Nella musica classica
Lauda anima mea Dominum
di Chiara Bertoglio | 10 dicembre 2016
Nella trasposizione del lettone Rihards Dubra il salmo di questa III domenica d'Avvento fa incontrare tradizione liturgica e contemporaneità

Il Salmo 148 (147), proposto dalla liturgia della terza domenica d'Avvento, è uno dei salmi meno frequentemente posti in musica dai compositori; inoltre, fra coloro che si sono cimentati con il suo testo, molti hanno scelto di concentrarsi su pochi versetti, che normalmente sono i primi e non gli ultimi (presenti nella liturgia odierna). Tale scarsità di repertorio è una buona occasione per scoprire un compositore poco noto in occidente ma di grande valore musicale e spirituale, il lettone Rihards Dubra (*1964).

Cresciuto in pieno regime comunista sovietico, il compositore si avvicinò alla fede in modo continuativo ma problematico, in quanto l'educazione cattolica ricevuta in famiglia era sistematicamente messa in questione e combattuta dalla società comunista: anche solo chiamare "Christmas Trio" una composizione portava a sospetti e pesanti dubbi da parte del regime. Tuttavia, per Dubra, l'itinerario di fede e quello stilistico vanno di pari passo, come afferma esplicitamente egli stesso: «Come ciascuno ha il suo sentiero verso Dio, così ogni compositore ha il suo sentiero per l'emozione in musica, e - attraverso ad essa - anche per Dio».

La vena religiosa caratterizza una buona parte della produzione di Dubra, che è anche ufficialmente responsabile della liturgia nella Chiesa di Santa Maria Maddalena a Riga. La sua versione del Salmo nel latino della Vulgata, Lauda anima mea Dominum, è una bellissima composizione per sestetto di voci femminili a cappella. Il linguaggio di Dubra attinge tanto alla tradizione liturgica (sia occidentale sia orientale) quanto agli esperimenti recenti di compositori che condividono il suo interesse per i temi legati alla fede, come John Tavener ed Arvo Pärt; ciò gli permette di creare uno stile profondamente inserito nella contemporaneità, ma spiritualizzato e portato, in certa misura, al di fuori delle contingenze dell'hic et nunc. La tessitura acuta delle voci femminili (cui il compositore richiede un'estrema perizia esecutiva) conferisce sia calore umano sia purezza al risultato, in cui il testo biblico è esaltato in modo simbolico.

 

 

 

12/12/2016 08:33 Chiara Bertoglio
Sono lieta che la scelta sia piaciuta! :-)


11/12/2016 07:46 Pit Bum
Una volta ho ascoltato un giovanisdimo pianista rumeno al quale dissi: tu suoni come se fosse una intera orchestra, ma riesci a gestire i vari strumenti in modo così armonico ed unisono che mi arrivava una cosa sola senza soluzioni e distinzioni.
La cosa si è ripetuta con questo coro: ho chiuso gli occhi e ho sentito una voce unica, Polimorfa certo, ma in cui, specie dopo la parte iniziale , io non distinguo le singole voci, fuse in una armonia unica senza soluzioni di continuità.., davvero eccezionale!



10/12/2016 21:39 Chiara Bertoglio
L'impasto sonoro è molto omogeneo perché le esecutrici sono bravissime, però naturalmente è un brano polifonico. :-)


10/12/2016 17:40 Pit Bum
6 voci? A me sembra una sola voce!🙄


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Chiara Bertoglio

Chiara Bertoglio è una giovane concertista di pianoforte, musicologa, scrittrice e docente italiana. Laureata e dottore di ricerca in musicologia, ha scritto diversi libri e numerosi saggi per riviste specialistiche italiane ed internazionali, partecipando come relatrice a convegni prestigiosi (ad Oxford, Londra, Roma etc.).

Impegnata nell'approfondimento dei rapporti fra musica e spiritualità cristiana, ha pubblicato libri sull'argomento; inoltre, scrive articoli e libri non musicali per diffondere storie positive di speranza. Svolge intensa attività didattica privatamente ed in importanti istituzioni italiane ed estere, sia come docente di pianoforte sia come musicologa.

Gli articoli che pubblichiamo su Vino Nuovo sono tratti dal suo blog. Per conoscere meglio (e anche ascoltare) la sua attività di musicista www.chiarabertoglio.com

 

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