Nell'arte
Lo Spirito e la Chiesa
di Gian Carlo Olcuire | 04 giugno 2017
Facendoci sentire amati, lo Spirito ci porta ad amare. E grazie allo Spirito la Chiesa riesce a comunicare la fede, che non è mai un’esperienza soltanto individuale.

LO SPIRITO NELLA CHIESA

(Gian Lorenzo Bernini, 1666, Città del Vaticano, Basilica di San Pietro)

 

«Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Gv 20,19-23

 

La vera peculiarità di questa colomba, in alabastro, non è il fatto – come dicono le guide – di costituire l’unica vetrata colorata della Basilica. Ma quello d’essere un tutt’uno con la Gloria che le è intorno (a cui siamo tutti predestinati da Dio) e con la Cattedra di San Pietro sottostante. A significare che lo Spirito, effuso nella Chiesa, non è separabile da essa e ne è struttura: nell’opera barocca, infatti, pittura e scultura sono saldate all’architettura, anche se paiono sovrastrutture.

Questo legame forte tra lo Spirito e la Chiesa viene incontro al fedele già da lontano, quando entra in Basilica, facendosi intravedere attraverso il baldacchino: altro mobile (ricorda quelli delle processioni, per strada, col Santissimo Sacramento) che in realtà è immobile, ideato dal giovane Bernini una trentina d’anni prima, per essere posto a mo’ di ciborio sull’altare dove si celebra l’Eucaristia (proprio quello che sovrasta il sepolcro di Pietro).

In questo modo si sottolinea un altro legame forte: quello tra lo Spirito e la comunione. Lo Spirito, infatti, passa se gli si fa strada con la misericordia, il perdono e la riconciliazione, che della comunione sono i muri portanti.

Lavarsi i piedi gli uni gli altri, nella Chiesa, viene prima dell’autorità. Ed è cosa che non si può fare da seduti: per questo, quando si rappresenta – con la Cattedra – il segno del comando, si fa un trono sospeso. Segno di un potere solo simbolico, dunque sottratto all’uso (e alla tentazione di crederlo una poltrona). Pesante e volante insieme, lieve come lo Spirito che vi aleggia sopra...

Più che di forza, lo Spirito sembra dotato di brio, di ardore, di slancio. E se lo si rappresenta come vento o fuoco o uccello, è per dirne l’imprevedibilità, la libertà di movimento, l’agilità nell’insinuarsi e nell’irradiarsi.

Facendoci sentire amati, lo Spirito ci porta ad amare. In più, come ha ricordato di recente papa Francesco, «non ci rende solo capaci di sperare, ma anche di essere seminatori di speranza». E grazie allo Spirito la Chiesa riesce a comunicare la fede, che non è mai un’esperienza soltanto individuale. Detto in parole più ricche da Benedetto XVI: «Il fatto di poter credere lo devo innanzitutto a Dio che si rivolge a me e, per così dire, “accende” la mia fede. Ma molto concretamente devo la mia fede a coloro che mi sono vicini e che hanno creduto prima di me e credono insieme con me. Questo grande “con”, senza il quale non può esserci alcuna fede personale, è la Chiesa» (Erfurt, 2011).

08/06/2017 18:03 Alberto Hermanin
Grazie per questo bel contributo. Purtroppo temo che queste considerazioni non siano particolaremnte apprezzate su questo blog, ma posso sbagliare. In ogni caso a me è piaciuto.


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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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