ROBE DI RO.BE.
Il clericalismo spiegato a braccio
di Roberto Beretta | 15 dicembre 2016
Sul perché il parlare a braccio è così importante per Francesco. E sugli sclerotismi che soffocano lo Spirito, «sterilizzano la Chiesa», uccidono la grazia

Secondo me il modello «intervista» si presta assai allo stile di Papa Francesco; e non solo perché mi capita di citarne un'altra dopo quella di un precedente post (stavolta si tratta delle domande rivolte a Bergoglio da alcuni confratelli gesuiti e trascritte sia da «Civiltà cattolica» sia dall'«Osservatore romano» del 25 novembre scorso).

Si vede che il parlare a braccio, o conversare con il cuore, costituiscono un efficace strumento di "magistero liquido" (l'ho messo tra virgolette a bella posta) con cui questo Pontefice riesce a rendere la sua visione «movimentista» della Chiesa ­- e del cristianesimo in genere. Anche in questo dialogo, per esempio, il passaggio sul discernimento in morale (contrapposto alla casuistica) è rivelativo del metodo Bergoglio: mettersi sempre in gioco davanti alla realtà della vita, non arroccarsi nelle certezze astratte di una dottrina.

Preferisco però proporre alcuni brani che parlano con estrema durezza del clericalismo, perché in fondo rivelano la stessa convinzione: la sicurezza del denaro, la superbia, ogni genere di possesso (anche quello della «verità»?) sono sclerotismi che soffocano lo Spirito, «sterilizzano la Chiesa», uccidono la grazia.

«Il clericalismo, che è uno dei mali più seri nella Chiesa, si discosta dalla povertà. Il clericalismo è ricco. E se non è ricco di denaro, lo è di superbia. Ma è ricco: c'è un attaccamento al possesso. Non si lascia generare dalla madre povertà, non si lascia custodire dal muro povertà. Il clericalismo è una delle forme di ricchezza più gravi di cui al giorno d'oggi si soffre nella Chiesa. Almeno, in alcuni luoghi della Chiesa. Perfino nelle esperienze più quotidiane».

«A me è successo a Buenos Aires, da vescovo, che preti molto buoni, più di una volta, conversando dicessero: "In parrocchia ho un laico che vale oro"!". E me lo dipingevano come un laico di «prima categoria». E poi mi chiedevano: "Che le sembra se lo facciamo diacono?". Ecco il problema: il laico che vale lo vogliamo fare subito diacono, lo vogliamo clericalizzare. In una lettera che di recente ho inviato al cardinale Ouellet scrivevo che in America latina l'unica cosa che si sia più o meno salvata dal clericalismo è la pietà popolare. Infatti, siccome la pietà popolare è una di quelle cose della gente in cui i preti non credevano, i laici sono stati creativi. Magari è stato necessario correggere alcune cose, ma la pietà popolare si è salvata perché i preti non ci hanno avuto a che fare».

«Il clericalismo non lascia crescere, non lascia crescere la forza del battesimo. È la grazia del battesimo a possedere la forza e la grazia evangelizzatrice dell'espressione missionaria. E il clericalismo disciplina male questa grazia e induce dipendenze che a volte mantengono interi popoli in un forte stato di immaturità. Mi ricordo quanti scontri ci furono quando, mentre io ero studente di teologia o giovane prete, apparvero le comunità ecclesiali di base. Perché? Proprio perché là i laici cominciarono ad avere un ruolo un po' forte di protagonisti, e i primi a sentirsi insicuri erano alcuni preti. Sto generalizzando troppo, ma lo faccio di proposito: se caricaturizzo il problema, è perché il problema del clericalismo è molto serio».

«Non promuovere vocazioni locali è un suicidio, significa né più né meno sterilizzare la Chiesa, perché la Chiesa è madre. Non promuovere vocazioni locali è una legatura delle tube ecclesiali. È non lasciare che quella madre abbia figli suoi. E questo è grave».

 

24/12/2016 11:40 PietroB
x Tommaso
Apprezzo tua buona volontá.. dovrei proporre località di aggregazione
Ad es x me Milano/Brescia/CR/Versilia&lucca/Imperia ... potrebbero andar bene
Sereno Natale in umiltà 😍



21/12/2016 13:24 Tommaso
Ve la butto lì: sarebbe bello organizzare un incontro di vinonuovisti.

Se admin vuole io mi rendo disponibile.



20/12/2016 10:07 Sara
Caro Pietro io fatto solo copia-incolla. :-)

Gianni Valente conosce molto bene Ratzinger


http://www.30giorni.it/articoli_id_10477_l1.htm



http://www.30giorni.it/articoli_id_10937_l1.htm

Tra parentesi se qualcuno vuole ricostruire il clima di quegli anni e in generale approfondire la storia di Ratzinger-Benedetto può leggere l'ultimo libro intervista che è veramente, ma veramente bello.

p.s. Gianni Valente ha scritto anche il primo libricino su Bergoglio che ho letto appena eletto (e lo descrive molto bene).

Buon giorno



20/12/2016 09:51 admin
@Ale e @Sara L'osservazione era riferita esclusivamente al discorso sul copyright.Se è parso diversamente me ne scuso: credo anch'io sia stata una bella discussione e mi associo ai ringraziamenti


20/12/2016 07:34 Pietro Buttiglione
Grazie Sara!
Verità:
preso da FB,
era Vatican Insider,
io nn sono iscritto a quel sito
Quindi semmai sono loro 'invasivi',
NON mi è parso tanto una ricostruzione storica
( in tal caso mi sarei guardato bene dal riprenderlo!)
Quanto una attualizzazione
Molto IT con quanto si discuteva
Se poi qualcuno se ne senta distrutto dalla dostanza
E si attacca alla forma.. probls suoi!
Il moderatore mi lasci notare che raramente i miei argomenti sono rscontrati:
Qualcuno preferisce parlarsi addosso( autoreferenza)
PPS
Berlino: sulla prima pagina del quotidiano locale: grande pubblicità dei mercatini: the business must go on



20/12/2016 01:59 Ale.
Io non sarò il mondo, però trovo che la discussione sviluppatasi intorno a questo articolo, allargando parecchio il campo, sia stata inusualmente seria e approfondita.
Molte persone hanno portato interessanti argomentazioni, civilmente esposte pur nella dialettica delle diverse correnti di pensiero.
Ringrazio perciò Lucio Croce, Paix, Tommaso, Sara ed in particolare Lorenzo, i cui scritti mi hanno dato validi motivi di riflessione, assicurando loro che non hanno parlato da soli...



19/12/2016 22:04 Sara
L'articolo è di Gianni Valente (ha scritto anche un libro su Ratzinger al VatII) per la Stampa.

@Tutti: vi rendete conto, vero, che quando fate così parlate da soli illudendovi che il mondo vi ascolti?


Tenuto conto che la maggior parte dei post su vino nuovo non ha commentatori.....



19/12/2016 21:57 Lorenzo
Caro amministratore la tua risposta è da brividi. Della serie due torti fanno una ragione.

Va bene così. Non ho tempo da perdere.



19/12/2016 21:23 admin
@Lorenzo: Portare in giudizio un sito per violazione di copyrigth perché un lettore nei commenti ha fatto un copia incolla con un testo preso da un altro sito senza citare la fonte mi sembra un tantino ardito... Se poi il sito in questione è Aleteia - che in passato ha anche ripubblicato per intero nostri post e con cui abbiamo sempre avuto rapporti molto cordiali - mi sembra anche un po' improbabile. Forse sarebbe meglio se chi commenta si prendesse un po' meno sul serio...
@Pietro: ma che cosa le costa citare da dove prende quello che copia e incolla?
@Tutti: vi rendete conto, vero, che quando fate così parlate da soli illudendovi che il mondo vi ascolti?



19/12/2016 21:04 Sara
Pietro lei confonde la teologia con la scolastica (ne avevamo già parlato). Non ho capito il riferimento a Romano Penna.


19/12/2016 20:39 Lorenzo
Invito il moderatore di questo sito a valutare se il post di Pietro B su Ratzinger sia un copia incolla di quanto pubblicato questo pomeriggio dal sito Aleteia tramite la pagina fb. Ci sono problemi di copyright che potrebbero portare a conseguenze spiacevoli.

Dopodiché la differenza tra me e altri qui sarà che io vorrò leggere in prima persona questa pubblicazione come ho fatto con molta parte degli scritti ratzingeriani pubblicati sono ad oggi. E poi continuerò ad interrogarmi su come sia arrivato da quelle posizioni al discorso alla curia del 22.12.2005, senza pensare che ci sia un Ratzinger giovane e in gamba e un Ratzinger vecchio e rincorbellito.



19/12/2016 18:22 Pietro Buttiglione
Anche io chiudo. Salvo:
Se avete letto quel msg su Ratzy, smettete di usarlo a sproposito
Se teologia è disciplina ha un suo catalogo che nn comprende tutti quelli che parlano di Dio; e i papi sono ben pochi.
Paolo non lo era . Studiare il Penna.
Infine Francesco non è un teologo. E' solo un Pastore chr pasce le sue pecore alla luce della Parola. Qualcuno ricorda COSA avesse chiesto Gesù??



19/12/2016 18:22 Lucio Croce
Ho letto con grande piacere il bel post di Pietro sul giovane Ratzinger e sul Concilio e mi è ritornata, forte, la nostalgia per quella bella, cara, generosa Chiesa di quel tempo:era una Chiesa - pur con tutti i suoi limiti, errori e difetti - partecipe della condizione umana, capace di amare il Signore e le persone e che -pur essendo sicuramente consapevole di essere portatrice di una verità extratemporale - si sentiva comunque nella stessa barca con gli uomini e le donne del Suo tempo. Qual'era l'idea di Chiesa che aveva Giovanni XXIII? La
Chiesa doveva essere come la fontana del villaggio di una volta, una fontana che offriva la sua acqua a tutti, indistintamente, senza discriminazioni e disinteressatamente, non per un calcolo opportunistico, ma per spianare la strada alla diffusione del Vangelo. Papa Giovanni - che per cultura e formazione era, non dimentichiamolo, un "tradizionalista", forse più di quanto lo fosse Papa Pacelli - ebbe l'intuizione di capire che, davanti ad un mondo in rapida trasformazione, era necessario per la Chiesa abbandonare l'impronta anacronistica risalente
al Concilio di Trento per cui conseguentemente - per citare solo qualche esempio - la libertà era una iattura, i giudei erano perfidi, le donne inaffidabili, la scienza un pericolo e le dittature,purchè cattoliche, un accettabile sistema di governo. Col Concilio ci sforzammo, quindi, di passare da una Chiesa prevalentemente
"istituzione" a una Chiesa che fosse anche, come allora si era soliti dire, "popolo di Dio in cammino", nella quale largo spazio avrebbe dovuto essere dato all''esercizio della carità e del servizio; non
più una Chiesa "perfetta" - che probabilmente non è mai esistita -ma una Chiesa "sempre da riformare". Poi, gli sviluppi sono stati un po' diversi (e lasciamo perdere perchè e percome). Ma se la "Chiesa del Concilio" non si è mai concretizzata, non potremmo tentare di realizzarla ora, visto che ci dibattiamo comunque in una grave crisi? Proviamo a far fruttare quei semi che ancora non sono sbocciati: potrebbero darci una mano a risolvere qualche problema. Grazie a tutti per la bella discussione che si è sviluppata, scusate se ho abusato della vostra pazienza con troppi post: non lo farò più. Santo Natale a tutti.



19/12/2016 17:49 Sara
"Nei fatti lo è anche Francesco, come ho cercato di spiegare nel precedente intervento." anche secondo me Francesco in realtà è molto teologo (addirittura molto buono per certe cose) il che dimostra che è impossibile mettere le grandi questioni teologiche tra parentesi.


19/12/2016 17:43 Sara
Senza contare che anche i cosiddetti progressisti avevano capito poco di Raztinger, la premiata ditta Vatican insider potrebbe farlo notare invece di colpire sempre i soliti.

1 a 1 palla al centro!!



19/12/2016 17:41 Lorenzo
X Lucio Croce

La ringrazio per la risposta e non le sembri paradossale che trovo gran parte della replica del tutto condivisibile.
Forse un punto ci divide: la "lettura" del periodo post conciliare. Leggendo le riflessioni post conciliari dei periti conciliari (De Lubac, Congar, Danielou, Ratzinger), ovvero di interpreti autentici dello "spirito conciliare", teologi che la GS l'hanno scritta, mi pare evidente in tutti un "riposizionamento" rispetto ai frutti del Concilio stesso, da loro giudicati eterodossi. Ora, questo, potrà essere anche imputabile al '68, ovvero a cause extraecclesiali, ma io non credo siano assenti anche cause intraecclesiali. Jean Danielou, ad esempio, lamentava che tra i frutti eterodossi del Vaticano II ci fosse l'abbandono, nella formazione del clero, dello studio della teologia, sostituita della sociologia. E qui mi fermo sennò riparto con un altro pistolotto... :)

Ora davvero "chiudo". Grazie a tutti per il confronto.



