L'aborto e la Chiesa povera per i poveri
di Giorgio Bernardelli | 23 novembre 2016
Giocarsi dentro a una relazione personale - spogliandosi persino di una norma canonica - per annunciare davvero la verità del magistero della Chiesa sulla vita

Era inevitabile che nell'analisi della lettera apostolica Misericordia et Misera - peraltro ricchissima di spunti - l'attenzione si concentrasse soprattutto sulla decisione del Papa di concedere stabilmente a tutti i sacerdoti la facoltà di assolvere quanti hanno procurato un aborto. Del resto si tratta di un tema paradigmatico: va a toccare quella che giustamente oggi è avvertita come la frattura più lacerante nel rapporto tra la Chiesa cattolica e le società post-cristiane.

Molti in queste ore hanno spiegato bene come il giudizio sull'aborto non cambi («vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente») e in che cosa consista invece il passo indicato dal Papa (rimando per esempio a questi sei punti proposti da Avvenire). Vorrei però aggiungere tre idee che forse ci aiutano a guardare a questa novità in un'ottica un po' più ampia.

A me pare che lo sguardo da cui partire sia la frase pronunciata da papa Francesco all'inizio del pontificato: vorrei una Chiesa povera per i poveri. Noi rischiamo di fermarci solo a una lettura sociale di questo auspicio: pensiamo alla rinuncia delle ricchezze, ai gesti di solidarietà nei confronti di chi non possiede nulla o patisce letteralmente la fame. Ma lo abbiamo detto tante volte: nelle società di oggi ci sono anche altri volti della povertà, povertà di relazioni, povertà di affetti, povertà di sguardi verso l'altro... Essere davvero una Chiesa povera per i poveri vuol dire farsi carico anche di queste povertà di cui l'aborto è uno dei volti. E allora una Chiesa oggi si fa povera anche accettando di spogliarsi della sicurezza di una norma canonica, pur di non correre il rischio di privare qualcuno che ne ha bisogno di un incontro vero con la misericordia di Dio. Ma è una Chiesa povera per i poveri; perché il perdono non è un atto meccanico, assume un senso solo dentro a una relazione, alla volontà di percorrere un cammino insieme.

E vengo al secondo punto, che mi sembra stranamente l'aspetto meno sottolineato in queste ore. Il passo sull'aborto di Misericordia et Misera è una scommessa enorme che il Papa fa sui preti di oggi; come sappiamo, infatti, la possibilità del perdono esisteva già. La novità sta nell'avere spostato la verifica e l'accoglienza del pentimento di chi ha voluto o provocato un aborto dal giudizio del vescovo (o di chi da lui delegato) al ministero ordinario di ogni sacerdote. A me pare che stia qui il cuore del discorso: nonostante tutte le loro fragilità, le fatiche, gli scandali, Francesco ha fiducia nei suoi preti. È convinto che la riforma vera della Chiesa - molto più che dal C9 e dalle alchimie sulla riforma della Curia romana - passi dai «pastori con l'odore delle pecore». Crede che la misericordia incontrata nel confessionale conti più delle encicliche e dei grandi eventi ecclesiali.

Indicare ai preti oggi questo orizzonte non è caricare sulle loro spalle un peso in più. È puntare sul cuore del loro ministero: essere volto concreto, presente, facilmente raggiungibile, della misericordia di Dio. Volto povero, piccolo quanto quello di tutti gli altri; eppure reso forte da quel ministero da sempre scandaloso agli occhi degli uomini che è rimettere i peccati (compresi quelli più gravi). Misericordia et Misera ci restituisce un sacerdote come uomo delle relazioni personali; a un certo punto della lettera papa Francesco chiede ai preti di essere «lungimiranti nel discernimento di ogni singolo caso», quando si trovano in confessionale.

Ti devi giocare dentro a una relazione personale - non a un canone o a una pagina di un documento - se vuoi annunciare la verità del magistero della Chiesa sulla vita. Nell'era della post-verità (tema su cui si discute molto in questi giorni) Francesco dice: anche l'insegnamento fondamentale sul rispetto della vita nascente va riscoperto nella concretezza dell'esperienza del singolo. E questo non per annacquarlo, ma per il motivo opposto: far sì che il no all'aborto sia solo l'inizio, il primo passo verso altri sì. E diventi strada verso il sì alla vita piena, quella predicata da Gesù nel suo Vangelo.

