Nell'arte
Voi siete il sale della terra...
di Gian Carlo Olcuire | 05 febbraio 2017
Ci piace pensare - anche per le tre chiese sullo sfondo - che a rendere serena la città abbiano contribuito i cristiani, cercatori del bene comune prima che del proprio.

EFFETTI DEL BUON GOVERNO IN CITTÀ
(Ambrogio Lorenzetti, 1338-39, Siena, Palazzo Pubblico, Sala della Pace)

 
«Voi siete il sale della terra [...]. Voi siete la luce del mondo; non può stare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio...». Mt 5,13-16

 

 

Un altro caso, dopo le Beatitudini, in cui l'arte è avara di immagini a commento del Vangelo. D'altronde non è facile essere all'altezza delle parole di Gesù e della sua gioia di comunicare, riscontrabile tanto nelle parabole quanto nella ricerca di metafore.

Continuando a rivolgersi a noi, come già aveva fatto con l'ultima Beatitudine, e volendo darci un'idea alta del nostro compito nel mondo (oltre ad aumentare la nostra autostima), il Signore ci regala quattro immagini in successione (il sale, la luce, la città sul monte e la lampada sotto il secchio), quasi in una tensione a raggiungere la più adeguata.

Un po' ricorda il profluvio dei due innamorati del Cantico dei Cantici, che pare si scambino le figurine facendo a gara nel dirsi l'un l'altro quanto sono belli. C'è infatti felicità nelle parole del Signore, senza dare importanza al fatto che il sale e la luce siano quasi in contraddizione, collocati - come sono - in posti diversi e in modi diversi (nascosto il primo ed evidente la seconda). A valere, più di tutto, sono le loro bravure specifiche: dare sapore e fare chiarezza nel buio. 

Le competenze però, avverte subito Gesù, non sono garantite per sempre. Perché, per incapacità o per stupidità, possono venir meno alla propria funzione. 

Tradurre tutto ciò in un'immagine è un'impresa. E sono deboli i molti tentativi di sintesi tra una saliera e una lampadina, messi a disposizione in internet: non solo sembrano insegne di ristorante, ma non aiutano a riflettere su che cosa voglia dire essere sale e luce... per il mondo. Sono loghi freddi che mostrano i limiti dei simboli, quando non vanno in profondità (e dicono pure la deriva che può prendere la grafica).

Così siamo tornati a frugare nell'arte, cercando - più che la luce - i suoi effetti. Trovando città bellissime, ma prive di gente. Finché non abbiamo incontrato una città-racconto, che brilla di luce... interiore per il fatto d'essere popolata: di gente che lavora - nell'artigianato, nel commercio, nell'edilizia - e di gente che suona e che danza. Confermandoci nell'idea che «un quadro deve raccontare qualcosa, far pensare come una poesia e lasciare un'impressione come un brano di musica» (lo sosteneva il pittore svizzero Arnold Böcklin).

D'infelice ha solo il titolo, questa città felice, perché lascia credere che il bene dipenda dai governanti. E non dai cittadini capaci di farlo. Ci piace pensare - anche per le tre chiese sullo sfondo - che a rendere serena la città abbiano contribuito i cristiani, cercatori del bene comune prima che del proprio.

 

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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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