19/12/2016 17:30 Sara
Pietro ho scritto dopo di lei "potevano strumentalizzarne il magistero" e lo dicevo anche allora, oggi però sono altri quelli che vorrebbero strumentalizzare, ad ogni pontificato i suoi problemi.


19/12/2016 17:25 Lorenzo
X Pietro Buttiglione

Su cosa sia più importante.
E' importante "vivere la verità nella carità", dice San Paolo.
Quindi è importante che un Papa sia insieme teologo e pastore, senza potersi teorizzare la soccombenza dell'una dimensione rispetto all'altra. Tutto ciò tenendo presente che, a differenza di "pastore", il concetto di "pastorale" si affaccia alla dottrina della Chiesa solo con l'ultimo Concilio. In questo senso, Francesco si inserisce sì nella linea dei pastori petrini, ma è il primo Papa propriamente "pastorale", la cui opera cioè - come il CV II - non intende affrontare o mettere in discussione i contenuti della fede, ma il modo di presentarli alla modernità. E come accaduto per il CV II questo lo espone, per un verso, a chi ritiene che anche così si faccia teologia e, per altro verso, a chi ritiene comunque insufficiente la carica innovativa che viene da lui proposta, orientandosi su uno "spirito di Francesco" che va oltre il magistero di Francesco. Ovviamente questa è solo una delle possibili chiavi di lettura delle divisioni in atto.

Quindi, papi teologi sono stati pressoché tutti. Francesco mi pare il primo che fa una gerarchia dei carismi petrini e che, volendo aggiungere un quinto principio, teorizza che "la pastorale è più importante della teologia".

Le altre domande che mi poni:
- Sulla nascita della teologia: con San Paolo? O fuori dalla Bibbia, con Origine e Agostino? Prima di Cristo: Platone e Aristotele non erano anche teologi?
- Su quante "teologie" esistono oggi? Una per ogni persona che si pone il problema. Non si è mai vista un'epoca come questa in cui ognuno è isolato nella gabbia del proprio Dio (o dei propri dei).
- Certo che esiste libertà di ricerca. Non c'è luogo dove vi sia più libertà di ricerca dei seminari, delle scuole di teologia ecc... Solo il Papa non fa ricerca, ma Magistero. Oppure fa come Benedetto che, nell'introduzione al suo Gesù di Nazareth, chiarisce che esso non deve essere considerato in alcun modo un documento magisteriale, ma frutto della ricerca teologica personale.
- Beh... Giovanni Paolo II era teologo, con tesi di dottorato su San Giovanni della Croce. Anche Giovanni XXII era un teologo. Paolo VI era un giurista. Pio XII era un teologo. Insomma, tutti i Papi, a prescindere dalle successive carriere, avevano dottorati in scienze bibliche o giuridiche, entrambe accumunate dallo studio della materia attraverso strumenti quali l'esegesi, l'ermeneutica, ecc... Francesco, che è uin filosofo già docente di letteratura e psicologia, è il primo ad interrompere questa linea.
- Un Papa teologo è quindi norma. Nei fatti lo è anche Francesco, come ho cercato di spiegare nel precedente intervento.



19/12/2016 17:21 Paix
Caro Lucio, mi riferisco ad alcune delle critiche mosse al papa, come penso fosse abbastanza chiaro dal mio commento: alcune di queste critiche sono da me condivise, è molto semplice.
Lei srive: "è però forse il prezzo che si deve pagare perché il Vangelo diventi parte di noi stessi senza incrostazioni estranee; è il Vangelo,infatti,che cambia il nostro modo di essere cattolici, lo deve cambiare, e speriamo lo cambi ancor di più nel futuro", ma che cosa ha a che fare l'adesione al Vangelo con questo discorso? Tutti dobbiamo lottare con noi stessi per una vita sempre maggiormente evangelica, ma che questo si identifichi con l'apprezzare tout court papa Francesco è un assioma tutto da dimostrare, e piuttosto semplicistico a dire il vero. Come ho già scritto, quale direzione sia più "evangelica" non mi pare affatto opinione condivisa nella Chiesa in questo momento, quindi è inutile discutere come se questo fosse un punto assodato.
Papa Francesco non è "il Vangelo", è un uomo con una politica ecclesiale ben precisa, una provenienza culturale, una serie di visioni teologiche di riferimento, precise opinioni in ambito politico, amicizie e inimicizie: smettiamo per favore di dipingerlo come una creatura dell'Iperuranio, non ha senso.
Sono d'accordo con lei quando parla del giusto rispetto e anche amore dovuto alla figura del papa, nè amo le critiche feroci o addirittura offensive, ma come mi è capitato di frequentare pagine "ultratradizionaliste", sono anni che leggo anche pagine "ultraprogressiste", se vogliamo chiamarle così, e non trovo nulla di diverso nei toni e nei modi. Ma in mezzo a questi due estremi c'è un mondo molto vasto, dove la divisione progressisti-tradizionalisti è molto più sfumata e francamente opinabile, e c'è una critica amorevole e rispettosa, anche spiritosa, che trovo apprezzabile e degna di considerazione da entrambe le parti. A proposito del nostro Papa di recente molte perplessità vengono avanzate da voci tutt'altro che a) marginali, b) fondamentaliste c) offensive. Penso per esempio agli interventi di Aldo Maria Valli, tanto per dirne una. Soprattutto trovo che ci siano *argomenti* importanti di cui discutere e che certi gesti del papa si prestino alla discussione, e dato che lui stesso la incoraggia, mi sconcerta l'indignazione della clacque.



19/12/2016 17:13 lucio croce
Caro Lorenzo, mi scusi se non ho risposto alle Sue obiezioni prima; lo faccio ora:
1)""L'impressione è quella che coloro che per qualche decennio hanno dovuto "tollerare" GP II e Benedetto XVI (ma io credo anche Paolo VI) con Francesco si sentano finalmente autorizzati a sostenere qualsiasi tesi, convinti che il Papa sia "con loro""": Le assicuro che non è il mio caso; ovviamente mi sento più in sintonia con Francesco, ma non è vero che "tolleravo" (nel senso che intende Lei) nè GPII nè Benedetto XVI
2)""Se tu avessi letto senza pregiudizio il mio intervento - non estremista come afferma Alberto, magari provocatorio e un po' dissacrante - avresti inteso quanto sia fermamente convinto che Francesco ponga problemi serissimi"": ne sono contento.
2)""Lucio, come come ricorda Maria, il concetto di "modernità" di per sé non vuol dire niente, se non lo definisci a monte"": ne sono convinto, infatti nel post scrivo:""La modernità,in sè,non è nè buona nè cattiva, è solo una delle tante stagioni che hanno attraversato il divenire del mondo e che noi ci troviamo-qui ed ora-a vivere e con la quale bisogna misurarsi,senza nè mitizzarla nè demonizzarla""
3)""Insomma, Lucio, chi ti dà il diritto di pensare che sia tu quello moderno?"": a me pare di non aver mai detto una cosa del genere, non credo di aver mai fatto un discorso personale, che sarebbe del tutto fuori luogo
4)""Quanto poi alla tua affermazione circa il fatto che prima del Concilio "le chiese erano piene ma i Vangeli non li leggeva quasi nessuno e il popolo pregava sì,devotamente, ma in latino, senza capire un accidenti di quel che diceva". Sarà come dici tu, ma non credo ci sia mai stata un'epoca come la presente in cui è così diffusa la più totale analfabetizzazione rispetto ai contenuti del vangelo"": quello che lei dice è verissimo: ci troviamo di fronte alla "prima generazione incredula"; questo perchè, probabilmente, non ha funzionato la cinghia di trasmissione della Fede nell'ambito della famiglia; e perchè non ha funzionato? Ovviamente qui ognuno ha le sue diagnosi. La mia, opinabilissima, è che non ha funzionato perchè l'annacquamento del Vaticano II ("l'inverno del Concilio") ha portato molti laici a staccarsi dalla Chiesa, con le ovvie, negative conseguenze che tale distacco non poteva non comportare. Se l'esperienza del Vaticano II fosse stata sviluppata, le cose sarebbero andate diversamente? Io credo di sì, ma capisco anche chi sostiene la tesi contraria
5) ""Le Messe, poi, erano in latino perché il Concilio di Trento, con la sua infinita sapienza, aveva ribadito che la lingua era secondaria, perché la grazia scende ex opere operato, perché al centro dell'azione c'è Cristo e non l'indegno sacerdote dell'immondo clero (che grande pastorale!). Oppure "capire" l'Eucaristia è un problema di lingua corrente? E se vado in Francia la Messa non è valida perché non capisco niente?"": è ovvio che se vado a messa in Francia (o in Papuasia) la mia messa è valida; e certamente l'Eucaristia non è un problema di lingua corrente. . Ma se vado a messa e non capisco niente di quello che accade tra il Sacerdote - che parla una lingua astrusa(e che mi sta di spalle)- e l'altare , ammetterà che i benefici spirituali che traggo dal Sacrificio della Messa saranno minori a quelli che ne trarrei se partecipassi anche con l'intelletto? Posso capire la Messa in latino per uno che conosce questa lingua (ormai estremamente pochi), ma se uno non capisce un accidenti, che senso ha? Anche avendo presente che la grazia scende ex opere operato, non è meglio partecipare con la mente, oltre che con il corpo?
6)""Allora bene il Vaticano II. Ma non certo nella prospettiva della c.d. "ermeneutica della rottura" che tu - ma non certo Papa Francesco, per tornare al discorso iniziale - sembri auspicare"": io non sono un sostenitore dell'""ermeneutica della rottura""; vorrei solo che i semi del Concilio, dopo tanti decenni, avessero finalmente la possibilità di poter sbocciare, senza tanti ostacoli. Cordiali saluti lucio



19/12/2016 16:50 Sara
"ma Lei qualche blog tradizionalista l'ha mai frequentato" io si, però chiarito che molti stanno scivolando nel sedevacantismo che cosa gli vuoi fare?

Molti di loro si erano riavvicinati dopo il summorum mal interpretando la mano tesa di Benedetto, con Francesco si sono già ridimensionati di molto, sono una realtà assolutamente minoritaria ed erano molto più pericolosi sotto Benedetto perché potevano strumentalizzarne il magistero.

E' un po' disonesto confondere le parrocchie con il mondo tradizionalista che tra parentesi le parrocchie le detestava. Lasciamoli perdere e passiamo oltre.



19/12/2016 16:20 PietroB XconoscereRatzy!
Per Joseph Ratzinger, il Concilio Vaticano II è stato un destino. Da consulente teologico del cardinale Frings, ha vissuto le quattro sessioni di quella grande avventura immerso nel ritmo mozzafiato di iniziative, sessioni di lavoro, brainstorming e elaborazioni di documenti a stretto contatto coi più grandi vescovi e teologi del XX Secolo, da Congar a Rahner, da Frings a Volk, da De Lubac a Danièlou. Da cardinale Prefetto dell'ex Sant'Uffizio ha legato il suo nome al Catechismo della Chiesa cattolica, pubblicato nel 1992 per riproporre in maniera sistematica il depositum fidei alla luce del Vaticano II. Da Papa ha provato a risanare lo scisma coi tradizionalisti lefebvriani, esponendosi alle accusa di aver aperto alla “Chiesa dell’ “anticoncilio”. L’entusiasta sostenitore della riforma conciliare, una volta divenuto Successore di Pietro, ha anche rivendicato una appropriata “ermeneutica” del Concilio Vaticano II, ripetendo che quella riforma non comportava alcuna alterazione genetica della Chiesa. Ma proprio la centralità del Vaticano II nel cammino percorso da Joseph Ratzinger è diventata talvolta un dato enigmatico, tutto da decifrare. In molti, per anni, si sono applicati a misurare la “coerenza” del percorso ratzingeriano, magari per rinfacciare a Ratzinger imbarazzanti cambi di casacca, rivelatori di tardivi pentitismi, oppure – su fronti opposti – con l’intento di insinuare una perdurante pulsione “modernista” rimasta attiva sotto le movenze crucciate talvolta assunte quando era custode della ortodossia cattolica.
Finalmente la pubblicazione anche in Italia de primo tomo degli scritti di Joseph Ratzinger al e sul Vaticano II, raccolti nel VII volume dell’Opera Omnia curata dalla Libreria Editrice Vaticana (traduzione di Pierluca Azzaro, revisione di Lorenzo Cappelletti), consente di attingere “sine glossa” all’intensità con cui il Papa emerito a vissuto il Concilio e tutte le sue conseguenze. Davanti al fiume di parole incandescenti sgorgate “in diretta” mentre era immerso in quel grande evento ecclesiale restano al palo tante estenuanti discussioni sull’ermeneutica (del Concilio e del pensiero di Ratzinger) E soprattutto, disseminate nelle 726 pagine della raccolta di testi, si incontrano una moltitudine di intuizioni e scoperte cariche di suggestioni per il presente della Chiesa.
 

