Nell'arte
La gioia dei bambini di Gerusalemme
di Gian Carlo Olcuire | 09 aprile 2017
Hanno fiuto gli artisti, fin dalle più antiche rappresentazioni dell’Ingresso a Gerusalemme, nell’immaginare la scena stracolma di ragazzi festanti, che hanno capito come il Signore assomigli a loro.

 

GESÙ ENTRA A GERUSALEMME

(X secolo, Berlino, Bode-Museum, Museo per l’Arte bizantina)

 

«Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro…».  Mt 21,1-11

  

Nella tavoletta d’avorio (proveniente da Costantinopoli) assistiamo a una manifestazione di gioia diffusa, soprattutto dei piccoli, per un grande che s’è fatto piccolo.

Hanno fiuto, i ragazzi, nel capire – senza bisogno di spiegazioni – che il Signore assomiglia a loro. Sono i primi a intuire d’avere davanti una persona «mite e umile di cuore», come Gesù si è definito, il cui giogo è «dolce» e il cui peso è «leggero» (Mt 11,28-30).

E hanno fiuto gli artisti, fin dalle più antiche rappresentazioni dell’Ingresso a Gerusalemme, nell’immaginare la scena stracolma di ragazzi, senza che nessuno dia notizia della loro presenza (si parla di fanciulli osannanti solo nel tempio, dopo che Gesù ne scaccia i venditori).

L’autore del bassorilievo dà forma a bambini tenuti per mano o issati in spalla dai genitori; poi ne pone altri in cima agli alberi, per guardare meglio e per tagliare fronde, preoccupati – come i coetanei che stendono a terra i mantelli – di rendere dolce e leggero il cammino del re mite, che viene a casa loro.

Più indecifrabile è il ragazzo seduto in basso, che non si capisce se stia per togliersi la tunica (come si vede a Palermo, nella Cappella Palatina) o se – più probabilmente – abbia una spina in un piede: un tema frequente nella storia dell’arte, forse una spia dell’inquietudine che era nell’aria («Tutta la città fu presa da agitazione», scrive Matteo).

Ultimo, in questa convergenza di fiuti, è, ovviamente, quello dei due animali (sebbene la tavoletta d’avorio ne mostri uno). Scritturati da Gesù in persona, l’asina e il puledro si mettono docilmente al suo servizio. E, per quanto ridicoli possano apparire, hanno in quest’occasione il loro momento di gloria (l’ha fatto notare Chesterton, in una poesia dedicata all’asino). Ma, mentre prendono la loro bella fetta di applausi, fiutano – come ogni portatore di Vangelo – che gli applausi non sono per loro (questo, invece, l’ha fatto notare papa Giovanni Paolo I quand’era cardinale e papa Francesco l’ha ribadito, aggiungendo: «sempre coscienti che, se oggi ci sono gli “osanna”, domani possono arrivare i “crocifiggilo!”»).

11/04/2017 06:39 Francesca Vittoria
L'asino è anche una nobile cavalcatura , è molto bello a dorso di questo animale stare e farsi portare, va piano e si può ammirare il panorama è fare foto con tanta tranquillità ,si sta sicuri e anche si fa conversazione ,con chi lo conduce contento ,un Ali tanto premuroso, mezzo quindi di comunicazione tra persone che si incontrano di diverso luogo che si presta ad essere anche svagofamigliare per i bambini beduini,.E prezioso aiuto dell'uomo in certi luoghi,isopratutto in territorio desertico e ispira pace con la sua andatura paziente, ha portato un re, come non provare anche oggi gratitudine proprio per essere così prezioso all'uomo umile e povero! Questa scultura gli rende onore in verità storica ma che per fortuna questo animale ancora pazientemente serve ed è ricchezza un l,uomo di oggi.
Francesca Vittoria
Buona Pasqua



09/04/2017 15:18 Antonella Patrizia Mazzei
Beata l'asina che ha portato cotanto Salvatore! Mi sembra di poter cogliere, insieme alla mitezza del Re, anche una sottile ironia verso i Grandi della terra, assisi su troni ben piu' sontuosi. Questo mite Re "ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore e innalzato gli umili"...la storia capovolta!


09/04/2017 07:58 Pietro Buttiglione
Un decrescendo in senso antiorario di partecipazione... partendo dai fanciulli : anche l'asino ha fatto la sua scelta!
Che dire di Lui? Semplicemente che Lui "è" nella sua dimensione cara agli orientali..

PS ma come fai ad accedere a tanta bellezza??



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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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