La Via Lucis dell'Ottava di Pasqua
di Chiara Bertoglio | 21 aprile 2017
Anche l'annuncio della Resurrezione si può leggere in dialogo con le notizie della settimana e con le storie quotidiane della nostra vita

Ho scelto di proporre delle meditazioni sugli incontri dei discepoli con il Risorto non nell'ordine in cui essi sono presentati dalle Scritture (ordine peraltro difficile da definirsi), bensì associandoli alla scansione della Sequenza di Pasqua, il Victimae paschali (per ascoltarla, clicca qui). Si tratta di otto incontri con Cristo, otto come il numero che tradizionalmente raffigura la risurrezione. In questo modo, gli incontri con il Risorto sono inseriti nella liturgia della Chiesa, radunata dal Risorto e che, tramite la preghiera e la lode, è unita a Lui. Da musicista, ho inoltre adottato, come iconografia, delle miniature tratti da libri liturgici per il canto (spesso di Lorenzo Monaco), affinché la bellezza sia uno dei fili rossi della celebrazione del Risorto.

 

1. PAOLO E IL CRISTO IMMOLATO

 

 

At 9,3-6; testo intero 9,1-9; cfr. 1Cor 15,3-11

"E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Orsù, alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare»".

La Chiesa è corpo di Cristo: corpo risorto di Cristo, corpo crocifisso di Cristo. Dove un cristiano soffre per la sua fede, il Cristo è presente, crocifisso e risorto. Di questi giorni è l'annuncio che la causa di beatificazione di p. Jacques Hamel, il sacerdote francese trucidato la scorsa estate da estremisti islamici, sarà avviata in anticipo rispetto alle tempistiche abituali della Chiesa. Il sangue dei martiri è annuncio del Risorto.

Ti preghiamo, Signore, per chi è ucciso, colpito e ferito in nome della fedeltà a Te; per chi uccide, colpisce o ferisce bestemmiando il Tuo nome. Dona forza a chi soffre per te; dona conversione a chi fa soffrire e perseguita la tua Chiesa.

"Saulo, Saulo!". "Chi sei?"
"Io Sono Gesù".
Mi chiami. Non conosco
la tua voce, la tua luce
mi acceca.
Ti riveli come l'Io-Sono
di Mosè, il tuo nome
è Dio-Salva.
Tu Sei Dio Salva.

 

 

2. PIETRO E IL CRISTO REDENTORE

 

 

Gv 21,17.19; testo intero 21,15-19

Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi ami?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle». [...] E detto questo aggiunse: «Seguimi».

In questi giorni abbiamo festeggiato il novantesimo compleanno del Papa emerito Benedetto XVI. Uomo di infinita mitezza, grande saggezza, spirito acuto e contemplazione intensa, poteva sembrare un "non-leader"; eppure, nei brevi anni del suo pontificato, ha saputo guidare il gregge di Cristo con mansuetudine e forza, ispirandosi all'Agnello vittorioso.

L'Agnello guida le pecore; e colui che ha tradito diviene l'uomo di fiducia del Pastore. Tutto si gioca nell'amore, con cui Cristo l'innocente riconcilia i peccatori, e che solo giustifica e perdona il peccato di Pietro. Ti preghiamo, Signore, per il Papa emerito e per il suo successore, per tutti i vescovi, sacerdoti, catechisti, educatori, genitori. Aiutali ad ispirarsi alla tua infinita mitezza per guidare con umiltà le persone loro affidate.

Un falegname mi ha insegnato
a pescare, con l'assurdità
di reti gettate la mattina.
Un tradimento mi ha mostrato
che il mio coraggio e la mia amicizia,
le due cose che sapevo di me,
si dissolvono come polvere nel vento.
Il suo sguardo mi affida
la Sua Sposa. Io non so
più nulla.
Solo
so
che lo amo.

 

 

 

3. I DISCEPOLI DI EMMAUS E IL SIGNORE DELLA VITA

 

 

Lc 24,29-35; testo intero 24,13-35; cfr. Mc 16,12-13

Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Stavano fuggendo dalla morte alla vita, i civili siriani dilaniati da una bomba fra i pullman. E hanno trovato la morte. Sulla strada della speranza, la morte li ha fermati. Troppe volte la morte è la compagna di strada nascosta di tante persone in tante parti del mondo.

Ti preghiamo, Signore, perché la violenza e il terrorismo si fermino, ovunque; perché il fiore della vita di tante persone non sia più reciso impietosamente ed improvvisamente. Sii presente nella nostra vita, sii tu il compagno di viaggio nostro e di tutte le persone più bisognose, fragili, indifese. Tocca il cuore di tutti, perché anche chi ha in sé la violenza possa riconoscere il tuo passo nella sua vita.

