Amare da Dio
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 14 febbraio 2017
La vita di coppia è segno dell'amore di Dio per l'umanità, così come quella di una vocazione di speciale consacrazione: ma siamo capaci di raccontarlo?

Avrei potuto non festeggiarlo questo san Valentino 2017. Ma non è così. A 39 anni A. si è trovata sola perché suo marito è stato falciato in autostrada da una ruota sganciata da un Tir. A D. è accaduto dopo 8 mesi dal matrimonio, con un figlio in arrivo che non avrebbe mai conosciuto il padre. Volti conosciuti e cuori da abbracciare, con empatia oggi ancora più intensa. A loro è accaduto. Poteva accadere a me.

Una fede nuziale che viene riconsegnata da mani premurose. Non si sa mai. Ma in quel cerchietto fine, mai tolto da quel primo giorno, senti racchiusa una vita intera insieme.

Mesi fa alcuni chiedevano che i due Sinodi sulla famiglia parlassero della bellezza del matrimonio cristiano: ma han forse bisogno di sentirselo dire le coppie? La «gioia dell'amore» (l'«Amoris laetitia», bello il titolo dato da papa Francesco alla sua esortazione postsinodale) si vive e si condivide, dall'interno: sono le coppie a raccontarla con la propria vita. Perché l'amore vissuto è di per sé «diffusivo»: non puoi costringere l'impeto di un torrente o l'irrompere della luce al mattino. La felicità di un amore a due si allarga a cerchi concentrici e coinvolge (o travolge?) quanto incontra. Non c'è sponsor migliore per parlare della bellezza del matrimonio che la vita quotidiana dei due. Chi non ne fa esperienza, pur con tutta la vicinanza che possa avere con alcune coppie, può solo giungere a sfiorare quello che comunque resterà sempre per lui un mistero.

Un mistero fonte di vita e di santità. E non sono solo parole. Una coppia felice rivela al mondo la tenerezza di Dio comunicando un amore rassicurante che suscita gioia e fiducia nella vita. I teologi ci insegnano che nel matrimonio si diventa il segno visibile - il «sacramento» appunto - dell'amore di Dio per l'umanità intera e di Gesù Cristo per la sua Chiesa. E, di nuovo, non sono solo parole: un amore fedele nonostante l'infedeltà della sposa. Ma è nella relazione quotidiana dei due, nella loro testimonianza di vita che Dio, comunque, racconta il suo amore. Nella loro storia - dove l'ordinario feriale diventa straordinario - c'è una storia «sacra» perché abitata da Lui. Chi vive in coppia lo sa: 24 ore su 24, 365 giorni l'anno.

Un canto molto usato nelle celebrazioni di nozze, nato in ambito scout, recita «Io vorrei saperti amare come ti ama Dio». Ma come ci ama Dio? Ci prende per mano (diciamo pure che ci porta in braccio) nelle difficoltà, ci perdona tutte le nostre fragilità e i nostri fallimenti (leggi anche infedeltà), ci sa aspettare come il padre della parabola ... Il suo amore non si arrende mai, nonostante tutto. Niente potrà mai sconfiggere un amore così: «Forte come la morte, tenace come il regno dei morti ... le grandi acque non possono spegnerlo, né i fiumi travolgerlo» (Cantico dei Cantici 8, 6-7). Che un medico, provato dalla tensione, possa dirti «l'abbiamo riacciuffato in tempo» o che allarghi le braccia per riconoscere «non abbiamo potuto far nulla», fa differenza (perché nella vita la farebbe eccome) su quell'amore? Neppure la morte è in grado di scalfire un amore disegnato così dal Padre. L'amore di una coppia felice è in grado di espandersi fino ai rispettivi luoghi di lavoro dove le persone veramente realizzate fanno la differenza.

E la testimonianza di chi si è visto «precedere» dal coniuge sta lì a dimostrarcelo, spesso con una «comunione» che puoi solo intuire, ma reale e struggente.

