Nella letteratura
Quando Telemaco incontrò Iosef di Nazareth
di Sergio Di Benedetto | 17 dicembre 2016
Al complesso di Telemaco credo si dovrebbe rispondere con la "proposta di Giuseppe": un uomo che silenziosamente è presente, agisce, assume una responsabilità

TELEMACO: non una grande bottega, la tua...

IOSEF: non una reggia.

TELEMACO: non si vede nemmeno il mare

IOSEF: talvolta il vento ci fa un regalo, a seconda della direzione; una volta porta il dolce profumo del lago, una volta quello salato del mare. Mi accontento del profumo.

TELEMACO: accontentarsi non sempre è vivere

IOSEF: se ti accontenti per la misura delle cose che incontri, è un buon vivere. Anche in questo villaggio.

TELEMACO: si può conoscere meglio viaggiando.

IOSEF: anche io ho viaggiato. Sono stato a Gerusalemme, più volte. E anche in terra straniera, l'Egitto.

TELEMACO: Voi, così piccoli, chiamate terra straniera il resto del mondo.

IOSEF: ho conosciuto che casa può essere ovunque. Ho conosciuto però che c'è un luogo dove una discendenza ha una radice.

TELEMACO: Sono in cerca di quella radice.

IOSEF: è una buona ricerca, anche se faticosa. Per mettere un nome al fianco di un nome, e per dare un nome a chi verrà dopo di noi.

TELEMACO: il tuo?

IOSEF: il mio è Josef ben Jakob.

TELEMACO: io dovrei essere Telemaco ben Odisseo.

IOSEF: dal mio lavoro ho capito che ogni tronco resistente ha avuto una buona radice, un buon terreno e un buon nutrimento. Tu sei un tronco resistente.

TELEMACO: non so lavorare il legno

IOSEF: è come lavorare la creazione

TELEMACO: creazione...è un concetto che non conosco

IOSEF: se sai cosa è il dono, puoi capire che cosa è la creazione.

TELEMACO: Sei saggio. Ti chiamano il giusto. E dicono che sei un sognatore.

IOSEF: ho messo a disposizione il tempo del mio riposo, il tempo del gratuito. Il sogno è stato un'offerta inattesa.

TELEMACO: vedi il futuro nei sogni?

IOSEF: quello era un mio antenato, che portava il mio nome. Io non vedo il futuro. Io ascolto, in silenzio, una parola per l'oggi, che in grembo porta il domani.

TELEMACO: cerco il mio futuro.

IOSEF: per questo sei in cammino.

TELEMACO: non mi sono messo in viaggio per piacere, me per necessità. Cerco mio padre, lo cerco da tempo. A casa abbiamo bisogno di lui.

IOSEF: Ti auguro di trovare tuo padre e di scoprire il tuo futuro, Telemaco ben Odisseo.

TELEMACO: non è una ricerca solo mia.

IOSEF: cosa vuoi dire?

TELEMACO: cerco anche per contro di altri, che sono in viaggio con me, anche se non sono qui.

IOSEF: un cammino che riguarda un popolo

TELEMACO: Sì... ma viaggiando in cerca di mio padre, ho capito che siamo tutti in cerca di un padre

IOSEF: è vero... ma io ho capito che siamo tutti anche in cerca di un Figlio...

Ho immaginato, così, sinteticamente, un incontro tra Giuseppe di Nazareth, di cui parla il Vangelo dell'ultima domenica di Avvento, padre di un figlio non suo, e Telemaco, il figlio in cerca del padre. Lo psicanalista Massimo Recalcati, in un libro di qualche anno fa, sosteneva che il nostro è il tempo in cui domina il "complesso di Telemaco": giovani in cerca di un padre che riporti la legge, l'ordine, la giustizia, ma una legge e un ordine paterni, non vuoti o astratti. Uomini e donne che cercano un padre che riempia un'assenza, dando un orientamento, un orizzonte. Si dice che la nostra è l'epoca della crisi del padre e le conseguenze sono, purtroppo, davanti agli occhi di tutti.

Al complesso di Telemaco credo si dovrebbe rispondere con la "proposta di Giuseppe": un uomo che silenziosamente è presente, agisce, assume una responsabilità che non gli spetterebbe, che sa anche andare al di là del consueto, con sacrificio ma al tempo stesso non diluendo se stesso. È un uomo che vive di giustizia, sa coltivare la speranza, crede ai sogni e soprattutto sa "destarsi dal sonno", compiendo una scelta. Un uomo concreto, un uomo di ascolto, ma anche d'azione.

Sarebbe bello che ai tanti Telemaco che abitano il mondo di oggi e cercano un padre si affianchino tanti Giuseppe, padri che custodiscono un figlio.

Figli in cerca di un Padre, padri in cerca di un Figlio.

 

 

20/12/2016 17:50 Sergio Di Benedetto
Grazie Lorenzo per aver letto anche fra le righe...


20/12/2016 16:56 Lorenzo Pisani
Ho continuato a rileggere questo brano di Sergio Di Benedetto, rimanendone preso.
Preso per diverse ragioni, e per giunta preso in contropiede.
Il dialogo si svolge in una bottega, che vuol dire vita quotidiana, impegno ordinario.
Ho ripensato immediatamente al piccolo mondo, di cui parla M. Buber, in cui lasciamo entrare Dio (e sarebbe una perfetta citazione natalizia).
Stare al proprio posto; agire con responsabilità al proprio posto. Poteva essere un contributo (implicito) di Sergio nel dibattito sul clericalismo che si stava svolgendo qui su VN.
Ma Giuseppe non è solo uomo di impegno ordinario. Quando è stato il momento ha dilatato le proprie responsabilità, non diluendo se stesso. Ecco ho pensato che dovremmo tutti mantenere il delicato equilibrio dell'assunzione di responsabilità, familiari, sociali, ecclesiali, in modo da non cadere nell'inconcludenza.
È stato un post su Josef, custode del Figlio di Maria, proprio nel giorno del compleanno del Papa, pastore della Chiesa universale. Anche a Papa Francesco, come a tutti i pastori, auguriamo fedeltà nella cura dall'ordinario (la bottega), ma anche magnanimità per accogliere le responsabilità straordinarie, che spesso sembrano provenire dai sogni.
Si parla di padri e figli. Oltre l'esperienza familiare in senso stretto, è facile riconoscere l'eco di interventi dello stesso autore sulla "questione giovanile", in ambito ecclesiale ed in ambito civile.
Si parla, infine, di figli in cerca di un Padre, come del resto il Signore ci ha insegnato a pregare. Ma si parla anche di padri in cerca di un Figlio. Non solo il Bambino avvolto in fasce, esperienza dolcissima che è stata concessa in dono anche a me. Ma anche il giovane Uomo. Lo incontrerò essendo stato padre. Come tutti i giovani uomini, chiederà conto delle mie responsabilità di adulto, tra visioni e concretezza.



17/12/2016 11:00 Pietro Buttiglione
Ma un figlio è disposto ad accettare UN padre, anzi QUEL padre in carneossaecuoremente che si ritrova?? Hanno chiamato il 900 il secolo in cui si sono uccisi i padri, tutti! Ci sono le basi x una vera relazione? Spesso si torna al padre quando nn c'è più


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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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