Un'ultima osservazione: scommette sui preti papa Francesco. Ma lo fa nella maniera più lontana dal clericalismo. Perché comunicare la verità attraverso relazioni umane vere non chiede parroci psicologi o battitori liberi, ma preti e laici che crescono insieme con questo sguardo. Del resto il perdono, sempre e per tutti, chiede poi una comunità che accoglie di nuovo; e in questo caso diventa anche il luogo in cui vivere nella concretezza di ogni giorno quella conversione che il sì rinnovato alla vita richiede.

Se la Chiesa rende più facile l'accesso alla misericordia di Dio a chi ha commesso un aborto non è «un affare loro». È un gesto che chiama in causa tutti. Provare a ragionare su come essere comunità che, su un tema così delicato, oggi provano a testimoniare meglio verità e misericordia, senza rinunciare né a un aspetto né all'altro, potrebbe essere un modo concreto per prendere sul serio la novità che Misericordia et Misera ci ha consegnato.

 

27/11/2016 10:37 Sara
A proposito di giornali, leggo questo articolo molto spumeggiante e mi convinco sempr più che la Chiesa se, ringraziando Dio, non ci fosse già, bisognerebbe proprio inventarla....

http://m.huffpost.com/it/entry/13250348

Buona domenica a tutti.

:-)



27/11/2016 10:10 Sara
Mi pare di aver capito che non è stata tolta la scomunica e' solo stata estesa la possibilità di toglierla, la ratio e' quella di raggiungere maggiormente le persone per aiutarle a rinnovarsi tramite il perdono.

Detto ciò mi sembra che come sia poco compresa la finalità della scomunica e' poco compreso anche il senso pieno della misericordia proprio per l'avanzare del secolarismo e dello scollamento tra Chiesa e società, penso che in questo periodo non ci siamo soluzioni automaticamente semplici. (Bisogna sempre pedalare)

Lo coglie abbastanza bene Mocellin su Avvenire

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/l-aborto-la-chiesa-e-i-media-ipotesi-sulla-notizia-che-non-c-e



27/11/2016 00:05 fab
Chiariamo solo una cosa: la scomunica (e quindi il fatto che il peccato ad essa correlato sia riservato al vescovo) si basa sul presupposto che la società in cui si vive abbia:
1) un alto del senso e percezione del peccato
2) un alto senso della fede
3) un alto senso comunitario, in senso religioso
con questi presupposti la scomunica è misericordiosa perché invita in modo più efficacie il peccatore a pentirsi.
Ma questi tre presupposti oggi sono sempre meno, se non più, validi sociologicamente.
Ragion per cui la scomunica non assolve più al suo obiettivo: la conversione del peccatore. Anzi, viene oggi percepita tutta al contrario: e di fatto dunque allontana il peccatore alla Chiesa invece di avvicinarlo.
Papa Francesco ha intuito questo limite, e quindi ha capito che la scomunica, semplicemente, non serve più.



26/11/2016 13:18 Sara
Prendiamo ad esempio un passo come questo:

"Nel Libro di Ezechiele viene descritta una visione un po’ particolare, impressionante, ma capace di infondere fiducia e speranza nei nostri cuori. Dio mostra al profeta una distesa di ossa, distaccate l’una dall’altra e inaridite. Uno scenario desolante… Immaginatevi tutta una pianura piena di ossa. Dio gli chiede, allora, di invocare su di loro lo Spirito. A quel punto, le ossa si muovono, cominciano ad avvicinarsi e ad unirsi, su di loro crescono prima i nervi e poi la carne e si forma così un corpo, completo e pieno di vita (cfr Ez 37,1-14). Ecco, questa è la Chiesa! Mi raccomando oggi a casa prendete la Bibbia, al capitolo 37 del profeta Ezechiele, non dimenticate, e leggere questo, è bellissimo. Questa è la Chiesa, è un capolavoro, il capolavoro dello Spirito, il quale infonde in ciascuno la vita nuova del Risorto e ci pone l’uno accanto all’altro, l’uno a servizio e a sostegno dell’altro, facendo così di tutti noi un corpo solo, edificato nella comunione e nell’amore."