E' una spiritualità incarnata nella vita quotidiana, sono le relazioni - con Lui, tra i due, con i figli, la comunità ecclesiale e civile - la materia prima di quel cantiere di santità che mette la prima pietra il giorno delle nozze. Sposarsi in Cristo e nella Chiesa non è solo scambiarsi una promessa umana, significa lasciarsi avvolgere dal Suo amore e dalla sua fedeltà, riconoscere che sarebbe umanamente impossibile farcela da soli, «uomini di sabbia» in un mondo «liquido».

Nel nuovo Rito del matrimonio è ancora più evidente la profonda analogia con quello dell'ordinazione dei preti: le litanie dei santi, l'invocazione allo Spirito, l'imposizione delle mani ... Due sacramenti «ordinati alla salvezza altrui» (CCC 1534). Due vocazioni che si illuminano e si sostengono a vicenda, perché, nella vita dell'altro/i, coniugi e quanti sono chiamati a speciale consacrazione vedono il riflesso dell'amore di Dio.

Siamo capaci di raccontarcelo a vicenda? Si vede tanta difficoltà in giro. Si racconta volentieri, per chi ne ha, dei propri figli, pochi parlano o scrivono della propria condizione di vita. Eppure sarebbe uno dei modi per accogliere davvero quanti faticano sulle stesse strade. Perché solo riconoscendo la grandezza del dono che hai ricevuto e la bellezza della tua vita puoi sostare in silenzio e, se occorre, tendere una mano. Come su un sentiero in montagna: non tutti sono allenati, basta rallentare un po'. La fragilità è una caratteristica della condizione umana - corpi, cuori, menti - ma cos'ha conosciuto il mondo di più fragile di un Dio che si è fatto uomo ed è morto in croce? Non c'è fragilità così grande che non sia stata «sanata» al mattino di Pasqua. Da limite a risorsa. E allora parliamone. Per credere nella propria vocazione, ordine sacro o matrimonio, oltre il rischio del mito o dell'ideologia.

Per un amore da Dio.

 

 

16/02/2017 20:56 Sara
Grazie Maria Teresa, io a modo mio in questi anni ho provato a dire che è tanto bello essere sposati, poi non so se ci sono riuscita.

Buona notte a tutti.



16/02/2017 17:13 Maria Teresa Pontara Pederiva
Hai ragione Pietro: sono così numerose le ferite di tante coppie e famiglie che abbiamo avuto un Sinodo straordinario e tutti siamo chiamati ad accogliere ed accompagnare quanti affrontano la fatica quotidiana (talvolta possiamo solo pregare quando la cronaca ci racconta di violenze domestiche e femminicidi nell’ambito di una relazione di coppia …). Del resto la relazione a due è la forma più diffusa a livello sociale e sconta tutta crisi della società di oggi, leggi individualismo in testa.
Ma questo non deve distogliere le coppie dalla loro missione di essersi sposati “in Cristo e nella Chiesa”.
Dovremmo forse lasciar parlare (e scrivere) del matrimonio solo lezioni e documenti? Per correre il rischio di sentir dire “solo belle parole, la realtà è ben altra”? Troppo spesso si sente parlare di stanchezza, routine, disillusione, sacrificio (?!). Purtroppo, come si diceva sopra, per alcuni sarà così. Eppure Lorenzo scrive di una realtà ben diversa.
E’ possibile raccontare che il matrimonio è davvero quella “gioia dell’amore” di cui si scrive? Che la vita di coppia è felicità e realizzazione piena della vita di due persone? (non per nulla è la relazione che nella Scrittura viene assunta per indicare l'amore di Dio, non dimentichiamolo mai). Che ti accorgi di non ringraziare mai abbastanza per il dono dell’altro/a? Che l’essere in due, anche se ciascuno al proprio lavoro, ti dà una forza che non si immagina? Che il pensiero dell’altro/a ti segue in ogni momento, scelte comprese? Che aspetti con ansia di ritrovarsi insieme?
Ma come farebbero i nostri figli, i giovani in genere, a scegliere una vocazione al matrimonio o alla vita consacrata se non incontrano persone che raccontano loro (spesso più con la vita che con le parole) che si tratta di due strade vesro la felicità?
Un grazie ad Alberto e Lorenzo per essersi ritrovati a riprova che siamo in molti a ringraziare per quanto abbiamo ricevuto in dono.



