Nella letteratura
La c’è la Provvidenza!
di Sergio Di Benedetto | 26 febbraio 2017
C’è la Provvidenza, e possiamo esserlo anche noi uomini che camminiamo nel nostro quotidiano, nella certezza che «c’è più gioia nel dare che nel ricevere» e, come dicevano le vecchie catechiste, «se tu pensi agli altri, Dio pensa a te». Lo stesso ci dice Manzoni...

L’essere capitato nei programmi scolastici non gli ha giovato, perché si sa che le cose fatte “per forza” non sono particolarmente apprezzate, soprattutto quando capita che il banco di scuola costringa la mente, invece di aprirla.

Eppure il romanzo che fonda la modernità letteraria dell’Italia è bello, molto bello, e meriterebbe d’essere amato anche dai nostri ragazzi, e capita talvolta, quando trovano un insegnante che sappia appassionarli alla storia di Renzo e Lucia, due giovani innamorati che si trovano a combattere il Male.

Ma I Promessi Sposi sono anche il racconto della Provvidenza, di quella presenza di Dio che tutto vede e provvede, e sa guidare i suoi figli anche nei marosi della storia, custodendoli come un Padre.

Una semplice ricerca testuale svela che nel romanzo la parola «Provvidenza» ricorre 22 volte. Il capitolo in cui è più presente è il XVII, che narra la “gran notte” di Renzo, quando il ragazzo, ricercato dalla polizia di Milano, fugge verso l’Adda, confine con la Repubblica di Venezia, e dopo un momento di angoscia a causa dello smarrimento della strada trova finalmente il fiume. La mattina dopo supera l’Adda grazie a un pescatore, e si trova nei territori di Bergamo, dove troverà il cugino Bortolo.

È la Provvidenza, dice Renzo, a guidarlo nella notte della confusione, quando non trova più la strada nel fitto del bosco, in una situazione dal chiaro valore simbolico. Ed è ancora nella Provvidenza che egli confida quando, superato il fiume, si trova a pensare a quello che sarà il suo futuro:

«Chi sa, - andava meditando, - se trovo da far bene? Se c'è lavoro, come negli anni passati? Basta: Bortolo mi voleva bene, è un buon figliuolo, ha fatto danari, m'ha invitato tante volte; non m’abbandonerà. E poi, la Provvidenza m’ha aiutato finora; m’aiuterà anche per l'avvenire. -»

È una bella chiosa al Vangelo di questa domenica:

«Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?

Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.

Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta».

Ma avere fede nella Provvidenza non significa stare passivi in attesa che qualcosa piova dal cielo. Noi stessi possiamo essere Provvidenza per gli altri, possiamo essere le mani e i piedi della Provvidenza. Ce lo ricorda lo stesso Manzoni, che qualche riga dopo aver riportato i pensieri di Renzo dipinge una bella scena: il giovane esce da un’osteria e trova una famiglia di mendicanti, a cui dona i suoi ultimi denari:

«Nell'uscire, vide, accanto alla porta, che quasi v'inciampava, sdraiate in terra, più che sedute, due donne, una attempata, un'altra più giovine, con un bambino, che, dopo aver succhiata invano l'una e l'altra mammella, piangeva, piangeva; tutti del color della morte: e ritto, vicino a loro, un uomo, nel viso del quale e nelle membra, si potevano ancora vedere i segni d'un'antica robustezza, domata e quasi spenta dal lungo disagio. Tutt’e tre stesero la mano verso colui che usciva con passo franco, e con l'aspetto rianimato: nessuno parlò; che poteva dir di più una preghiera?

«La c'è la Provvidenza!» disse Renzo; e, cacciata subito la mano in tasca, la votò di que’ pochi soldi; li mise nella mano che si trovò più vicina, e riprese la sua strada.