Se avessimo creduto
che potevi risorgere, avremmo
cercato i tratti del tuo volto
in quelli di ogni sconosciuto. Se avessimo
sperato di rivederti, i nostri occhi
affamati di te avrebbero spiato ogni
lineamento. Avevamo
vuoto il cuore, la speranza
morta. Tu
umilmente
hai incendiato il nostro cuore.

 

 

4. MARIA DI MAGDALA, LO SGUARDO E LA VOCE

Gv 20,15-18, testo intero 20,1-18; cfr. Mc 16,9-11

Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.

È difficile credere, quando si ha il cuore gonfio di dolore; è difficile vedere la bellezza della vita quando se ne conosce solo l'oscurità. Ne parlavo con una persona, in questi giorni, e ho compreso che persino l'annuncio più bello di speranza può essere incomprensibile a chi non ha vissuto che solitudine e dolore. Il Cristo risorto non cerca di consolare la Maddalena; si fa incontrare da lei. A chi vive tanta sofferenza non sempre servono le nostre parole buone; serve che noi siamo tracce della presenza di Cristo vivo.

Ti preghiamo, Signore, per chi sta accucciato davanti o dentro alle tombe della sua vita; per chi non spera, non osa credere che ci sia un cielo oltre le sbarre del suo quotidiano, che ci sia una provvidenza, un sogno bello su di lui o su di lei, che anche la sua vita possa risorgere, che la buona notizia possa essere vera. Aiutaci a chiamare per nome queste persone, a stabilire relazioni vere con loro, ad essere vicini alle loro sofferenze: solo così potremo annunciare realmente la tua risurrezione.

Dove gli occhi falliscono,
interviene la voce. Lo sguardo rivolto
a terra, gli occhi accecati
dal pianto, brucianti dopo la veglia.
La lucerna del mio corpo
è buia, Signore.
Nella notte, una voce.
Una voce...
Il mio diletto!

 

 

5. I VECCHI E I GIOVANI AL SEPOLCRO DEL VIVENTE

 

Gv 20,3-6.8; testo intero 20,2-10; cfr. Lc 24,12

Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro. [...] Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Al parco ho visto una scena struggente. Una donna anziana, vittima dell'Alzheimer, su una carrozzina spinta dalla badante straniera. Quest'ultima parla al telefono nella sua lingua; la donna anziana, a voce alta, continua a ripetere: "Dov'è andata la mia mamma? La mia mamma, dov'è andata?". L'anziana tornata bambina cerca la tenerezza della sua mamma; la giovane, che cura una nonna a lei estranea, ha il cuore altrove. Due solitudini infinite cui la malattia, la povertà e l'estraneità impediscono di incontrarsi.

Ti preghiamo, Signore, per la nostra società sempre più povera di famiglie, sempre più vuota di grembi di tenerezza, sempre più sola e più affamata di relazioni. Tu, Vivente, non sai che fartene di un sepolcro; esso però ci dice la verità della tua morte, e la verità ancora più grande della tua risurrezione. Ad esso corriamo, come le gambe e l'età ce lo permettono; e tu vieni a visitare i sepolcri delle nostre solitudini, che urlano la loro fame di affetto, ma spesso non sanno cercare relazioni vere, fatte di rispetto, di alleanza fra generazioni, di compassione e di pietà.

Corre, la nostra vita. Corre
tanto più veloce quanto più
ha già corso. E come da un treno
in corsa vediamo sfuggire
i paesaggi noti, consegnati
a una memoria tanto labile e tanto precaria.
Non lasciare, o Cristo,
che i nostri amori diventino
ricordi, e li porti via la risacca.
In te, Vivente, ogni nostro affetto
risorgerà.

 

 

6. L'ANGELO DEL LIETO ANNUNCIO

 

Mt 28,5,8; testo intero 28,1-38: cfr. Mc 16,1-8; Lc 24,1-11

Ma l'angelo disse alle donne: «Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli.

Nella veglia pasquale è stato battezzato un mio amico. Quando ho saputo della sua scelta e dell'inizio del suo catecumenato, ne sono rimasta davvero colpita: ho ammirato il suo coraggio nel mettersi in gioco, il suo entusiasmo, la sua voglia di scoprire il cristianesimo e di farne parte. Mi ha aiutata a vedere con occhi diversi la realtà in cui io stessa vivo da tanti anni, e che pure è quella che dà senso a tutta la mia vita. Nel suo sguardo luminoso ho riscoperto la bellezza del Risorto: questo nuovo cristiano è stato per me un angelo che annuncia il Cristo vivente.

Ti preghiamo, Signore, per tutti gli "angeli", a volte un po' improbabili, che hai messo sul nostro cammino. Persone che ci aiutano a vedere la tua presenza là dove non ti cerchiamo; amici il cui volto luminoso contrasta con il grigiore della nostra fede spenta; cristiani e non cristiani che ci riempiono il cuore di una gioia grande, e che ci portano a correre a nostra volta per annunciarti a chi incontriamo.