16/02/2017 13:12 Pietro Buttiglione
Cfr Simone Giorgi:
L'ultima famiglia felice
Ed. einaudi



15/02/2017 17:57 Lorenzo Pisani
Sulle prime mi era parso inappropriato che parlassero della festa di San Valentino anche nella scuola dell'infanzia; a che scopo? per scimmiottare i grandi?
E invece no. Proprio come scrive Maria Teresa "La felicità di un amore a due si allarga a cerchi concentrici".
E così, non so se il suggerimento arrivava da scuola o è stata una felice intuizione della piccola, il nostro festeggiamento è culminato in una gara di disegni a tema: la nostra famiglia.
Se la radice è l'amore, noi famiglie "rodate" festeggiamo l'albero, le fronde che si allargano. Proprio bello.
Custodiamo con cura (e con riconoscenza) la radice, affinché nuovi alberi, quando sarà il momento, crescano...
Ci proviamo. Con gioia.
===
Il mio grazie a chi ha scritto, selezionando tante immagini di vita vera.



14/02/2017 16:56 Pietro Buttiglione
Certe notti insonni una domanda si affaccia : chissà cosa cavolo voleva dire " farsi tutto a tutti, fuorché..."??
Forse ad una coppia in crisi o anche solo in problematica:
Non dovevi sposarti!!
Magari: guarda che anche se il tuo ha mollato te e figli ... un aiuto ti porta diritto diritto all'Inferno!
Comoda soluzione.. poco "cristiana"..
Forse ad un aspirante suicida:
Ma sei un narciso! Un montato! Ecc
Magari: guarda me che non sono nella tua situazione!
( ricorda qualcosa?)
Io nn procedo x soluzioni in tasca: qs approccio lo lascio ai vaticani&c quelli che ganno catalogato tutti i dubia😋



14/02/2017 15:48 Alberto Hermanin
Grazie per il contributo, in cui mi sono riconosciuto tanto sotto il profilo personale quanto in quallo di catechista. Parlarne? Eccome. Sempre sottolineando che se le cose vanno bene non è perchè ce lo siamo meritati, ma è per dono, molto semplicemente. Però anche notando che le cose, appunto, possono anche andare bene.
Mi pare che l'oggetto del post fosse quello di raccontare bene cosa sia e possa essere il matrimonio cristiano.
Davanti ad coppia lacerata che facciamo? Io faccio quello che posso ma non dubito che ci sia chi ha la soluzione in tasca. Però se si sapesse meglio quello che si sta facendo quando ci si sposa, forse almeno qualcuna di quelle lacerazioni si potrebbe evitare.



14/02/2017 11:37 Pietro Buttiglione
Andare oltre il mito : i.e. Invece di idealizzazioni... realtà! Invece di coppie cattoliche Chiesa domestica... aprire gli occhi su coppie che NON sono unacosasola bensì due vite diverse che cercano ogni giorno di affrontare ogni avversità ogni inciampo, spesso di UNO dei 2, con rinunce, spesso di UNA sola parte... difficile entrare e discettare sulla vita di una coppia! Imho invece di indicare loro traguardi impossibili sarebbe meglio realizzare che ancora una volta abbiamo a che fare con INDIVIDUI. Quindi mettere al centro la pastorale individuale, che non esiste. Salvo in AL, da cui prorompe la domanda: davanti ad coppia lacerata che facciamo ? Tiriamo fuori il CCC? Similmente davanti ad un aspirante suicida!?
Oppure cerchiamo di capirlo, comprenderlo,essere loro vicino, essere UMANI, come lo è Lui?? Faccio un esempio x tutti, vicino vicino: ho seguito un annullamento. Osservo: x quegli stessi motivi ne andrebbero annullati almeno 2/3. Ma di più: la realtà di quella unione è cambiata?! Dove?perchè? Un buon confessore la poteva constatare senza tempi giuridici e scartoffie varie, interrogatori penosissimi... Insomma x un seguace di Gesù deve prevalere il diktat o l'umanità?!



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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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