Nell'arte
Gesù e il pubblicano Zaccheo
di Gian Carlo Olcuire | 30 ottobre 2016
La prima conversione è quella di Gesù verso Zaccheo: è Gesù che si interessa a lui, che ha voglia di andarlo a trovare. Mentre Zaccheo, all'inizio, ha solo molta curiosità. È dopo il movimento di Gesù che Zaccheo si muove davvero.

Zaccheo

GESÙ E IL PUBBLICANO ZACCHEO

Antonio Miccichè, 2007, Lezionario domenicale e festivo della Chiesa cattolica italiana

«Scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua [...]. Il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». Lc 19,1-10

 

La cosa più notevole di quest'opera è l'inquadratura. Invece di enfatizzare un dettaglio, puntando sull'aspetto della storia più originale (Zaccheo sull'albero) o più poetico (lo sguardo di Gesù su Zaccheo), l'artista - a sorpresa - sceglie un campo lungo. Per darci, con Gesù e Zaccheo, l'intera popolazione della città.

Si tratta di una Gerico contemporanea, nuovamente espugnata senz'armi. Stavolta dal conquistatore più grande che c'è: colui che perdona. Riusciamo a intravederlo, grazie a un raggio di sole che squarcia le nubi, mentre - a braccio teso - si rivolge al piccolo uomo sul sicomoro. E, nello stesso tempo, ci accorgiamo di tanti altri piccoli uomini... che siamo noi. Tutti contemplati da Gesù: osservati a lungo, con attenzione e con benevolenza (come fu per Natanaele sotto il fico), non tenuti d'occhio. Tutti visitati nelle nostre abitazioni e nelle nostre relazioni. Tutti perdonati a prescindere.

La prima conversione è, dunque, quella di Gesù verso Zaccheo: è Gesù che si interessa a lui, che ha voglia di andarlo a trovare. Mentre Zaccheo, all'inizio, ha solo molta curiosità. È dopo il movimento di Gesù che Zaccheo si muove davvero, passando dallo stupore (d'essere considerato) all'alleggerimento (di parte degli averi).

L'uomo ci era stato presentato come «capo dei pubblicani e ricco»: un aggettivo che, dopo la prima qualifica, si sarebbe potuto omettere. E che invece Luca rimarca, a dire - ancora una volta - quanto i beni materiali costituiscano un peso formidabile per aprirsi a Dio e agli altri. E a far notare - nel sottofinale - la "diminuzione di peso": «Do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Senza che Gesù abbia proferito parola, Zaccheo sente la necessità della scioltezza per essere, a sua volta, misericordioso. Più che una penitenza quaresimale, quella di Zaccheo è una decisione di vita nuova. Ormai, la sua ricchezza è il Signore. Perché si sente parte del tesoro del Signore, «venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

04/09/2017 19:58 ANTONIO MICCICHè
Gentile Gian Carlo,
volevo ringraziarla dell'attenzione avuta nel descrivere una delle opere realizzata per il Lezionario.
ho trovato per caso questa pagina durante una mia rara navigazione in rete.
Grazie ancora,
Antonio Miccichè



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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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