Nell'arte
Lo spazio vuoto dell'Annunciazione
di Gian Carlo Olcuire | 08 dicembre 2016
Quella che pare una terra di nessuno è lo spazio di Dio, il protagonista vero, di solito mostrato in alto. Sia come Padre che come Spirito Santo: per cui si può dire che siano le Annunciazioni le prime figure della Trinità, con il Figlio incarnato in Maria.

8 dicembre

 

ANNUNCIAZIONE

(Arnolfo di Cambio, 1295-1302 ca., Londra, Victoria and Albert Museum) 

 

«Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra». Lc 1,26-38

 

Ci sono più modi di catalogare le numerosissime Annunciazioni dell’arte: per la posizione dell’angelo (in piedi, in ginocchio, in volo), per ciò che Gabriele porta con sé (un fiore, un ramoscello d’ulivo, un bastone da pellegrino, un cartiglio), per la presenza o meno delle ali, per i colori delle medesime e persino per l’entrata in scena da sinistra o da destra. Ma anche per ciò che Maria ha in mano (un libro, un’anfora, un fuso per filare), per come tiene le mani, per dove volge lo sguardo e pure per ciò che ha alle spalle...

Si guarda, insomma, alle cose e ai corpi, senza badare agli spazi. Non notando la distanza che quasi sempre si mantiene tra l’angelo e Maria. Talvolta, a interporsi, è una colonna, talaltra sono dei gigli o una pianta che germoglia… In altri casi si raffigura Maria in un interno, mentre l’angelo resta fuori. E quando si utilizza un frontone o un arco trionfale (ad es. a Padova, nella Cappella degli Scrovegni; a Roma, nella Basilica di S. Clemente; a Palermo, nella Cappella Palatina…), i due vengono collocati ai lati, lontani.

Lo si fa per portare l’attenzione in mezzo a loro. Dove quella che pare una terra di nessuno è lo spazio di Dio, il protagonista vero, di solito mostrato in alto. Sia come Padre che come Spirito Santo: per cui si può dire che siano le Annunciazioni le prime figure della Trinità, con il Figlio incarnato in Maria. Più che in posa studiata, la Trinità viene bene quando è in azione (e si farà rivedere al Battesimo di Gesù).

La valorizzazione del vuoto è anche la scelta di Arnolfo, non a caso architetto oltre che scultore. Che non soffre di horror vacui, perché sa che in quella zona di silenzio sta avvenendo il miracolo di un incontro: tra l’iniziativa di Dio e la libera adesione di Maria. Per questo edifica una sorta di tempio – leggero, non invadente – su cui pone la mano del Padre e in cui fa intravedere la colomba dello Spirito: entrambe, assieme alla mano dell’angelo, protese verso Maria.

A quest’opera, proveniente forse da Roma, dal chiostro di S. Maria Maggiore, si è ispirato un altro artista, per un’Annunciazione posta sulla parete esterna della Basilica fiorentina di S. Maria del Fiore, accanto al Campanile di Giotto. Non ha, questo scultore, la statura di Arnolfo ma la raffinatezza di incidere, sotto lo Spirito Santo, la scritta «Ave gratia plena». Così che quel vuoto richiama una pienezza di grazia, confermata dalla risposta di Maria: «Ecce ancilla Domini».

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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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