Nell'arte
Il sogno di Giuseppe
di Gian Carlo Olcuire | 18 dicembre 2016
Finito il sogno, anche Giuseppe - verosimilmente a bocca chiusa - dice il suo sì a Dio, esteso a Maria e alla vita che viene da Dio. Decide di fidarsi, facendosi carico di lei e del bambino. Non sarà loquace, Giuseppe, ma dell'angelo deve aver sentito bene sia il messaggio che la carezza.

18 dicembre

 

IL SOGNO DI GIUSEPPE

(XI-XII secolo, S. Juan de la Penã, capitello nel chiostro del Monastero antico)

 

«"Non temere di prendere con te Maria, tua sposa"... Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa». Mt 1,18-24

 

 

Se è improprio definire annunciazione questa visita, resta tuttavia una comunicazione tra le più belle che si possano dare e ricevere, perché fatta con lo scopo di rincuorare. Tanto che l'artista, per quanto un po' rude di scalpello, dalla pietra riesce a cavare una carezza.

Doveva essere congeniale a Giuseppe l'ascolto... onirico, se, per altre tre volte, gli angeli lo sarebbero andati a trovare di notte. E doveva essere pure un taciturno, se nemmeno un Vangelo ricorda una frase da lui pronunciata (però a qualcuno, a Maria se non altro, dovrà averle raccontate, le sue visioni, se vengono riferite).

Non v'è certezza che il sogno scolpito sui Pirenei aragonesi, lungo uno dei cammini che portano a Santiago di Compostela, sia il primo dei quattro, benché muro, cuscino e coperta rimandino a una casa (quella di Nazareth), mentre i sogni successivi - dopo la nascita di Gesù - li si immagina avvenuti in situazioni precarie, a Betlemme e in viaggio (per l'Egitto e dall'Egitto).

Il fatto che Giuseppe sia sempre a occhi chiusi o semichiusi, assopito o meditabondo, un po' lo penalizza, facendolo sembrare un eternamente perplesso. Oppure un bonaccione più che un buono, uno yesman senza carattere e senza parole («È che mi disegnano così», direbbe oggi). Invece lui è capace di scelte coraggiose. Già il fatto di non accusare Maria (potendolo fare) e di non volerla ripudiare in pubblico, significa che la sua giustizia è intrisa di misericordia.

Finito il sogno, anche Giuseppe - verosimilmente a bocca chiusa - dice il suo sì a Dio, esteso a Maria e alla vita che viene da Dio. Decide di fidarsi, facendosi carico di lei e del bambino. Non sarà loquace, Giuseppe, ma dell'angelo deve aver sentito bene sia il messaggio che la carezza. 

18/12/2016 19:28 Giulio Maria Bianco
Rimango sempre sbalordito di come Giuseppe, un esempio unico di virilità evangelica sia quasi trascurato nel messaggio cristiano. Il suo coraggio di amare Maria ed educare Gesù sostenendo la condanna sociale a cui andò incontro, il rifiuto del potere machista che ancora oggi, dopo due millenni di Storia della salvezza, lo raffigura come insignificante, così lontano dalla virilità pagana e dagli attributi di potenza. Credo che la figura di Giuseppe debba tornare alla ribalta sulla scena cattolica per dare un luminoso esempio di amore mascolino, che ad oggi è praticamente assente nella cultura di massa. È anzi doveroso riscoprire il ruolo familiare dell'amore maschile per non imprigionare gli individui in sessismi che menomano l'individuo, allontanando la famiglia dall'amore reciproco pur di avvicinarla a un'esteriorità farisaica.


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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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