La confortante attualità ecclesiale degli scritti conciliari di Joseph Ratzingernon si esaurisce nelle assonanze di fondo tra le intuizioni e gli entusiasmi del giovane professore di teologia di allora e il sensus Ecclesiae dell’ottuagenario Papa Francesco.La freschezza e l’attualità delle pagine sgorgano da quella che Ratzinger indicava già allora come autentica sorgente della riforma conciliare. La stessa che nutre oggi la «conversione pastorale» suggerita dall’attuale Successore di Pietro, e suscita anche oggi resistenze sorde e sabotaggi organizzati.
 

C’è un passo degli scritti sul Concilio appena pubblicati in cui Joseph Ratzinger coglie e descrive con nitida e attualissima intuizione i reali contorni della partita conciliare. E le dinamiche da lui delineate allora sembrano molto simili a quelle che muovono e agitano gli scenari ecclesiali di oggi. La felice intuizione si ritrova nel suo resoconto del terzo periodo conciliare, nella pagine che dedica alla “Nota esplicativa previa”, il testo firmato dal cardinale Pericle Felici per spiegare i criteri con cui andavano letti i passaggi sulla collegialità episcopale contenuti nella Costituzione apostolica Lumen Gentium: quelli che la minoranza conciliare non aveva mai smesso di contestare, indicandoli come un possibile fattore di depotenziamento dell'autorità papale.

Secondo Ratzinger, all’ombra della Nota previa – che lui non apprezzava affatto - si erano delineate con chiarezza le due opzioni di fondo che si fronteggiavano al Concilio: da un lato, «un pensiero che parte da tutta la vastità della Tradizione cristiana, e in base a essa cerca di descrivere la costante ampiezza delle possibilità ecclesiali».  Dall’altra parte «un pensiero puramente sistematico, che ammette soltanto la presente forma giuridica della Chiesa come criterio delle sue riflessioni, e quindi necessariamente teme che qualsiasi movimento al di fuori di essa sia cadere nel vuoto» (471).

Il «conservatorismo» della seconda opzione, a giudizio di Ratzinger, si radicava «nella sua estraneità alla storia e quindi in fondo in una “carenza” di Tradizione, cioè di apertura verso l’insieme della storia cristiana» (471). La descrizione fattuale di Ratzinger rovesciava già allora lo schema preconfezionato che andava descrivendo il Concilio in corso d’opera come un conflitto tra “conservatori” in ansia per i possibili “strappi” dalla Tradizione e “progressisti” condizionati da pulsioni moderniste. Le cose – spiegava Ratzinger stavano esattamente al contrario: erano quelli etichettati come “progressisti”, o perlomeno «la parte prevalente di loro» che stava lavorando per favorire un «ritorno all’ampiezza e alla ricchezza di ciò che è stato tramandato». Essi ritrovavano le sorgenti del rinnovamento da loro auspicato proprio nella «intrinseca larghezza propria della Chiesa» (471).
 

Succede anche oggi, nella Chiesa, che a sventolare a sproposito dottrina e Tradizione sono proprio quelli che resistono alla Chiesa che cammina nella semplicità della Tradizione.
Il desiderio di ritornare alle sorgenti per godere di tutta «l'ampiezza e la ricchezza di ciò che è stato tramandato», è la filigrana tenace che attraversa tutti i contributi e gli interventi offerti da Ratzinger al grande lavoro del Concilio: da quelli sulla Divina Rivelazione a quelli sulla missione, da quelli – critici – sulle venature “ottimiste” della Costituzione Gaudium et Spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo a quelli – ricchissimi - da lui prodotti intorno alla “battaglia cruciale” sulla collegialità episcopale nella Chiesa, tutti rivolti ad attestare e documentare che la dottrina della collegialità non è un nuovismo teologico, ma fa parte della Tradizione. A chi continuava allora a sostenere che i termini Collegio e collegialità non si rintracciano nei vangeli, Ratzinger, insieme ai colleghi teologi Karl Rahner e Gustave Martelet, allora faceva notare che lo stesso vale per i termini «Primato» e Infallibilità». «La Tradizione e il magistero» scriveva allora il futuro Papa Benedetto «devono sempre sviluppare il germe contenuto nella Scrittura» (210). Perché la Chiesa, Sposa di Cristo, non è una entità sacrale autosufficiente, al di fuori del tempo e dello spazio, che occorre difendere a tutti i costi da qualsiasi tipo di critica. Essa riconosce sé stessa come una realtà che cammina nella storia rimanendo dipendente passo dopo passo dalla grazia operante di Cristo, «continuamente bisognosa di rinnovamento», posta «sotto il segno della debolezza e del peccato», e che per questo «ha sempre bisogno della tenerezza di Dio che la perdona». 



19/12/2016 15:53 Lucio Croce
Cara Paix, rispondo volentieri ai Suoi rilievi:
1)""Se poi per te questo significa che sono una farisea che al Vangelo sine glossa preferisce sbandierare la sua identità cattolica... beh, abbiamo capito dove sta il problema comunicativo che ci affligge tutti"": cara Paix, lungi da me l'idea di qualificarla come farisea (non la conosco...):quello che ho detto si riferisce, semplicemente, alle persone che dicono una cosa e ne fanno un'altra
2)"" Lucio, ti rendi conto quanto sia semplicistica e per l'appunto divisiva questa tua rappresentazione della situazione?"": la mia è una "rappresentazione semplicistica e che divide"? Può darsi che sia semplicistica, ma dubito che sia io a renderla divisiva: mi sembra ormai abbastanza pacifico che ci sia una Chiesa che si considera più "popolo di Dio in cammino" - e che quindi, come tale, da' per scontata la possibilità di commettere degli errori (d'altronde,ne ha commessi tanti nel corso di due millenni, ritenendo di essere infallibile...) ma che, ciononostante, ritiene preferibile fare la sua strada assieme agli uomini del suo tempo, di essere Madre prima che Maestra, rischiando se del caso; e c'è una Chiesa, invece, che si considera maggiormente "Istituzione" e, come tale, ritiene di dover essere particolarmente attenta ai passi che compie, nel tentativo di evitare ogni comportamento che possa mettere in dubbio la sua ortodossia.
3)""Per finire, quando qualcuno si meraviglia per le critiche al papa, come una cosa mai vista prima, mi domando in che razza di mondo vivesse fino al 2013"": so bene che anche i precedenti Papi sono stati contestati; ma io mi riferisco al cattolico qualunque (a me, per intenderci): io - e come me tanti - non si sarebbero mai sognati di accusare, aggredire e/o dileggiare il Papa (ma Lei qualche blog tradizionalista l'ha mai frequentato...?) solo perché sosteneva argomenti che si riteneva di non poter condividere al cento per cento; questa è ipocrisia? Non credo, è semplicemente rispetto per una figura che riteniamo rappresenti Cristo in terra; ma,Lei mi dirà: tu Lucio Croce difendi, però, la libertà di coscienza, come la mettiamo? Le rispondo che un conto è la libertà di coscienza - per cui su un certo problema rilevante posso assumermi la grave responsabilità di ritenere di poter avere anche una visione diversa da quella che ha il Papa, ""pagandone il "fio"", se del caso, nel Giorno del Giudizio - un conto è il rispetto, e anche l'affetto, che ho per lui e che mi impedisce di offenderlo, di aggredirlo, di deriderlo
4)"" Molte, come è sempre stato, sono rancori dettati da visioni troppo diverse, e non valgono la pena di un dibattito, ma a mio parere in alcune c'è del vero, e lo dico con sofferenza"": non capisco a cosa Lei si riferisca. Se, e sottolineo se, ho capito quello che vuol dire, Le rispondo dicendo che, a mio giudizio, ci troviamo pprobabilmente in una situazione di aporia: di fronte a tale situazione si deve indubbiamente avere preoccupazione, ma è però forse il prezzo che si deve pagare perché il Vangelo diventi parte di noi stessi senza incrostazioni estranee; è il Vangelo,infatti,che cambia il nostro modo di essere cattolici, lo deve cambiare, e speriamo lo cambi ancor di più nel futuro. Lei mi potrà dire: ma perché cambiare? Ed io Le rispondo con un altro interrogativo: ma possiamo essere contenti, dopo duemila anni di Cristianesimo, delle condizioni in cui versa il mondo? In duemila anni, noi cristiani siamo stati capaci di creare non dico un mondo nuovo ma, quantomeno, un mondo migliore di quello che c'era prima? Allora, se proprio dobbiamo arrivare ad un redde rationem, delle due l'una: o il Vangelo è un bel libro come tanti, oppure noi l'abbiamo "applicato" non nel migliore dei modi. Io, ovviamente, propendo per la seconda ipotesi. Grazie, cordiali saluti e Santo Natale. lucio croce



19/12/2016 15:25 Sara
Caro Tommaso infatti secondo me Papa Francesco quando parla di periferie ed uscita punta ad un passo ulteriore, a riprendere il mandato missionario puro e semplice giocando d'attacco e non in difesa.
Forse, ripeto, sottovaluta un po' l'inerzia che la secolarizzazione ha portato in Europa in fondo viene da una Chiesa più viva e fresca della nostra.

Ricordo un brano di Biffi in cui rimpiangeva la contestazione giovanile degli anni '60 perché era comunque frutto di passione e di interesse. Forse quando parla di mettere in moto processi dice: piantat di parlarci e provate.

Però è una richiesta pesante per i laici, non una gentile concessione.

:-)



19/12/2016 15:08 Pietro Buttiglione
Dal post di Lorenzo emerge la ?:
X un Papa è + importante essere un buon teologo, come Ratzy, o un buon pastore, come Francesco?
Basterebbe documentarsi un pocopochino su "teologia"
- nata circa 1000 anni d.C. Con Abelardo..
- quante "teologie" esistono oggi?
- esiste o no libertà di ricerca tra le stesse?
- eccetto Ratzy quanti papiteologi??
-papateologo è quindi norma o eccezione??
Sono osservazioni elementari: nn servono epopee x digerirle😂😄



19/12/2016 13:58 Lorenzo
Papa Francesco è il primo Papa post conciliare e anche il primo Papa non teologo. Credo che questo sia il tema di fondo: finché non diventi Papa, non essere teologi può andare bene; quando diventi Papa tutto diviene, tuo malgrado, teologia. Ad esempio, in EG il Papa indica quattro principi che, secondo lui, governano il conseguimento del "bene comune" e della "pace sociale". Uno sarebbe portato a pensare che, vista la collocazione, detti principi governino gli aspetti sociali, non altro. Invece, in AL il principio tempo-spazio è utilizzato a mo’ di premessa epistemologica per l'intera lettura del testo papale (n. 3). Da principio sociale, diviene quindi criterio ermeneutico, quindi anche teologico. A riprova, si legge: «Ricordando che il tempo è superiore allo spazio, desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero» (n. 3). Dunque, in EG il principio governava i processi sociali, in AL guida le «discussioni» (che brutto termine, ma una traduzione un po' migliore no? Sembra il bar...) dottrinali, morali e pastorali. Così, la teologia viene derubricata a mera fenomenologia del sociale e quindi, nella misura in cui «non tutte» le questioni «devono essere risolte» (quali sì? quali no? chi lo decide?), si finisce per destinarla all'irrilevanza. Si comprende quindi perché per il Papa sia irrilevante che i vari episcopati prendano posizioni diverse: l'importante, al fondo, è che nessuno possa sentirsi escluso.
Ribadisco e rivendico il mio disorientamento, allora, senza che con ciò si possa intendere come cedimento verso la piena fedeltà alla Cattedra di Pietro, cui è rivolta la mia doverosa obbedienza e una critica leale.