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2014/documents/papa-francesco_20141022_udienza-generale.html

Personalmente lo trovo bellissimo, un po' mi spiace che di questa ecclesiologia così biblica sia arrivato poco ai media. (per questo dico forse lo recupereremo con il tempo)



26/11/2016 07:52 Sara
Io condivido la sua ostilità agli ismi però spesso sembra proprio far coincidere gli ismi con la dottrina mentre sono due cose diverse e mi pare un Papa dovrebbe chiarirlo bene.
Forse anche in lui come in Teresa ci sono "fulgori di dottrina" anche in un magistero così poco sistematico, personalmente mi sono riproposta di studiare bene tutti i suoi scritti e discorsi un domani, quando gli animi si saranno calmati rispetto alle questioni più calde del momento.
Forse capirò meglio.
Buona giornata a tutti.



25/11/2016 18:47 Lorenzo
Diciamo che il Papa ha preso posizione più che "contro la dottrina", contro i molti "-ismi" (legalismi, nozionismi, rigisdismi) che tanti teologi manifestano ancora oggi. Né ha fatto mistero di non essere appassionato al tema del logos, principale contributo al pensiero della Chiesa del suo predecessore.
Questa discontinuità ha fatto sì che qualcuno si sentisse autorizzato a delle "fughe in avanti" che a ben vedere i testi magisteriali non contengono (le interviste, di qualsivoglia natura, non fanno parte di essi). Almeno, non contengono esplicitamente.
Sui retroscena alla Bruno Forte (teologo che pure stimo) che ho letto da qualche parte non mi soffermo, perché significherebbe alimentare quel gossip giustamente stigmatizzato dal Santo Padre.

L'esempio che tu hai evidenziato di Santa Teresa è bellissimo e spiega concretamente perché, da cattolici, non si può contrapporre la Misericordia e i Dottori della Chiesa. E del resto, chi più di Giovanni Paolo II ha messo la misericordia di Dio al centro della pastorale?

Saluti



25/11/2016 15:45 Sara
Mi pare non sia così la vera dottrina.
Avevo dimenticato il non scusate.



25/11/2016 13:33 Sara
"Dunque, eviterei suggestioni tese a far credere che il Papa abbia sostenuto tesi che probabilmente egli nemmeno pensa." questo non lo so perchè omelie contrro la dottrrina ne ha fatte a pacchi, l'idea che mi sono fatta è che con dottrina intenda solo un insieme di norme rigide e burocratiche anche se mi pare sia così la vera dottrina.

Come unione di misericordia e dottrina mi vengono in mente queste parole di GPII per Teresa di Lisieux

"Anche se Teresa non ha un vero e proprio corpo dottrinale, tuttavia particolari fulgori di dottrina si sprigionano dai suoi scritti che, come per un carisma dello Spirito Santo, colgono il centro stesso del messaggio della rivelazione in una visione originale ed inedita, presentando un insegnamento qualitativamente eminente.

Il nucleo del suo messaggio, infatti, è il mistero stesso di Dio Amore, di Dio Trinità, infinitamente perfetto in se stesso. Se la genuina esperienza spirituale cristiana deve coincidere con le verità rivelate, nelle quali Dio comunica se stesso e il mistero della sua volontà (cfr Dei Verbum, n.2), occorre affermare che Teresa ha fatto esperienza della divina rivelazione, giungendo a contemplare le realtà fondamentali della nostra fede unite nel mistero della vita trinitaria. Al vertice, come sorgente e termine, l'amore misericordioso delle tre Divine Persone, come essa lo esprime, specialmente nel suo Atto di offerta all'Amore misericordioso. Alla base, dalla parte del soggetto, l'esperienza di essere figli adottivi del Padre in Gesù; tale è il senso più autentico dell'infanzia spirituale, cioè l'esperienza della figliolanza divina sotto la mozione dello Spirito Santo. Alla base ancora e di fronte a noi, il prossimo, gli altri, alla cui salvezza dobbiamo collaborare con e in Gesù, con lo stesso suo amore misericordioso.

