cecità presentava "la VERITÀ'". Non è che oggi come allora ci sarebbe da imitarlo? anziché dare per scontato che le parabole siano da tutti comprese supponendo che siano per tutti chiave di lettura nella propria vita, dove non vengono mai nominati riferimenti di vita quotidiana come non rispondenti a quelli del Vangelo , il Santo Padre quando affronta diretto un problema che gli viene presentato lviene riportato dai media e viene commentato in ogni dove. Forse non tanto c'è bisogno di prediche o omelie consolanti ma per essere utili alla Parola e far conoscere chi è questo Gesù Cristo della storia, dei miracoli, della sindone, oggi sarebbe utile sentire qualcuno parlare come Lui ha fatto, senza paura di ingerirsi in qualche campo che non deve entrare se è utile alla comunità di gente che è lì proprio per sapere cosa è bene e cosa è male, uno può non saperlo, che cosa è come è fatto il bene, apostrofare parlarci " in Verità", Se Cristo è stato crocifisso per aver predicato questo ma oggi i crocifissi sono folle.......e queste chi le difende? Forse se da ogni pulpito si ha lo stesso coraggio di un nuovo rapportarsi alla realtà forse le chiese non resterebbero semi vuote, forse....!?

Francesca Vittoria



01/07/2017 01:30 Ale.
La questione non è "vendere la Parola".
La bella e significativa lettera del missionario in Angola stigmatizzava, con ironia, il fatto che i giornalisti in genere danno risalto, riguardo ai preti cattolici, soltanto ai comportamenti negativi facendoli sembrare il "tutto", mentre non rappresentano che una minima parte della realtà, che è di tutt'altra specie. Ma la parte "buona" non viene mai raccontata.
Come mai? Si potrebbe pensare che un comportamento dei preti coerente con i principi cristiani sia dato per scontato, quindi nessuno si preoccupa di approfondirne la multiforme realtà quotidiana, mentre le incoerenze - specie se riguardano sesso e soldi - suscitano subito il prurito accusatore.
E' un po' come il classico caso dell'uomo che morde il cane: fa notizia perché non è "normale", mentre il cane che morde l'uomo fa notizia solo se ha conseguenze tragiche (e anche i missionari "fanno notizia" - non più di un trafiletto... - solo quando vengono trucidati).
Del resto "quando fai l'elemosina non sappia la tua mano destra quello che fa la sinistra", quindi tutto il bene fatto non viene pubblicizzato da chi lo compie.
Starebbe invece alla professionalità del giornalista - se onesto - ricercare e comunicare la realtà tutta intera: non accontentandosi di rimescolare la cacca, ma ricercando la Verità, il Bene e la Bellezza - come suggerito dal nostro Missionario - per rendere un vero servizio ai lettori oltre che alla verità e onorando in tal modo anche la propria professione.



28/06/2017 13:35 Pietro Buttiglione
Due piani da tenere ben distinti:
1) la Parola non si vende semplicemente xche' non è un prodotto di consumo. O ti travolge, ti cambia dentro.. ma x qs occorre disponibilità, oppure ti scivola via.. come TUTTE le altre news.
2) "comunicare" la Parola sottosta' e deve rientrare in tutte le regole della comunicazione. Non si skappa!
Usare un eloquio aulico.. ricordate quando ne esisteva uno x ogni professione??
Parlarsi "addosso" senza saper fare proprie le realtà diverse da noi..
Abusare dello spaziotempo del destinatario ( cfr molti qui vicino..)
Ecc Ma meglio che mi silenzi🤡👶🏿😍



Commenta *






Versione stampabile
Invia ad un amico
Scrivi a Vino Nuovo





Gilberto Borghi

Sono nato a Faenza all'inizio degli anni 60, ho cercato di fare il prete, ma poi ho capito che non era affar mio. E dopo ho studiato troppo, forse per capirmi e ritrovarmi. Prima Teologia, poi Filosofia, poi Psicopedagogia e poi Pedagogia Clinica... (ognuno ha i suoi demoni!). Insegno Religione, faccio il Formatore per la cooperativa educativa Kaleidos e il Pedagogista Clinico.... Lavoro per fare stare meglio le persone, finché si può... In questo sito provo a raccontare cosa succede nelle mie classi e a offrire qualche riflessione. E da qui è nato il libro pubblicato nel 2013 dal titolo: "Un Dio inutile".

 

leggi gli articoli »
Ogni opinione espressa in questo sito è responsabilità del singolo autore. www.vinonuovo.it è un blog in cui ci si confronta su temi e problemi dei cattolici oggi in Italia.
Come tale non rappresenta una testata giornalistica e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Cookies: ai sensi della normativa sulla privacy si informano gli utenti del presente sito che, ai fini di garantire un ottimale funzionamento dello stesso, viene fatto utilizzo di cookies. I cookies sono piccoli file di dati che i siti visitati dall'utente inviano solitamente al suo browser, dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Alcune operazioni non potrebbero essere compiute senza l'uso dei cookies, che in alcuni casi, sono quindi tecnicamente necessari. I cookies utilizzati nel presente sito sono di tipo tecnico ed hanno lo scopo di garantire il corretto funzionamento di alcune aree del sito stesso e di ottimizzare la qualità di navigazione di ciascun utente. Non vengono utilizzati cookies di profilazione.
Web Design www.horizondesign.it