Nell'arte
La donna che guarda nel pozzo
di Gian Carlo Olcuire | 19 marzo 2017
Guardando nella propria interiorità, la donna si sente amata da Dio e capace di amare.

LA DONNA AL POZZO DI GIACOBBE

(Sieger Köder, 2001, Ellwangen, Sieger Köder Museum Bild und Bibel)

 

«Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice : “Dammi da bere”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gv 4,5-42

 

Mai, l’arte, aveva dato un’interpretazione così ardita dell’incontro tra Gesù e la Samaritana. Aveva proposto, al massimo, delle Samaritane agghindate (ad es. nei mosaici di Ravenna, Monreale e Venezia) e avvenenti (da metà Cinquecento in avanti: Tintoretto, Veronese, Annibale Carracci…), per rendere le capacità seduttive di questa donna. O la sete d’amore, difficile da spegnere. Vicina, per di più, al pozzo di uno che, proprio attingendo acqua, s’era acceso per Rachele, l’amore della sua vita.

A Gesù, che è solo e le chiede da bere, la Samaritana fa rilevare la loro incompatibilità. Ma lui fa cadere il pregiudizio, offrendole uno dei più intriganti biglietti da visita: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice…».

Ancorata pure alla fisicità, la donna non capisce come sia possibile dare acqua viva senza un secchio. E, non appena Gesù tira in ballo i suoi cinque mariti e il convivente, lei comincia a intuire la differenza tra bisogno e desiderio. Scoprendo un amore più alto, nel quale si conosce e si è conosciuti in modo sublime.

Il pittore (un sacerdote tedesco morto due anni fa), pur non all’altezza dei dialoghi del racconto di Giovanni, ne coglie la profondità: guardando nella propria interiorità, la donna si sente amata da Dio e capace di amarlo.

Un altro artista (nella Basilica di S. Marco, a Venezia) non ha voluto scordare l’esito della storia, quando la Samaritana – lasciata l’anfora, ormai inutile – chiama la gente a vedere chi, svelando se stesso, ha svelato anche lei a se stessa.

19/03/2017 07:29 Antonella Patrizia Mazzei
Due "seti" si incontrano...dammi da bere... acqua viva


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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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