ROBE DI RO.BE.
La fine del confessionalismo e le sue potenzialità
di Roberto Beretta | 16 marzo 2017
Sul nuovo saggio di Luca Diotallevi che individua in ciò che chiamiamo secolarismo la fine di un sistema nato con la pace di Westfalia, coi suoi pregi ma anche difetti

Mi càpita a fagiolo - rispetto a ciò che andiamo discutendo qui - un recentissimo libro di Luca Diotallevi, sociologo della religione; «Fine corsa» s'intitola, e a scanso d'equivoci specifica in sottotitolo: «La crisi del cristianesimo come religione confessionale». La prosa è molto ardua (probabilmente si tratta di dispense di un corso universitario), però qualcosa mi pare d'aver compreso. E lo ridico qui agganciandomi al post precedente.

Dunque, sostiene Diotallevi che ciò che chiamiamo secolarismo o addirittura post-secolarismo, in realtà, sarebbe la crisi - materializzatasi in modo evidente intorno al Duemila e tuttora in pieno corso - del sistema quadrisecolare del «cuius regio, eius et religio»: ovvero dell'escamotage che venne trovato dopo lo sconvolgimento della Riforma/Controriforma per riportare una certa stabilità nel nostro continente e che, soprattutto grazie alla pace di Westfalia (1648), generò di fatto la subordinazione della religione agli interessi politici nazionalisti.

Il cristianesimo, nelle sue varie confessioni a seconda appunto della «regio» in cui si trovava, serviva cioè a costituire la nuova entità statale; la quale, in cambio, gli garantiva uno status privilegiato di monopolio religioso (e altre ecclesiastiche prebende). Questo sistema - sostiene il sociologo - ha avuto molti pregi, ma anche numerosi e finora poco valutati difetti: per esempio l'accentuazione del clericalismo (la divisione in classi era vantaggiosa sia per i preti, sia per le autorità civili) o il dogmatismo (necessario a «stabilizzare» non solo la religione, ma anche le basi morali dello Stato stesso).

Ciò che è andato ora in crisi è proprio tale sistema, anche sul suo versante «laico» (dunque quello che chiamiamo «secolarismo» non deve essere interpretato solo come la minaccia dei «laicisti» alla religione...). Capisco che è complesso - del resto lo è la realtà - ma sforziamoci di proseguire il ragionamento e di congiungerlo con quanto si diceva l'altra settimana a proposito di un possibile «minimo comun denominatore».

Infatti «se in passato l'uniformità culturale delle varie regioni geografiche - scrivevo, e Diotallevi autorevolmente conferma  - permetteva che si usasse la religione per tenere insieme anche la società» e adesso non è più così, a causa anzitutto della globalizzazione e della crisi degli Stati, è logico che cada anche quel sistema religioso (dogmatico, clericale, eccetera) che lo sosteneva e insieme ne era sostenuto.

Ma per la fede è solo un male tutto ciò? Da buono studioso, il sociologo non dà giudizi di merito e lascia aperte le strade a tutte le possibili conseguenze - positive o no ­-, anche perché il processo è in corso. Tuttavia non può fare a meno di scrivere che quanto a molti appare come una «tragedia» produce anche notevolissime potenzialità, per esempio la fine di tante, troppe rigidità e la scomparsa di una «religione» che in realtà imprigionava il cristianesimo (il Vangelo) in una forma discutibile e parziale. Una tesi che si riaggancia perfettamente ai discorsi sul «magistero liquido» di qualche tempo fa e che forse ci permette di continuare utilmente la riflessione. Ovviamente se i lettori gradiranno.

 

