C'è posta per... Francesco!
di Sergio Ventura | 20 marzo 2017
Su qualche conto che non torna in quanto è stato scritto riguardo alla consultazione del Papa per il prossimo vicario di Roma

 

Sabato 11 marzo, quella parte di italiani che legge i giornali ha appreso l'ennesima novità del pontificato di Francesco. Alcuni tra i più autorevoli quotidiani laici (Mattino, Repubblica e Corriere della Sera), ma anche il settimanale cattolico più diffuso (Famiglia Cristiana), ci hanno informato dell'inedita decisione presa dal vescovo di Roma e comunicata, anzi annunciata, durante l'incontro a porte chiuse del pomeriggio precedente con un gruppo ristretto di presbiteri e vescovi romani rappresentativo dell'intera diocesi: l'avvio di una consultazione generale, quasi delle 'primarie', per l'individuazione del nuovo vicario di Roma.

Non solo preti e religiosi, dunque, ma anche semplici fedeli. Nessuno escluso. Basta inviare una lettera al Papa indirizzata al Vicariato entro il 12 aprile, indicando, insieme ai problemi ed alle esigenze della diocesi, anche il profilo - ed eventualmente il nome - del nuovo vicario. Finalmente - si è scritto - anche Roma, dopo la Cei, entra nell'epoca del Concilio applicato, quello delle comunità ecclesiali che camminano - e cercano di decidere - insieme...

La notizia, ad essere sinceri, mi ha lasciato subito perplesso. A prescindere dalla precisazione della vicedirettrice della Sala Stampa vaticana, Paloma García Ovejero, volta a normalizzare il senso dell'incontro del venerdì pomeriggio, già il quotidiano (cattolico) Avvenire introduceva la novità in questione con un "secondo quanto si è appreso..." [dall'A.N.S.A. alle 19:09 di venerdì - ndr], ma soprattutto la (laica) Stampa, nella veste del noto sito di 'Vatican insider', dopo un incipit apodittico come quello degli altri quotidiani, declinava la notizia al condizionale - "il Papa avrebbe...", facendo riferimento, anche in termini di responsabilità, al sito FarodiRoma che sembrerebbe essere, dunque, la vera fonte della presunta notizia. Tant'è che già il giorno successivo il Messaggero la riprendeva depurandola della sua novità più importante, ossia del coinvolgimento nella consultazione dei semplici fedeli, del popolo di Dio. E qualche giorno dopo, il 16 marzo, la notizia veniva rilanciata dalla 'gran sottana' del Foglio solo per ironizzare su queste "primarie alla Casaleggio Associati, con tanto di ricorso al pueblo"...

Elite culturali, queste dell'informazione, da difendere e coltivare, come invocava di recente Baricco? O da cui allontanarsi, come sembra stia facendo - pericolosamente per alcuni - il famoso popolo che Francesco (in modo forse populista?) vorrebbe consultare? Di fatto, ad oggi, nessuna indicazione ulteriore o nessuna smentita ufficiale è giunta a noi dal vicariato di Roma.

D'altronde questo Papa, di cui non si può dire che non sappia comunicare o che non abbia precise strategie comunicative, quando ha voluto far conoscere le proprie decisioni in merito a consultazioni dal sapore democratico - come quelle relative all'ultimo e al prossimo Sinodo dei vescovi, è passato sempre per i canali ufficiali della sua Sala stampa e mai per gli spifferi delle stanze vaticane. Un Papa che, se sono veri i retroscena del conclave che elesse Benedetto XVI, ha avuto otto anni per pensare a cosa avrebbe fatto se fosse divenuto vescovo di Roma e, una volta divenutolo, ha dimostrato di averci pensato decisamente bene, ora dobbiamo credere che in quattro anni non abbia già ascoltato chiunque potesse informarlo sullo stato di salute della sua diocesi - a partire dai moltissimi verbali dei vivaci gruppi che negli ultimi quattro convegni diocesani hanno raccolto esperienze e riflessioni di migliaia di cattolici romani?

No, non possiamo crederlo. A tal proposito, allora, sarebbe stato di maggiore e più duraturo impatto mediatico la notizia dell'indizione del Convegno Diocesano di giugno con il fine esplicito di perseguire quello che si vorrebbe ottenere ora con delle lettere non si bene da chi indirizzate (solo dai battezzati? anche dai non credenti o agnostici?), dove indirizzate (piazza san Giovanni in Laterano 6/a? piazza Giovanni Paolo II?), lette e sintetizzate da chissà quale ufficio. A meno che Francesco non ci stupisca in tal senso. A meno che la vera novità non sia costituita tanto dall'aspetto sinodale della decisione da prendere, bensì, attraverso questo aspetto inedito (non richiedente però alcuna comunicazione ufficiale), soprattutto dal riportare la carica del futuro vicario al ruolo canonico di semplice vicario generale - senza dignità cardinalizia - del vescovo di Roma.

