Nell'arte
Il cattivo odore e il profumo
di Gian Carlo Olcuire | 02 aprile 2017
I nasi turati rappresentati dagli artisti davanti a Lazzaro chiamato dalla morte evocano anche il gesto di Maria. E il suo annuncio di resurrezione

 

LA RISURREZIONE DI LAZZARO

(seconda metà del XII secolo, Egitto, regione del Sinai, Monastero di S. Caterina)

 

 

«Chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno» (Gv 11,1-45)

 

 

Tra il XII e il XV secolo sono numerosi gli artisti che, rappresentando questo miracolo, indugiano sul particolare dei nasi turati o coperti, per non sentire la puzza del corpo di Lazzaro, sepolto da quattro giorni.

Non lo fanno, pittori e scultori, solo per dare più realismo al fatto narrato, ma per collegarlo a un altro fatto, posteriore di qualche giorno, quando - durante una cena - Maria, la sorella di Lazzaro, profuma i piedi di Gesù con trecento grammi di nardo preziosissimo e li asciuga coi propri capelli. Un nesso importante: tant'è che, in quest'icona egiziana, la postura di Maria (a contatto dei piedi di Gesù) prefigura quella della cena successiva e qualche artista - già da ora - le pone accanto l'ampolla di nardo. D'altronde è stato lo stesso Vangelo di Giovanni, ben prima di raccontare la cena a Betania, a presentare Maria come «quella che cosparse di profumo il Signore...».

Qual è il risultato della sintesi operata da tali artisti? Di farci associare la morte a una puzza terribile e la risurrezione a un profumo soave: a qualcosa che, quando c'è, fa stare infinitamente meglio. Che, come Gesù, ci alza da terra e ci apre al meraviglioso.

Il gesto di Maria, peraltro escluso dal Vangelo odierno, ha ricevuto un elogio senza pari: «Dovunque sarà annunciato questo Vangelo, nel mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche ciò che ella ha fatto». Perché è, a un tempo, un gesto di liberazione (dalla puzza di morte che resta nelle narici), di elevazione e di ringraziamento (per il fratello rimesso al mondo).

Un gesto che facciamo nostro in ogni celebrazione del Signore. In modo metaforico e anche reale. Sia quando spandiamo profumo, di fiori e d'incenso, senza taccagneria, essendo impagabile colui che viene festeggiato (e pazienza se qualcuno ci fa i conti in tasca, dicendoci che «si poteva...» fare altro: si poteva anche non svendere Gesù per trenta denari). Sia quando proviamo a essere, come ricorda Paolo nella seconda lettera ai Corinti, «il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono».

 

 

 

02/04/2017 11:45 Antonella Patrizia Mazzei
Legare la risurrezione e la sconfitta della morte alla fede è impresa ben ardua per noi, uomini mortali, attenti alla fisicità della vita e alla sua irreversibile interruzione con la morte. Eppure non vi è altra via per credere nella vita eterna. Come nei processi il giudizio si forma su testimoni attendibili, così la mia fede nella resurrezione si fonda sulla parola di Gesù che mi sembra la più affidabile pronunciata nella storia umana, poiché traboccante del "profumo" dell'Amore.


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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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