Nella letteratura
L’Epifania e il Dio di The young Pope (e di Giorgio Caproni)
di Sergio Di Benedetto | 05 gennaio 2017
Ma qual è il vero dramma di Pio XIII di Sorrentino se non essere perennemente alla ricerca di Dio? . Un Dio che egli non scorge, e per questo egli arriva al rifiuto di mostrarsi alle folle: a un Dio nascosto corrisponde un Papa nascosto.

La festa dell'Epifania ci ricorda che il nostro Dio è un Dio che si manifesta, prima ai pastori, poi ai sapienti. Però, per rendersi evidente, è necessario mettersi alla sua ricerca. E che cosa è la drammatica storia della fede dell'uomo se non un continuo andare in cerca di Dio, il quale talvolta si fa trovare, talvolta invece pare nascondersi?

Sembra facile credere per i Magi, misteriosi personaggi venuti da Oriente. Ma in realtà, a ben pensarci, è arduo anche per loro. Cosa vedono? Un Bambino in braccio a una ragazza, in un alloggio di ben poco valore. Vedere Dio in un neonato... non è fede questa?

Oggi ricordiamo che il Dio di Gesù è per tutti, senza alcun muro di separazione. Ma la sua evidenza, la sua manifestazione nella vita non è pacifica né conquistata una volta per tutte. Ciascuno ne ha fatto esperienza.

Mi pare sia questo uno dei nodi della serie televisiva The young Pope che Paolo Sorrentino ha scritto e diretto, con un cast d'eccezione, e che ha fatto tanto parlare nei mesi scorsi. Personalmente ritengo il lavoro del regista italiano uno dei migliori prodotti cinematografici dell'anno scorso, per tanti motivi che ora sarebbe lungo discorrere (tra gli altri: il contrasto tra apparenza e realtà, la compresenza di bene e male in ognuno, la forma come sostanza che da sola però si svuota, la mancata agiografia e al tempo stesso la mancata calunnia).

Ma qual è il vero dramma di Pio XIII se non essere perennemente alla ricerca di Dio? Un Dio che egli desidera, brama, esige con tutto se stesso, anche quando si muove in modo autoreferenziale, cioè quasi sempre. Un Dio che egli non scorge, e per questo egli arriva al rifiuto di mostrarsi alle folle: a un Dio nascosto corrisponde un Papa nascosto.

A un Papa orfano corrisponde un Padre assente.

Eppure a me pare che in Pio XIII ci sia anche tanta fede; non tanto per l'aspetto "miracolistico" che circonda la sua figura, non solo per l'amore che porta alla Chiesa (accidentato, imperfetto e claudicante come tutti gli amori), ma perché egli non si arrende e non si ferma nella sua ricerca. Sembrerebbe una lotta dura con un'Assenza, e invece quell'inquietudine (agostiniana) è una traccia di Dio.

Infatti nell'ottava puntata, a mio avviso la migliore, il Papa parla, in un paese in guerra, e parla di pace. Parla di fratellanza. Parla di amore. E pronuncia (citando sant'Agostino) parole molto belle, con in sottofondo una rivisitazione di Halo di Beyoncé ad opera di Lotte Kestner:

Se vuoi vedere Dio, hai a disposizione l'idea giusta: Dio è amore. Io, invece, non vi parlerò di Dio finché non ci sarà la Pace. Perché Dio è la Pace e la Pace è Dio. Datemi la Pace e io vi darò Dio. Voi non lo sapete quanto è bella la Pace. Non avete idea di quanto possa essere sconcertante la Pace, ma io lo so. Perché l'ho vista quando avevo otto anni, in riva a un fiume in Colorado, la Pace.

Un Bambino è la pace, è la gioia, è l'amore. Vediamo la pace, vediamo l'amore, e vedremo Dio, che per noi ha la semplice sembianza di un Bambino di fronte a cui si inginocchiano o si inginocchieranno poveri e ricchi, umili e potenti.

È un prete, prima di tutto, Lenny Belardo, che scruta l'orizzonte per vedere Dio. Prega che Dio esiste, come dice alla conclusione di una bella supplica per l'amico fraterno morto, recitata in fondo a una piscina, quasi in regressione nella sicurezza dell'utero materno:

Ricordagli di non piangere quando ricorderà che abbiamo vissuto solo la vita semplice e sbiadita del prete. Una vita così strana, a sperare e a pregare che Tu, Dio onnipotente, esista veramente. E magari pensi a noi. Amen.

È una citazione di una meravigliosa poesia di Giorgio Caproni, che in Lamento (o boria) del preticello deriso scriveva:

 

[...] prego non so ben dire

chi e per cosa; ma prego:

prego (e in ciò consiste

- unica!- la mia conquista)

non, come accomoda dire

al mondo, perché Dio esiste:

ma, come uso soffrire

io, perché Dio esista.

 

Il giovane Papa alla ricerca di Dio ci rappresenta tutti: sempre alla ricerca del Volto di Dio, sempre combattuti tra la sua Presenza e la sua Assenza, sempre tesi a volerlo.

