Pregare per i musulmani
di Giorgio Bernardelli | 29 aprile 2017
Nel discorso di al Azhar sul dialogo tra cristiani e musulmani Francesco ci ha detto che la pace si costruisce pregando gli uni per gli altri. Siamo pronti a farlo davvero?

"Senza cedere a sincretismi concilianti, il nostro compito è quello di pregare gli uni per gli altri domandando a Dio il dono della pace". Nel densissimo discorso tenuto l'altro giorno da papa Francesco all'università di al Azhar - che credo resterà a lungo un punto di riferimento imprescindibile per il dialogo islamo-cristiano - c'è un passaggio che ci chiama in causa tutti in maniera diretta.

Che ce ne siamo accorti oppure no, venerdì papa Francesco ci ha detto che dobbiamo pregare per i musulmani. E ai musulmani ha chiesto di pregare per noi. Non mi sembra un fatto da poco. Si è discusso molto in questi anni sugli incontri di Assisi, sul senso di una preghiera distinta ma allo stesso tempo condivisa, su come invocare insieme il dono della pace. Ma con queste parole a me pare che Francesco si sia spinto un passo più in là.

Chiederci di pregare per i musulmani vuol dire chiederci di farci carico nella preghiera della loro storia e del loro futuro. Perché mi pare un po' improbabile - visto il contesto e il magistero di Francesco in materia - che il senso di questa espressione sia da intendere: pregate per la conversione dei musulmani.

Pregare per i musulmani vuol dire mettere la loro storia nelle mani di Dio e chiedere che sia Lui a guidare i loro passi non solo come singoli fratelli, ma anche come comunità. Vuol dire qualcosa in più del rispetto e della collaborazione per la costruzione della giustizia e della pace. Significa avere a cuore la loro fede e il modo in cui leggono il loro testo sacro. E forse anche rigettare la tentazione di pensare che le loro divisioni - oggi così sanguinose - siano un bene per noi. In fondo significa portare alle estreme conseguenze il passaggio oggi meno citato del Concilio Vaticano II e cioè il paragarafo della dichiarazione Nostra Aetate in cui si dice che "la Chiesa guarda con stima i musulmani che adorano l'unico Dio".

Ma ancora più impegnativo, forse, è chiedere ai musulmani di pregare per noi. Ci chiede - intanto - di riconoscere un valore alla loro preghiera, cosa che temo oggi non sia affatto scontata per tanti cristiani. Ma ci chiede anche qualcosa in più: accettare l'idea che la loro preghiera può aiutare anche noi a diventare cristiani migliori. Del resto non è esattamente quanto fa Francesco quando chiede a chiunque incontra - cristiano oppure no - di non dimenticarsi di pregare per lui?

La pace si costruisce pregando gli uni per gli altri. Per far cadere i muri che ci portiamo dentro, che sono i più alti e i più resistenti. Ma anche quelli che - una volta abbattuti - cambiano davvero il mondo che ci circonda.

 

08/05/2017 08:13 Lorenzo Pisani
Dopo diversi giorni, ho finalmente modo di tornare su questo post.
Pregare per i non cristiani, musulmani inclusi, non è una gran novità.
Voglio ricordare un occasione solenne in cui questo accade, la preghiera universale del Venerdì Santo.

"Preghiamo per coloro che non credono in Cristo perché, illuminati dallo Spirito Santo, possano entrare anch'essi nella via della salvezza.
Dio onnipotente ed eterno, fa' che gli uomini che non conoscono il Cristo possano conoscere la verità camminando alla tua presenza in sincerità di cuore, e a noi tuoi fedeli concedi di entrare profondamente nel tuo mistero di salvezza e di viverlo con una carità sempre più grande tra noi, per dare al mondo una testimonianza credibile del tuo amore. "

Che dire? Di questi fratelli si chiede che possano camminare alla presenza del Signore (Gen 17,1) e che possano entrare nella via della salvezza.
Da qualche parte ho letto che la persistente presenza degli Ebrei nella storia, in qualche modo, fa parte del disegno di Dio, segno della sua alleanza irrevocabile, quasi una presenza terza, posta a garanzia dell'Antico Testamento.
Nella risposta del 2/5 Giorgio Bernardelli solleva lo stesso dubbio a proposito dei figli di Ismaele. Le parole sfumate del Venerdì Santo rendono legittimo questo dubbio: non sappiamo se questo popolo conoscerà la verità/salvezza nel tempo, o oltre i confini del tempo.
E questo rimanere un passo indietro rispetto all'imperscrutabilità dei disegni di Dio non mi sembra relativismo.