Mediante l'infanzia spirituale si sperimenta che tutto viene da Dio, a Lui ritorna e in Lui dimora, per la salvezza di tutti, in un mistero di amore misericordioso. Tale è il messaggio dottrinale insegnato e vissuto da questa Santa."



https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_letters/1997/documents/hf_jp-ii_apl_19101997_divini-amoris.html



In quanto Dottore della chiesa la santa della semplicità insegna a tutti ed anche questa è dottrina.



25/11/2016 12:17 Lorenzo
Intervengo per la prima volta su questo bel sito che ho appena scoperto.
Sono sostanzialmente d'accordo con il contenuto dell'articolo, anche più che «scommessa» parlarei di «sfida» che il papa lancia ai sacerdoti. In fondo, credo che l'attribuzione al Vescovo della facoltà di assolvere dalla scomunica (seppur già prima di Misericordia et Misera conoscesse molte eccezioni) rispondesse (anche) all'esigenza di assicurare ad ogni singolo fedele - anche questa è pastorale! - rettitudine e uniformità rispetto al giudizio sul pentimento. A ben vedere, proprio perché la Riconciliazione opera a prescindere dalle qualità di chi la impartisce, l'interesse in gioco è quello del peccatore di essere accompagnato ad pentimento realmente sincero, rettamente riconosciuto come tale e idoneo (nel limite delle umane possibilità) a prevenire una ricaduta nel medesimo peccato. In altri termini, non sarebbe una menzogna gravissima verso stesso peccatore quella di una assoluzione impartita in assenza di una vera conversione? Grazia e perdono si alimentano l'un l'altra, in un movimento circolare per cui l'una si nutre del senso dell'altra e viceversa.
Rispetto a tutto questo l'idea di «scommessa» non mi piace, quindi, perché rimanda a qualcosa che si gioca sulla vita, la carne, del peccatore. Vedo più una «sfida» verso quel discernimento pastorale cui proprio i Papa richiama la sua Chiesa e che non solo non può mai dirsi acquisito una volta per tutte, ma che larga parte del clero sembra non del tutto preparato ad attuare. Perché alla stessa stregua della circolarità grazia-perdono, dobbiamo leggere la dinamica Rivelazione-Tradizione-Dottrina-Persona. Per la Chiesa, infatti, non vi è opposizione tra tutte questi momenti, quasi che la Dottrina potesse essere contro la Rivelazione o la Persona (vd., in tal senso, Paolo VI): non vi può essere piena comprensione della Rivelazione, della Tradizione, della Dottrina, senza un vero servizio alla Persona; e specularmente, non vi può essere vera cura della persona senza una piena conoscenza della Rivelazione, la quale è compresa alla luce della Tradizione e della Dottrina. .
Ecco, rispetto a questa seconda fase del movimento circolare, credo che l'allargamento a tutto il clero della facoltà di assolvere rappresenti davvero una «sfida», perché guai al sacerdote che dovesse agire senza la cura necessaria: sarebbe una menzogna verso il peccatore e una (sua) bestemmia verso Dio.
Collegato a questo, vi è poi un secondo rilievo che mi permetto di avanzare. Si afferma nell'articolo che «[il Papa] crede che la misericordia incontrata nel confessionale conti più delle encicliche e dei grandi eventi ecclesiali». Se così fosse, il Papa crederebbe in una ovvietà: del resto, né i redattori di encicliche, né gli organizzatori di grandi eventi ecclesiali hanno mai inteso sostenere il contrario. Se c'è chi l'ha fatto, sbagliava. Ma sarebbe uno sminuire la decisione del Papa se la si giudicasse a partire da comportamenti patologici. Direi, allora, che il Papa "conferma" che la misericordia incontrata nel confessionale conti più delle encicliche e dei grandi eventi ecclesiali. Semmai, resta da chiedersi perché l'articolo sembri voler contrapporre due profili (grazia e magistero) che in alcun modo non sono sullo stesso piano. Per di più per decretarne l'ovvio vincitore. Ora, per usare i principi cari al Papa direi che vi è ideologia tutte le volte che si piega la realtà all'idea. Non vorrei, allora, che qui si annidasse un vizio ideologico - peraltro, seppur da prospettiva opposta, il medesimo vizio che si contesta. E' evidente, infatti, che un ragionamento del genere non trova giustificazione o fondamento né filosofico, né teologico. Non filosofico, perché se si rifà all'idealismo, Hegel non optava per una fra tesi e antitesi, ma per una terza via che le superasse entrambe. E nel nostro caso abbiamo detto che sarebbe sbagliato. Non teologico, perché, fermo il primato della mistericordia, grazia e magistero sono, seppur su piani diversi, parimenti al servizio di un uomo che diventi pienamente se stesso (cfr. GS). E Grazia E magisatero. Così come E Grazia E teologia. E teologia E pastorale. E pastorale E Scrittura, ecc... Dunque, eviterei suggestioni tese a far credere che il Papa abbia sostenuto tesi che probabilmente egli nemmeno pensa.
E se le pensa, aspettiamo che le dica.



