Lo spirito di Lesbo
di Giorgio Bernardelli | 19 settembre 2016
Torniamo oggi ad Assisi a pregare per la pace insieme agli uomini delle altre religioni. Ma con la consapevolezza che occorre anche un passo in più

L'altro giorno su questo sito l'amico Christian Albini si domandava perché oggi tornare ad Assisi. E spiegava bene il motivo per cui è quanto mai urgente rideclinare l'intuizione avuta trent'anni fa da Giovanni Paolo II e che oggi papa Francesco - insieme al patriarca Bartolomeo al primate anglicano Justin Welby e ai leader di tante altre confessioni religiose - rilanciano chiedendo a tutti di pregare per la pace.

Spero però che non me ne vorranno gli amici della Comunità di Sant'Egidio se in questa giornata mi permetto di lanciare una piccola provocazione. Mi chiedo infatti lo stesso se oggi - proprio a causa dell'urgenza che il tema della pace ha assunto in questo nostro tempo - basti ancora ripetere lo stesso schema. Per esempio se di fornte a una notte drammatica come quella che ha appena vissuto Aleppo - con le tenui speranze suscitate da un cessate il fuoco fragile, subito soffocate di nuovo da una pioggia di fuoco - bastino ancora i panel, i discorsi, le dichiarazioni che scandiscono questo appuntamento.

Lo dico senza nessun intento denigratorio: ho partecipato a tanti di questi incontri, ho ascoltato e conosciuto lì voci importanti, sono assolutamente convinto che tutto questo serva. E poi lo so che il cuore dell'evento è lo sguardo rivolto verso l'alto in preghiera; e che quella non può essere misurata con il nostro sguardo.

Però ugualmente mi chiedo se - come per gli alberi che a un certo punto, se si vuole che continuino a crescere, hanno bisogno di un innesto - non occorra oggi andare oltre la semplice rievocazione e chiedere un passo in più anche agli uomini delle religioni che si incontrano per invocare la pace.

Provo con questo spirito a lanciare due idee. La prima: c'è una cosa che mi stupisce sempre un po' quando si rievoca il 27 ottobre 1986. Tutti ricordano la preghiera per la pace convocata da Giovanni Paolo II; ma quel giorno Wojtyla chiese anche un altro gesto: domandò a tutti - e ai leader religiosi in primis - di accompagnare l'invocazione con il digiuno. Non era un fatto da poco: pochi gesti come il digiuno accomunano le diverse tradizioni religiose. E pochi gesti come il digiuno esprimono l'idea che la conversione personale è il primo passo per costruire la pace. Perché allora il digiuno lo abbiamo lasciato cadere? E non è che lasciandolo cadere abbiamo perso un ingrediente importante dello spirito di Assisi? Non è che è diventato un posto per far vedere quanto sono buone le religioni anziché un'occasione per ricordare che la pace richiede fatica ed è una fatica che chiama in causa ciascuno di noi?

È bello che i leader religiosi - come succederà oggi ad Assisi - si trovino insieme intorno a una stessa tavola, alla presenza anche di alcune persone che fuggono dalle guerre; ma non sarebbe un gesto più forte, e anche profondamente politico nel mondo di oggi, se in questo giorno - proprio come nel 1986 - digiunassero insieme?

Seconda idea: lo spirito di Assisi è importante. Ma in questo 2016 scandito dal Giubileo della misericordia c'è stato un altro momento ecumenico che dobbiamo custodire: la visita di papa Francesco insieme al patriarca Bartolomeo e all'arcivescovo ortodosso di Atene Christoduolos a Lesbo, l'isola dei migranti. Sono andati insieme nel campo profughi di Moria che proprio stanotte ha vissuto il dramma di un incendio, dopo una giornata di nuove tensioni accompagnata dalla protesta dei migranti e da una contro-manifestazione della destra nazionalista greca.

La Comunità di Sant'Egidio lo sa benissimo: oltre allo spirito di Assisi oggi c'è anche uno spirito di Lesbo da custodire. Per questo è nata l'iniziativa dei Corridoi umanitari. E per questo una donna di Aleppo arrivata in Italia grazie a questa iniziativa oggi parlerà nella cerimonia conclusiva prima del Papa.

Ma anche in questo caso mi chiedo: bastano le parole? Perché non pensare anche a un'opera di misericordia vissuta insieme dagli uomini delle religioni riuniti ad Assisi? Non sarebbe un esempio fortissimo di unità? Non sarebbe un modo per riconsocere insieme che è solo la misericordia vissuta comunitariamente a trasformare noi stessi e - di conseguenza - anche il mondo?