Infatti, per noi che professiamo che Gesù è la porta, rimane chiarissimo l'impegno a rendere testimonianza credibile. Di questa testimonianza fa parte il sentimento di fraternità, reso evidente quando chiediamo e accettiamo la loro preghiera.
Loro invocano un altro nome, con parole non perfette (e quali parole umane possono mai esserlo), ma noi sappiamo che se camminano (camminiamo) con sincerità di cuore il Padre di Gesù Cristo li (ci) ascolta.
Purtroppo la commistione del piano teologico con quello civile/legislativo (ad esempio le garanzie di libertà per i cristiani, ma non solo questo) rende tutto più complicato.



03/05/2017 08:13 Pietro Buttiglione

Proselitismo o relativismo? Uno dei capisaldi del dialogo sta nel partire da quello che si è, ambedue.
Qs costringe a interrogarsi su quello che noi siamo.
Il ns plus sta nella dottrina, nelle regole o non piuttosto in una bellezza/Verità/luce intrinseca che parla da sola senza bisogno di sistemi di controllo e barriere irrinunciabili?? Il vero appeal cristiano dove sta? Chiaramente x capirlo bisogna sapersi guardare con gli occhi dell'altro.
Esercizio che pratico da anni: tanto, tantissimo da rivedere! ( so che un traversetolo direbbe: ma ancor + x loro! Triste consolazione🙂😭)




02/05/2017 23:10 Giorgio Bernardelli
Caro Alberto Hermanin (e tutti gli altri) grazie intanto per l'attenzione per questo mio pensiero, buttato giù più come una serie di domande che come una vera risposta. Ho scritto questa riflessione perché - molto semplicemente - mi sono chiesto io per primo, ascoltando il Papa venerdì, che cosa può voler dire "pregare gli uni per gli altri" con i musulmani. A me pare sia qualcosa in più che ricomprendere "anche loro" all'interno della nostra preghiera.
Quando scrivo “farci carico nella preghiera della loro storia e del loro futuro” penso a uno sguardo sul mondo musulmano che non sia solo quello sul fratello che incontro nel dialogo della vita e per il quale anche a me viene spontaneo pregare e desiderare che un giorno possa incontrare in tutta la sua bellezza il volto del Risorto. Ma quando guardo ai musulmani nel loro insieme per che cosa prego? Quando guardo all'islam come religione con XIV secoli di storia alle spalle, con il suo testo sacro e i suoi insegnamenti, davvero posso pensare che l'unica strada della salvezza per loro sia che le loro comunità si svuotino una persona alla volta? Ed è per forza relativismo immaginare che - nel disegno imperscrutabile di Dio, nei tempi e modi da Lui stabiliti - vi possa essere una strada anche per i figli di Ismaele in quanto tali? Sono domande che hanno a che fare con la teologia delle religioni, tema sul quale la nostra riflessione resta ancora bloccata al bivio tra il proselitismo e il relativismo. Ecco, "pregare gli uni per gli altri" a me sembra una strada interessante per provare ad andare oltre. Perché niente come la preghiera ci rende piccoli e in grado di accogliere l'altro, così com'è. Mi rendo conto, comunque, di provare a balbettare qualcosa su un tema che è più grande di me.
Solo un'ultima annotazione: è vero, Alberto, come dici tu le divisioni tra i musulmani in Medio Oriente sono la causa di tante sofferenze delle comunità cristiane locali e anche nostre. Ma sono un po' meno convinto di te sul fatto che la tentazione del "divide et impera" l'abbiamo già superata.



02/05/2017 20:49 giovanni g.
Al Cairo abbiamo assistinto all'incontro tra due leader religiosi di prima grandezza: il primo è lo strenuo difensore dell'islam, colui che dichiara che l'islam è una religione di pace, colui che si spende per la salvezza fisita dei musulmani e denuncia i soprusi di cui sono oggetto; il secondo è il Gran Muftì di Al-Azhar


02/05/2017 09:12 Federico
“Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo , insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.”
Mt 28, 16-20
Lc 24, 36-53
Mc 16, 14-20
Gv 20, 19-33

Ma perché Gesù Risorto avrebbe dovuto dare un incarico tanto gravoso (e rischioso) agli apostoli se alla fine non serve a niente, si salvano tutti, è tutta fatica inutile e tempo perso?
Che senso hanno queste parole di Cristo, la storia della salvezza, la testimonianza dei martiri, il magistero della Chiesa?



