Nella musica classica
Se la musica anticipa l'unità
di Chiara Bertoglio | 21 gennaio 2017
Storicamente tra i cristiani la musica si è proposta spesso come strumento di unità anche in contesti che sembravano lontanissimi da qualsiasi prospettiva ecumenica

In questa Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, Chiara Bertoglio sta proponendo giorno per giorno un percorso sul tema del rapporto tra la musica e l'unità dei cristiani. Proponiamo qui sotto la riflessione introduttiva, rimandando direttamente al suo blog personale per i contributi successivi.


Lutero

 

Stiamo vivendo la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, settimana di particolare intensità ed attualità in quest'anno in cui si commemora il cinquecentesimo anniversario della Riforma di Lutero. Ho avuto modo di occuparmi dei rapporti fra la musica sacra e le riforme religiose del Cinquecento preparando e scrivendo un libro che uscirà a breve (Reforming Music: Music and the Religious Reformations of the Sixteenth Century). Nel secolo delle Riforme, la musica ebbe un ruolo cruciale nella spiritualità, nella pastorale, nella propaganda e nella fede di moltissimi cristiani, in Europa e non solo; un ruolo che a volte contribuì ad affermare le diverse identità confessionali, talora in opposizione le une con le altre, ma più spesso si propose come strumento di unità anche in contesti che sembravano lontanissimi da qualsiasi prospettiva ecumenica.

In questa settimana, vorrei proporre alcuni esempi del ruolo della musica per intessere unità fra i cristiani nel sedicesimo secolo, nella speranza che essa - insieme con la preghiera e la solidarietà - possa continuare a rivestire questo ruolo, a maggior ragione in un contesto storico in cui le Chiese stanno faticosamente ma appassionatamente cercando di camminare verso la comunione.

All'inizio di questo percorso, vorrei proporre alcune considerazioni teologiche che corroborano l'idea che la musica sia un importante strumento di unità. Nella mia personale esperienza religiosa, infatti, la musica ha sempre trasceso i confini confessionali, e il mio itinerario spirituale è sempre stata arricchito dalla varietà delle prospettive cristiane sulla musica. La musica ci permette di vivere un'esperienza ecumenica in modo spontaneo e naturale, in quanto la maggior parte dei brani sacri cristiani trascende le appartenenze confessionali, e persino in quelli la cui identità confessionale è più marcata, la musica sembra sfumare i margini della separazione, e presentare la diversità solo come una prospettiva differente, un'altra sfumatura che arricchisce la nostra compressione della fede.

La natura stessa della musica la rende particolarmente adatta a servire come strumento di unità e comunione. Poche altre attività musicali, infatti, possono dirsi permeate dall'idea della pluralità-nell'unità in modo altrettanto forte. In profondità, per i cristiani, la natura "polifonica" della musica si può concepire come un riflesso della natura del Dio Triuno, che i cristiani professano essere Uno in Tre persone divine. Non si tratta, quindi, né di un Dio monadico e isolato, come nel monoteismo più radicale, né di una visione frammentata della divinità, come nel politeismo; piuttosto, è una prospettiva difficile da cogliere ma affascinante che vede la pluralità come un dono, e l'unità come una necessità.

Molte forme che la musica ha assunto storicamente si possono interpretare come simboli di questo dogma cristiano: il canto all'unisono, come nella monodia liturgica senza accompagnamento, sottolinea l'aspetto comunionale visto nella singola melodia, ma rispecchia la pluralità della Chiesa nella cooperazione di molte voci umane che contribuiscono al suono globale. La polifonia è un'immagine della Trinità ancora più chiara e trasparente: le parti che si intrecciano donano l'impressione della massima libertà, e nello stesso tempo di una cogente coerenza, logica e coordinazione. La singola voce che si sottomette alle regole del contrappunto può essere vista come un simbolo dell'accettazione amante dell'altro, che infine produce un gioco comune di cui tutti godono.

La pluralità, vista nelle tracce che i concetti contrappuntistici hanno lasciato nel linguaggio armonico, si trova anche nella scrittura accordale: l'unità vi è espressa nella singola melodia sostenuta dalla scrittura armonica, o nella simultaneità della produzione del suono inerente alle strutture accordali.

Persino nel caso delle melodie non accompagnate cantate o suonate da una sola persona, tale simbolo si può identificare - sebbene in modo meno forte e convincente: è solo dall'interazione temporale delle altezze e delle durate che l'unità logica ed espressiva della musica può risultare.

Non è perciò un caso che spesso (e non solo nella cultura cristiana), la musica abbia rappresentato la quintessenza dell'armonia: lo si osserva spesso nella storia della letteratura, dell'estetica musicale, della filosofia, della teologia, delle scienze matematiche ed astronomiche, e persino nella storia dell'arte.

 

23/01/2017 19:29 Sara
E' un approccio che non avevo mai considerato, grazie!


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Chiara Bertoglio

Chiara Bertoglio è una giovane concertista di pianoforte, musicologa, scrittrice e docente italiana. Laureata e dottore di ricerca in musicologia, ha scritto diversi libri e numerosi saggi per riviste specialistiche italiane ed internazionali, partecipando come relatrice a convegni prestigiosi (ad Oxford, Londra, Roma etc.).

Impegnata nell'approfondimento dei rapporti fra musica e spiritualità cristiana, ha pubblicato libri sull'argomento; inoltre, scrive articoli e libri non musicali per diffondere storie positive di speranza. Svolge intensa attività didattica privatamente ed in importanti istituzioni italiane ed estere, sia come docente di pianoforte sia come musicologa.

Gli articoli che pubblichiamo su Vino Nuovo sono tratti dal suo blog. Per conoscere meglio (e anche ascoltare) la sua attività di musicista www.chiarabertoglio.com

 

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