E qui viene fuori il nucleo della questione. Teorizzare che nelle cose di Dio non ci sia il bianco o il nero (cit.) consente ai frutti eterodossi del Vaticano II di ascriversi ai "Bergogliani" e così di far entrare nella Chiesa semplicemente un pensiero non cattolico. Il vangelo sine glossa lasciamolo al Santo Francesco, perché in bocca ad un Papa non vuol dire niente (a meno che domattina non regali tutto e trasferisca la Santa Sede alla serpentara, secondo l’indicazione di Cristo al giovane ricco). Se infatti la Chiesa è il corpo mistico di Cristo, è comunità vivente e vivificata dalla Parola, il suo Magistero, la sua Tradizione, il suo Popolo sono per definizione mediatori di quella Parola che è Cristo (Gv 1,14). La chiesa stessa, con tutta la sua storia, è il Mediatore come lo era Cristo. Dunque, è lei stessa Vangelo e il Papa è costitutivamente “glossa”.

Dunque, la mia divisione non è da Papa Bergoglio, che ha umani limiti né più né meno come i suoi predecessori e la cui opera è in linea con il pensiero della Chiesa. La mia divisione è da quelli che "usano" il Papa per portare nella Chiesa "ogni vento di dottrina" (naturalmente non mi riferisco a nessuno di quelli qui intervenuti; anzi, mi pare un confronto bello e profondo che aiuta a capirsi).



19/12/2016 13:57 Pietro Buttiglione
Vedo che il mio invito ad evitare di tirare x i piedi qs o quello e di rifarsi al Maestro nn è servito.Due ??
1) credete che Ratzy avalli il vs agire? O nn piuttosto che ne sia profondamente amareggiato??
2) secondo voi perché, fatto fuori da ogni std, si è dimesso? Se PERLUI tutte quelle cose x cui lo esaltate fossero state così IN da essere difese fino alla... Io direi una presa atto di in/capacità e nello stesso tempo la ammissione del bisogno di un vento nuovo, vento al quale non ha fatto mancare il suo appoggio alla faccia delle scorie vaganti che, in ogni processo di cambiamento, sono inevitabili!



19/12/2016 13:32 Tommaso
Sarà ho trovato il tuo commento molto bello e confortante, credo tu abbia ragione quando dici che se ci fosse domanda, pressione, movimento laico magari si porrebbe il problema. Gli anni '50 sono esauriti, quel fermento è passato e quei luoghi di espressione sono "consolidati"; ricordo pagine bellissime di Paolo Giuntella su questo.

Se le cose stanno così, e credo tu abbia ragione, mi rallegro: questo è il tempo che ci è dato vivere come diceva Aldo Moro e allora vabbè, uno fa quel che può, commenta su Vino Nuovo, parla con te, testimonia le parole che ha dentro e qualche cosa in futuro succederà, o forse no. Chissà :)



19/12/2016 13:00 Paix
Lucio dice: "si è aperta una crepa nella Chiesa italiana, si è quasi formata una opposizione tra cattolici che vogliono ispirarsi al Vangelo - sine glossa - e cattolici per i quali la prima preoccupazione è la tradizione, la sbandierata "identità cattolica"". Lucio, ti rendi conto quanto sia semplicistica e per l'appunto divisiva questa tua rappresentazione della situazione?
Sembra lo stereotipo della visione "progressista", a cui si potrebbe dare un contrappeso altrettanto stereotipato e "conservatore" "si è formata un'opposizione tra i cattolici che vogliono seguire gli insegnamenti di Cristo e dela Chiesa e quelli che invece vogliono svendersi alla mentalità del mondo". Se qualcuno ti proponesse lo scontro in atto in questo modo, ti riconosceresti in questa rappresentazione? Non credo proprio. Dobbiamo fare uno sforzo per riconoscere le ragioni dell'altro, o presumerne per lo meno la buona fede, posto naturalmente che da entrambe le parti ci sono personaggi discutibili e verso i quali la presunzione di buona fede è uno sforzo titanico.
Il Vangelo "sine glossa" tutti pensiamo sia il "nostro": basta sorvolare elegantemente su quello che nella nostra visione ci è istintivamente più scomodo (pensiamo solo a uno dei grandi dibattiti del nostro tempo, quello che gira intorno al matrimonio).
Per finire, quando qualcuno si meraviglia per le critiche al papa, come una cosa mai vista prima, mi domando in che razza di mondo vivesse fino al 2013: senza bisogno di andare tanto indietro, il papato di Benedetto è stato ultra contestato non solo dal mondo extra ecclesiale, ma anche all'interno della Chiesa, con indicazioni largamente disattese (pensiamo al motu proprio che autorizzava l'uso del vetus ordo: in molte diocesi i vescovi si sono rifiutati di permettere la celebrazione anche solo di una messa), aperte prese di posizioni contro, insulti neanche troppo velati (un nome su tutti, Hans Kung), una fronda di dissidenza tra i vescovi. Il fatto stesso che si sia dimesso, ti pare che indicasse un clima di rispetto e benevolenza intorno a lui?! Per favore, cerchiamo di avere un minimo di senso storico.
Quanto ai cattolici qualunque, tu scrivi "Nei confronti dei precedenti Papi, a mia memoria, non si è mai verificato che "cattolici qualunque", senza alcuna qualificazione, si siano erti, ad ogni pie' sospinto, a giudici del Papa, pontificando continuamente su ogni sua azione e su ogni suo pensiero". Io non ricordo praticamente un solo atto di Benedetto XVI che non suscitasse feroci critiche, sarcasmo o anche antipatia gratuita tra un certo tipo di laici qualunque. E in questo il papa non era aiutato dal pregiudizio sfavorevole della stampa, mentre Francesco ha sicuramente la stampa dalla sua parte. Veramente, ma di cosa stiamo parlando?
Tutto questo discorso, Lucio, per dire che un punto di vista un minimo più obiettivo aiuta la discussione. E' inutile stracciarsi le vesti per le critiche al papa, mi interessa di più scoprire cosa le origina e se c'è in esse della ragionevolezza. Molte, come è sempre stato, sono rancori dettati da visioni troppo diverse, e non valgono la pena di un dibattito, ma a mio parere in alcune c'è del vero, e lo dico con sofferenza.
Se poi per te questo significa che sono una farisea che al Vangelo sine glossa preferisce sbandierare la sua identità cattolica... beh, abbiamo capito dove sta il problema comunicativo che ci affligge tutti.



19/12/2016 11:20 Sara
Anzi se ci pensi bene molte rivoluzioni attribuite a Bergoglio sono solo evoluzione di GPII: Dives in misericordia, Ut unum sint, Assisi, la Gmg e il rapporto con i giovani, la visita in Sinagoga ecc. ecc.
A volte c'è voglia di novità tanto per il gusto di perché già ce ne sarebbe ad applicare il magistero vecchio (compreso il concilio)....



19/12/2016 10:46 Sara
"In una scuola cattolica vengono ammessi immigrati?"


http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2012/11/19/IL-CASO-Islamici-nelle-scuole-dei-preti-Un-paradosso-tutto-cattolico/337864/

Per dire, guardi che il Pontificio consiglio per i migranti è stato istituito da GPII se ci sono cattolici xenofobi lo sono disobbedendo al magistero della Chiesa.

Basterebbe richiamarlo anche senza tante rivoluzioni.



19/12/2016 09:38 lucio croce
Caro Ale, mi ha fatto piacere leggere le Sue puntualizzazioni. Per quanto riguarda L'"acredine", certamente non mi riferivo a Lei: a me pare che Lei esprima i suoi giudizi, anche in dissenso, in maniera civile e condivisibile. La mia amarezza deriva, oltre che dalla citata "acredine", dal toccare con mano, ogni volta che mi occupo di queste questioni, che si è aperta una crepa nella Chiesa italiana, si è quasi formata una opposizione tra cattolici che vogliono ispirarsi al Vangelo - sine glossa - e cattolici per i quali la prima preoccupazione è la tradizione, la sbandierata "identità cattolica" . La Chiesa che trova alcune ispirazioni in Papa Francesco viene vissuta come una novità offensiva rispetto alla religione praticata e vissuta: ad esempio,in una scuola cattolica vengono ammessi immigrati? Frequentemente viene organizzata una dura opposizione da parte dei genitori dei bimbi cattolici, mentre le autorità locali provvedono, nel contempo, a fabbricare la paura del diverso (contestando più o meno apertamente il Papa che si immischia in questioni che non gli competono). Ormai casi del genere, o analoghi, se ne contano a bizzeffe, in tutte le parti d'Italia. Di fronte a tali scenari non si può non nutrire preoccupazione; però, personalmente, penso anche che sia il prezzo da pagare perchè il Vangelo finalmente emerga nella sua interezza nella comunità cattolica: il Vangelo ci ricorda che siamo cristiani perchè discepoli di Cristo ben prima di esserlo per tradizione. Il fatto è che si era giunti a voler essere cattolici riconosciuti perchè visibili, a costo di privilegiare il possesso, l'organizzazione, il numero, la compattezza (la famosa cultura della presenza). Io temo - e spero sinceramente di essere smentito dai fatti - che nei prossimi anni questa divisione si allargherà ulteriormente e chi vorrà seguire il Vangelo "nudo e crudo" sarà perdente. La ringrazio ancora per la Sua attenzione e Le invio cordiali saluti e sinceri auguri per un Santo Natale. lucio croce


19/12/2016 08:35 Sara
Si ma anche tutti questi laici che si vogliono impegnare: da voi c'è la fila?

A volte sembra una discussione sulle virgole mentre, per dirla con Bersani, non vediamo la mucca in corridoio.

Dalle terre di missione uno si aspetterebbe un'iniezione di fiducia, non il fatto di avere un sacerdote ogni 100 km perché poi i laici che possono sostituire il sacerdote non sono così tanti.


Riprendo da Ferrario che avevo postato sotto:


") Il credere senza appartenere può forse essere tentato (sociologicamente parlando) all'interno di un modello di chiesa di popolo. Chiese come le nostre (che vivono di contribuzioni volontarie; hanno organismi rappresentativi pletorici che esigono un notevole tasso di impegno; hanno numeri così piccoli da rendere necessarie alte percentuali di coinvolgimento, solo perché le iniziative possano sussistere; ecc.) richiedono non solo l’appartenenza, ma una discreta robustezza di motivazione. La «liquidità» sociologica è precisamente quanto non ci possiamo permettere. "

http://www.riforma.it/it/articolo/2016/09/13/la-politica-dello-struzzo

Il problema, secondo me, è che la teologia del popolo argentina è poco esportabile perché non esiste più un popolo da decenni, i conservatori tutti i difetti del mondo però a volte i progressisti paiono vivere sulla luna. (o per lo meno ancora agli anni '50 dove c'era nel laicato una forte pressione a partecipare)



19/12/2016 08:08 Pietro Buttiglione
Scrive Ale:
"quante coscienze “rettamente formate” vede in giro Croce fra le innumeri persone che reclamano la “libertà di coscienza”? "
Criticare, x me, non significa DIVIDERE. Ricordo un teologo di CR, importante, che commentava "UT UNUM.." con "Non si capisce cosa voleva dire!" accampando le divisioni reali... E se le divisioni significassero "deviazioni"?
Sicuramente si Ale che io lottiamo x UNUMSINT ritenendo deviazioni quelle che denunciamo. E crediamo ambedue di ottemperare al "Se un fratello..ecc"
Come se ne esce? Semplicemente interpellando la Parola.Ma non ad litteram, bensì nel suo essere via,Verità E vita!
Faccio un esempio. Quando si proclamava "EXTRA ECCLESIA NULLA SALUS" ( cfr la Dj di Ratzy) ne si rifiutava la interpretazione ad excludendum x un mare di motivazioni. Oggi c'è apertura all'ecumene. Non molto tempo fa si esigeva che gli ALTRI dovessero convertirsi. La divisione col senno di poi a CHI era imputabile? Quale la causa ( da superare😄)? L'autoreferenza.
Cancro terribile! Lo stesso che autorizza il sigAle a GIUDICARE la retta coscienza degli ALTRI.
PS non cito versetti sia xchè allergico sia xchè DEVI dare x skontato la conoscenza della Parola ( lo riconosco: io meno x precettistica tipo 3veniali=1mortale.. ecc



18/12/2016 23:54 Tommaso
A me lo "spirito" del commento di Ale. mi ha molto colpito; nel senso che per paradosso potrebbe essere il prete di curia quello più "inclusivo" nei confronti del laicato, nel senso che dice: oh c'è uno bravo, diamogli responsabilità.

D'altro canto il discorso del Papa mi sembra credibile: se uno ha l'ambizione di servire alla mensa, la scopre da solo, la matura, si attiverà da solo senza qualcuno che glielo chieda. E allora?

E allora mi sa che l'unica strada ha a che fare con l'individuazione dei ministeri laicali; nel senso che sennò col laico d'oro, per carità è tanto bravo, ma se ne va a casa. E' un bravo padre cristiano? Allora magari che gli si dia la responsabilità della catechesi familiare (sono sicuro che si fa spessissisimo intendiamoci), ma ho l'impressione che serva una riflessione teologica più profonda perché servono cornici nuove; come dice Stella Morra, e il titolo del sito, spero davvero che il vino sia nuovo.