Sia vera o meno la notizia, comunque, sarebbe bello se qui di seguito, i nostri lettori di Roma - e anche quelli di altre diocesi portatori di esperienze e riflessioni esportabili - indicassero ciò che desidera conoscere il vescovo di Roma. Alla fine potremmo stampare tutto ed inviare in busta chiusa al Vicariato. Per quanto mi riguarda, i contenuti fondamentali della mia letterina, relativi al riconoscimento di uno specifico mandato culturale - inteso in senso ampio - da affidare all'insegnante ed all'insegnamento della religione quali modalità già in atto di una Chiesa in uscita ed esperta di nuovi o più adeguati linguaggi, li ho già espressi dal vivo altrove e nella loro versione 2.0 qui: caro Francesco, c'è posta - elettronica - per te!

 

 

24/03/2017 10:29 Sara
Il primo sito dove mi sono iscritta più di 10 anni fa era ondarock

http://forum.ondarock.it/

E' da lì che ho imparato che la vivacità di partecipazione ad un forum è positiva e per questo rimango per lo meno stupita a sentire che i commenti allontanerebbero i lettori.

All'epoca era frequentatissimo poi nel tempo il traffico si è stabilizzato, oggi ci sono meno nuove entrate ma il sito si è anche evoluto e arricchito.

Ieri era un ritrovo per appassionati del rock, oggi si spazia dal jazz all'avanguardia fino al cinema e alla letteratura.
L'unica cosa che è bandita è la religione perché il tono generale è molto molto laico e per questo dopo alcuni anni ho smesso di scrivere. Mi sembra ancora oggi surreale che la stessa persona con cui puoi parlare di Waits o Kubrick o Coltrane scade al livello di un Borghezio qualsiasi quando si affrontano tematiche più esistenziali o religiose.

Un'equivalente in area cattolica non c'è, così come non c'è equivalente di riviste online come Micromega o Il post, dal taglio più serioso ma dalla partecipazione costante e dal dibattito vivace.

Se le paragono al Regno o a Settimana news è evidente ed evidente anche perché Il regno rischi costantemente la chiusura.


Parlando di cultura in generale mi pare che non ci sia interesse tra i cattolici, e questo ci può anche stare, ma non è certo colpa del Papa o delle gerarchie, sono i laici i primi a disinteressarsene.



24/03/2017 00:37 Ale.
OT (rispetto al tema proposto, ma IT con gli ultimi post):

è evidente che qui i commenti non interessano molto, anzi a volte sembrano persino dare fastidio.

Lo si è capito sia dalle modifiche fatte al layout del sito (credo circa un anno fa), sia da certe risposte di admin a chi lamentava l'attuale difficoltà nell'intessere un dialogo.

Talvolta, per vivacizzare, viene proposto qualche argomento che suscita dibattito, ma spesso accade che il dibattito si trasformi in diatriba a causa dell'intolleranza di certuni, ed evidentemente (e giustamente) anche questo non è gradito.

Rispetto a ciò che si legge in rete, direi comunque che le diatribe qui sono rose e fiori, salvo poche eccezioni. Anzi, molti sono i commenti interessanti e godibili, quando riesce a svilupparsi un dialogo.

Quanto all'argomento proposto, aspettiamo conferma o smentita (che riguarda la diocesi di Roma), se verrà.
Per ora, pare che tutto sia fumoso, come al solito... Colpa dei media sempre alla ricerca di scoop, oppure di che altro?



23/03/2017 22:44 Massimo Pieggi
Un breve aggiornamento, che potrebbe essere utile alla condivisione fraterna in corso: proprio oggi un amico mi riferiva che il Cardinale vicario di Roma, rivolgendosi al Consiglio Pastorale Diocesano, ha precisato che ogni fedele della Diocesi di Roma può inviare una lettera al Papa in merito. La modalità: inserire la lettera in una busta (indirizzata al Santo Padre), a propria volta inserita in una busta da inviare alla Cancelleria del Vicariato di Roma


23/03/2017 14:05 Sara
Si è perso un commento riscrivo:


2) secondo me il MOD punta sulla qualità dei collaboratori più che sui commenti..


E' vero, però così è un giornale online più che una community, e poi in internet il testo si scrive insieme più che offrirlo già pronto. (come fosse un romanzo epistolare).