21/03/2017 10:12 Francesca Vittoria
Cristiani oggi, perché…
Solo riflessioni altre: Ha ragione Gesù Cristo come sempre quando dice “se vi insulteranno sarà per causa mia” La Chiesa in ogni tempo ha sempre predicato il l Suo Vangelo, vivendo nella storia di tutti i popoli ed è anche vero che malgrado tante accuse di non essere come la si vorrebbe ciononostante proprio da Essa sono sorti tanti esempi di Santità fino ai nostri giorni, segno della presenza costante di Cristo che non la disdegna anche così come è. Infatti non per il modo con cui ha predicato il Vangelo è stata seguita da tanta gente semplice, che vivendo quella Parola così come l’ha udita ha vissuto in pienezza la fede in Gesù Cristo, e l’ha passata ai posteri, questi hanno visto il miracolo che attraverso la loro vita essa ha operato e a loro volta credono. Se oggi sembra il cristianesimo al lumicino, non avere potere sulla società , mancare di appeal, è perché l’uomo di oggi vuole esperimentare vie diverse da quelle predicate dal Vangelo , è una scelta dell’uomo di oggi che intellettualmente più conscio di se delle sue potenzialità decide autonomamente, suppone le proprie idee essere vangelo a sua volta a se stesso , ha fede in se stesso. Ma se nel passato molto popolo, in tempi difficili ha “porto l’orecchio a quella Parola “ alla quella Chiesa e ha “ubbidito”, E da quella ubbidienza di tante persone semplici , che ci hanno preceduto nel segno di quella fede, si sono visti miracoli che Cristo opera in chi ha fede in Lui. , Anche dalle sue imperfezioni , da Essa sono sorte Sante testimonianze segno che comunque Dio non ha volto la testa da un’altra parte e la sostiene, la fa navigare, le mantiene ,lampada dei propri passi, accesa perché il mondo veda la sua luce. I suoi Pastori non devono perdere il coraggio di AFFERMARE la Verità Cristiana a voce alta, non subendo soggezione alle provocazioni, e invece spiegarle e portare a conoscenza tutti quegli esempi che lavorano distanti dai media, sconosciuti ma che realizzano quei miracoli che confermano la fede cui siamo invitati a credere e che è fatta si di sacrificio anche ma per questo di tanto amore.
Francesca Vittoria



18/03/2017 18:19 Alberto Hermanin
Sono daccordo con Sara. Quanto allo sfottente "amen", ridiamoci sopra non vi pare? Comunque anche angheran, suppongo, voleva essere paradossale, e riconosco che gli è riuscito un elegante sfottò di molti nominalisti e sociologi. Meglio Amen che Imo non vi sembra?


18/03/2017 11:49 Agnese
Interessantissima questa riflessione. la fine della religione civile di una società cristiana ecc... è descritta e teorizzata continuamente..Ma allora che fare? Sono convinta che a fronte di una resistenza ad oltranza di un certo tipo di chiesa che con la bocca auspica a un rinnovamento ma di fatto abita i comodi poteri del passato/ del presente e accarezza (così ti tengo buono) i nuovi profeti; credo che la religione civile sarà sovverchiata da "una fede civile"(mia personale definizione). Nel senso che la fede abita prima di tutto la vita concreta prima dei sacri palazzi.La fede civile è quella forza generatrice di vita di una vita che inspiegabilmente continua perchè solo dono gratuito e misterioso. La persona di Gesù ce l'ha dimostrato con tutta la sua vita. In fondo le prima comunità non erano forse ciò che si era "scremato" da un apparato religioso che invadeva la vita di tutti..


18/03/2017 08:36 Sara
Secondo me è interessante vedere come un Papa che alcuni considerano comunista per la sua radicalita, sia stato allegramente fagocitato dall'individualiamo self-Service occidentale.
Ricordo da bambina mio padre faceva volontariato per Mani-tese e già allora si sentivano queste idee, il riciclo, l'ecologia, i popoli emergenti con la loro cultura.
Sembra che questo aspetto alla fine sia rimasto in superficie, della comunione ai divorziati si è parlato il quadruplo rispetto la cura della casa comune o della guerra in Siria.
Però lo spirito santo lavora in tempo lunghi e bisogna avere fiducia.
Buona giornata.



17/03/2017 15:04 Ale.
"...se la fase in corso si protraesse oltremodo, l’effetto sarebbe non solo quello della perdita di rilevanza pubblica della fede e della Chiesa, ma quello, ancora più grave, -(quindi sarebbe grave anche il primo, ndr)- di una atrofia della autocoscienza della fede e della Chiesa e dunque della loro qualità spirituale e vitalità. [...] La deriva di semplificazione appena segnalata ridurrebbe il cattolicesimo stesso ad una innocua ‘religione a bassa intensità’, ad un insieme di beni e servizi religiosi prodotti e distribuiti da clero e paraclero in un regime di de-ecclesializzazione..." (Diotallevi, cit.)
Ecco spiegato il fine ed il motivo di tanta adorazione, da certuni, verso papa Francesco.



17/03/2017 14:30 Sara
Cieco chi nn vede che tutto è ridotto a individuo.


Pensi che il povero Bergoglio partiva dalla teologia del popolo, nemo propheta in patria......



17/03/2017 13:48 Pietro Buttiglione
@Angheran
Hai domenticato:
Amen



17/03/2017 10:09 Angheran m
Il solito dissolversi benefico fino a livelli omeopatici che dovrebbe essere salutato dai fedeli come agognata conquista. Vi illumini il nominalismo , vi accompagni la sociologia fino alla sparizione totale lenta e inesorabile..Sublime.