01/05/2017 21:32 fab
Tutto giusto, tutto bello, tutto condivisibile.

Ma la nostra preghiera non può non essere, anche, una preghiera affinché i paesi in cui vivono i mussulmani vi sia libertà di culto e religione, che il Vangelo e la Parola di Dio possa diffondersi liberamente, e che a essi venga data la possibilità concreta di incontrare davvero Cristo, e che lo Spirito possa infine convertirli. Se la nostra preghiera non include questo, che preghiera è?

Andate e battezzate ogni creatura: ce lo siamo dimenticati?



01/05/2017 19:22 Alberto Hermanin
Caro Bernardelli,

i tuoi contributi sono sempre profondi pacati ed utili per le nostre intelligenze sovente più in cerca di polemiche che non di riflessioni. Eccoti quindi le mie, che se possono in qualche parte sembrare mosse da polemica, non lo sono, invece, ti assicuro, nel profondo.

Dunque, per cominciare, rassicuriamo Maria, che teme - in piena buona fede, suppongo – che si vada verso la proclamazione del profeta in San Pietro. Il Papa dice chiaramente che non bisogna cedere a sincretismi concilianti.
Non so cosa tu intenda per “farci carico nella preghiera della loro storia e del loro futuro”: se con questo si intende che si deve considerare la loro storia e la loro sorte alla luce della carità evangelica riconoscendo anche il molto di buono che certamente vi è nella loro fede, ben venga: non trovo alcuna difficoltà teorica. Quanto alla preghiera, il mio problema non è che non prego per i mussulmani, ma semmai che non so pregare: ma qui si entra evidentemente in un foro interno di cui solo Dio sarà giudice: dunque si può tranquillamente dire che io prego per i mussulmani: perché mai non dovrei? Mi sfugge, tuttavia, di quale novità particolare qui si tratti.
Forse – forse – la spiegazione risiede nelle tue parole quando dici che ti sembra improbabile che il papa ci inviti a pregare per la conversione dei mussulmani. Anche qui, però, basta capirsi: mi è impossibile non associare qualunque preghiera per chicchessia alla richiesta al Signore che l’oggetto della mia sollecitudine lo riconosca per quello che è, la Porta delle pecore. Il che non vuol dire automaticamente, come sembra che qualcuno pensi, associare a ciò una sorta di volontà imperialistica di annessione culturale: e nemmeno credere – figuriamoci – che io mi salverò perché sono cristiano e il pakistano che mi dà i fazzoletti al semaforo invece no perché è mussulmano: si, domani.
Né vedo salti logici di alcune genere nemmeno nel fatto che Francesco chieda ai mussulmani di pregare per lui: di certo non farà male né a lui, né a loro. Tu scrivi che si deve “accettare l’idea che la loro preghiera può aiutare anche noi a diventare cristiani migliori”. Sono del tutto d’accordo, e anche qui non ci vedo nessuna particolare rivoluzione teorica. Siamo noi forse Dio per conoscere l’efficacia delle nostre preghiere, o di quelle altrui?

Il problema, mi sembra, non è tanto sul piano teorico quanto su quello pratico: e lì poi che regolarmente casca l’asino, per noi quanto per loro: per cui, a tutt’oggi trovo un bel gesto quello di Paolo VI di restituire le bandiere turche conquistate a Lepanto; ma continuo, sul piano storico politico, a pensare che la battaglia in questione sarebbe forse stato meglio se non ci fosse stata; ma visto che invece c’è stata, non piangerò certo perché l’hanno vinta i miei avi cristiani e non gli altri; così, per dire, senza polemica, la storia è andata come è andata. Piuttosto che continuare a scusarci per le crociate - una solenne idiozia che sembra fatta per alimentare le polemiche invece di spegnerle - pensiamo invece al futuro.
Sempre sul piano pratico: le loro divisioni - oggi così sanguinose – sarebbero un bene per noi? Ma chi è che pensa questa stupidaggine? Ma se il 90% e forse più del dramma mediorientale, compreso il terrorismo in Europa dipende proprio da queste divisioni, che razza di utilità ci avrebbero portato?