25/11/2016 09:02 Angheran .
Ha ragione Sara , senza un minimo di supporto culturale l'accompagnare il singolo resterà un'opera di misericordia umana e filiale , ma priva della capacità di incidere nella società , nel comune sentire.
La "Chiesa delle redazioni" ha subito dato la stura alla traduzione per il popolino, "Il papa perdona l'aborto". Inutile intonare da parte cattolica la solita lamentela dell'incomprensione , dello sciacallaggio ecc. Se hanno capito male i giornalisti , quale messaggio arriverà alla casalinga e all'uomo della strada? Quando lo "spiegone" di Avvenire (punto 5) ti dice che la scomunica non riguarda la gravità dell'atto, allora capisci una voltà di più che la resa incondizionata al totalitarismo della dissoluzione passa anzitutto dai guardiani clericali. Per fortuna e per sommo scorno degli stessi c'è una generazione che è sfuggita al gulag sessantottino, costretta ormai a vagare tra le macerie , ma che della post-verità grazie a Dio non sa che farsene



24/11/2016 10:27 M. Luisa
Come hanno recepito i media questa "apertura" di Papa Francesco? Come era facile immaginare: travisandola.
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/una-deformante-tv-su-papa-e-aborto-brutta-storia-chi-vuole-pu-rimediare
L'ansia dello scoop (possiamo chiamarla "ansia da prestazione") genera un giornalismo superficiale e ignorante (in senso etimologico) che mette bocca su ogni cosa senza minimamente curarsi di approfondirla e di riferirne il vero significato e le reali implicazioni, in modo da dare un'informazione oggettiva e professionale. Sempre che le deformazioni di senso non siano volute...
E' davvero auspicabile che chi di dovere provveda a porre rimedio alle tante storture viste e lette!



24/11/2016 09:52 Sara
Quando facevamo l'ultimo anno di liceo una mia amica è rimasta incinta e ha abortito. Mi ha raccontato sempre tutto, dal primo rapporto che ha avuto fino alla sera dell'intervento in cui telefonò per chiedermi cosa avevamo fatto a scuola.

Ne avevamo parlato ma avevamo 18 anni e io stessa non sapevo che dirle oltre all'ovvietà di pensarci bene prima di rinunciare al bambino.
Avrebbe 26 anni se fosse nato, e ogni tanto ancora mi capita di pensarci.

Per dire che non è facile nemmeno nella concretezza del rapporto personale, forse per questo tendo molto a insistere sulla riflessione culturale, cioè da una parte la scienza prenatale fa passi da gigante e dall'altra siamo ancora fermi lì.

Il rapporto personale ok ma senza rinunciare ad incidere sulla cultura, a forza di vedere rigorismi e guerre culturali ovunque non vorrei accantonassimo questo aspetto.