17/03/2017 09:58 Pietro Buttiglione
1) Semplificazione.
Imo estremamente necessaria e urgente a fronte della pletora di docs ecclesiali ( ricordo il card. Colombo👶🏿) ma anche al profluvio di info del web.. Semplificazione aiuta la comprensione dei semplici e, che bello!, rompe le cosidette ai cercatori di dubia&codicilli...
2) movimenti.
Cieco chi nn vede che tutto è ridotto a individuo.
Imo ad es. Martini puntava tutto sulle Persone.
Quindi la domanda da porci è SE i movimenti formano Persone. A mio avviso il loro contributo è fondamentale. Lo stesso non posso dire dei Vescovi&C in generale, eccetto quello di Roma.
Una sola domanda: CHI è il destinatario di quasi tutto quello che dice Francesco?? Le singole Persone. Questa è la sua unica tappa&strategia.
La stessa di Gesù.



17/03/2017 08:57 Sara
Ad esempio Diotallevi fa riferimento alla deriva di certi movimenti pentecostali e carismatici ma mi pare che lo stesso Francesco abbia più volte criticato la "teologia della prosperità" che viene proposta in alcune chiese evangelicali.

A volte leggiamo il pontificato come se parlasse solo a noi, mentre noi ormai siamo diventati una piccola provincia dell'impero.



17/03/2017 08:38 Sara
http://www.umbriaon.it/religione-e-politica-troppe-semplicita/

Per chiarire: questo è uno degli ultimi interventi di Diotallevi (per l'Azione Cattolica, infatti io lo conosco un po' proprio perché parla spesso per l'AC).


«Nell’insieme, la strategia pastorale di Francesco appare marcata da una forte istanza di semplificazione della Chiesa e del credere. Nell’insieme, e certo provvisoriamente, sembra che nella Chiesa al tempo di Francesco trovano grande eco le ragioni della rabbia e del risentimento diffusi, matura un disimpegno dal processo di riconfigurazione del “mondo” come della civitas globale (concedendo qualcosa in più alla nostalgia per il “mondo” che ci stavamo lasciando alle spalle che non alla fiducia in quello che stava cercando di sostituirgli), cresce il consenso per una strategia di semplificazione della prassi pastorale e più in generale della autocoscienza cristiana. Ammesso e non concesso di aver compreso gli effetti desiderati ed indesiderati dell’orientamento di Francesco, è difficile dire se Francesco intenda le sue scelte come tattica o come strategia. Certamente c’è da credere che anche lui è ben consapevole che, se la fase in corso si protraesse oltremodo, l’effetto sarebbe non solo quello della perdita di rilevanza pubblica della fede e della Chiesa, ma quello, ancora più grave, di una atrofia della autocoscienza della fede e della Chiesa e dunque della loro qualità spirituale e vitalità. Come è già avvenuto per la più grande porzione del cristianesimo contemporaneo: quella pentecostale e carismatica, la deriva di semplificazione appena segnalata ridurrebbe il cattolicesimo stesso ad una innocua ‘religione a bassa intensità’, ad un insieme di beni e servizi religiosi prodotti e distribuiti da clero e paraclero in un regime di de-ecclesializzazione, beni e servizi offerti ad un nuovamente vorace mercato estramente volatile di consumatori religiosi ad alto arbitraggio individuale. Indipendentemente dalle intenzioni, nella Chiesa al tempo di Francesco monta la illusione letale che questa brama di semplificazione serva a conferire centralità alla misericordia, mentre in realtà le nuoce. Questa brama di semplificazione nulla ha a che vedere con il respiro della “civiltà dell’amore” di Paolo VI, con la sensibilità al “soprannaturale” che si dà nella storia cui richiamava Sturzo, con la “scioltezza” cui educava Martini, con la “semplicità” intelligente di Francesco d’Assisi».

http://www.umbriaon.it/religione-e-politica-troppe-semplicita/


Mi sembra che non consideri la semplificazione estrema un vantaggio perché senza una "direzione" (chiamiamola così) il fedele da protagonista attivo rischia di diventare un fruitore passivo del mercato religioso.

Un paio di domeniche fa su Avvenire c'era un articolo di Luigino Bruni che andava nella stessa direzione (https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/luigino-bruni-sul-confine-e-oltre-6)

Personalmente non credo che Papa Francesco voglia solo semplificare, al contrario il suo pensiero mi pare più complesso e stratificato di quanto non appaia, per attuare le linee guida del suo pontificato (tra cui Evangelii Gaudium e Laudato sii) serve un laicato molto consapevole.