22/03/2017 14:43 Sara
Ad esempio anche oggi un articolo più o meno solito di Melloni sulla fine del tridentino e la scomparsa del sacerdote e della parrocchia.


Più interessante questo del Manifesto su Padre Amorth

"
Come osserva Roberto De Angelis nell’introduzione, date anche le proporzioni e la quotidianità del fenomeno, il ricorso a maghi ed esorcisti rappresenta oggi una delle forme del ritorno alla religione nelle società occidentali. Si tratta di qualcosa di profondamente radicato nella storia, ma l’«insicurezza dell’esserci», per usare la celebre formula di De Martino, sembra essere diffusa in una società in profonda crisi culturale. Il post-secolarismo è anche una sovrapposizione tra religione e superstizione. Come di fronte a Medjugorje, la Chiesa ha scelto di tenere dentro la contraddizione; per disciplinarla, ma forse anche per non perdere il contatto con una dimensione del religioso che sembra sfuggirle di mano."

http://materialismostorico.blogspot.it/2017/03/esorcicci-postmoderni.html#more

O questo di Paolo Prodi sulla controriforma e la modernità.

https://www.avvenire.it/agora/pagine/controriforma


Senza la possibilità di commentare rimangono dibattiti per addetti ai lavori, ma forse i laici sono destinati a rimanere nel limbo.



22/03/2017 11:57 Pietro Buttiglione
1) Scrive Sara:
"Sulla cultura: i linguaggi nuovi si trovano anche vivendoli dal basso, per questo mi spiace ci siano pochi commentatori nei blog cattolici. "
2) secondo me il MOD punta sulla qualità dei collaboratori più che sui commenti..
3) I collaboratori iniziali di VN erano "importanti". Perché sono emigrati?
4) imo oggi sono meno noti ma portatori di VINO NUOVO...
5) non ho ancora capito se il target è dentro, dove fa lustro il nomen, o fuori.
6) la situazione attuale merita una riflessione, la mia:
7) se io costituisco probl, mi eclisso, in un istante.
8) se 5)=fuori cosa fare?
A voi la parola.



21/03/2017 23:45 Sara
Personalmente apprezzo molto il mio attuale vescovo anche se è giovane, alla sua prima esperienza a capo di una diocesi e pressoché sconosciuto.

Abbiamo anche aspettato alcuni anni prima che il Papa (Benedetto prima e Francesco poi) lo nominasse, messa così ovvio che sembra banale rispetto a Martini, il sinodo e Tettamanzi però va bene uguale. Anzi, l'unica cosa che chiederei al Papa è di lasciare la mia parrocchia così com'è. (o quanto meno di migliorarla senza stravolgerla troppo).

Sulla cultura: i linguaggi nuovi si trovano anche vivendoli dal basso, per questo mi spiace ci siano pochi commentatori nei blog cattolici.

Buona notte.



21/03/2017 22:25 SERGIO VENTURA
@ Sara: Perché elitismo? Perché invece non sperare che in ogni diocesi vi siano persone del calibro Martini o Ratzinger, di Tettamanzi o Scola? Io credo che in realtà ci siano molti presbiteri in gamba (dal punto di vista teologico, liturgico e caritatevole). Basta saperli cercare e una volta trovati, nominarli vescovo.
Una domanda , poi, in che senso dici “…però nella versione cultura 2.0 in uscita potremmo essere compresi anche noi che umilmente commentiamo (senza bisogno di passare sempre dal Papa)”? Grazie…

@ Alberto Hermanin: quanto a SAPERE (esistenza e modalità) non lo so neanche io. Sulla base dei dati a disposizione (di entrambi), cioè degli articoli usciti, mi sembra di poter IPOTIZZARE che si tratti di una delle tante ‘fake-news’ – come le chiamano ora. Almeno fino a CONFERMA o SMENTITA UFFICIALE del Vicariato che, però, tarda ad arrivare. In un certo senso hai ragione e concordo: non si deve annunciare qualcosa che molto probabilmente non c’è per poi né smentirlo né confermarlo, non si deve ‘giocare’ su qualcosa di importante ed atteso quale è una pratica di ascolto più ricorrente, diffusa e produttiva di effetti conseguenti. Anche perché la presa dei palazzi (d’Inverno, Venezia, etc.), secondo me, la si evita soltanto così…

@ maria grazia giordano Grazia Maria Grazia :-)



20/03/2017 19:34 Sara
C'è da dire che non tutte le diocesi possono avere un Martini e un Tettaamnzi non vorrei che si ricadesse nel solito elitismo.


