«Gesù mio fratello»
di Liliana Cavani | 01 dicembre 2016
Nel centenario della morte di Charles de Foucauld il documentario che Liliana Cavani girò su di lui e sui Piccoli Fratelli per la Rai negli anni Sessanta

Ricorre oggi il centenario dell'uccisione a Tamanrasset, nel deserto dell'Algeria, del beato Charles de Foucauld, grande figura della spiritualità del nostro tempo. Su Vino Nuovo vogliamo oggi ricordarlo attraverso uno sguardo particolare: quello di un documentario girato negli anni Sessanta su di lui e sui Piccoli Fratelli, la famiglia religiosa che ne segue le orme. A firmarlo è Liliana Cavani che lo realizzò per la Rai. E che - andando al cuore della spiritualità di de Foucauld - iniziava il suo racconto così:

«Queste sono le strade di Nazareth. Qui Gesù guardava da vicino che cosa sia un uomo, una donna, un vecchio, un bambino. Qui Gesù provava su di sé la fatica fisica, l'insufficienza di mezzi, l'amarezza dell'ingiustizia, dell'incomprensione, dell'ignoranza. Egli era qui, mescolato agli altri. I suoi pensieri nascosti tra quelli degli altri, la sua natura divina nascosta tra gli uomini, perché egli visse la condizione umana fino nei minimi particolari. Quali furono questi particolari? Furono dettagli ordinari o fuori dal comune? Un uomo dei nostri tempi ha dedicato la sua vita a conoscere questi particolari mettendosi nella condizione dalla quale è partito Gesù a Nazareth. Charles de Foucauld era un brillante nobile ufficiale francese al quale capitò di fare questa preghiera: "Dio mio, se esisti fa che ti conosca". Era il febbraio 1886».


 

Clicca qui per vedere il video dell'intero documentario

 

Nota a margine: è molto interessante anche la parte introduttiva del documentario nella quale Liliana Cavani racconta come nacque questa iniziativa. Proponendo una riflessione che è anche un esame di coscienza sulla televisione di oggi.

«"Gesù mio fratello" - racconta la regista - nacque nel 1964 da una commissione interna della Rai che mi chiese di fare questa cosa e che trovai molto interessante. All'epoca si parlava molto dei preti operai, cioè di questi testimoni dentro alle strutture di lavoro. In Francia c'era un movimento già avviato da parte di un certo padre Voillume che si era imbattuto su un'idea di un certo Charles de Foucauld, già ufficiale dell'esercito francese che poi si converte e diventa monaco. Prima monaco di clausura e via via diventa un sacerdote che vive da solo a Tamanrasset, nel deserto a sud del Marocco, per testimoniare presso i touareg che anche lì Gesù c'è. Testimoniare Gesù Cristo ovunque, senza pretendere di convertire nessuno. Io sono un fratello di Gesù Cristo e testimonio la sua esistenza amando tutte le persone che incontro. E come lui i Piccoli Fratelli: sono nascosti, non è che si vedono. Stanno chi in fabbrica, chi fa il pescatore, chi fa il camionista (...).
Alla Rai c'era allora questo fermento di gruppi che facevano anche proposte alternative e sarebbe bello ci fosse ancora oggi. Sarebbe bello che la Rai ritrovasse questa energia. Le testimonianze, vedere de visu i protagonisti di una situazione, è la cosa più importante, la più necessaria».

 

05/12/2016 13:21 Mario Banfi
grazie,
Mario Banfi



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