Cioè, voglio dire, mi metto in gioco in prima persona. Io, laico, la predicazione di omelie la farei molto volentieri, e sarei molto contento di stare dentro percorsi di formazione sotto la tutela del parroco, e mi sentirei di aver dato un contributo qualificato e importante; allora ho due scelte, o faccio il diacono, o faccio il prete, o meglio tre, che è la primaria, cioè mi attacco - e ricordo . Come il "laico d'oro" diciamo, che sarà pure d'oro ma è oro "sprecato". O basta affidarsi al fatto che da qualche parte, in qualche modo segreto, noto solo al Padre, io e ognuno di noi lavora per testimoniare che Gesù è risorto?

D'altronde, come mi ha detto un giovane sacerdote durante un campo scout, "noi a Roma siamo abituati male. nelle terre di missione il prete lo vedono una volta ogni tre mesi e tutta la predicazione è fatta dalle coppie laiche e dai catechisti. La Chiesa è una roba diversa". Allora basterebbe prenderne atto?

Quindi per riassumere, se ci sono i laici d'oro, e non è giusto clericalizzarli, si tirino fuori forme diverse o è oro messo in banca per il futuro. Che magari, per carità, è anche cosa buona e profetica. Rispondetemi se vi va.



18/12/2016 22:19 Ale.
Caro Lucio,
“ut unum sint”: fa parte di quegli auspici che l’uomo stesso rende irrealizzati, così come la perfetta coerenza tra gli insegnamenti del Vangelo e la loro messa in pratica da parte di TUTTI i cristiani (per questo penso che i “se…” non servano a molto). A quanto pare, anche su questo sito tale unità è piuttosto disattesa, e non da una parte sola (non faccio nomi, ma due o tre da una parte e due o tre dall’altra li ho ben presenti!).

Vengo ai punti:
1-2-3) Per me “prescrizioni normative” e “proposizione di precetti e regole” sono equivalenti, per cui mi pareva contradditorio il loro “rigetto pregiudiziale” a fronte dell’asserita non-difficoltà della loro osservanza. Ovviamente, mi riferivo a “prescrizioni” volte ai cristiani, e non all’intera società civile: perché anche tanti sedicenti cristiani, mi creda, hanno dei “rigetti pregiudiziali” di fronte alle riprovazioni…
5) “profondo” e “dotto”: mi riferivo al parallelo trovato nel suo ultimo capoverso, in cui pareva che i pensieri “profondi” fossero troppo difficili da capire (cioè come una “dotta predicazione”), mentre in realtà anche le parole più semplici non inficiano la possibilità di esprimere per loro mezzo pensieri “profondi”.
5bis) “coscienza rettamente formata”: sono perfettamente d’accordo sulla necessità che la coscienza, per essere in grado di discernere, debba essere “rettamente formata”, ma chiedevo a Lei che cosa intendeva esattamente con tali termini, cioè in che modo una coscienza (anche laica) si può “formare rettamente”. Nessun pregiudizio quindi sulla “libertà di coscienza”.

Quanto alla Sua amarezza nel leggere acredine nei confronti di Papa Francesco, non credo proprio che l’abbia trovata nel mio scritto. Io lo rispetto in quanto Papa, e se ho dei rilievi da porre sulle sue parole lo faccio civilmente, come farei con chiunque altro. Bisogna accettare il fatto che non tutti la pensino allo stesso modo. Egli stesso, del resto, ha detto che le critiche fanno bene e che in ogni caso non gli tolgono il sonno.
Converrà che il modo di porsi di questo Papa è del tutto diverso rispetto al passato, quindi un certo “disorientamento” è comprensibile: disorientamento che, ovviamente, non giustifica toni troppo accesi nelle critiche. Forse il fatto che lui stesso voglia porsi, in ogni circostanza, come una “persona normale” facilita la troppa “normalità” (?) di espressione dei giudizi in disaccordo, con toni come spesso si leggono usati nei confronti di chiunque.
Quando passa il tempo la memoria si affievolisce e si tende a vedere solo il presente, ma non dubiti che anche gli ultimi Papi sono stati oggetto di critiche feroci… ciascuno per motivi diversi, ma anche loro hanno dovuto subirne!
Sinceri auguri di Buon Natale anche a Lei!!



18/12/2016 17:06 Lucio Croce
PS:
Provo una grande amarezza nel verificare, anche in questa occasione, quanta acredine ci sia nei confronti di Papa Francesco da una parte del mondo cattolico. Capisco bene che nel nostro variegato mondo esistano diverse sensibilità, a volte anche tra loro confliggenti, ma nel caso dell'attuale Papa il comportamento della parte cattolica "contro" mi pare inspiegabile.  Nei confronti dei precedenti Papi, a mia memoria, non si è mai verificato che "cattolici qualunque", senza alcuna qualificazione, si siano erti, ad ogni pie' sospinto, a giudici del Papa, pontificando continuamente su ogni sua azione e su ogni suo pensiero. I cosiddetti cattolici "progressisti", nel passato, anche se in dissenso su alcune posizioni del Magistero, hanno ritenuto di dover portare comunque rispetto alla figura del Vicario di Cristo, quantomeno in linea di principio; tale sensibilità pare oggi invece molto carente; evidentemente, si considera il Papa alla stregua del  capo di un partito politico, nei cui confronti la "minoranza" può legittimamente portare avanti la propria battaglia elettorale in vista del prossimo Congresso. Ma quali sono le gravi colpe di cui si sarebbe macchiato? E' da condannare perché vuole una Chiesa di frontiera, non di vertice, protesa verso i bisogni dell'uomo? Perché sogna una Chiesa che stia in mezzo alla gente comune, non chiusa tra quattro mura, in una curia dorata, inaccessibile ai più? Perché per lui il Vangelo è al di sopra del Papa, dei Concili, della teologia, del diritto canonico? Perché non condanna, perché dona a tutti,senza distinzioni,l'amore del Padre per tutte le genti? Perché non identifica nostro Signore con il potere con la ricchezza con gli onori? Perché ci ricorda le parole di Gesù: "io sono in mezzo a voi come colui che serve"'? Perché predilige una Chiesa militante piuttosto che trionfante? Io sono un cristiano qualunque, senza alcuna "specializzazione", però a me pare che Gesù nel Vangelo non dica cose diverse da queste che dice il Papa.  Forse è il caso di riflettere, tutti, sulle parole che  Gesù ha pronunciato prima di morire: "ut unum sint".



18/12/2016 16:46 Sara
Tra parentesi è proprio perché essere miti è difficile che si può imparare ad esserlo passando dalle piccole cose (ad esempio rispettando la fila) perché chi è fedele nel poco....

E' un concetto presente anche nelle discipline orientali e nella spiritualità ortodossa.



18/12/2016 16:17 Sara
La libertà di coscienza è da difendere ricordando che la coscienza non è un contenitore vuoto (per questo si dice rettamente formata).

E torniamo al piano di sotto e alla libertà o meno di scrivere commenti ingiuriosi su internet.

In realtà nemmeno i progressisti pensano che la libertà di opinione e di coscienza sia assoluta (altrimenti Spadaro e Grillo non mi cancellerebbero i messaggi) piuttosto pensano che le regole che la disciplinano siano da fissarsi storicamente anche facendo tabula rasa di quanto era stato stabilito fino ieri.

Non è che sia molto più democratico è solo diverso.



18/12/2016 15:21 lucio croce
Caro Ale, Le spiego le mie cinque contraddizioni:
1) ""E' probabilmente meno difficile sforzarsi di rispettare le prescrizioni normative piuttosto che,ad esempio,fare effettivamente propri stili di vita ispirati alle Beatitudine Evangeliche"": per quel che può valere la mia esperienza, Le confesso che trovo molto più semplice rispettare tutti i comandamenti ed i vari precetti insegnatici dalla nostra Chiesa piuttosto che conformare la mia vita alle Beatitudini: sono poco mite, poco pacifico, poco giusto etc.etc.; insomma, sono molto umano e poco cristiano; conformarsi alle Beatitudini mi richiederebbe una difficile "conversione", (che preferisco rimandare), rispettare la precettistica, in fondo, non mi risulta molto oneroso, ( in termini di stili di vita che conduco);
2) ""quel "rigetto pregiudiziale" che dobbiamo invece registrare quando il magistero viene svolto mediante la proposizione di una serie di precetti e di regole"": se qualcuno ritiene di poter dare lezioni di vita ad altri solamente sulla base del suo credo religioso (sto parlando di "credo religioso" non di matematica: due più due fa quattro per tutti, ma che Gesù sia figlio di Dio è vero, purtroppo, per me ma non per tutti), credo sia abbastanza normale che si abbiano reazioni "pregiudizialmente" contrarie se, a chi non crede, si vogliono imporre comportamenti non condivisi;
3)" "prescrizioni normative"", "la gente vuole fare quel che più le aggrada": ma siamo così sicuri che tutte le numerose prescrizioni normative stabilite dalla nostra Chiesa lungo due millenni siano senz'altro derivate dal Vangelo, che non abbiano risentito anche del contesto storico nel quale sono maturate? D'altronde, la differenziazione tra "spirito" e "Legge" non è certo un escamotage inventato dai cattolici cosiddetti "progressisti"...;
4)" "se mio nonno avesse le ruote"": che significa? Mi pare ovvio che, per uno che si professa cristiano non solo a chiacchiere, le enunciazioni verbali dovrebbero trovare riscontro nei comportamenti concreti: Gesù ebbe durissime parole contro i Farisei... ; è vero che Farisei lo siamo un po' tutti, ma certamente non possiamo pretendere che un tale comportamento trovi l'approvazione di nostro Signore.
5)""inoltre non capisco l'asserita identità tra "profondo" e "dotto"": francamente non capisco io cosa Lei voglia dire; io avrei voluto semplicemente dire che molti cattolici cosiddetti "conservatori" accusano Papa Francesco, evidentemente per puro pregiudizio strumentale, di non avere un pensiero "profondo" (cfr. anche commenti precedenti, cosa che io trovo veramente offensivo; io dico semplicemente che le parole di Gesù erano come quelle di Francesco: semplici ma dense di significato; Papa Francesco sta semplicemente spiegandoci il Vangelo puro e semplice, senza tutte quelle incrostazioni che l'hanno appesantito nel corso dei secoli
5) ""quante coscienze rettamente formate vede in giro Croce fra le innumerevoli persone che reclamano la libertà di coscienza""? E che vuol dire questo Suo interrogativo? La libertà di coscienza, a nostro giudizio, è in sè qualcosa da difendere oppure no? E' chiaro che se riteniamo la libertà di coscienza un "delirio" (cfr in proposito Gregorio sedicesimo), quello che ho scritto ci sembrerà qualcosa di inaccettabile
La ringrazio per la Sua attenzione e Le invio sinceri auguri di Buon Natale. lucio croce



18/12/2016 10:51 Ale.
Sorry, ma Croce sembra contraddirsi:
“è probabilmente meno difficile sforzarsi di rispettare le prescrizioni normative piuttosto che, ad esempio, fare effettivamente propri stili di vita ispirati alle Beatitudini Evangeliche”
“…quel rigetto pregiudiziale che dobbiamo, invece, registrare quando il magistero viene svolto mediante la proposizione di una serie di precetti e di regole…”
Da queste affermazioni non si capisce perché le “prescrizioni normative” dovrebbero subire un “rigetto pregiudiziale” quando invece parrebbe “meno difficile sforzarsi di rispettarle”.
Non credo proprio che c’entri il più o meno labile “legame con la Parola”: la gente che “rigetta pregiudizialmente” non guarda a queste sottigliezze.

Basta un minimo di psicologia per capire che la gente apprezza le esortazioni a bontà, mitezza ecc. in quanto l’ideale di bontà è condiviso in via di principio, ma riguarda sempre “gli altri” perché ciascuno o si considera già sufficientemente “buono”, oppure pensa che sono parole belle ma irrealizzabili nel concreto, e quindi in ogni caso non lo riguardano.
Invece le cosiddette “prescrizioni normative” sono più concrete, riguardano comportamenti effettivi. E anche qui basta un minimo di psicologia per rendersi conto che la gente non soltanto vuole fare quello più le aggrada, ma vuole anche essere approvata, o quanto meno non riprovata. Avete mai provato a fare a qualcuno un’osservazione per un comportamento sbagliato, tipo non rispettare la coda? Immediatamente si inalbera e spesso risponde a male parole, pur essendo nel torto. La stessa cosa, o anche peggio, avviene nei confronti della Chiesa, quando si permetta di riprovare un comportamento privato anziché limitarsi a condannare, che so, la guerra, le ingiustizie sociali o altri eventi pubblici palesemente riprovevoli.