Per ricordarci che veramente, se egli è Amore, non poteva che diventare Bambino, per farsi amare a sua volta, e poi consumarsi, sempre per amore, sempre per noi.

 

11/01/2017 22:06 Sara
Si ma cosi è didascalico, parte rigido e cattivo poi affronta il dramma dei genitori (magari li ritrova pure) e diventa buono.

Almeno Moretti in HP aveva osato ridere sulla psicanalisi (la fissa con il deficit di accudimento) a questo punto era meglio tenerlo cattivo per tutta la serie. (a proposito a suo tempo mi colpì molto il modo con cui Moretti rappresentò i cardinali: tanti bambinoni che giocano a palla prigioniera mentre conversano sula spietatezza di Darwin, uno sguardo più gentile di quello che può sembrare , quasi un accenno all'infanzia spirituale)

Forse è lunghezza a complicare la storia.

Però grazie per la lettura, non l'avevo visto in questo modo, anzi volevo chiedere all'epoca ma non interessava a nessuno.



11/01/2017 18:58 Sergio Di Benedetto
Io credo che uno dei motivi della serie sia l'umanizzazione progressiva di Pio XIII…come dimostra l'episodio della malattia di Spencer. Quel semplice 'vi voglio bene' detto alla 'famiglia' dopo averla bistrattata vuol dire molto...


11/01/2017 13:08 Sara
"Era l'inizio del papato di Bergoglio e la primitiva idea del suo film da dieci ore era stata spiazzata dall'elezione di Francesco. Sorrentino aveva immaginato tempo prima, regnante Benedetto XVI, che il "suo" papa dovesse essere un papa all'antipodo della realtà. Il conclave lo costringeva così a riformulare la sporgenza narrativa da cui iniziava il suo film, ripercorrendo fino all'altro estremo rispetto a Francesco il pendolo conclavario."

Questo lo avevo letto e infatti Pio XIII è l'opposto di Francesco (e chissà come sarebbe stato l'opposto di Benedetto come originariamente pensato).

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/10/20/la-solitudine-dellafede36.html

Personalmente ammetto che questa grande bruttezza mi è arrivata fin troppo mentre Jeb Gambardella manteneva una prodigiosa umanità Lenny sembrava esserne privo e senza che si percepisse veramente il dramma del vuoto e della solitudine, per questo credo di averlo trovato brutto (però Melloni non dice più di tanto in cosa sia consistito il suo apporto teologico, continuo a essere curiosa)



11/01/2017 09:55 Sara
Sul Dio lontano e l'uomo in ricerca mi viene in mente il Settimo sigillo. Però siamo più vicini al luteranesimo con il suo carico di angoscia.

Sapendo della collaborazione di Melloni ho pensato che forse in Pio XIII voleva rappresentare certe asprezze del mondo conservatore perché la prima omelia del nuovo Papa non sembrava nemmeno cattolica (la Chiesa come mediazione tra Dio e l'uomo) nel suo furore, però non ho trovato quasi nulla a riguardo.

Non so, la mia impressione è quella.



10/01/2017 17:05 MARIAGIULIA ZINETTI
Non so valutare il film "The Young Pope da un punto di vista cinematografico", mi sembra però potente per le tematiche che presenta attraverso il personaggio di Pio XIII, tanto da rivedere due volte alcune puntate. Raramente si coglie nella chiesa e nello specifico dei suoi sacerdoti, cardinali, vescovi e papa la dimensione reale di ricerca di Dio; di solito si parte dalla certezza che Dio c'è e da questo si procede.
Trovo il commento di Sergio illuminante e un grazie al regista Sorrentino che prima ci fa sedere per gustare un suo film poi ci mette in piedi agitati perchè niente è dato per certo e scontato.



05/01/2017 11:33 Sara
Quello che dice Sergio è molto carino però il film mi è sembrato freddo, cerebrale, estetizzante, autocompiaciuto i personaggi sembrano tutti solipsisti che parlano senza ascoltarsi e senza comunicare. Nelle prime puntate la cattiveria del Papa che strapazza i dipendenti giuro che mi ricordava il J.R. di Dallas!!
Mi è piaciuto solo il personaggio della donna malata perché era il più umano nella lotta tra il desiderio di volare fuori e la paura che la riporta dentro.


Diciamo che il commento di Sergio è più bellino del film.

:-)

La grande bellezza invece è molto interessante anche se c'è molto estetismo alla D'Annunzio (anche nei riferimenti religiosi fatti di musica, liturgia e arte)

p.s. mi piacerebbe indagare sull'apporto di Melloni.



05/01/2017 08:45 Alessandro
Così si può cogliere il significato profondo dell'Epifania, comprendere il senso di una vita (seppur esistita solo in un film), scorgere il mistero di una ricerca che tutti interpella e tanti conquista... e infine imparare qualcosa in più di quell'Amore sconvolgente che è il nostro Dio, incarnatosi in un Bambino. Grazie Sergio per averci accompagnato in questo cammino.


05/01/2017 00:37 Sara
oddio a me, colonna sonora a parte (perfetta), è sembrato proprio brutto. Mi è piaciuta solo la scena della signora che esce di casa volando sul letto.

Molto meglio il film di Moretti.

Notte.



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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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