Lo confesso, sogno un'edizione 2017 di Uomini e religioni un po' diversa: saltiamo per un anno i venti panel in cui ciascuno pronuncia il proprio discorso; sostituiamoli con venti luoghi di una grande città dove leader religiosi, intellettuali, uomini di governo provano a vivere insieme la misericordia. Invitando chiunque lo desideri a unirsi a loro, magari organizzando qualcosa di simile nella propria città.

Lo spirito di Assisi e lo spirito di Lesbo insieme. Proviamo a pensarci?

 

26/09/2016 09:02 Giorgio Bernardelli
Caro Giovanni g. io l'unica cosa a cui direi basta è lo spirito della menzogna presa per oro colato. Proprio ad Assisi l'altro giorno prima del Papa ha parlato Tamar Mikalli, cristiana di Aleppo, giunta in Italia grazie ai Corridoi umanitari avviati proprio grazie a quella giornata di Lesbo.


26/09/2016 08:38 Giovanni g.
Con tutto il rispetto, basta con questi spiriti! L'incontro di Assisi è una parata in costume che non ha alcun senso e alcun risultato pratico. Quando sento parlare di spirito di Lesbo mi viene in mente che il Papa si è portato a Roma dei musulmani fregandosene dei cristiani. Davvero un bello spirito!


21/09/2016 16:20 fab
@Maria : i tuoi argomenti, nel profondo, sono fondatissimi. Però non giochiamo con le parole: è chiaro che quando si parla di "spirito di tal dei tali...." non ci riferisce certo a qualcosa di soprannaturale, ne che si sovrappone a LO Spirito... quindi nessuna contrapposizione polemica; semmai complementarietà.

Però è vero - e qui concordo - che spesso le espressioni "spirito di tal dei tali...." finiscono per essere vacue, fumose, retoriche (vanità di vanità mi vien da pensare..) ma è più colpa di un uso giornalistico e mediatico (che sempre tende a logorare le parole, quasi consumandole) che non un intento semantico originario, che pure è positivo.



20/09/2016 19:44 Maria
Quanti "spiriti" svolazzano ormai .. prima c'era lo "spirito del Concilio", poi lo "spirito di Assisi", adesso addirittura ha preso a svolazzare lo "spirito di Lesbo".

ma , strano, quanti più spiriti svolazzano quanto più infernale si fa la vita sulla terra. strano.
lo Spirito santo ( l'unico colla maiuscola) elargisce i seguenti doni a chi è degno di accoglierLO:
sapienza intelletto consiglio fortezza scienza pietà e timor di Dio.
questi nuovi" spiriti" invece svolazzanti "da circa cinquant'anni a questa parte elargiscono solo.. tanta tanta tanta retorica! Sono spiriti "tutti chiacchere e distintivo". e' proprio il caso di dire che sono spiriti fatti di "fumo"



20/09/2016 16:22 Francesca Vittoria
Ogni gesto fatto insieme acquista maggiore forza per raggiungere uno scopo, La preghiera al Dio Altissimo in primis che tanto deve sentirsi offeso guardando allo scempio di vite umane e dell’ambiente che del pari porterà i segni a lungo dei bombardamenti subiti.., Ma certamente ci si aspetta che questi Uomini di Pace siano sua voce altisonante e in Nome di un Dio padre di tutti, a difesa dei milioni di cittadini che nel mondo inermi subiscono . Molto bello vedere questo meeting per la Pace e bello che il Santo Padre abbia coinvolto tutta la sua Chiesa nel mondo alla preghiera in contemporanea con Assisi, perché lo Spirito accogliendo la preghiera ispiri buone intenzioni, non solo ma dia il coraggio a osare a rischiare iniziative . Certo oggi per la gravità del momento, sembra sia necessario questo osare passi ulteriori, che senz’altro sarà stato pensato, come ad esempio presentare un documento stilato in comune e fatto arrivare ai Governi dove si decidono guerra e pace, perché gli Uomini di Chiesa rappresentano non la loro religione ma piuttosto sono avvocati aventi diritto di assumere la difesa di tutti quei milioni di cittadini che sono stanchi dell’incertezza e di subire anche economicamente impoverimento dovuto anche a uno stato di incertezza e gli intralci che i conflitti creano con i negativi rapporti commerciali tra i Paesi. E’ vero che sembra vi sia una certa sordità da parte di Governanti all’ascolto di una” moral-persuasion” ma per questo sarebbe da imitare Gesù Cristo che si è avventato scacciando i “venditori dal tempio”. Non fate della casa del padre mio un mercato! Non è forse anche per un lucroso mercato che si contendono i territori oggi?a scapito di vite umane!!!Preghiamo si insieme il Dio della Pace ma anche di questa Pace si parli a chi non la intende sperando che Dio, come ha fatto con Mosè sia oggi nei segni dei suoi Sacerdoti di Pace
Francesca Vittoria



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