Come passare dallo stupore per le novità alla concretizzazione delle novità stesse (secondo una visione veramente ecclesiale) è tutto ancora da vedere. (e non basta cambiare i vescovi per farlo come qualcuno suggeriva qualche mese fa)



16/03/2017 19:06 Federico
Beretta ne sa più degli ultimi tre papi, che hanno definito questo fenomeno nuovo totalitarismo (Giovanni Paolo II), dittatura del relativismo (Benedetto) e pensiero unico (Francesco)...


16/03/2017 18:46 Lorenzo Pratesi
Gli argomenti di Diotallevi mi paiono ineccepibili.

Io però non faccio lo studioso e provo a trarre qualche conclusione. Forse con un eccesso di praticità, mi chiedo: se non l'etica cristiana (vado per approssimazioni) cos'è allora che terrà insieme una società? Come scrivevo l'altro giorno, la direzione in cui stiamo andando è quella di una teorizzazione della laicità come necessaria riduzione al silenzio nella sfera pubblica dell'opzione religiosa. Si consideri questo passo:
«... oggi le famiglie sono plurali, monocolore e arcobaleno, e la stessa filiazione segue regole un tempo impensabili, ma oggi possibili. Ognuno può esprimere in proposito il proprio giudizio morale, anche negativo. Ma questo non può diventare un criterio guida per il diritto, che è e deve restare laico. Non voglio essere frainteso: quando dico laico non intendo senza valori o senza principi, ma libero dalla soggezione a criteri guida religiosamente o ideologicamente qualificati». Ed ancora: «Possiamo non essere d’accordo con le unioni civili, possiamo considerare l’aborto un omicidio, possiamo deplorare le madri surrogate: ma non possiamo pensare di imporre il nostro punto di vista».

Qui il link all'intervento, verso il quale non intendo polemizzare e che - per inciso - è stato condiviso nel merito anche da importanti studiosi cattolici:
http://people.unipi.it/pierluigi_consorti/lo-sguardo-etico-sul-diritto-laico/

A me pare che i termini della questione - ora come allora - non cambino: è sempre un problema di trovare nuove forme di esercizio potere. Ai tempi degli stati nazionali, la religione serviva per accentrare e contenere il potere; oggi con la crisi degli Stati (vd. non a caso il più ampio riferimento nell'intervento linkato al diritto sovranazionale che ha fondato le pronunce giurisprudenziali di Trento e Firenze) superare la religione serve ad affermare nuove forme di potere. Nuove forme di "clericalismo secolarizzato", se mi passate il paradosso.
E siccome sono in crisi gli Stati, ma non le nazioni, l'unico spazio pubblico per la religione sembra essere quello dei nazionalisti delle varie latitudini, che se ne servono per gli stessi cinici calcoli politici del "regio" che fu.
Allora era un potere "difensivo", necessario per difendere lo Stato dalle minacce interne ed esterne; oggi è espansivo: il potere di far figli quando voglio, il potere di darmi la morte come voglio, il potere dato dal denaro necessario a far figli e a darmi la morte. Chi sei, tu, per impormi il tuo punto di vista? L'unico punto di vista è che ognuno ha il suo! Come tante monadi...

Io credo allora che l'unico minimo comun denominatore possibile sarà quello presente tra coloro che sapranno o vorranno affrancarsi da ogni forma di potere: sul denaro, sulla vita, sulla morte, ecc... ed avranno fede nella vita in quanto tale, come i miracolati di Gesù, che nulla sapevano della morte e della resurrezione ma salvati una fede scaturita da una "relazione" con quell'"uomo in cammino" (Bobin) che aveva loro restituito una vita di valore anche quando tutto sembrava perduto.
Ecco, dunque, per me, l'invito ad essere uomo in cammino, capace di tessere trame di relazioni che "sciolgono e lasciano andare" da ogni potere.

E dunque no, non è un male se il cristianesimo tornerà ad essere, come in origine, una forma intrinseca di lotta al potere, invece che di sua perpetuazione. Chissà che proprio questo non ci salvi dall'irrilevanza sociale, "pubblica", verso la quale sembriamo destinati.