E’ ovvio che “la Fede troverebbe un terreno più fertile se la predicazione fosse naturalmente accompagnata da un comportamento coerente da parte di tutti”: è cosa certamente auspicabile, ma questa frase me ne ricorda una analoga: “se mio nonno avesse le ruote…”.

Inoltre, non capisco l’asserita identità tra “profondo” e “dotto”: per me, “dotto” ha un che di sussiego, mentre “profondo” può essere anche il pensiero più semplice. Per restare all’esempio proposto, le parabole “agresti” di Gesù non erano certamente superficiali… anzi, erano non solo profonde, ma anche erano chiare e, in caso di dubbi interpretativi, venivano esplicitamente chiarite (es. seminatore).

Ultima perplessità: quante coscienze “rettamente formate” vede in giro Croce fra le innumeri persone che reclamano la “libertà di coscienza”? E cosa intende con “rettamente formate”, qualificazione che solo recentemente il Papa ha (giustamente) aggiunto alla precedente “coscienza” tout court?



17/12/2016 16:59 Sara
Giusto Pietro anche De Benedetti:


http://www.repubblica.it/cultura/2014/08/25/news/de_benedetti_dio_non_era_sicuro_del_risultato_cre_tutto_e_disse_purch_tenga-94420739/



17/12/2016 15:52 Pietro Buttiglione
Un altro Paolo, un grande umile: de Benedetti.


17/12/2016 14:46 Sara
http://www.repubblica.it/cultura/2015/02/09/news/paolo_prodi_c_era_troppa_violenza_nella_politica_per_questo_ho_scelto_di_fare_lo_storico-106852125/


17/12/2016 14:00 Sara
Morto Paolo Prodi fratello di Romano e storico del Concilio di Trento come il suo maestro Jedin

http://www.corriere.it/cultura/16_dicembre_17/morto-paolo-prodi-storico-controriforma-cattolico-trento-jedin-ecfad2c4-c433-11e6-bdd5-b215bf22a380.shtml?refresh_ce-cp



17/12/2016 11:26 Pietro Buttiglione
Mi ricordate quel passo... sento che uno è di Pietro, uno di Paolo, uno di Matteo, uno di Ratzy... anzi se non lo ha detto lui allora ecc ecc
MA non è uno solo Cristo??
Una sola la Parola??



17/12/2016 09:29 Sara
Male minore scusate.


17/12/2016 08:33 Sara
Secondo me un errore di fondo e' dare per scontato che il popolo e il fai da te coincidano con la modernità e il progresso. Anche quella e' una forzatura e torniamo al discorso del piano di sotto e alla necessità di educare e razionalizzare di fronte al riemergere di populismi xenofobi ecc. ecc.
Se Il Regno mandasse ai fedeli dei questionari sull'immigrazione come ha fatto sulla famiglia, oggi anno domini 2016 con l'aria che tira in Europa e nel resto del mondo cosa verrebbe fuori?
Secondo voi sarebbe giusto "aggiornare" il magistero al sentire comune?
Non è per le bufale del web che in America hanno votato Trump perché il Papa in America c'è andato e come pensava lo ha detto chiaro e tondo.
È evidente che il magistero può essere rifiutato in tanti modi e il laico fa de te può avere tante sfumature.
Il papa fa benissimo a correggere i difetti del clero però mi pare a volte non capisca bene fino a che punto e' avanzata la secolarizzazione nella nostra società e non e' oggi una secolarizzazione "buona" come poteva essere negli anni '60 dove le spinte erano opposte a quelle odierne.
Io da laica assolutamente libera mi sento di dire questo, chiedere maggior chiarezza non è necessariamente sintomo di rigidità ma ance consapevolezza ma consapevolezza che viviamo in tempi dolorosamente confusi.
Per esempio giù chiedevo qual'e' la posizione sulla Siria, c'è una linea comune? Chi consideriamo in questo momento male comune?
Perché chiederlo deve essere sempre derubricato a rigorismo?

In fondo la voglia di libertà può essere anche questione omebelicale perché riguarda solo piccole questione di morale spiccia piuttosto ininfluenti in fondo mentre si ignorano esigenze veritative molto più urgenti e pressanti.



17/12/2016 08:02 Lucio Croce
La difficoltà da parte della Chiesa di comunicare Dio agli uomini del nostro tempo (difficoltà che riguarda,è vero, non solo la nostra Chiesa ma tutte le Chiese cristiane)  non è  qualcosa di contingente, magari connessa ai tanti gravi  fenomeni che l'hanno vista alla ribalta delle cronache di alcuni anni fa, bensì un dato ormai  strutturale - anche ai tempi di San Giovanni Paolo II la consonanza era  di facciata più che di sostanza  - verosimilmente originata  dalla paura de "il nuovo" che  La  attanaglia da lungo tempo e che la fa sentire "cittadella assediata",   e  che Le ha impedito fin'ora - a differenza di quello che era accaduto nelle epoche precedenti -   di riuscire a "dare un'anima" all'Occidente. Si dirà: ma se il mondo non L' ascolta, non è forse  perché  vuole fare il comodo suo e trova, perciò,  insopportabili i Suoi richiami? Sicuramente c'è una parte di verità  in un' affermazione del genere; forse,però,è anche vero  che  molte  Sue proposizioni   non vengono accettate non tanto e non solo per la loro gravosità quanto perché paiono a volte avere un labile legame con i postulati essenziali della Fede: in fondo, è probabilmente meno difficile sforzarsi di rispettare le prescrizioni normative  piuttosto che,ad esempio, fare effettivamente propri stili di vita ispirati alle Beatitudini Evangeliche;  stili di vita che per molti di noi, ove si decidesse concretamente di adottarli,risulterebbero molto  ardui da praticare (dovremmo diventare "miti" ,"misericordiosi","operatori di pace"....; è una parola!); eppure l'insegnamento della Chiesa,  quando viene svolto proponendo questi valori alti ed esigenti,   viene generalmente apprezzato  -anche da chi non crede, quanto meno in linea di principio - e non subisce quel rigetto pregiudiziale che dobbiamo, invece, registrare quando il magistero viene svolto mediante la proposizione di una serie di precetti e di regole di cui non sempre è agevole comprendere il legame con la Parola.Si potrebbe però obiettare:ma questo non accade perchè si è perso il senso del peccato? Può anche essere vero, e almeno in parte lo è;però dare sempre e solo questa risposta - come si è fatto tante volte - potrebbe pure  essere una soluzione "comoda", funzionale alla rinuncia ad affrontare problematiche complesse, quale potrebbe essere, per esempio, la  questione  dell'accettazione effettiva da parte della Chiesa della libertà di coscienza, che non significa,ovviamente,   "diritto di fare come ti pare", ma piena assunzione di responsabilità da parte della coscienza rettamente formata. Chi fa queste considerazioni vuole forse insegnare alla Chiesa a fare il Suo "mestiere"? Ovviamente no, ma in ogni epoca la critica costruttiva del laicato è risultata spesso  - anche se a volte,purtroppo, soltanto  a posteriori e quando i "danni" si erano ormai concretizzati - molto utile alla Chiesa   ed ha permesso alla Parola del Vangelo di essere presente in ambienti e situazioni da  cui altrimenti - se non ci fosse stato il pungolo dei laici -  sarebbe scomparsa.Comunque, pur avendo presente questi caveat, non credo si possa ridurre il problema solo  al fatto che si vorrebbe  una religione "comoda",  lassista,  "fai da te"; è probabilmente vero, invece, che la Fede troverebbe  un terreno più fertile se  la predicazione fosse naturalmente accompagnata da un comportamento coerente da parte di tutti ( non solo chierici, ovviamente, ma anche laici).E Papa Francesco non sta facendo altro che pigliare il Vangelo - sine glossa, è questo ciò che lo caratterizza -  e tentare di spiegarlo a tutti in un linguaggio alla portata di tutti: non saranno sempre pensieri "profondi" (ma perché si dovrebbe rivolgere solo a persone in grado di comprendere pensieri "profondi"?) ma probabilmente raggiungono più persone di una dotta predicazione,magari un po' "astratta"; ricordiamoci che Gesù girava la Palestina parlando di uccelli, pecore, sementi e vignaioli. Cordiali saluti


16/12/2016 19:09 Lorenzo
Vero è il contrario Lucio Croce.
L'impressione è quella che coloro che per qualche decennio hanno dovuto "tollerare" GP II e Benedetto XVI (ma io credo anche Paolo VI) con Francesco si sentano finalmente autorizzati a sostenere qualsiasi tesi, convinti che il Papa sia "con loro".
Se avessi letto senza pregiudizio il mio intervento - non estremista come afferma Alberto, magari provocatorio e un po' dissacrante - avresti inteso quanto sia fermamente convinto che Francesco ponga problemi serissimi, anzi decisivi, con il solo limite di qualche forse apparente contraddizione e di una forma certamente un po' naif. Il suo parlare a braccio è un pregio e, insieme, un difetto, perché sembra limitarne la capacità argomentativa. E non devo dirti certo io che l'argomentazione è persuasione.

Immagino però che quando l'allora Cardinale Ratzinger ebbe a parlare, nel venerdì santo 2005, di "quanta sporcizia" c'era nella Chiesa, o, ancor prima, nel 1997 (credo, vado a memoria) in una conferenza tenuta come Cardinale (non come Prefetto) affermò la necessità urgente di ripensare le strutture ecclesiali incrostate di peccato al punto da rendere impossibile pensare la Chiesa come conformata a Cristo, ecco immagino che tu non abbia fatto mancare al PanzerKardinal il tuo sostegno. Così come immagino ti sia sinceramente rammaricato delle incredibili dimissioni di Benedetto che, sotto il profilo storico della spiegazione proporzionale, possono essere giustificate solo con la preso d'atto della propria incapacità di far fronte a quella "sporcizia".

Lucio, come ci ricorda Maria, il concetto di "modernità" di per sé non vuol dire niente, se non lo definisci a monte. Ancora il Cardinal Ratzinger, con quel suo voler legare la ragione alla fede, fu accusato già negli anni '60 di aver introdotto l'illuminismo nel pensiero cattolico: vuoi allora che non abbia fatto i conti con il pensiero moderno? Tutta la sua teologia (quella di Cardinale, non quella di Papa, perché sapeva bene distinguere se stesso dal suo Ufficio) è intessuta di confronto continuo la filosofia contemporanea di cui continuamente ne riconosce le giuste intuizioni. Così come non fa mistero della necessità di prendere le distanze da certa teologia medioevale (Anselmo ed altri) in materia di soteriologia ed escatologia.
E che dire poi di Benedetto quando, a Ratisbona, invitò l'Islam a fare i conti anch'esso con l'idea di un Dio razionale? Non è forse un invito a fare i conti con la modernità, questo? Non è forse affermare che o le religioni si confrontano con il pensiero moderno o saranno sempre motivo di violenza? Oppure pensiamo che sia il Corriere della Sera a doverci dettare l'agenda di cosa sia moderno o non lo sia? Oppure pensiamo che il confronto con la modernità si faccia introducendo il divorzio nel CIC? E ancora: chi ha stabilito che il Cardinale Kasper è più moderno del Cardinale Ratzinger? E' moderna la chiesa tedesca che ancora oggi scomunica chi non paga la tassa sulla religione che Ratinger ha sempre combattuto e che gli è costata l'odio feroce - feroce come solo i clericalisti sanno rivolgere - dell'episcopato del suo Paese?
Insomma, Lucio, chi ti dà il diritto di pensare che sia tu quello moderno?

Quanto poi alla tua affermazione circa il fatto che prima del Concilio "le chiese erano piene ma i Vangeli non li leggeva quasi nessuno e il popolo pregava sì,devotamente, ma in latino, senza capire un accidenti di quel che diceva".
Sarà come dici tu, ma non credo ci sia mai stata un'epoca come la presente in cui è così diffusa la più totale analfabetizzazione rispetto ai contenuti del vangelo. Nessuno sa in cosa crede un cristiano. Nel medioevo la gente non sapeva leggere, ma l'alfabetizzazione al vangelo era costante ed avveniva attraverso le splendide raffigurazioni presenti nelle nostre chiese. Oggi, con tutto il Vaticano II di cui siamo stati capaci, il massimo dell'arte che la Chiesa riesce a commissionare è qualche santino o cianfrusaglina da vendere negli shop annessi ai monasteri (interessante, sul punto, "The Young Pope"). Salvo ovviamente la Sagrada Familiia di quel reazionario di Gaudì.
Le Messe, poi, erano in latino perché il Concilio di Trento, con la sua infinita sapienza, aveva ribadito che la lingua era secondaria, perché la grazia scende ex opere operato, perché al centro dell'azione c'è Cristo e non l'indegno sacerdote dell'immondo clero (che grande pastorale!). Oppure "capire" l'Eucaristia è un problema di lingua corrente? E se vado in Francia la Messa non è valida perché non capisco niente? O forse è più moderno l'Islam, dove da 1400 anni il Corano si impara a memoria?