C’è la Provvidenza, e possiamo esserlo anche noi uomini che camminiamo nel nostro quotidiano, nella certezza che «c’è più gioia nel dare che nel ricevere» (At 20, 35) e, come dicevano le vecchie catechiste, «se tu pensi agli altri, Dio pensa a te». Lo stesso ci dice Manzoni:

La refezione e l'opera buona (giacché siam composti d'anima e di corpo) avevano riconfortati e rallegrati tutti i suoi pensieri. Certo, dall'essersi così spogliato degli ultimi danari, gli era venuto più di confidenza per l'avvenire, che non gliene avrebbe dato il trovarne dieci volte tanti. Perchè, se a sostenere in quel giorno que’ poverini che mancavano sulla strada, la Provvidenza aveva tenuti in serbo proprio gli ultimi quattrini d’un estraneo, fuggitivo, incerto anche lui del come vivrebbe; chi poteva credere che volesse poi lasciare in secco colui del quale s'era servita a ciò, e a cui aveva dato un sentimento così vivo di sè stessa, così efficace, così risoluto?


03/03/2017 09:53 m Angheran
"Nell'Ottocento il mondo cattolico ha esplicitamente - anche se in modi reticenti - affacciato il sospetto di simulazione volta a nascondere un'ostilità religiosa; c'è stato un vero e proprio processo, il cui carattere sotterraneo non ha impedito che emergessero non solo gli indizi ma anche i fondamenti dell'accusa, e si è sfiorata una condanna che avrebbe dissolto il mito del Manzoni cattolico. Poi, per ragioni di convenienza politica, vedremo, tutto è stato insabbiato, il caso frettolosamente e immotivatamente archiviato, e oggi tutti fingono di ignorare gli avvenimenti clamorosi che si sono consumati nel corso del secolo passato".

http://www.cartesio-episteme.net/ep8/spranzi.html



01/03/2017 08:49 Sara
A questo punto mi permetto di segnalare anche quella di Calvino


http://promessisposi.weebly.com/calvino.html

(in pratica dice che Manzoni è più nichilista di Leopardi, per questo ieri accennavo al giansenismo: l'apparente pessimismo lo comprendi solo relazionandolo alla grazia altrimenti non ha senso)

Chiedo perdono però non mi pare corretto far passare le interpretazioni come post-verità da ignoranti. (tra parentesi questa ricchezza di lettura evidenzia l'apertura e la complessità dell'opera)



01/03/2017 07:45 Pietro Buttiglione
Chiedo scusa ma nn ce l'ho fatta! Mi citi il mio idolo L. Russo... trovo questo...
http://promessisposi.weebly.com/russo.html
Sublime! E IT col titolo del 3D... e inoltre;
Don Rodrigo come Donald??😳



28/02/2017 22:55 Sara
Ho cercato di Aldo Spranzi, non è post-verità solo un'interpretazione molto radicale del libro

https://www.avvenire.it/agora/pagine/renzo-e-lucia-dei-senzadio_201104260903213230000

Tra parentesi ne esiste una in parte simile di Calvino, sarebbe anche carino parlarne ma capisco non è il caso.

p.s. a me sembrano entrambe esagerate.

Buona notte.



28/02/2017 11:47 Sara
Il romanzo senza idillio lo conosco insieme ad altri testi di Raimondi e infatti mi pare metta in dubbio la visione un po' semplificata della provvidenza, sul giansenismo certo non era un giansemista ma ne ha per lo meno sentito l'influsso.
Non rispondete sempre così piccati.



28/02/2017 11:00 Sergio Di Benedetto
L'analisi di Spranzi non regge, ovviamente, sia dal punto di vista metodologico che nel merito. Se vogliamo essere seri. Per cui meglio le letture (non riporto l'anno perchè le edizioni sono diverse)
-L. RUSSO, Personaggi dei Promessi sposi, Bari, Laterza
-G. GETTO, Letture manzoniane, Firenze, Sansoni
-E. RAIMONDI, Il romanzo senza idillio, Torino, Einaudi,
-V. DI BENEDETTO, Guida ai Promessi sposi, Milano, Bur
-S. S. NIGRO, La Tabacchiera di don Lisander. Saggio sui promessi sposi, Torino, Einaudi
A cui affiancherei il lavoro che Casa Manzoni sta conducendo riguardo all'edizione nazionale dei testi dello scrittore, tra cui:
- A. MANZONI, I promessi sposi, a cura di T. Poggi Salani, Centro Nazionale di Studi Manzoniani, Milano, 2013

