Nella letteratura
Liberiamoci dalla pietra per liberare altri dalle pietre
di Sergio Di Benedetto | 02 aprile 2017
Don Claudio Burgio: chiamiamo a libertà i giovani, e diamo loro la possibilità di uscire per un futuro di vita, assumendo per primi lo sguardo di Gesù

C'è il racconto di una grande azione di grazia nel Vangelo di questa domenica: una resurrezione da morte. Un amico muore, un altro va alla sua tomba non solo per piangere, ma per ridonare vita. E quanto ci consola un Dio che si commuove fino al pianto per una sofferenza umana! Quanto lo sentiamo vicino, e misterioso!

Eppure, come in ogni trasformazione che ha origine in Dio, l'uomo non è passivo: anche lui è chiamato a maturare un atteggiamento interiore (la speranza, la fede) e a compiere un'azione concreta: «Togliete la pietra!».

Spesso abbiamo una pietra che ostruisce un passaggio, o più pietre che stanno davanti ai luoghi in cui ci sentiamo comodi, al sicuro, protetti, e che però sono luoghi di morte, non di vita. Luoghi che mandano cattivo odore.

Serve forza per spostare la pietra e far entrare aria, per poi uscire a prendere luce.

Prima però bisogna avere il coraggio di accettare la nostra fragilità, il nostro sepolcro:

Bisogna educare i nostri giovani a riconciliarsi con la propria ombra, a guardare in faccia il dolore senza illusorie vie di fuga. [...] Entrare in Gerusalemme, attraversare la città, significa per Gesù, come per noi oggi, sapersi assumere le proprie responsabilità fino in fondo, costi quel che costi: significa attraversare con fiducia intatta le terre seminate di dolore che sono, innanzitutto, dentro di noi.

Sono parole di don Claudio Burgio, cappellano del carcere Beccaria di Milano, tratte dal suo splendido libro "Non esistono ragazzi cattivi". Un racconto del suo essere educatore nell'estrema fragilità, ma ricco di spunti per ogni situazione umana. Burgio rilegge il complesso rapporto con i giovani del carcere proprio alla luce del Vangelo della resurrezione di Lazzaro: ogni passo della Scrittura è riconsiderato nella vita concreta e spesso drammatica di coloro che arrivano al Beccaria.

C'è una pietra che l'educatore è chiamato a togliere dal suo cuore, per poi spingere l'altro a fare lo stesso e sperimentare la vera liberazione di sé, verso una vita che abbia un vero senso:

Quando, nonostante gli sbagli, un ragazzo o una ragazza si aprono al mondo, si lasciano meravigliare dalla conoscenza dentro e fuori di sé, non c'è da temere. È solo questione di tempo. Il cambiamento è possibile, la felicità è a disposizione.

L'educatore è colui che nel bene si compromette, assume su di sé la responsabilità dell'altro, ma al tempo stesso "scioglie le bende": «Scioglietelo e lasciatelo andare» dice Gesù.

Così è l'educatore: conduce chi gli è affidato a scoprire il meglio di sé, per poi lasciarlo andare, sapendo però che la vera libertà è responsabile:

Le comunità possono divenire dolcissime comunità di internamento che creano ancor più dipendenza, se non si lascia che ogni ragazzo accolto porti responsabilmente il suo contributo all'edificazione di una comunità non precostituita. È dentro la cura di legami autentici e profondi che crescono la responsabilità e la libertà.

Pensiamoci, oggi, in questa giornata di resurrezione: spostiamo pietre, chiamiamo a libertà i giovani, e diamo loro la possibilità di uscire per un futuro di vita, assumendo per primi lo sguardo di Gesù:

«Guardare» come Gesù è lasciarsi anche ferire, è compromettersi, è leggere la vicenda umana sotto il segno della «com-passione», del «sentire con», del «soffrire con»; è trovarsi di fronte a qualcuno che soffre e decidere di assumersi il suo dolore come fosse il tuo.

 

 

 

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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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