"specifico mandato culturale - inteso in senso ampio - da affidare all'insegnante ed all'insegnamento della religione quali modalità già in atto di una Chiesa in uscita ed esperta di nuovi o più adeguati linguaggi, li ho già espressi dal vivo altrove e nella loro versione 2.0 qui: caro Francesco, c'è posta - elettronica - per te!"


Perfetto però nella versione cultura 2.0 in uscita potremmo essere compresi anche noi che umilmente commentiamo (senza bisogno di passare sempre dal Papa).



20/03/2017 13:27 Massimo Pieggi
Caro Giorgio, hai perfettamente ragione chiedo venia per l'imprecisione. L'episodio cui ho fatto riferimento non è avvenuto nel corso del Sinodo, ma del Consiglio Pastorale Diocesano della primavera del 2002, a seguito di un itinerario di preghiera e discernimento cui il Cardinale aveva chiamato la Chiesa di Milano (in particolare attraverso i consigli decanali e di zona). Nel corso di quel Consiglio Diocesano Martini chiese una riflessione approfondita sui bisogni della Chiesa ambrosiana, accompagnata dal delineamento dei tratti che avrebbe dovuto possedere la figura del suo successore alla guida pastorale della Diocesi. Ebbe la delicatezza e il rispetto di uscire dal consesso durante il tempo in cui i rappresentanti diocesani condussero un'aperta discussione e riflessione a questo proposito, la quale a propria volta fece tesoro dei contributi provenienti dalla Diocesi. La nomina di Tettamanzi ha avuto molto a che vedere con questo percorso. Come giustamente scrivi, invece, il Sinodo propriamente detto celebrato sotto l'episcopato di Martini fu uno solo. Chi c'era ricorda bene la cura e capillarità dei lavori preparatori antecedenti, così come la profonda ecclesialità dell'evento nel corso dei due anni di celebrazione. L'arcivescovo stesso, nella lettera di presentazione del Sinodo 47° alla Diocesi, scriveva dell'esigenza di un cammino che continui nella linea di una "sinodalità permanente". Il richiamo e il riferimento ai frutti del Sinodo è stato continuo nei vari momenti di sinodalità (intesa qui ecclesiologicamente in senso lato) vissuti in Diocesi, sia attraverso gli organismi ordinari a tal fine preposti, sia attraverso organismi straordinari permanenti (anche di carattere ecumenico, come il Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano). Al netto dell'inesattezza riguardo la sede specifica della richiesta di Martini nel 2002, siamo sicuramente nell'ambito della storia recente, non della mitologia


20/03/2017 12:21 Alberto Hermanin
Insomma: nonostante attenta lettura, non sono riuscito a capire se la consultazione esista o no, e quali ne sono le modalità. In altro luogo qui ho espresso il mio parere circa la non esistenza di alcuna "rivoluzione" in tal consultazione. Vorrei essere severo ma sono solo sconsolato per questa roboante serie di annunci di rivoluzioni cosmiche semi smentite e semi confermate.
Quando i ben informati,ivi compresi i moltissimi che si aspettano la presa del palazzo d'Inverno (rivoluzione, rivoluzione) avranno indicazioni più chiare, ne saremo felici.



20/03/2017 10:54 Giorgio Bernardelli
Il Sinodo di Martini a Milano fu uno solo e si svolse tra il 1993 e il 1995. Fu un momento importante per la diocesi, ma con la nomina di Tettamanzi ebbe poco a che fare. Evitiamo le mitologie, please


20/03/2017 10:19 Massimo Pieggi
Un autorevole precedente: il Card.Martini, in prossimità della conclusione del suo mandato di arcivescovo (2002), dedicò una parte del Sinodo diocesano precisamente al discernimento sui bisogni della Chiesa ambrosiana e i tratti che avrebbero dovuto delineare la figura del suo successore (che sappiamo essere stato il Card.Dionigi Tettamanzi, amato e apprezzato in diocesi). Carlo Maria Martini istituiva e celebrava sinodi diocesani con cadenza periodica (con rappresentanti sinodali eletti, non nominati), pensati come momenti di discernimento di ampio respiro alla luce della parola di Dio e del contesto storico, sociale ed ecclesiale. Recentemente in Italia un Sinodo di profonda portata ecclesiale è stato celebrato e vissuto dalla Chiesa di Bolzano-Bressanone. Auguriamoci che il nuovo vicario generale della Chiesa che è in Roma (sarebbe significativo, dal punto di vista ecclesiologico, se si soprassedesse sulla nomima cardinalizia) possa essere investito da parte del vescovo di un mandato analogo


20/03/2017 09:01 maria grazia giordano
chiarimento importante, che modifica in modo significativo i termini della questione. Grazie!


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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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