Nella musica pop
Lo spazzacamino
di Sergio Ventura | 22 gennaio 2017
Anche le periferie come il Tufello, cantato da Rancore, possono vedere sorgere una "luce" capace di spazzare via "tenebre" ed "ombra di morte" che spesso vi regnano

Lo spazzacamino

Lo spazzacamino, Mary Poppins, 1964

 

"Come ha fatto a non perdere mai la fede tra gli alti e bassi della vita?" - ha chiesto una ragazza a Papa Francesco, durante la visita del 15 gennaio ad una parrocchia dell'estrema periferia romana. E il vescovo di Roma non si è tirato indietro, incarnando nella sua risposta quanto scrivevamo nell'ultimo post a proposito di riconoscimento, accoglienza ed accompagnamento, da parte degli uomini di Chiesa, dei mo(vi)menti giovanili - di ciò che muove e si muove nei giovani.

Riconoscimento: "io, alcune volte, pensando adesso ad alcuni momenti, la fede si è abbassata tanto che io non la trovavo e vivevo come se non avessi fede ... Ci sono giorni bui, tutto scuro ... Anch'io ho camminato nella mia vita per giorni così (...) perché la fede in alcuni giorni non si vede: è tutto buio". Accoglienza: "ieri, per esempio, quando ho fatto il battesimo a 13 bambini dei terremotati: il papà di uno aveva perso la moglie: - Ho perso il mio amore" - mi ha detto. Uno pensa: quest'uomo può avere fede, dopo questa tragedia? E si capisce che lì c'è il buio ... Stai zitto ... Rispetta quel buio dell'anima". Accompagnamento: "ma non [bisogna] spaventarsi: pregare e avere pazienza, e poi il Signore si fa vedere, ci fa crescere la fede e ti fa andare avanti ... Sarà il Signore a risvegliare la fede. La fede è un dono del Signore. A noi [spetta] soltanto custodirlo".

Molto probabilmente per quella ragazza l'incontro di domenica scorsa diventerà uno di quelli decisivi per la propria vita - quantomeno di fede. Mi piace allora immaginare cosa sarebbe successo se al suo posto si fosse trovato Tarek Iurcich, in arte Rancore - o se per caso il Papa avesse potuto ascoltare il ritornello di una delle prime canzoni di successo dell'allora ventunenne rapper nato e cresciuto nel romanesco Tufello: "a destra è tutto nero, tutto nero, tutto nero! A sinistra è tutto nero, tutto nero, tutto nero! In fondo a questo buio c'è una luce è vero, ma dietro è tutto nero, tutto nero, tutto nero!".

 

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Sono convinto che entrambi avrebbero percepito una forte consonanza tra le loro voci. Le ultime parole del brano - "spegni il cero" - e il toccante sussurrare "più dico che all'immagine di Dio non ci credo più trasparente e fragile mi sento solo e prego" mi sembrano legittimare l'ascolto dello Spazzacamino quasi come una preghiera. Un'invocazione che sgorga da quei dubbi, da quelle domande emergenti quando un certo "buio" esistenziale ci assale, quando sperimentiamo - senza mai sapere a quale età avverrà - il passaggio da ciò che ciascuno ha appreso "da piccolo" alle battaglie in cui spesso s'imbatte colui che ha deciso di diventare "grande" e di camminare con le proprie "gambe".

Infatti, quando ci si rende conto che "in un modo si parla, in un altro si razzola" - proprio in riferimento a quanto ci "dissero" sul bene e sul male, sul paradiso e l'inferno, la speranza e la diseguaglianza, i rapporti ed i morti, non è facile né ovvio riuscire a gridare durante "il temporale e il mare grosso": "Dio! Dimmi dove sei, troppo lontano dai problemi miei se io non li avvicino". Perché ciò significa aver compreso che Dio sembra lontano anche perché, non avvicinandoci a Lui, non gli avviciniamo i problemi, nell'erronea convinzione che "bisogna essere forti perché i maschi non piangono".

Se invece, confessa e confida Rancore su un tappeto musicale senza più base, ci si sforza di osservare e parlare con questo "buio" interiore senza ammassarlo "in un angolo" - nonostante i momenti di durezza perché "questo freddo ghiaccia tutto a zero gradi" e "sempre a zero cadi"; se - soprattutto - ci si ripromette anche sfidando "Dio" di spazzare l'"anima"-"camino", strofinandola per bene da ciò che è "sbagliato", alla fine di questo tunnel fuligginoso si potrà trovare "un mondo incantato", il "regalo grosso" che Babbo Natale consegnerà al "piccolo spazzacamino" quando, sbucato dal camino, "noterà pulito il suo vestito nuovo e rosso".

La buona notizia del vangelo di questa - come di ogni - domenica, è dunque che anche le periferie come il Tufello, le terre di Zàbulon e Nèftali in cui si ammassano le genti possono vedere sorgere una "luce" capace di spazzare via "tenebre" ed "ombra di morte" che spesso vi regnano (Mt 4,13-16). E di conseguenza, come Gesù camminerà per la periferica Galilea predicando senza sosta questa buona novella con parole di insegnamento e gesti di guarigione - chiamando ciascuno per nome (Mt 4,17-23), così Tarek due anni dopo, nel 2012, riaccenderà il cero spento nello Spazzacamino e in un viaggio notturno narrerà con sguardo diverso gli incontri avuti nella vita, da capo-linea a Capolinea.

 

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Storie intrecciate, di bene e di male, dove ogni verso della prima strofa rispecchia il rispettivo presente nella seconda dalla prospettiva, dalla direzione opposta. Andrea Lucia e Mario, Franco e Lorenzo, Chiara Fabio Luca e Valerio, Gianni e Serena, Alessandro e Mario, Silvia Enza e Sergio, Sara e Giada, Livia e Claudia, Carlo e Flavio. Tutti "nomi di persone" tra cui Massimo (la parte buona incarnata nel video da Tarek) "cerca un nome" (la parte cattiva rappresentata da DJ Mike) e "gira a raffica finché la città si traffica", finché, incontratolo, riuscirà a superare "la paura del buio" da cui si proviene e verso cui si va, finché avrà imparato a girare il mondo nonostante le prigioni esterne e quelle dei propri occhi, finché avrà imparato a trovare il tempo per navigare dentro di sé, sorridendo...

 

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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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