Ecco, e immagino che magari qualcuno penserà o scriverà che al solito intendo “normalizzare” le sconvolgenti novità dell’attuale papato. Beh, faccia pure chi vuole questa considerazione, e buon pro gli faccia.

Mi permetto una osservazione sulle considerazioni di Lucio, che ricorda come due eserciti cristiani pregavano lo stesso Dio e la stessa Maria, perché si potesse uccidere il maggior numero di nemici, per di più cristiani. Caro Lucio, io non credo che un esercito possa pregare: e non del tutto infondatamente sono convinto che la maggior parte delle preghiere che salivano dalle trincee chiedessero di scampare la vita, di aiutare i propri cari, di essere aiutati dalla Provvidenza in quell’immane ecatombe. Quelle almeno, erano preghiere. Le altre (assai poche credo) erano tutto meno che preghiere.



01/05/2017 19:20 Sara
" L' anziano leader Sufi (una corrente misticae spirituale dell' Islam, molto diffusa in Turchia), lo sceicco Mehmet Nazim Adil Al-Haquani, 89 anni, si era seduto nei pressi dell' ingresso della Nunziatura, proprio sul confine che taglia l' isola in due. Il Papa se lo è trovato davanti assieme a due discepoli mentre usciva dalla residenza del nunzio apostolico per dirigersi alla parrocchia della Santa Croce, entrambe nella "terra di nessuno" controllata dai caschi blu dell' Onu. Il religioso ha detto al Papa di essere anziano: «Mi perdoni se ho aspettato seduto su questa sedia, ma sono molto vecchio». Benedetto XVI, che già indossava i paramenti per la messa, ha sorriso: «Anch' io sono anziano», (ha 83 anni, ndr) e lo ha abbracciato. Poi lo sceicco gli ha spiegato che lui vive proprio dall' altra parte della linea verde e quando ha saputo che il Papa di Roma era in città ha voluto incontrarlo. In passato aveva già conosciuto Giovanni Paolo II.
Dopo l' abbraccio, Nazim ha chiesto a Benedetto di «pregare per lui». «Certamente lo farò - gli ha risposto il Pontefice - pregheremo l' uno per l' altro»"


http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/06/06/il-papa-il-leader-sufi-abbraccio-sulla.html

Sul riconoscere valore alla loro preghiera lo aveva già fatto Benedetto.



01/05/2017 18:07 Lucio
Credo che papa Francesco non svaluti nulla ma metta in pratica il Vangelo. Mt 5,44 "Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano."
Se poi pensiamo che anche Gesù ha torto...allora è un altro paio di maniche.
Se andiamo poi alle guerre, qui sulle nostre montagne (Asiago e Monte Grappa) esattamente 100 anni due eserciti cristiani pregavano lo stesso Dio e la stessa Maria, perché si potesse uccidere il maggior numero di nemici, per di più cristiani.



01/05/2017 11:44 maria
Quale sarà il prossimo passo "ecumenico"? prima pregare CON i musulmani , vedi i riti "ecumenici" ad assisi ecc, poi pregare PER i musulmani, infine credo che il prossimo step non possa essere che pregare COME i musulmani,
cara Madonna ci siamo sbagliati, nel passato i papi ti pregarono di far vincere i cristiani a Lepanto, oggi ti preghiamo con i musulmani, per i musulmani e come i musulmani e quindi non più come la Madre di Dio, ma come la madre di Gesù, un profeta minore venuto prima di Maometto.



01/05/2017 09:22 Pietro Buttiglione
Hai ragione: chiedere a loro di pregare x noi significa credere alla efficacia della loro preghiera. SE conosco Francesco qui non è in gioco l'unico Dio: davvero Francesco crede che anche la preghiera di un ateo possa aiutare noi, magari anche maggiormente!! Quanto siamo lontani ad es dalla situazione dell'induismo qui descritta da mia figlia Chiara:
http://www.rsi.ch/play/tv/popupvideoplayer?id=9033256
( scusate il rif personale .. lo faccio xchè si conosca la situazione in India)



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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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