Lo scorso fine settimana ero a Berlino e ho visitato la Chiesa semidistrutta dalla guerra dedicata al Kaiser Guglielmo, eretta all'inizio del XIX secolo per glorificare il primo imperatore tedesco (e qui un primo brivido: noi abbiamo le chiese dedicate ai santi, loro agli imperatori, e sarebbe interessante riflettere su cosa vuol dire laicità nel mondo protestante). Il mosaico presente nell'unica parte ancora in piedi, raffigurava in processione tutti i re Hohenzollern (e qui un secondo brivido: noi attorno a Cristo raffiguriamo schiere di santi, loro di re). Dopo la visita ho deciso di entrare nell'attuale Chiesa, affogata tra i centri commerciali a dieci metri dall'entrata della vecchia (terzo brivido). Nemmeno a farlo apposta, la Messa era celebrata da una Pastora. Tutto molto informale: lei con la Bibbia in mano a predicare muovendosi brillantemente avanti e indietro sul presbiterio, l'organista che la interrompeva dandogli sulla voce come nemmeno al bar, risposte per alzata di mano dall'assemblea. Insomma, tutto molto moderno. Era la messa delle 11 (quella principale) in un quartiere di almeno 15.000 abitanti. Ebbene, a conferma di quello che dice Alberto, ci saranno state 30 persone(quarto brivido: praticamente morto di freddo!). Nessuno!

Allora bene il Vaticano II. Ma non certo nella prospettiva della c.d. "ermeneutica della rottura" che tu - ma non certo Papa Francesco, per tornare al discorso iniziale - sembri auspicare.



16/12/2016 18:58 Sara
Che poi voglio dire è assurdo accusare il prete di parrocchia di clericalismo da Papa cioè da suo superiore.

E' illogico proprio, seguendo il suo ragionamento noi laici non dovremmo ascoltare nemmeno Francesco perché lui stesso ormai è il capo della Chiesa e produce "dottrina" quando parla e scrive.

Uno alle volte deve fare i salti mortali per tenere insieme tutto.



16/12/2016 18:08 Sara
caro Lucio, De Mattei è per i conservatori l'equivalente di un Kung per i progressisti. Se discutiamo partendo sempre dai margini radicalizziamo solo lo scontro e dimentichiamo che c'è una vastissima area di centro che il Papa lo ascolta, lo apprezza e lo segue, ed è anche quella che ancora tiene insieme le cose.

E non è giusto pensare subito che il cattolico "normale" sia clericale, bigotto, rigido ecc. farà del suo meglio anche lui come tutti no?



16/12/2016 17:50 Maria
a volte parlando a braccio si dicono frasi del tutto eretiche come quella pronunciata oggi dal papa:
“Dio è ingiusto? Sì, è stato ingiusto con suo figlio, l’ha mandato in croce"

Ora non dubito che papa Francesco abbia studiato almeno il Catechismo e abbia qualche infarinatura, anche se non è un teologo, della teologia cattolica di BASE . ma una frase come questa sembra pronunciata da uno che non ha neppure le BASI, da un ignorante totale della religione cristiana .
e' un bene questo? a me non pare!



16/12/2016 17:36 Lucio Croce
Uno che che è ritenuto un importante intellettuale cattolico (il prof.Roberto de Mattei) ha scritto qualche anno fa, su una rivista di cui è direttore, che "L'Italia è se stessa quando serve la Chiesa;la vocazione dell'Italia è servire il Papato,perchè la nostra nazione è nata ordinata a questo scopo".Cito questa frase perchè mi sembra emblematica di una concezione della laicità che,a mio avviso,è alla base del clericalismo e che non può non destare qualche preoccupazione.In ambito cattolico si fa un gran parlare di laicità, ma forse -al di là dei proclami verbali - molti di noi non la apprezzano effettivamente  e frequentemente si confonde la tolleranza ed il rispetto per le idee altrui con la pavidità e l'incapacità di difendere quello in cui si crede (se a volte  non si grida addirittura al tradimento....!!).Spesso i discorsi che si fanno tra di noi  lasciano sgomenti:sembra,infatti,che la nostra preoccupazione principale debba essere non tanto quella di rendere credibile-possibilmente con l'esempio -la Parola del Signore bensì quella di piantare bandiere,di delimitare confini,di "vincere" comunque quelle che non possono non essere battaglie "sacrosante" (e ci dimentichiamo di secoli e secoli di cantonate prese....).Così, in nome della lotta al relativismo,del dovere di riaffermare l'identità cattolica,dell'obbligo di fornire valori (spesso limitati pressocchè esclusivamente alla sfera sessuale)ad una società che non ne ha,della necessità di opporsi ad un laicismo imperante, siamo quasi tornati ad un cattolicesimo preconciliare.Ci lamentiamo dell'atteggiamento ostile del mondo,ma forse è normale che se noi non ci fidiamo del mondo, il mondo non si fiderà di noi,se lo demonizziamo saremo a nostra volta demonizzati.A tal riguardo sarebbe, forse,  opportuno aver presente che il Signore, quando ci giudicherà, verosimilmente  non lo farà tanto sulla base della "normativa" e della  "precettistica" quanto sulla base dei nostri comportamenti concreti (l'ha detto Lui stesso, chiaramente):"ebbi fame e mi deste da mangiare,ero pellegrino e mi ospitaste,nudo e mi copriste....." Se il Papa dice queste cose è un protestante?!


16/12/2016 16:26 Maria
Commentando sul Corriere della Sera del 23 novembre scorso la Lettera apostolica con cui Papa Francesco, tra l’altro, toglie la scomunica al peccato di aborto, Claudio Magris stigmatizza una espressione ampiamente adoperata in questo caso, ma ormai molto frequente in ogni caso: ossia che la Chiesa si è aperta così al mondo o che deve aprirsi al mondo.
«La frase – fa notare Magris – ripetuta come una pappagallesca giaculatoria sembra voler dire che il mondo, esterno alla Chiesa, è il bene, il giusto, il progresso e che finalmente la Chiesa — o anche altre istituzioni o individui — migliora, si eleva, si libera aprendogli le porte e facendolo entrare».
Ma cosa è questo mondo il cui ingresso nella Chiesa le farebbe fare un passo in avanti?, si chiede Magris: «Il mondo, con le sue parole d’ordine imperiosamente obbligatorie per ognuno, è tante cose diverse. Il mondo — il nostro mondo, il nostro Tempo — è progresso ma anche regressione; è la crescente liberazione di popoli e classi sociali ed è pure la crescente inumana schiavitù di altri popoli e di altre genti; è l’orrore della guerra che divampa ovunque e sempre più.
«Non è detto che sia sempre bene — né sempre male — aprirsi, inchinarsi al mondo.

In una storiella ebraica un pio sarto ebreo, accurato ma lento nel lavoro, a chi gli rimprovera di metterci più tempo per fare un paio di pantaloni di quanto ne abbia messo Dio per creare il mondo, risponde: «Sì, ma guardate com’è fatto il mondo e come invece, modestamente, sono fatti i miei pantaloni».



16/12/2016 16:22 Ale.
Prime impressioni leggendo il virgolettato:

“Non promuovere vocazioni locali è un suicidio…”
Ma come si fa a promuovere vocazioni, locali o no, quando persino volere un diacono – che può essere di valido aiuto al parroco – è inteso come “clericalizzare” in senso deteriore? Figuriamoci allora volere un prete…

E per fortuna che di preti ce ne sono pochi, se i preti combinano casini tali per cui l’unica cosa che si salva è quella con cui essi “non hanno avuto a che fare”! Da cui: meno preti ci sono, più cose avranno la probabilità di salvarsi…

Le argomentazioni qui riportate non sembrano legate da un filo logico: ma in tante esternazioni – verbali o scritte poco importa – il filo logico lascia a desiderare!

A proposito di conseguenze logiche: premesso questo peana alla pietà popolare, ci sarebbe da aspettarsi l’approvazione di Medugorje, dove la pietà popolare sale alle stelle e dove i maggiormente coinvolti sono laici. Ma sembra che in quel caso le valutazioni - sempre per logica coerenza! – siano un po’ diverse…



16/12/2016 15:41 Alberto Hermanin
Caro Lucio Croce dici il vero, ma solo a metà. La crisi storica rimonta certamente a prima del Vaticano II, si deve essere ciechi per non saperlo. Non è però che le chiese protestanti, comprese quelle non tacciabili di clericalismo, se la passino molto meglio.
E poi, che il Concilio avrebbe di nuovo riempito le chiese ce lo assicurarono i suoi estimatori (fra i quali mi annovero senza incertezze,ma senza alcuna illusione di riempire un bel niente, anche perchè non misuro la mia fede sulle statistiche dell'annuario).
Potresti specificare meglio la storia della trasposizione nell'ordinamento civile delle leggi religiose per favore? A cosa alludi? pensi che la soppressione di un individuo umano vada rimessa alla libertà di coscienza e non debba invece quell'individuo essere protetto dalle leggi dello stato?
Eppoi, fammi capire: se io sono contario ad una certa legge, posso oppormi anche se questa contrarietà coincide con la dottrina cristiana, opure me ne devo astenere? Non capisco..



16/12/2016 14:10 Lucio Croce

Quello che mi lascia molto perplesso nell'attuale dibattito credenti clericali/credenti laici è l'assoluta mancanza di rispetto verso la figura del Papa che traspare dalle parole dei "conservatori"; con i due precedenti Papa non era così: un cattolico qualunque non si sarebbe mai sentito in diritto di contestarli,prendendoli addirittura in giro, anche se argomenti su cui essere in disaccordo ce n'erano tantissimi e rilevanti; i cosiddetti "progressisti" erano,stranamente,più rispettosi del Papato.Il fatto è che secoli di clericalismo si sono pesantemente sedimentati e non sarà facile riportare il Vangelo alla sua essenza originaria.Col Concilio abbiamo cercato di fare pace con il mondo, ora invece, siamo tornati sui nostri passi perchè i risultati di questo atteggiamento "conciliante" sarebbero stati deludenti. Ma quali sono i risultati che la Chiesa avrebbe dovuto ricercare?Quelli,facilmente quantificabili, rappresentati dalla massiccia partecipazione che si registrava una volta alle funzioni religiose, quando le chiese erano piene ma i Vangeli non li leggeva quasi nessuno e il popolo pregava sì,devotamente,ma in latino, senza capire un accidenti di quel che diceva (è una esperienza diretta mia,di mia madre e di mia nonna),spettatore inconsapevole di riti cui partecipava più con il corpo che con l'anima?O quelli,difficilmente quantificabili,rappresentati da comportamenti in linea con il dettato evangelico,magari posti in essere anche da persone apparentemente "lontane":"Signore,quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare"? Non sarà allora arrivato il tempo,una volta per tutte, di fare i conti con la temuta modernità,tante volte rimandati, nel timore che un effettivo confronto con lo spirito del tempo potesse rappresentare un pericolo? La modernità,in sè,non è nè buona nè cattiva, è solo una delle tante stagioni che hanno attraversato il divenire del mondo e che noi ci troviamo-qui ed ora-a vivere e con la quale bisogna misurarsi,senza nè mitizzarla nè demonizzarla;non sarebbe allora meglio confrontarsi,senza condanne preventive,con le forme di pensiero e con gli atteggiamenti legati alla cultura del nostro tempo?E' evidente che questa è una scelta delicata, in quanto la Chiesa è portatrice di una verità extra-temporale;potrebbe però risultare una scelta necessaria non solo da un punto di vista etico ma anche da quello della efficacia del messaggio cristiano, al fine di non renderlo estraneo a modi di vivere e di pensare che non sempre sono,di per sè, anticristiani,ma che tendono poi,abbandonati a se stessi,a diventarlo nel tempo. Se un Papa cerca di ritornare alle fonti del Vangelo per poi trasmetterne il senso a tutti, non solo agli "eletti", non è,già solo per questo, un Papa cattolico?




