Se i leader europei devono imparare da Francesco
di Gabriele Cossovich | 26 marzo 2017
La parata dei capi di stato europei a Roma è, come d'obbligo, lontano dalla gente. Francesco invece, a Milano, spende un’intera giornata nell’abbraccio della folla, con chi è più povero e in difficoltà.

Il 25 marzo è stato un giorno quanto mai significativo per le due maggiori città italiane: la commemorazione dei sessant’anni del Trattato di Roma nella capitale da una parte, e la visita di papa Francesco a Milano dall’altra.

C’è un contrasto che mi è balenato evidente guardando i servizi dei TG sui due eventi: quello tra la sfilata in pompa magna di tutti i capi di stato europei in Campidoglio, e un capo di stato, il papa, che si reca nelle periferie e nelle carceri della metropoli ambrosiana.

Senza alcun giudizio, per carità: il cerimoniale e il protocollo in occasione dei vertici internazionali è necessario. Tuttavia, oltre la forma, come sempre si nasconde la sostanza.

La parata dei leader è, come d’obbligo, lontano dalla gente; che manifesta, a favore o contro l’Europa unita in aree ben distanti e compartimentate della città. Francesco invece spende un’intera giornata nell’abbraccio della folla, e soprattutto con chi è più povero e in difficoltà.

Non è difficile mettere in parallelo questa immagine con, da una parte, la percezione diffusa di una politica, e di un’Unione europea in particolare, distante come non mai dalla vita della gente, e, dall’altra, quella altrettanto dominante di un Papa tanto amato perché vicino, chiaro, comprensibile.

Personalmente credo che la politica debba fare tesoro di questa giornata. Se vuole riacquistare credibilità e contatto con le persone, deve imparare da Francesco: decidersi a dare la priorità a chi è più povero, a chi non ce la fa, a chi si sente abbandonato da tutto e da tutti. E questo seriamente. Non con promesse e politiche di facciata volte ad abbindolare qualcuno in vista della prossima campagna elettorale. Nemmeno con gesti simbolici altisonanti ma che puzzano di demagogia. C’è bisogno invece di progetti politici veri che mettano davvero al centro chi è più in difficoltà e i suoi problemi concreti: economici, culturali e sociali. Una politica, e un’Unione europea, che non nei proclami ma con i fatti vadano incontro alle reali esigenze della gente, soprattutto dei più deboli.

Personalmente credo fortemente nella politica, perché ha il grande potere di risolvere i problemi delle persone. Serve però che riparta da chi è più nel bisogno, altrimenti chi è nel bisogno – sempre più persone purtroppo – si rivolgerà altrove, come sta già avvenendo, e la politica diventa distante, burocratica, formale; in sostanza, una cosa inutile, della quale si può anche fare a meno.

E se i poveri, oltre ad essere la salvezza della Chiesa, come ha più volte espresso Francesco, fossero anche la salvezza della politica?

 

 

27/03/2017 20:34 Sara
Gli elogi di questi giorni mi hanno ricordato questo articolo di 3 anni fa:


Papa Francesco come Leone Magno. Dopo 1500 anni un Pontefice si offre come "forza di interposizione" davanti alla barbarie

http://www.huffingtonpost.it/2014/08/19/papa-francesco-leone-magno_n_5692063.html

Allora era il medio oriente adesso l'Europa, è evidente che con questo clima da fine impero tanti figli prodighi sembrano tornare a casa.

In ogni caso ha ragione Giorgio nel post sopra, il problema è tradurre la straordinarietà di questa figura nella ordinarietà della vita ecclesiale e politica.



27/03/2017 10:52 Alberto Hermanin
Che la politica "attinga", come dice Sara, va benissimo. Che si "creda" nella politica come dice Gabriele Cossovich, è una cosa ottima: al di là della espressione forse un po' impropria ("credere") il sugo positivo è la disponibilità personale ad impegnarsi in essa: insomma a "sporcarsi le mani" perchè la politica da che mondo è mondo, è fatta anche di compromessi e di interessi confliggenti.
Importante per me è che non si scada in un certo atteggiamento che tante volte nella mia lunga vita ho riscontrato in molti cattolici, quello di guardare alla realtà politica come ad una sorta di bancomat che deve servire a finanziare le attività gestite dalla Chiesa o da fedeli.
La politica infatti ha anche una sua dimensione autonoma. Fare paragoni un po' impietosi fra i bagni di folla papali e le misure di sicurezza romane nello stesso giorno è certo facile: altro poi è governare le difficoltà, spesso tragiche, che sono sul tavolo....



