Nell'arte
Il re e i suoi amici
di Gian Carlo Olcuire | 20 novembre 2016
Sul Golgota, nel punto più basso della storia, a tenere alto Gesù - cioè a riconoscerne la grandezza - sono stati due atei che manco andavano d'accordo: un capo militare e un sovversivo

Guttuso

CROCIFISSIONE

(Renato Guttuso, 1941, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna)

 

«"Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso"» (Lc 23,35-43)

 

A sparire, nel quadro, è la centralità di Gesù, messo in secondo piano. Col risultato che, dei tre uomini in croce, il più evidente è uno dei ladroni.

Il punto di vista nuovo, che spiega il successo dell'opera al suo apparire, porta ad accorgersi degli altri sulla collina. Dove - a canzonare Gesù - sono addirittura in tre (i capi, i soldati e uno dei malfattori), sostanzialmente con lo stesso messaggio: «Tu che hai il potere di tirar fuori gli altri dai casini... ora, il potere, tiralo fuori per te».

La messinscena di Guttuso è utile perché, a seconda di dove ci si posiziona, si scopre la possibilità - nei confronti di Gesù - di essergli più o meno vicini. C'è, infatti, chi sta a vedere, come il popolo. Chi, come i capi, resta lontano da lui e gli parla alle spalle. Ma si può pure sfidarlo come fanno i soldati, che - ciò che hanno da dire - almeno lo dicono in faccia, pur continuando a deriderlo. Allo stesso modo si comporta il primo dei due malfattori. Il cui sfottò ha, forse, un inizio di ravvedimento quando - all'esortazione «Salva te stesso» - aggiunge «e noi».

Il secondo, invece, rivolgendosi a Gesù, lascia da parte ogni carica onorifica e lo chiama per nome (tra l'altro, fa notare il card. Dionigi Tettamanzi, «è l'unica volta, in tutto il Nuovo Testamento, in cui troviamo "Gesù" al vocativo, senza alcun aggettivo o titolo»).

Il malfattore si sta per togliere la maschera, uscendo dal proprio ruolo. Anche se Guttuso spoglia i personaggi («per sottrarli a una collocazione temporale», ebbe ad affermare), il "buon ladrone" è l'unico - davanti a Gesù - a mettersi veramente a nudo, a rapportarsi a lui con schiettezza. Non tanto per aver eliminato le distanze, quanto per la voglia d'essere vero, riconoscendo la colpevolezza propria e l'innocenza altrui. Per cui, pur coprendo Gesù, quel malfattore diventa una lente attraverso la quale osservarlo meglio.

Grazie a lui ci rendiamo conto di quanto Dio possa essere amico. Dopo aver visto le lacrime di Gesù per Lazzaro, poi riportato in vita, l'abbiamo sentito dare dell'amico a Giuda, nonostante il tradimento. E nel momento in cui Erode e Pilato - mai stati amici - lo diventano per interesse, Gesù mostra come l'amicizia autentica non sia un patto del tipo «Io ti do se tu mi dai». Così, al ladrone che lo invoca («Ricordati di me»), risponde con un dono smisurato («Oggi con me sarai nel paradiso»).

Proprio uno strano re, Gesù: quali altri sovrani hanno il potere di dare la vita per i propri amici? Quali re, prima di morire, pensano a "sistemare" la famiglia impegnandola con due atti di affidamento (di Giovanni alla madre e della madre a Giovanni)? Quali altri re vengono lasciati altrettanto soli dagli amici e dai fedeli? Sul Golgota, nel punto più basso della storia, a tenere alto Gesù - cioè a riconoscerne la grandezza - sono stati due atei che manco andavano d'accordo: un capo militare e un sovversivo.

 

20/11/2016 08:01 Pietro Buttiglione
Se ci si mette in relazione con Lui..non si può che essere NUDI!
Come interpreta Davide Maria... sincerità del cuore, ...intimo... Purificami con l'issopo e sarò mondato,
lavami e sarò più bianco della neve.
Senza paludamenti e fringimenti! NUDI con il Suo sguardo che ci penetra..



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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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