16/12/2016 13:46 Sara
Con tutto in rispetto mi pare che qualcuno voglia la democrazia ma il Papa che randella gli avversari, non è un po' comodo?
Se si vuole solo popolo senza gerarchia bisogna lasciare fuori anche il Papa (che e' om capo della gerarchi ma che a questo giro ti da ragione allora va bene) e ci si affronta alla pari tenendo conto che il "popolo" può pensarla diversa da te esattamente come la gerarchia. (Altrimenti poi devi educare anche lui vedi il piano di sotto)

Un papato troppo anti sistema rischia di cadere in troppi cortocircuiti logici, fortuna che la maggior parte dei cattolici e' abituata ad ascoltare il Papa chiunque esso sia altrimenti...



16/12/2016 13:15 Pietro Buttiglione
Scrive Lorenzo:.......tutto ciò a me disorienti non poco, o che non trovi nei documenti conciliari l'interpretazione che lui dà del Vaticano II,....
Avevo inviato un commento punto x punto, credo kassato😭 Xció mi le mito a chiedere:
COSA è la CHIESA? As X VAT II, ma anche Ratzy..
Piccolo contributo ribelli ti: Chiesa è il Popolo di Dio.
Warning: quindi i clericali & c.?
o non piuttosto tutte le Persone di buona volontà ( cfr il Natale che VIENE) as x Francesco?!!



16/12/2016 12:54 Sara
"Da tempo nel mondo cattolico ha ripreso forza la convinzione che il "vero"credente sia il credente clericale"

Si ma anche il Papa è il massimo del clericalismo Bergoglio è stato capo dei Gesuiti, cardinale della più importante città dell'Argentina, insomma ha fatto carriera anche lui.

Quando arrivi all'ultimo gradino dovresti trattare gentilmente quelli che stanno al piano di sotto e non bistrattarli un giorno si e l'altro pure.

Poi è ridicolo se pensi all'intransigenza con cui vengono trattate le posizioni fuori dal coro (assolutamente minoritarie poi). vedi Melloni e i cardinali.


c'è un clericalismo conservatore e uno progressista, gira e rigira non è che sia migliorato il dialogo e non se ne esce, anzi...



16/12/2016 10:11 Angheran
Maria non si dice così , sono diversamente credenti , l'importante è non fare proselitismo , quello sì che è un grave peccato . La chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione. Non vedi quanta gente sta attraendo questo parlare a braccio? C'è la ressa nelle chiese e ai confessionali , non spingete


16/12/2016 10:07 Lucio Croce
Da tempo nel mondo cattolico ha ripreso forza la convinzione che il "vero"credente sia il credente clericale; il credente "laico" è visto invece con sospetto,perchè ritenuto troppo arrendevole nei confronti dei "nemici",anche perchè poco incline a pretendere ad ogni costo la trasposizione dei principi in cui crede nell'ordine civile attraverso le leggi dello Stato;ma perchè mai la Fede ci dovrebbe imporre di chiedere che alcune prescrizioni religiose,nelle loro conseguenze secolari,vengano accolte nell'ordinamento statale destinato,per sua natura,a disciplinare la convivenza dell'intera società?Il fatto è che, come afferma un apprezzato giurista tedesco (credente),Bockenforde,la Chiesa si porta inevitabilmmente dietro "il peso della propria storia":per secoli,infatti,ha ritenuto di non poter riconoscere la libertà della fede come un diritto individuale e così oggi sembra ancora in difficoltà a riconoscere la piena libertà di coscienza delle persone.Ma l'atteggiamento intransigentye del passato si è rivelato almeno utile?Verosimilmmente no,visto il progressivo impoverimento spirituale che si è via via verificato nella società;nonostante il rilevante fuoco di sbarramento messo in atto nel lungo periodo storico antecedente il Vaticano II,la crisi del cattolicesimo è andata purtroppo contestualmente aggravandosi;non una crisi,dunque,nata del dopo Concilio,come sostengono i numerosi suoi influenti avversari,ma una criisi maturata e sviluppatasi precedentemente.Abbiamo quindi, ancora una volta,ricominciato a credere che i frutti della modernità siano avvelenati,per quanto possibile da bandire dalla nostra mensa;d'altronde è pur vero che noi cattolici il valore della democrazia lo abbiamo effettivamente recepito da poco tempo ed a fatica e che la scienza,ancora oggi,la guardiamo spesso con sospetto,come se la comprensione di quello che è in noi e fuori di noi debba quasi necessariamente portare al rifiuto della trascendenza. Ben venga,quindi, un Papa come Papa Francesco! Cordiali saluti lucio


15/12/2016 20:01 Paix
"Sto generalizzando troppo, ma lo faccio di proposito".
Generalizzare is the new discernimento.



15/12/2016 14:57 Sara
A proposito dei movimenti di base, io personalmente mi aspettavo che proprio da questa storia sudamericana si prendesse nuovo slancio per rilanciare le comunita locali. Penso anche che in fondo e' quello che lui voglia, però è proprio quello che sta mancando secondo me. (Probabilmente a causa del gap culturale con l'Europa).


15/12/2016 14:56 Maria
Se questo papa piace molto agli atei , agli anticlericali, un motivo ci sarà . Perchè Scalfari, Bonino, gli eredi di Fidel Castro e di Chavez, vanno in delirio per questo papa? ma è molto semplice : perchè è uno dei loro, è uno COME loro!!!!. Gli atei, mangiapreti ed anticlericali che hanno sempre preso in giro i cattolici "bigotti" ora possono sghignazzare alle battute del papa sulle suore zitelle e i cristiani da pasticceria. "vedi lo dice persino il papa! allora avevamo ragione noi! I cattolici sono una manica di bigottoni retrogradi! neppure il papa può sopportarli!Li detesta!
E i seguaci di Fidel Castro e di chavez sono felici perchè papa Francesco da' loro ragione politicamente." i comunisti la pensano come i cristiani" Vedete anche il papa è con noi! il papa è il capo di una nuova Internazionale della Sinistra!
E' ovvio che siano tutti contenti di questo papa.. tutti meno i cattolici veri. ma dei cattolici veri ce ne si può fregare, tanto sono quattro gatti, e molti fra l'altro vengono ogni giorno ammazzati dai musulmani. quindi perchè preoccuparsi dei cattolici? che i cardinali friggano nei loro "dubia". chi se ne frega? Tanto papa Francesco ha l'appoggio di Repubblica, di Scalfari, di Raul Castro, Di Maduro, dei Movimenti No-Global, degli ecologisti, dei pacifisti, dei protestanti e dei musulmani (e di Emma Bonino)
Cosa vuoi gliene freghi dei cattolici? quei rigidoni bacchettoni col complesso delle 99 pecorelle
non- smarrite?



15/12/2016 14:36 Sara
" torna insistentemente anche a costo di sembrare ossessivo" questo è il limite più evidente per me, anche perché rischia di aiutare il già diffuso individualismo e non affronta i problemi più terra terra: chiese vuote, invecchiamento del clero ecc.


Il valdese Ferrario parla, a ragione, di rimozione


http://www.riforma.it/it/articolo/2016/09/13/la-politica-dello-struzzo



15/12/2016 14:31 Alberto Hermanin
Trovo interessante il contributo di Lorenzo, magari un po' estremistco. Quanto poi alla gerarchia con gli estremi per "alto tradimento": ci si rende conto che queste frasi sono lo specchio esatto dei deliri dei sedevacntisti o altri ameni soggetti?
Alto tradimento un corno: tutti siamo traditori o possiamo esserlo, compresi quelli che si estasiono di liquidità e altre amene qualifiche sociologiche...



15/12/2016 14:04 Maria
In effetti parlando a "braccio" si possono proferire delle frasi profonde e definizioni significative e spirituali quali:
"le suore zitelle" "non fate figli come conigli" "se qualcuno offende la mia mamma gli do' un pugno"
"Gesù ha fatto un po' lo scemo" "fare gli auguri prima porta jella" ed altre quotidiane "perle"
del magistero bergogliano. Che profondità di pensiero! Che sapienza!



15/12/2016 12:31 Lorenzo
... che poi perché pecchi di clericalismo il prete che propone al proprio vescovo di promuovere un laico al diaconato...
Dopo quasi quattro anni di pontificato, è evidente che Francesco ha a cuore alcuni temi sui quali torna insistintemente anche a costo di sembrare ossessivo. In generale, sembra molto attento a evidenziare le mancanze della Chiesa intesa quale struttura. Appare chiara la sua preferenza per una Chiesa "fusa per incorporazione" (mutuando l'immagine dal diritto societario) con i movimenti di base, eredi di una precisa matrice culturale che lui non fa mistero di non ritenere incompatibile con il pensiero cattolico. Ed in effetti, in qualche intervista ha anche chiarito di non riuscire a pensare ad un Dio cattolico.

Ora, come tutti coloro che si considerano investititi di un compito profetico, portare la Chiesa fuori dalle pastoie del cattolicesimo, e viceversa portare il cattolicesimo fuori dalle pastoie della Chiesa, è evidente che, così agendo, il Papa mette in conto il disorientamente delle 100 pecore, a cui rimette il discernimento personale se siano affette da clericalismo, rigidismo, legalismo. La mancata risposta ai dubia, la indistinta tolleranza verso interpretazioni opposte della pastorale familiare fanno parte di questa "pastorale del discernimento", destinata a sfociare probabilmente non più nelle 99 che riaccolgono la centesima, ma in una molteplicità di greggi dove ognuno possa sentirsi accolto. E non v'è chi non veda la differenza tra un pastore che ritiene decisivo tenere unito il gregge ed uno che ritiene che ciò non sia affatto decisivo, almeno nel breve periodo: il primo pastore si muove dall'alto; il secondo dal basso.

Del resto, che lui non creda alla "struttura" Chiesa è confermato anche dalla scelte in tema di morale: per un verso, infatti, lancia accuse di clericalismo; per altro verso, rimette ai singoli sacerdoti l'assoluzione dalla scomunica conseguente all'aborto e l'accesso ai sacramenti da parte dei risposati. Ricorda, in questo, lo Zapatero - il parallelo non scandalizzerebbe lui, non scandalizzerà nemmeno noi - che, nel mentre estendeva anche agli omossessuali il matrimonio, varava il divorzio lampo. Estendeva il matrimonio perché ci credeva o perché non ci credeva? E qui, estende le facoltà a tutto il clero perché credi, al clero, o perché non gli credi? E drammaticamente potrebbe avere ragione...
Ciò è, del resto, coerente con l'idea di non frapporre ostacoli alla Misericordia e del primato del "processo".

Ovviamente, il fatto che tutto ciò a me disorienti non poco, o che non trovi nei documenti conciliari l'interpretazione che lui dà del Vaticano II, non inficia la correttezza in sé della pastorale di Francesco: magari, una parola così diversa potrà almeno risvegliare la fede un po' assopita della vecchia Europa.



15/12/2016 12:30 fab
Ci sta tutta la famosa conversazione fra Napoleone e il card. Consalvi:

«Eminenza, voi sapete che io non conosco ostacoli. Posso distruggere chi voglio, uomini, cose , istituzioni. E se domani mi proponessi di distruggere la Chiesa? Ditemi quel che avverrebbe. Dite …»

e Consalvi, senza scomporsi:

“Maestà, disse, fareste una fatica inutile. Sareste vinto. Non siamo riusciti noi, noi preti, noi cristiani, con le nostre debolezze, con le nostre infedeltà, a distruggere la Chiesa! E vorreste riuscirci voi?»



15/12/2016 11:04 Federico
La modalità dell'intervista e dei discorsi a braccio evita l'approfondimento e la riflessione. Riesce anche a superare eventuali critiche sui contenuti: "a braccio" va sempre bene un po' tutto, verba volant...
Nel merito, ho l'impressione che si possa essere vittime anche di un'altra forma di "ricchezza": la convinzione che la propria particolare visione del cattolicesimo e della Chiesa siano necessiariamente migliori e più "evangeliche" delle altre. Sì può essere rigidi e "fondamentalisti" anche nel sostenere tesi come il "magistero liquido" o l'anticlericalismo.



15/12/2016 08:28 PietroB nonpossotacere
Certo ! sono riusciti a imbrigliare anche lo Spirito Santo entro le proprie ristrettezze mentali ( forse meglio: clericali?).
Sono riusciti a trasformare un Chiesa da "serva", facilitatrice ( come si usa dire oggi😰) in una chiesa padrona, separata dal Popolo, ( cfr VAT II), dalla sua pietà, magari con l'alibi di farne qualcuno santo ma senza farsene coinvolgere.
In gerarchia ci sono gli estremi x " alto tradimento"



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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto una ventina di libri, tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa ). L'ultimo è appena uscito e si intitola La santa puttana. È assessore alla trasparenza e alla sicurezza della sua città, Lissone, per una lista civica. Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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