Quando usciamo da Messa
di Marco Pappalardo | 13 dicembre 2016
Quando usciamo dal cinema viene naturale parlare del film, dopo una partita del risultato. E quando finisce una liturgia?

Quando usciamo dal cinema viene naturale parlare del film appena visto in compagnia, richiamando qualche scena in particolare. Quando andiamo a teatro, finito lo spettacolo, ci confrontiamo sulla bravura o meno degli attori, sui costumi indossati, sulla regia. Dopo una partita allo stadio o al palasport è naturale commentare il risultato, l'arbitraggio, il gioco di squadra e la performance dei singoli. Nei primi due casi ci improvvisiamo critici attenti, nel terzo certamente bravi allenatori. Riguardo al cinema e al teatro non mancheremo di consigliare o sconsigliare la visione ad amici, parenti e conoscenti; in merito alla partita sceglieremo se andare anche alla successiva oppure preferire una passeggiata. Sempre noi, gli stessi del cinema, del teatro, delle partite, che parliamo, ci confrontiamo, commentiamo, una volta fuori dalla chiesa, di chi o di cosa discutiamo?

Due settimane fa avevo chiuso così questa riflessione, convinto che potesse bastare, magari da arricchire con le risposte dei lettori. Poi, ho pensato di origliare davvero i discorsi della gente all'uscita delle celebrazioni ed ecco un tentativo di elenco, non una classifica ma quasi:

- silenzio: si guarda il telefono, si ascoltano i messaggi vocali, occhio ai social

- che cosa mangiamo per pranzo o cena (a seconda dell'orario della messa)

- devo comprare il giornale, a te serve qualcosa?

- chi erano quelli seduti due panche davanti a noi

- li hai visti quei due? Ma è modo di vestirsi quando si va a messa?

- c'era proprio freddo dentro

- io i bambini piccoli non li porterei in chiesa perché disturbano

- dovrebbero far togliere dall'ingresso coloro che chiedono l'elemosina

- la predica è stata infinita!

- gli avvisi sono stati più lunghi della predica!

- che ci va a fare a messa quello se poi è un poco di buono

- che belle canzoni!

E chi parla mai della Parola di Dio proclamata? Chi di ciò che il Vangelo ha detto pochi minuti prima alla propria vita? Forse, ogni tanto, si commenta il contenuto di qualche omelia a seconda del sacerdote e soprattutto nel caso in cui o sia stato incredibilmente coinvolgente o abbia sproloquiato. Sembra che tutto finisca dentro le quattro mura, che debba restare ben chiuso, che non serva parlarne o confrontarsi, tanto - che fa - non sono cose che già si conoscono?

Tutto questo, naturalmente, avviene senza cattiveria ed in fondo, pensandoci bene, non siamo mai stati educati a questa prospettiva del subito dopo e del dopo messa. Prima sì, magari, se inseriti in cammini di gruppo e cenacoli, se avvezzi ai messalini, se seguiamo i programmi religiosi in tv e radio oppure qualche sito web. Dopo, però, una volta che "la messa è finita, andate in pace", è finita davvero!

 

 

 

16/12/2016 09:57 Vita Sanseverino
Dopo la messa che fine fanno i sacerdoti. Perché non salutano le persone e scambiano qualche parola con i fedeli che tutte le domeniche vanno ad ascoltarli. Mi capita addirittura che il prete si inserisce nel gruppo per parlare con una persona in particolare senza neppure scusarsi o salutare. Perché non danno l'esempio e davanti al sagrato non coinvolgono i partecipanti alla messa in modo cordiali facendoli sentire una grande famiglia. Non sono impiegati che svolgono un lavoro! !!!


13/12/2016 20:18 Sara
Pitt Bum pensavo che era ancora al pit stop..,,,

:-)



13/12/2016 17:49 Pit Bum
Elite? Non bastano i sigg Vescovi?
Il popolo cui si rivolge, bypassando tutti, è proprio quello anticlericale ma in cerca di Lui, prevenuto ma anche sperduto,assente skonfitto ma col cuore aperto. Quel popolo esiste ed è la maggioranza, spesso in preda ai lupi di turno, ma, Francesco lo sa! quel popolo è la sua Chiesa.



13/12/2016 15:13 Sara
Sa che c'è Pit? che il Papa applica la teologia del popolo però il problema è che da noi non c'è una elite clericale che tiene lontano il popolo, è proprio che non c'è più il popolo.