24/11/2016 09:19 Francesca Vittoria
Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia».
Francesco dice: anche l'insegnamento fondamentale sul rispetto della vita nascente va riscoperto nella concretezza dell'esperienza del singolo.
Il Santo Padre ha raccontato di aver visto piangere una donna, così tanto con profondo dolore la quale avendo partorito tre figli uno di questi non è vissuto. Il Santo Padre Giovanni Paolo II° in Mulieris Dignitatem così ha scritto : “L’Umano generare è comune all’uomo e alla donna, Eppure anche se tutti e due insieme sono genitori, “la maternità della donna costituisce una “parte” speciale di questo comune essere genitori nonché la parte più impegnativa – si realizza molto più nella donna, specialmente nel periodo prenatale. E’ la donna a ” pagare “ direttamente per questo comune generare, che letteralmente assorbe le energie del suo corpo e della sua anima…. La maternità contiene in se una speciale comunione con il mistero della vita , che matura nel seno della donna: la madre ammira questo mistero , e con singolare intuizione “comprende quello che sta avvenendo dentro di lei. Alla luce del “principio”la madre accetta e ama il figlio che porta in grembo come una persona …. . L’uomo – sia pure con tutta la sua partecipazione all’essere genitore, si trova sempre “ all’esterno” del processo e della gravidanza e della nascita del bambino , e deve imparare dalla .madre la sua propria “paternità.” Ciò premesso è per apprezzare con una più particolare comprensione L’Idea del Santo Padre Francesco attenzione premurosa questa rivolta alla donna, il “perdono e Misericordia” che si intende concedere ad ogni donna che provi pentimento per un figlio non nato, perché il dolore provato è sempre uguale per ogni figlio partorito cui fa seguito la gioia , rimane invece ferita aperta nella carne della madre per il non nato;.Legame profondo è quello che si prova per i propri figli , e madri portano il lutto per tutta la vita se viene a mancare, lo piangono per tutta la sua vita , Una madre è capace per di farsi carico anche di molti sacrifici, La maternità è avvenimento grande . Il Santo Padre, ha deciso di medicare con l’unguento del perdono misericordioso cominciare da questa piaga che rimane aperta nel cuore di una donna-madre, come il Predecessore che ha scritto circa “ le molte sofferenze : delle donne, “che da sole lottano per sopravvivere e delle donne che hanno subito un torto o vengono sfruttate. Ci sono, infine, le sofferenze delle coscienze a causa del peccato, che ha colpito la dignità umana o materna della donna, le ferite delle coscienze che non si rimarginano facilmente. Anche di queste sofferenze bisogna porsi sotto la Croce di Cristo”””. Oggi come ieri .Se poi a portare questo dono siano i sacerdoti , anche questa scelta sembra rispondere alle necessità del nostro tempo dove tutti siamo in ogni luogo, nei barconi ,o nei luoghi più sperduti del pianeta, nelle città sovraffollate dove il sacerdote vive in mezzo alla sua comunità è coinvolto nelle vicende delle loro vite, partecipa e meglio conosce la lingua della propria comunità o dei luoghi dove risiede, sa come parlare e comunicare la lingua cristiana – come gli apostoli nel cenacolo loro se sono benvoluti, ricevono amicizia e il dono di essere da anche bene ascoltati. Si fa loro vicino con questi strumenti il Vangelo nel cuore prima ancora che nella mente. Certo il rischio c’è, quello che questo grave offesa-dolore a Dio non venga ben compreso. il Signore sempre ha detto “ti sono perdonati i tuoi peccati, va e non peccare più, ma … anche ha risposto a chi gli ha posto la domanda, quante volte si doveva perdonare , e Lui a rispondere, con il “settantavoltesette” . e qui purtroppo oggi sembra esista l’ obiezione di coscienza che si scontra con un mare di incoscienza. !!, di scetticismo, di opposizione in nome di diritto a libertà!E come suona vera quindi anche oggi come allora la preghiera di Cristo….””Padre perdona loro perché non sanno ciò che fanno”” Ma malgrado tanta cultura approfondita, tanta scienza che sprofonda nell’universo desiderio di sempre più conoscere, sembra che l’uomo dimentico del Dio creatore e dai suoi insegnamenti abbia perso coscienza di se come persona “di poco creata inferiore agli angeli” e fatto per una vita eterna, e sia come naufrago in balia di se stesso si trovi a navigare nel vuoto verso il nulla.
Francesca Vittoria



