Nell'arte
Voce di uno che grida nel deserto
di Gian Carlo Olcuire | 04 dicembre 2016
Esigente con se stesso prima che con gli altri, Giovanni fece scelte di povertà per testimoniare la volontà di cambiare rotta. Per questo digiunava e vestiva in maniera dimessa, come ricordano quasi tutte le opere d’arte che lo raffigurano.

4 dicembre

 

VOCE DI UNO CHE GRIDA NEL DESERTO

(seconda metà del XIII secolo, Parma, cupola del battistero)

 

«Fate dunque un frutto degno della conversione… Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco». Mt 3,1-12

 

Per avere idea di quanto la Chiesa celebri Giovanni il Battista, vale la pena vedere, assieme a un’opera, una delle tante architetture a lui dedicate. Oltre a chiese e oratori, sono soprattutto i battisteri a portare il suo nome e questo di Parma è straordinario (senza dimenticare quelli di Cremona, Firenze, Pisa, Roma, Napoli…).

Nella cupola del battistero, iniziato da Benedetto Antelami nel 1196 e concluso nel 1270, la seconda fascia (a partire dal basso) è dipinta da maestranze padane con dodici episodi della vita del santo. Uno dei quali illustra proprio il Vangelo odierno, con le parole dure indirizzate a chi non dà frutti buoni, «degni della conversione», quando Giovanni usa l’immagine della scure posta alla radice degli alberi. Va notato che il santo tiene in mano il rotolo della Parola, di colore rosso fuoco, e, accanto a sé, sulla destra di chi guarda, ha delle spighe, per dare pure la buona notizia di Gesù: «Colui che viene dopo di me… raccoglierà il suo frumento nel granaio».

Esigente con se stesso prima che con gli altri, Giovanni fece scelte di povertà per testimoniare la volontà di cambiare rotta. Per questo digiunava e vestiva in maniera dimessa, come ricordano quasi tutte le opere d’arte che lo raffigurano.

Sempre nel battistero di Parma, è da non perdere il frontale di un altare col santo rivestito «di peli di cammello» fino ai piedi, in un abito che pare la continuazione della barba: è l’opera di un artista ignoto ma di alto livello (attivo anche a Fidenza, Reggio Emilia e Cremona), conosciuto come il Maestro di Abdon e Sennen per lo stile messo in mostra nei rilievi dei due martiri uccisi nel Colosseo.

La storia dell’arte vanta molti come lui, grandi senza essere famosi: il M. di Isacco (ad Assisi), il M. dei mesi (a Ferrara e Forlì), il M. di Campodonico (a Fabriano e nelle Marche), ecc. Son cose che succedono anche nella storia della Chiesa, ricca di santi anonimi, speciali pur restando in ombra. 

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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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