Basti vedere la questione referendaria , ai tempi ci furono Sturzo, De Gasperi, Dossetti adesso chi?

Dopo piangono ma era prevedile.

http://www.c3dem.it/wp-content/uploads/2016/12/il-ruolo-dei-cattolici-per-ricucire-ilm-paese-a.-melloni.pdf



13/12/2016 14:47 Pit Bum
L'intervento anticlericale di Francesco ( vedi anche Vat.Ins. ) vale ben più di tanti nostri messaggi.
Perché alla lettura non segue una pausa di digestione? Per proseguire con pronunciamenti dei fedeli? Non siamo maturi? E allora non lamentiamoci del piatto in cui nangiamo..



13/12/2016 13:32 Claudia
Non siamo abituati a commentare le letture ascoltate perché c'è sempre stato l'atteggiamento di cattedra "io dico, voi ascoltate" con dubbi, domande e chiarimenti tutti assolutamente fuori luogo.
E possibili altre interpretazioni poi sono come un'offesa personale a chi celebra.
Se devo ascoltare passivamente e coercitivamente, anche a me verrebbe l'atteggiamento di sentire senza veramente ascoltare. Quindi capisco benissimo quelli che ciò che entra da un orecchio esce dall'altro.



13/12/2016 13:06 Sara
Sul post in questione devo dire che non è che dica tanto di più rispetto a quelli che giudicano il vestito ecc.
Gira e rigira.
Noi parliamo molto usciti da messa, non ci lanciamo in dotte esegesi bibliche però ci fermiamo abbastanza, poi bho, forse vivo in un'isola felice.



13/12/2016 12:39 Sara
http://it.radiovaticana.va/news/2016/12/13/papa_clericalismo_%C3%A8_male_che_allontana_il_popolo_/1278654


http://www.settimananews.it/ministeri-carismi/irlanda-gli-ultimi-preti-anziani-soli-scoraggiati/

Scusate se lo inserisco qua però se confronto queste due notizie di oggi ne ricavo, non so, come una sensazione di sfasamento.

Io lo capisco Francesco, capisco che voglia farci uscire dal torpore, però mi pare che non sia sufficiente frustare sempre il ronzino per farlo diventare un purosangue.

Siamo a Natale una parola gentile per chi ancora va a messa farebbe tanto piacere sentirla. (non lo solo dico per me, anche per quelli che vedo tanto impegnarsi)



13/12/2016 10:49 Angheran .
Beh bisogna considerare che ogni Domenica il cattolico non adulto è costretto a scampare una serie di pericoli che si sente già un miracolato all'uscita della chiesa. E' quindi più probabile che ringrazi in cuor suo e parli del più e del meno. Se accende la tv deve scampare al teologo alla moda che nega la storicità dei vangeli , alla sociologia dei migranti diventati a loro volta luogo teologico, all'ultima esegesi della pampa a base di un noto elemento non proprio di livello elevato.
Giunto in chiesa si imbatte nel foglietto della San Paolo e anche qui tira un sospiro di sollievo quando capisce che questa domenica non ha in mano un reportage di legambiente/wwf/riscaldamento globale/dispersione ecologica delle ceneri ecc.
Magari a inizio celebrazione ha la fortuna di ascoltare un canto cattolico , piuttosto che un happening bonghi e chitarrelle. Se poi ha anche la fortuna di un'omelia normale può dirsi davvero soddisfatto. Diciamo che va tutto bene fin quando non arrivano gli avvisi per la buona stampa cattolica. Quella ancora sotto shock referendario..



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Marco Pappalardo

Marco Pappalardo, classe 1976, giornalista pubblicista di Catania e docente di Lettere. Collabora con Avvenire, con il quotidiano La Sicilia per il quale cura la rubrica "Diario di Prof", per il mensile Mondo Erre, per siti che si occupano del mondo adolescenziale, giovanile e della scuola. Già membro della Consulta Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, è impegnato nella diocesi etnea in vario modo e da anni nel mondo dell'educazione attraverso l'oratorio; tra le esperienze di volontariato quotidiano, condiviso con colleghi, amici, alunni ed ex-alunni, ci anche sono la cura e il servizio agli immigrati, ai senza dimora e alle famiglie disagiate. Scrive per la Libreria Editrice Vaticana, la Elledici, l'Effatà, Il pozzo di Giacobbe, per la San Paolo con cui ha pubblicato un nuovo libro dal titolo "Nelle Terre dell'Educazione".

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