Nella letteratura
Pane e vino per «vivere come Lui»
di Sergio Di Benedetto | 18 giugno 2017
Nella festa del Corpus Domini una pagina di Ignazio Silone, che ricorda il sacrificio di un figlio, l'amore di un padre e una comunità che nasce

Sono tra le pagine più cristologiche della letteratura italiana: densissime di rimandi, simboli e significati, esse celebrano l'unione indissolubile tra uomo, martirio, fraternità ed Eucarestia.

Si tratta del ventottesimo capitolo, brevissimo, di Vino e pane, il secondo romanzo di Ignazio Silone (scritto nel 1935 e rielaborato nel 1955), che narra la vicenda di Pietro Spina, militante comunista che rientra nell'Italia fascista per nostalgia verso l'amato Abruzzo e che si trova a vestire i panni di copertura di don Paolo Spada.

Il capitolo che dà il titolo all'opera è legato alla morte di Luigi Murica, amico del protagonista, ex infiltrato nella polizia, arrestato e uccido dalla milizia, perché rifiuta di rinnegare il contenuto di un biglietto scritto da lui:

«La verità e la fraternità regneranno tra gli uomini al posto della menzogna e dell'odio; il lavoro regnerà al posto del denaro».

Pietro, in fuga perché ricercato, arriva nella casa dei Murica, dove si sta celebrando il lutto; gente che arriva a consolare la famiglia: amici, parenti, vicini, compagni.

Murica è morto da martire: picchiato, umiliato, offeso, come il Cristo della Passione, muore di stenti.

Nella casa il padre del giovane assassinato celebra laicamente l'Eucarestia per il defunto, con gesti che hanno tutto il valore della carità:

Il vecchio Murica in piedi, a capo del tavolo, dava da bere e da mangiare agli uomini attorniati.

«È lui» egli disse «che mi ha aiutato a seminare, a sarchiare, a mietere, a trebbiare, a macinare il grano di cui è fatto questo pane. Prendete e mangiate, quest'è il suo pane.

Altri arrivarono. Il padre versò da bere e disse: «È lui che mi ha aiutato a potare, insolfare, sarchiare, vendemmiare la vigna dalla quale viene questo vino. Bevete, quest'è il suo vino».

Gli uomini mangiavano e bevevano, e c'era chi bagnava il pane nel vino.

Arrivarono dei mendicanti.

«Lasciateli entrare» disse la madre.

«Può darsi che siano stati mandati per spiare» mormorò qualcuno.

«Lasciateli entrare. È un rischio da accettare. Dando da mangiare e da bere ai mendicanti, molti han nutrito Gesù senza saperlo».

«Mangiate e bevete» diceva il padre.

Questo è il vero significato dell'Eucarestia che ricordiamo particolarmente oggi: il sacrificio di un Figlio, e un Padre che offre il pane e il vino a tutti, dai vicini ai mendicanti. Questo fa la Chiesa, una comunità unita grazie al Pane e al Vino, che sono Cristo:

«Il pane è fatto da molti chicchi di grano» disse Pietro. «Perciò esso significa unità. Il vino è fatto da molti acini d'uva, e anch'esso significa unità. Unità di cose simili, uguali, utili. Quindi anche verità e fraternità, sono cose che stanno bene assieme.

«Il pane e il vino della comunione» disse un vecchio.

«Il grano e l'uva calpestati. Il corpo e il sangue».

Il mandato che quel pane ci consegna è compito per chiunque ad esso si accosti, nella certezza che il martirio non è vano:

«Se noi vivremo come lui» disse don Paolo «è come se lui non fosse morto. Dovremo stare assieme e non aver paura».

Noi cristiani lo sappiamo: Lui non è morto, è presente e vivo.

Per noi rimane il tentativo esigente di «vivere come lui».

 

 

 

19/06/2017 12:29 Carmela
Grazie d questa preziosa e suggestiva pagina.
Sr Carmela



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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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