Che bello, per un angelo
vedere lacrime illuminarsi
di felicità, e diventare iridi
risplendenti di arcobaleno.
Che bello vedere spalle
incurvate, passi incerti,
cuori stanchi accendersi
di risurrezione, correre
a perdifiato
giù per i verdi pendii di Gerusalemme.
Grazie, Signore, per avermi
fatto
angelo felice.

 

 

7. I DODICI, IL DUBBIO E LA PRESENZA

 

 

Mt 28,16-20; cfr. Lc 24,36-53; Mc 16,14-20; Gv 20,19-23

Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Un articolo letto qualche giorno fa riportava (senza citarne le fonti) una statistica allarmante, secondo cui un terzo dei pastori anglicani d'Inghilterra non crederebbe alla risurrezione o avrebbe dubbi su di essa. Posto che non so quanto sia affidabile la notizia, e che una cosa è non credere, un'altra avere dubbi, tuttavia ritengo che la fede nella risurrezione della carne, effettivamente, non sia patrimonio comune dei cristiani - basta vedere quanto facilmente persone che si dicono tali confondono risurrezione e reincarnazione, o pensano che dopo la morte ci sia una vaga sopravvivenza dello spirito, o "del ricordo".

Ti preghiamo, Signore, per la tua Chiesa, nata dalla tua croce e risurrezione, fondata sulla notizia scandalosa che la nostra carne risorgerà. Il dubbio è umano, e anzi rende vera la fede; lo scetticismo è triste, e non dovrebbe trovare posto nelle nostre comunità. Aiutaci a credere alla notizia incredibile, eppure fonte di ogni credo e di ogni verità, che Tu sei vivo, e anche noi lo saremo.

Lo vedono, lo toccano,
ne odono la voce, l'ombra
proiettata sul terreno dal sole
a picco di Galilea. E dubitano.
Ma Lui è con loro sempre,
anche e soprattutto quando dubitano
per dire che la carne è redenta,
gli abbracci si rinnoveranno,
le voci torneranno a risuonare,
i sorrisi a splendere, i corpi
a respirare. Credo, Signore.
Tu aiutami nella mia incredulità.

 

 

 

8. TOMMASO E LA VERITA'

 

 

Gv 20,26-29; testo intero 24-29

Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».

Quanto più i mezzi di informazione sono globali e veloci, tanto più abbiamo perso la fede nella verità del messaggio; alla potenza dello strumento corrisponde lo sfaldarsi del contenuto. Casi estremi come le grottesche parate propagandistiche nordcoreane sono solo la caricatura di un'epoca che si definisce post-truth: non solo non sa dove cercare la verità, ma non crede più neppure che essa possa esistere.

Signore, Tu sei via, verità e vita. Ma noi, come Pilato, ormai alziamo le spalle e chiediamo: "Che cos'è la verità?". Eppure, perdendo la verità, perdiamo la via e la vita. Ma tu non pretendi da noi la fede che muove le montagne, e vieni incontro al grido della nostra carne che vuole prove, certezze, oggettività. Donaci una fede semplice; donaci, soprattutto, la fede in un assoluto, in qualcosa di più grande di noi, vero anche se non lo comprendiamo, sorgente di ogni verità.

Dove abita, il Vero? Cosa rende
affidabile la conoscenza? Tutto è
sentito dire, il "mi piace" è criterio
di verità.
Forse abbiamo realmente
ucciso la verità, appendendola
alla croce. Ma essa
appare, sfolgorante,
così bella da farci inginocchiare:
davanti a te, Risorto, la nostra
scienza grida: "Mio Signore
e mio Dio".

 

 

21/04/2017 16:07 Chiara Bertoglio
Grazie di vero cuore a lei, Maria Luisa!


21/04/2017 15:08 M. Luisa
Che bello, Chiara! Quanta delicatezza! Grazie infinite per averci condotti per mano a sollevare il nostro sguardo opaco verso la luce del Vero!


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Chiara Bertoglio

Chiara Bertoglio è una giovane concertista di pianoforte, musicologa, scrittrice e docente italiana. Laureata e dottore di ricerca in musicologia, ha scritto diversi libri e numerosi saggi per riviste specialistiche italiane ed internazionali, partecipando come relatrice a convegni prestigiosi (ad Oxford, Londra, Roma etc.).

Impegnata nell'approfondimento dei rapporti fra musica e spiritualità cristiana, ha pubblicato libri sull'argomento; inoltre, scrive articoli e libri non musicali per diffondere storie positive di speranza. Svolge intensa attività didattica privatamente ed in importanti istituzioni italiane ed estere, sia come docente di pianoforte sia come musicologa.

Gli articoli che pubblichiamo su Vino Nuovo sono tratti dal suo blog. Per conoscere meglio (e anche ascoltare) la sua attività di musicista www.chiarabertoglio.com

 

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