:)



16/03/2017 18:20 Sara
". Purtuttavia servono anche testi. Testi che non negano, ma che aiutano a riconoscere e portare la confusione e il dubbio che accompagnamo il credere reale, condizione che oggi è di tanti e non di pochi. Anche qui la lezione da non dimenticare è quella di Paolo VI, il papa della Dignitatis humanae (decreto sulla libertà religiosa) e della Humanae vitae (e delle catechesi sulla coscienza che le dedicò). Testi non semplici. Tuttavia, oggi pappette e slogan non nutrono più. Serve pasto solido. Che intorno ai pontefici sorgano corti è inevitabile, ma è un dovere combatterle e disperderle. Come la dottrina non basta, così il “bergoglismo” non serve. Altrimenti, quando i gesti saranno passato, i testi saranno ancora presente e la nostalgia della verità in forma di sola dottrina avrà la meglio. Valutare caso per caso richiede più rigore, disciplina e comunione di quelle che servono per dedurre. Chi vende al pubblico la presunta “dottrina-Bergoglio del rompete le righe” è un pericolo letale."

http://www.ilfoglio.it/chiesa/2017/01/26/news/e-vero-la-dottrina-non-basta-ma-anche-il-bergoglismo-serve-a-poco-116978/

Un po' diverse sono: proprio perchè è una fase nuova servono bussole sicure.


"Pochi giorni fa, in un incontro, si rifletteva sul fatto che Francesco sembra essere un papa senza "programma", senza una linea."

Laudato sii una linea la offre, mi pare.



16/03/2017 18:01 Roberto Beretta
@Gilberto: perfetto! E' esattamente la tesi di Diotallevi


16/03/2017 11:42 Pietro Buttiglione
@gilberto confesso che l'altra espressione "ospedale da campo" mi aveva lasciato perplesso. Infatti la posizionavo come missione vs l'esterno.
Da qualche tempo, soffrendo dentro le storie di preti ( e nn solo) che lacerano Cristo, leggendo sempre più di oppositori interni curiali e non, quali dei due più laceranti??, soprattutto vedendo l'acrimonia dei secondi... beh, forse ho inteso meglio quel "ospedale da campo" come interno.
Ad esempio non servirebbe un intervento di infusione di pietas&misericordia per quelli che si oppongono alle aperture di Francesco? Non sono ferite al corpo di Cristo anch'esse??!!



16/03/2017 11:30 Sara
E' un racconti in 4 puntate e fa diversi appunti anche sui suoi detrattori, mi sembra metta in luce aspetti dell'attuale pontificato un po' nascosti dal clamore mediatico. (del resto Valente lo conosceva già da cardinale)


16/03/2017 09:58 M. Luisa
Di nuovo grazie, Sara, per i tuoi link che ampliano gli orizzonti.
Godibile e disincantato questo. Aggiunge materiale per una riflessione, auspicabilmente serena.



16/03/2017 09:37 gilberto borghi
Dal mio punto di vista è confortante vedere che anche Diotallevi riconosce la fine di un certo tipo di modernità e riesce a vedere come anche per la laicità questo è uno sconvolgemento notevole. Per il mondo religioso invece, credo che oltre alle paure e agli sconcerti, questo provochi la possibilità di recuperare l'essenziale. Pochi giorni fa, in un incontro, si rifletteva sul fatto che Francesco sembra essere un papa senza "programma", senza una linea. Credo che sia sensato riconoscere che il suo programma è molto chiaro invece: recupere l'essenziale della fede cristiana, che da tempo, imprgionata dentro ad una forma religiosa "parziale" rischiava di perdersi. Il card. Bernardin diceva che Bergoglio nelle congregazioni pre-conclave avrebbe detto: "Ho l'impresisone che Cristo sia stato rinchiuso dentro la Chiesa e bussa perchè vuole uscire". Forse a partire da qui si comprende il senso della "Chiesa in uscita": andare a reimparare Cristo (cioò l'essenziale) la dove si trova.


16/03/2017 09:15 Sara
Ho trovato interessante questo pezzo di Valente

https://www.google.it/amp/www.lastampa.it/2017/03/15/vaticaninsider/ita/vaticano/lo-sguardo-del-papa-e-le-riforme-funzionaliste-223fkT58kxs190nU3XpCcI/amphtml/pagina.amp.html

Ha ragione: da una parte si critica il clericalismo dall'altra tutto passa da Roma e si vuole la riforma dall'alto, da una parte si elogia il Papa dalla fine del mondo e dall'altra si porta avanti l'agenda più occidentale che c'è.
Morale della favola: forse è impossibile evitare del tutto gli errori, ogni stagione ha i suoi insieme ai pregi.



16/03/2017 09:09 Sara
Almeno siamo arrivati a comprendere che il confessionalismo il tridentino ecc. sono storia di ieri e possiamo metterci una pietra sopra invece di pensare che sia ancora un problema e non è poco.


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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto una ventina di libri, tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa ). L'ultimo è appena uscito e si intitola La santa puttana. È assessore alla trasparenza e alla sicurezza della sua città, Lissone, per una lista civica. Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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