La Settimana Santa in gita scolastica
di Marco Pappalardo | 20 aprile 2017
«Ma che cristiano sei se fai la gita in questo periodo?». Poi la vita, oltre che il pilota dell'aereo, mi riporta con i piedi per terra...

Per un cristiano praticante la Settimana Santa è la Settimana Santa! Ci sono gli esercizi spirituali, la Messa in Coena Domini e gli altari della reposizione, la Passione del Signore e l'adorazione della Croce, il silenzio del sabato, la Veglia Pasquale, la Santa Pasqua. Chi ha superato i 40 anni come me, cresciuto in una famiglia cattolica, almeno per trent'anni ha vissuto in pieno questi giorni, non perdendosi un momento, al massimo cambiando la chiesa. Una serie di coincidenze, invece, hanno voluto che quest'anno, dalla Domenica delle Palme al Venerdì Santo, mi trovassi in visita d'istruzione scolastica in Polonia, non senza qualche critica del tipo "che cristiano sei se ti fai la gita in questo periodo?" e anche "è peccato saltare i giorni del triduo pasquale!".

In più di due ore di aereo dalla Sicilia a Cracovia queste frasi ogni tanto ritornano, così come riemergono atavici devozionismi nascosti, scrupoli di coscienza religiosa sopiti, lievi bigottismi da rimorso. Poi la vita, oltre che il pilota dell'aereo, mi riporta con i piedi per terra e soprattutto in una terra che, seppur risorta, porta nella sua storia e nelle storie delle persone, tracce e segni di una lunga Via Crucis.

Il lunedì è il giorno delle miniere di sale, oggi un'attrazione turistica ben organizzata, ma per tanti anni luogo di enormi fatiche, sofferenze, morti, sfruttamento, preghiere e speranze; all'interno un lungo percorso dove la religiosità di ieri e di oggi è presente con sculture che rappresentano la Madonna, i Santi protettori, Giovanni Paolo II, fino alla grande cattedrale di sale.

Il martedì dedichiamo il pomeriggio ad Auschwitz e Birkenau sotto un cielo plumbeo attraversato ogni tanto dai raggi del sole come frecce che ci colpiscono all'improvviso; soprattutto siamo toccati dal silenzio nonostante il grande numero di visitatori di ogni età, dai racconti e le descrizioni della guida che non mancano di strappare le lacrime anche ai più distratti del gruppo. In quelle storie ed in quei luoghi, nei resti-reliquie di donne e uomini, adulti, giovani, anziani, bambini, c'è tutto il racconto della Passione di Cristo! Ed in mezzo alla "banalità del male", fissati sulla ricorrente domanda "come l'uomo ha potuto fare tutto questo?", c'è Gesù nelle latrine, c'è Gesù nelle camere a gas, c'è Gesù nei forni crematori, c'è Gesù nelle foto dei deportati, c'è Gesù nella cella di Padre Massimiliano Kolbe che offre la vita per salvare un padre di famiglia.

Il mercoledì ci spostiamo presso il Santuario della Madonna Nera a Czestochowa sotto un gran pioggia come lacrime a dirotto: è la prima vera e unica tappa cristiana della gita, ma in essa riverso l'esperienza religiosa vissuta nei giorni precedenti nel "purgatorio" delle miniere e nell'inferno dei campi di concentramento e sterminio. Ci sono i volti di una Madre e di un Bambino ad attenderci in un santuario colmo di giovani, ci sono i nostri cuori pieni di dubbi, domande, desideri, sogni, preghiere ad incrociarli.

Tra giovedì e venerdì a Varsavia con temperature tra 5 e 8 gradi: non abbiamo la possibilità di partecipare alle funzioni religiose, però ci colpiscono subito le persone in fila per le confessioni. Solo dopo cena con i colleghi il giovedì visitiamo le chiese del centro e ci fermiamo presso gli altari della reposizione: c'è una preghiera per tutti i nostri studenti e, forse, una preghiera c'è pure per noi docenti, quella di due dei nostri alunni - probabilmente gli unici - che ci seguono almeno in una delle chiese, riscaldandoci il cuore.

Il sabato mattina mi risveglio a casa, nel giorno del silenzio e dell'attesa, in cui mi fermo a riconoscere il bene ricevuto, che mi circonda e da dare, non a definirlo, senza parole. La notte, nella veglia "Madre di tutte le veglie", rivedo la mia "speciale" Settimana Santa con i racconti ed i segni di una sofferenza indicibile ed incomprensibile là crocifissi, ma ancor più quelli della salvezza delle creature attraverso l'amore e per amore in mezzo al dolore.

 

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Marco Pappalardo

Marco Pappalardo, classe 1976, giornalista pubblicista di Catania e docente di Lettere. Collabora con Avvenire, con il quotidiano La Sicilia per il quale cura la rubrica "Diario di Prof", per il mensile Mondo Erre, per siti che si occupano del mondo adolescenziale, giovanile e della scuola. Già membro della Consulta Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, è impegnato nella diocesi etnea in vario modo e da anni nel mondo dell'educazione attraverso l'oratorio; tra le esperienze di volontariato quotidiano, condiviso con colleghi, amici, alunni ed ex-alunni, ci anche sono la cura e il servizio agli immigrati, ai senza dimora e alle famiglie disagiate. Scrive per la Libreria Editrice Vaticana, la Elledici, l'Effatà, Il pozzo di Giacobbe, per la San Paolo con cui ha pubblicato un nuovo libro dal titolo "Nelle Terre dell'Educazione".

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