26/03/2017 14:09 Sara
Appunto:

Quando il “Papa comunista” era Montini
Warmed-up Marxism, «Marxismo riscaldato»: così il Wall Street Journal descrisse la Populorum progressio, l’enciclica sullo sviluppo di Paolo VI, pubblicata esattamente 50 anni fa. Che citando San Tommaso e Sant’Ambrogio, parlava anche di espropri e di lotta armata


http://www.lastampa.it/2017/03/26/vaticaninsider/ita/inchieste-e-interviste/quando-il-papa-comunista-era-montini-6MwsVg5OHlCKAwKgecsp9I/pagina.html

Secondo me più che alla figura di Francesco (non facilmente riproducibile) la politica potrebbe attingere tanto dalla dottrina sociale della chiesa. (soprattutto nella sua solidità e continuità)



26/03/2017 09:37 Sara
http://www.saverianibrescia.com/missione_oggi.php?centro_missionario=archivio_rivista&rivista=2006-10&id_r=47&sezione=dossier&articolo=povert_male_e_beatitudine&id_a=1392

Sulla povertà aggiungo questa riflessione di Gustavo Gutierrez teologo che personalmente apprezzo molto e che chiarisce bene il rapporto tra attenzione alle situazioni di disagio e lotta alla povertà come male.

Per il resto penso che la Chiesa (non necessariamente Francesco basti pensare alla populorum progressio) sia non dico l'unica ma una delle poche realtà in grado di avere uno sguardo globale sui mali del mondo (e soprattutto una soluzione a questi mali) .

Buona domenica.



26/03/2017 08:12 Sara
Secondo me nel cristianesimo la povertà ha anche un significato positivo (per le teologia della liberazione e' un vero e proprio locus) mentre la politica dovrebbe proprio combatterla. Non dovrebbe esistere in politica il concetto di "poveri" come fosse un categoria fissa.


26/03/2017 04:07 Francesca Vittoria
Ia politica è fatta da uomini; e dagli obiettivi che chi governa si propone di raggiungere e dai risultati che via via si manifestano nella collettività che la si può qualificare.Direi che la Chiesa e cosa molto buona che esista, e l'unica fonte di ve ra ricchezza per l'uomo, dispensa doni materiali e morali che sono vitali per il benessere di ogni persona . Ieri il Santo Padre ha ricevuto in udienza Governanti di Paesi Europei riunitisi per tentare un dialogo positivo a voler continuare una Unione mirata a reciproci interessi animati anche da desiderio di beni quali fratellanza,solidarietà,pace sopratutto per il bene dei propri cittadini.Tutto questo richiede anche il superamento di divergenze, asprezze che tendono a creare distanze, Credo che le sagge riflessioni attinte dalla sapienza cristiana del Santo Padre possono aver aiutato a indicare a quale bene-comune sia importante tendere. Per il bene di tutti. Mediatore , si potrebbe dire ,tra le necessità del cittadino e le sue condizioni di vita e chi lo governa, ; una Parola,la Sua, che semina ricchezza,materiale e morale,sostenendo i principi quali il diritto a , "dignità ," di vita cui aspira ogni impersona ,il cittadino w non sia povero privato di un lavoro, necessario alla sua sussistenza e alla realzzazione della sua vita ,senza ili quale la per sona si ammala o fin is e in carcere .e l'apprensione per il futuro genera scoraggiamento. Altra positiva considerazione è quanto il Santo Padre per questo suo essere vicino a ogni persona tanto più se i più bisognosi sia desiderato, anche i suoi predecessori ,ma Lui,questo PapaFrancesco gli è toccato una maggiore vicinanza, un contatto alla persona che incontra che sembra diventare esclusivo per ognuno, Si può veramente pensare che lo Spirito Santo è presente nel mondo e interviene a dargli ciò che tempo c'è il bisogno. La Diocesi di Milano veramente ha dato tutto il meglio di se comprendendo tutto il sentire che è del mondo cristiano ancora vivo nel nostro Paese. Davvero la festa nella Chiesa, l'accoglienza calda, distinta in ogn,i aspetto in bellezza e generosità , anche noi ci siamo sentiti IN, e per grandiosità ha superato quella per quanto importante, nazionale civile.Bello veramente anche se da telespettatrice.Francesca Vittoria


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Gabriele Cossovich

Nato a Milano nel 1985, sposato e papà, ho studiato Teologia presso la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale. Lavoro come educatore e insegnante.

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