Sul passaggio problematico e mai del tutto risolto dal giansenismo al cattolicesimo consiglio, anche per la bibliografia critica:
-C. Ossola, “Il y a dans chaque homme un serpent": su una lettera di Pascal e un romanzo di Manzoni, in «Rivista di Storia e Letteratura Religiosa», LI, 2015, pp. 615-630.

Sulla conversione si può partire da:
-G. LANGELLA, “Il tormentato esaminator di se stesso”. Dinamiche della conversione dei Promessi sposi”, in «Linguæ. Rivista di lingua e culture moderne», XII, 2013
(da leggere anche gli altri studi di Langella).

ps: perdonate la pedanteria, ma se dalle legittime opinioni si passa alla "scienza", allora bisogna rispondere sullo stesso piano, altrimenti la postverità imperversa ovunque. Detto questo, Vino Nuovo non è un blog di critica lettearia, per cui credo si possa fare tranquillamente a meno di rimestare nella polemica senza cogliere il senso degli articoli.



28/02/2017 10:48 Sara
Io invece tra i 3 preferisco il Foscolo (lo spirto guerrier che entro mi rugge) alla fine era il più vivo e passionale.

Dante e' un altro che non era certo un santino in ogni caso.



28/02/2017 10:32 Pietro Buttiglione
OTxOTx3,14:
Balzac grande( ma nn il + grande!) xchè in due righe ti porta dentro il personaggio..( quante volte Manzoni ha messo mani ai PS? In fondo è lo stesso motivo x cui preferisco Leopardi al ricercatissimo Foscolo😤)
Tanto x .. Dante era immediato o ricercato?



28/02/2017 09:58 Sara
In effetti la provvidenza si ma c'è anche il pessimismo giansenistico (che ben si accorda con certe nevrosi Pietro la religiosità di Manzoni non era esente da un certo pathos).
Cmq si era un cattolico liberale e moderno, nipote del Beccaria si vede nella storia della colonna infame.
A scuola almeno ai miei tempi se ne dava una lettura abbastanza stereotipata.



28/02/2017 09:21 M Angheran
"Nessuno seriamente in ambito critico ha mai messo in discussione il valore del romanzo, il migliore dell'800 in Italia (e forse dell'intera lettetura moderna italiana). L'ostracismo estero è dovuto soprattutto a motivi ideologici, cosa che è capitata per molto tempo in ambito protestante".

Il valore del romanzo può anche non essere messo in discussione. Dal punto di vista apologetico c'è invece molto da dire , come ebbe da dire immediatamente il mondo cattolico dell'800.

Il romanzo della Provvidenza dal punto di vista cattolico è nel migliore dei casi la caricatura di una religiosità problematica, contorta , irrisolta , che diventa fatalmente il manifesto dell'Italia liberale e che verrà imposto a generazioni di studenti.

In tempi recenti ha fatto un certo scalpore l'analisi indiziaria di Aldo Spranzi
che immagina nel testo la presenza di due voci contrapposte : un'io narrante apologetico e
un alter-ego camuffato dietro al primo, invariabilmente e inesorabilmente anticattolico.

I personaggi entrati nell'immaginario collettivo offrono la più triste rappresentazione pratica
dell'ideale cattolico. La vocazione è dubbia, coattiva , il comportamento meschino, la fine per lo più tragica.

"Il coraggio uno non se lo può dare"...Ma lo può chiedere , direbbe l'abc del cattolicesimo,
altrimenti resta una frase di un protestantesimo disarmante.

Ma anche l'incipit in fondo non sta in piedi :

Perchè Renzo e Lucia non possono sposarsi di nascosto?

