Nell'arte
L'ombra del risorto ad Emmaus
di Gian Carlo Olcuire | 30 aprile 2017
Venuta sera l’aspetto del risorto si fa più sfumato: ha ormai i contorni di un’ombra e quella alle sue spalle è l’ombra di un’ombra. E proprio in questo istante, paradossalmente, prende forma.

IL RISORTO E I DISCEPOLI A EMMAUS

(Velasco Vitali, 2007, Lezionario domenicale e festivo della Chiesa cattolica italiana)

 

«“Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. Egli entrò per rimanere con loro». Lc 24,13-35

  

È Luca a raccontare nei dettagli questa storia di nebbia che si dirada (mentre Marco ne fa solo un rapido cenno), dando a supporre che sia proprio Luca il discepolo senza nome (a Bominaco, in Abruzzo, su un affresco del 1263, il pittore ha scritto i nomi di Cleopa e dell’evangelista…).

Talvolta, invece che a tavola, i due sono raffigurati per strada, per dare peso al camminare insieme: al momento in cui Cleopa e l’amico, ancora sconvolti dall’accaduto, vengono avvicinati da Gesù (che però non riconoscono, avendo la testa nel passato).

Altri pittori optano per l’epilogo della storia, quando il misterioso compagno (letteralmente, colui che ha il pane in comune) si svela. In un modo che Velasco Vitali rende al meglio. Venuta sera, infatti, l’aspetto del terzo uomo si fa più sfumato: ha ormai i contorni di un’ombra e quella alle sue spalle è l’ombra di un’ombra. E proprio in questo istante, paradossalmente, l’uomo prende forma. Viene riconosciuto dallo stile, come succede a un artista: la condivisione del cammino, la sapienza del dare spiegazioni, il piacere di mettere – con loro – le gambe sotto il tavolo, la gioia di benedire il cibo e di spezzarlo, sono segni che fan bene al cuore.

Chi non è come Tommaso, non ha bisogno – per fidarsi – di vedere contorni netti: gli basta percepire una temperatura. Non a caso l’ombra di Pietro, che «proveniva dalla luce di Cristo» (Benedetto XVI), era sufficiente a guarire i malati di Gerusalemme (At 5, 15).

Lo stile di Gesù insegna anche a noi a farci riconoscere. Non dal diffidare degli altri, ma, al contrario, dalla voglia di «rimanere con loro»: cercando delle cose da avere in comune (la strada, il tempo, il pane…), spiegando con affabilità, benedicendo (cioè dicendo bene)… È solo così che passiamo la speranza: mostrando l’arcobaleno e facendo sentire il calore del sole.

 

 

 

07/05/2017 19:00 Francesca Vittoria
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista.
Il non essere stato riconosciuto dall’aspetto, il Suo trovarsi appresso ai due che si allontanavano da un luogo poco sicuro, Camminando dietro i loro passi ascolta, si mostra interessato a quello che stavano dicendo, lo credono un estraneo ma poi partecipa interessato alla conversazione di più approfondisce risponde a domande che si ponevano e dare spiegazione delle Sacre Scritture,, Ancora non si dice che l’hanno riconosciuto, …lo invitano a restare perché si fa sera, egli accetta l’ospitalità, entra a managiare assieme fino allo spezzare del pane …. quando improvvisamente , li si sono aperti gli occhi, da questi segni lo riconoscono! è a questo punto che Egli sparì dalla loro vista….
Sembra proprio che noi oggi ci troviamo al punto in cui sono stati lasciati i due discepoli 2000 e più anni fa, noi non lo abbiamo mai visto fisicamente, la Chiesa ce ne parla, ci ha tramandato i suoi insegnamenti, per fede molti li hanno messi in pratica e nei secoli non è mai mancata l’attestazione anche con miracoli della sua esistenza, del suo essere Dio e del Suo camminare con l’uomo nella storia di ogni persona la quale ha in lui un soccorritore, uno che ci vuole bene perché lo ha dimostrato morendo per guadagnarci un “paradiso” dove Egli è . Credere nella verità storica di Gesù di Nazareth non basta soltanto la lettura dei sacri testi, perfino la Sindone, pur così rispondente a descrizioni , indagini fatte eseguire con sofisticati strumenti che ne approfondiscono la conoscenza, che inducono a credere essere il telo originale nel quale il suo corpo è stato avvolto e alla sua immagine rimasta impressa, dopo la crocifissione, per molti non è ancora prova da inconfutabile,; E’ la fede che fa aprire gli occhi e questa deriva dal conoscere Lui e ciò che ha insegnato e il credere a ciò che ha detto e cioè di essere …via…verità…e vita.
Lo prova , Il fatto che quei due non l’abbiano subito riconosciuto per l’aspetto, …così ugualmente anche quando Egli sulla spiaggia ha rivolto loro la parola, aspettandoli con il fuoco acceso , premuroso ad aspettarli con il mangiare pronto per degli uomini che stanchi tornavano da una pesca infruttuosa,… come gli sfiduciati senza lavoro di oggi. Quei due lo hanno riconosciuto perché ha aperto loro gli occhi della mente e del cuore, il Maestro dalle spiegazioni convincenti, i gesti come lo spezzare il pane ,” la serenità conviviale ..ha fatto “ardere il loro cuore”, Tutto questo sembra dimostrare che non la presenza fisica può essere sufficiente al credere. E vien di pensare che forse neppure a noi oggi basterebbe soltanto il vederlo, , così abituati a i software non si crede by sight, quante non sono oggi le immagini che ci vengon proiettate a raccontare notizie, insufficienti però per credere convinti di verità, Abbiamo bisogno di prove altre, e la Chiesa che Lui ha pensato di fondare proprio per essere di aiuto . è luogo e corpo di suoi esempi ripetuti parole e opere, , prove che coinvolgano i nostri sentimenti e esperienze quotidiane da vivere, ….un cuore che batta per qualcosa di più che a tener vivo il solo corpo , Credere in Lui anche se non lo vediamo, ma soprattutto essere capaci di amare il nostro prossimo, cosa non sempre facile anzi, , aver fiducia nei suoi insegnamenti , sapere che Lui è Dio e il suo potere non è da una intelligenza superiore può arrivare ma assicura che la vita non è caduca come le foglie, non diventa ombra tra ombre ma che come il Cristo è rialla di luce , . …….Si è sparito alla loro, noi non lo vediamo come veramente Egli però ha detto al compagno come lui crocifisso…. “oggi sarai con me in paradiso”…certamente da credere che in quella…promessa è verit per tutti quelli che crederanno !!!

Francesca Vittoria



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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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