24/11/2016 08:09 Pietro Buttiglione
Da impegnato contro l'aborto mi permetto un richiamo IT. Tropppo spesso si skantona: si propone ABC ed ecco che tutti si skatenano su Y ..J ...W.. ecc Risultato? Ognuno dice la sua, magari si passa alla violenza, e l'incomprensione dilaga.
Il TEMA imo è:
Includere quel peccato tra quelli di qualsiasi confessore costituisce skandalo?? Ma non si era detto che sto confessore fa da tramite e chi agisce è Lui?? Lui è più misericordioso se frapponiamo barriere? Il dramma di chi abortisce cambia se deve andare in un posto o un altro? Leggo che ci si vorrebbe costringere a buttare ceneri in faccia al peccatore!! Ma ancora: ci si lamenta delle poche confessioni e poi se si abbassano le barriere frapposte pure??
La mia opinione: da anni si cerca di riposizionare la Confessione, anche cambiandole nome.. ( cfr: 3veniali=1mortale, ecc).
Questo è nella stessa direzione che sintetizzerei: rendere più plausibile e fruibile qs Sacramento.



23/11/2016 22:32 gilberto borghi
Valgono per tutti, Maria Luisa. Ed è per questo che mi studio di imparare giudizi di amore. Che ovviamente non ho ancora imparato e di questo chiedo continuamente perdono a Dio. E questo e solo questo mi da il permesso di sentirmi nella chiesa, perchè so di essere un grande peccatore amato da Dio infinitamente di più di quanto mi merito. È solo questo che mi consente, ogni tanto, di ricordare a chi sembra esserselo dimenticato. Vale per tutti!!


23/11/2016 21:41 M. Luisa
Gilberto, quelle parole valgono anche per tanti frequentatori di Vino Nuovo... ma se ti azzardi a citargliele, invariabilmente ti accusano di strumentalizzare il Vangelo!!


23/11/2016 20:11 Giulia Scarti
Dov'è la tenerezza di Dio in Padre Pio? E la letizia e fede limpida di San Francesco, che preoccupato del destino dell'umanità ha chiesto a Gesù di poter istituire un'influenza plenaria per l'umanità, che poi è stata girata a Papa Onorio III?


23/11/2016 19:17 gilberto borghi
Maria, con il giudizio con cui giudicate sarete giudicati... auguri!


23/11/2016 16:44 Maria
Santo padre Pio da Pietrelcina sull'aborto

P. Pellegrino un giorno disse al nostro Santo: “Padre, lei stamattina ha negato l’assoluzione per procurato aborto ad una signora. Perché è stato tanto rigoroso con quella povera disgraziata?”.Rispose P. Pio: “Il giorno in cui gli uomini, spaventati dal, come si dice, boom economico, dai danni fisici o dai sacrifici, perderanno l’orrore dell’aborto, sarà un giorno terribile per l’umanità. Perché è proprio quello il giorno in cui dovrebbero dimostrare di averne orrore”.
Poi, afferrato con la mano destra l’interlocutore con il saio, gli calcò la sinistra sul petto, come se volesse impadronirsi del suo cuore, e riprese con un fare molto perentorio: “L’aborto non è soltanto omicidio, ma pure suicidio. E con coloro che vediamo sull’orlo di commettere con un solo colpo l’uno e l’altro delitto, vogliamo avere il coraggio di mostrare la nostra fede? Vogliamo recuperarli sì o no?!”. “Perché suicidio?”, domandò p. Pellegrino.

Assalito da una di quelle, non insolite furie divine, compensate da uno sconfinato entroterra di dolcezza e di bontà”, P. Pio rispose: “Capiresti questo suicidio della razza umana, se, con l’occhio della ragione vedessi ‘la bellezza e la gioia’ della terra popolata di vecchi e spopolata di bambini: bruciata come un deserto. Se riflettessi allora sì che capiresti la duplice gravità dell’aborto: con l’aborto si mutila sempre anche la vita dei genitori. Questi genitori vorrei cospargerli con la cenere dei loro feti distrutti, per inchiodarli alle loro responsabilità e per negare ad essi la possibilità di appello alla propria ignoranza. I resti di un procurato aborto non vanno seppelliti con falsi riguardi e falsa pietà. Sarebbe un’abominevole ipocrisia. Quelle ceneri vanno sbattute sulle facce di bronzo dei loro genitori assassini. A lasciarli in buona fede mi sentirei coinvolto nei loro stessi delitti» [Fucinelli P.P. Il rigore fraterno… in Voce di Padre Pio, dicembre 1976, pp. 11-12].

Che cattivone padre Pio! Come sono buoni i preti di oggi!



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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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