C'è qualcosa nella dottrina cattolica che ieri come oggi lo impedisce?

P.S. Pare che sia il romanzo preferito da Papa Francesco , ma questo è solo un caso.



27/02/2017 13:37 Sara
Molto fa anche il fatto che gli stranieri si leggono in traduzione, prendi l'Ortis e il Werther, il secondo ci sembra più moderno perché lo leggiamo tradotto in italiano corrente ma dal punto letterario si equivalgono.
Per certe cose Manzoni e' pure più originale di Balzac.



27/02/2017 11:04 Pietro Buttiglione
Gent.mo Sergio, ben più competente di un modesto liceale😡, Vedo che siamo d'accordo sul non prendere il Manzoni come icona della Provvidenza, invece sul romanzo avrei diverse cose da dire: mi limito al fatto, x me lampante, che studiando la letteratura straniera, ad una russa e francese, il confronto fa impallidire i P S, ad es H de Balzac. Ciao


27/02/2017 11:00 Lorenzo Pratesi
Bellissima riflessione che misura tutta la mia inadeguatezza.
Questa mattina, pregando, attraversavo a piedi le vie del centro città. E lì, al solito angolo di sempre, mi attendeva il mendicante storpio, che mi ha offerto il suo saluto e il suo sorriso in cambio di una moneta. Ho tirato dritto. E mentre tiravo dritto, mi chiedevo che senso avesse quella mia preghiera, se tanto tiravo dritto.
Questa bella riflessione chiude il cerchio, e risponde: nessun senso.
Io, con la mia moneta potevo essere la sua provvidenza, come Renzo; ma ho mancato. Il mendicante, invece, no: con il suo sorriso che mi ha messo a nudo, non ha certo mancato.



27/02/2017 09:57 Sergio Di Benedetto
Caro Pietro,
1) nessuno seriamente in ambito critico ha mai messo in discussione il valore del romanzo, il migliore dell'800 in Italia (e forse dell'intera lettetura moderna italiana). L'ostracismo estero è dovuto soprattutto a motivi ideologici, cosa che è capitata per molto tempo in ambito protestante. Inoltre vi è un "problema" di traducibilità legata alla lingua e allo stile del Manzoni, assai particolari. Bisogna tener presente anche la portata storica e innovativa dell'opera, e basta confrontarla con l'altro romanzo di quel periodo, "Le ultime lettere di Jacopo Ortis" del Foscolo per capire il salto dei Promessi.
2) l'uomo Manzoni: luci e ombre, come tutti. Nataliza Ginzburg ha dedicato un bel ritratto a don Lisander e famiglia ne "La famiglia Manzoni" (Einaudi): un libro che si legge come un romanzo e che romanzo non è. Ne emerge un quadro complesso, ma sicuramente interessante. La figlia a cui si riferisce è probabilmente Matilde, l'ultima nata dal matrimonio con Enrichetta Blondel, prima che questa morisse. Sì, con lei Manzoni fu duro, innegabile. E che il Nostro avesse diversi "problemi" psicologici è noto. Ma in un discorso artistico questo non toglie nulla alla grandezza dell'autore e dell'opera, che vanno giudicati al di là delle biografia, come ci accade per Caravaggio o Mozart.



26/02/2017 17:44 biagio rocchetti
Bello.nelle lettere a lucilio e de be beneficiis esprime lo stesso sentimento di solidarieta'e collaborazione la provvidenza manzoniana si iscrive in questa temperie greco,romana,cattolica.


26/02/2017 12:53 Pietro Buttiglione
2 dissocio;
1) sul valore del romanzo. ( come mai all'estero non.,,)
2) vista ad un castello della Lunigiana. Il Castellano, fanatico della sua Terra: qui alloggió la figlia del Manzoni ( un nome che finiva in ...etta..Elisabetta?) Ecco le lettere supplica a suo padre: ma ciononostante non le mandó soldi e non venne MAI a trovarla.
Misericordia??



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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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