Nell'arte
Che cosa siete andati a vedere?
di Gian Carlo Olcuire | 11 dicembre 2016
Ricoperto di peli di cammello ma senza peli sulla lingua, il precursore grida perché ciò che è male non si può dire sottovoce, per paura di urtare. Senza dirittura morale, non si può nemmeno innestare la misericordia.

11 dicembre

 

L'ARRESTO DI GIOVANNI BATTISTA

(Lorenzo Ghiberti con Giuliano di Ser Andrea, 1425-27, Siena, Battistero)


«I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo». Mt 11,2-11

 

 

A Giovanni, che in carcere chiede di lui, Gesù manda - per farsi riconoscere - una lista di opere buone ineguagliabili. Poi invita anche le folle a fare i conti col Battista, scegliendo una vita buona. E se per tre volte domanda «Che cosa siete andati a vedere?», è a dire, grossomodo: «Vi basta guardarlo o intendete dargli ascolto, cambiando vita?».

Ricoperto di peli di cammello ma senza peli sulla lingua, il precursore grida perché ciò che è male non si può dire sottovoce, per paura di urtare. Senza dirittura morale, non si può nemmeno innestare la misericordia. E quando il re ha una relazione adultera con la cognata, Giovanni non si fa problema a riprenderlo, pagando la franchezza a caro prezzo.

Più che sulla decapitazione del Battista o sulla presentazione della sua testa, è utile soffermarsi sul momento dell'arresto. Per riflettere sul fatto che anche noi, seppur privi dei poteri (e della dissolutezza) di Erode, tendiamo a stoppare chi ci scomoda. A zittire chi ci scuote... e magari ha il coraggio di ricordare che «si fa peccato» a comportarsi in un certo modo. Al contrario, siamo eternamente grati a chi sussurra «Che male c'è?», a chi attutisce, annacqua, smorza...

Non c'è giorno esente da espressioni assolutorie (che, se non scusano, offrono delle vie di fuga): «C'è di peggio», «Chi non fa, non sbaglia», «Chi è senza peccato...». E a chi avanza obiezioni su un'azione immorale, ecco pronte le espressioni "cerotto", per sentire meno il dolore: «Stiamo attenti a non demonizzare», «In fondo, non ha ammazzato nessuno», «Se l'ha fatto, ci sarà stato un motivo...». Così tutto viene anestetizzato e il male non esiste più.

Siamo poco seri. Come l'autore di questo bassorilievo, il Ghiberti. Che, pur avendo ricevuto un lauto anticipo dai senesi, impiegò - invece dei dieci mesi pattuiti - poco meno di dieci anni a consegnare l'opera (e magari trovò pure delle giustificazioni...).

13/12/2016 00:08 Lorenzo Pisani
"Andare a vedere" sembra davvero un ritornello, qui e in altri passi della Scrittura.
Non riesco a non ricollegare un versetto di Luca, in circostanze ancora più drammatiche
"Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto".

Anche se ci si risveglia dall'anestesia di cui parla Olcuire, c'è il rischio di rimanere sempre nella logica dello "spettacolo".
Noi oggi siamo diventati esperti di indignazione telematica, ma è sufficiente???



12/12/2016 11:11 Franco Ferrara
in una società dove il vestire è determinante, bsti pensare ai colloqui per il lavoro dove il come si presenta determina l'assunzione o meno presentare il Battista vestito di pelli è assurdo. Per non marlare delle grandi firme. Il vestirsi del Battista ci riporta all'essenzialità all'abbandono della ricercatezza.Pensiamo alle grandi fabbriche che si concentrano sull'abbigliamento dei bambini, dalla culla alla tomba il vestito è un simbolo non appunto un vestito.


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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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