Nella letteratura
Un Bambino ci è necessario
di Sergio Di Benedetto | 24 dicembre 2016
Oggi, come forse poche volte nella storia, ci è necessario un Dio Infinito fatto piccolo, fatto mendicante, fatto povero, fatto debole

È un Natale in cui un Bambino ci è necessario, questo del 2016.

Un Natale che si vorrebbe di tregua e invece è di guerra, violenza, terrorismo, persecuzione.

E dove questi mali non arrivano, o solo lambiscono le vite, è comunque un Natale di crisi, incertezza, precarietà. Poveri che bussano, poveri che temono di aprire. Forse non diverso dall'anno scorso, o dall'altr'anno ancora. Ma alla lunga la fatica si fa sentire, il fiato diventa sempre più corto, l'incertezza prende il sopravvento.

Esattamente cento anni fa un mondo in guerra conosceva sui campi di battaglia il massacro di una generazione. Ed esattamente cento anni fa Ungaretti, soldato e poeta, per qualche giorno in licenza a Napoli, scriveva versi che sono una richiesta di tregua:

 

Natale
Napoli, 26 dicembre 1916

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa

posata

in un

angolo
e dimenticata

Qui
non si sente

altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro

capriole

di fumo
del focolare

È l'anelito di molti, in questo Natale: stare, semplicemente, fermi, per un momento di riposo dai flutti della vita, per un momento di pace dalla tempeste della storia. Per gustare qualcosa di buono, semplicemente buono, a cui siamo chiamati.

Ieri, come oggi, l'uomo è sfibrato: lo è l'uomo che scappa di casa, che muore innocente, che vede un paese distrutto. Ma lo è anche l'uomo d'occidente, spossato da una gara, una competizione, in cui tutto deve essere guadagnato e mantenuto e difeso, palmo a palmo, e in cui il piccolo non trova posto ed è scartato. L'ambizione e il denaro erodono un mondo.

Oggi ci è necessario un Bambino, come recita la strofa di una poesia di Bertolt Brecht, non un alfiere del cristianesimo, ma capace di conoscere ciò che manca.

Vigilia di Natale

Oggi siamo seduti, alla vigilia
di Natale, noi, gente misera,
in una gelida stanzetta,
il vento corre fuori, il vento entra.

Vieni, buon Signore Gesù, da noi, volgi lo sguardo:
perché tu ci sei davvero necessario.

Qualche anno dopo lo ripeteva un vescovo di Milano appena giunto in diocesi: Giovanni Battista Montini:

Tu ci sei necessario, Cristo, Signore, Dio con noi,
per imparare l'amore vero e camminare,

nella gioia e nella forza della tua carità,

sulla nostra via faticosa,

sino all'incontro finale

con te amato, con te atteso,
con te benedetto nei secoli.

Oggi, come forse poche volte nella storia, ci è necessario un Dio Infinito fatto piccolo, fatto mendicante, fatto povero, fatto debole.

Oggi ci è necessario un Dio fatto Bambino, che si fa incontrare.

 

24/12/2016 17:49 francesco
Buon Natale a tutto lo staff di Vinonuovo e a tutti voi lettori.


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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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