Nell'arte
La dracma perduta
di Gian Carlo Olcuire | 11 settembre 2016
Ritraendo il non darsi pace il pittore comunica quanto si ritenga prezioso ciò che si è perduto. Infatti, colui che non cerca («Chi se ne importa, prima o poi salterà fuori...») ha perso - oltre all'oggetto - anche la consapevolezza del suo valore

 dracma

 

LA DRACMA PERDUTA (particolare)

(Domenico Fetti, 1618-22, Firenze, Galleria Palatina)

 

«Era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (Lc 15,1-32)

 

Il quadro riguarda la seconda delle tre parabole della misericordia. Pressoché identica alla prima, salvo in ciò che viene perduto. Mentre per il resto combacia: nella determinazione del cercare e nella gioia del ritrovare, subito partecipata ad amici e vicini. La stessa gioia - si dice e si ribadisce - che c'è in cielo per un peccatore che cambia vita (le tre parabole - va ricordato - erano una risposta ai mormorii su Gesù che andava a pranzo con cani e porci...).

L'opera, di cui gustiamo il particolare della moneta intravista sul pavimento, tra le mattonelle sconnesse, mostra - nell'intero - una stanza messa sottosopra: lo sgabello e la sedia rovesciati, oltre alla biancheria estratta dalla cassapanca e lasciata a terra, sono i segni evidenti di un'inquietudine. Ha fatto bene il pittore a non accontentarsi della lucerna, perché ritrarre il non darsi pace comunica quanto si ritenga prezioso ciò che si è perduto. Infatti, colui che non cerca («Chi se ne importa, prima o poi salterà fuori...») ha perso - oltre all'oggetto - anche la consapevolezza del suo valore.

Dopo la pecora e la dracma, cioè l'animale e la cosa, in un crescendo si passa alla persona. E la terza parabola, nella quale il cercare è attutito, si esalta nella descrizione del ritrovamento. Che, prima ancora di un ritorno a casa, è un ritorno «in vita» del padre e del figlio.

Si è soliti definire «imperdibile» un film, un libro, un concerto... Mai una persona, mentre Gesù lo pensa di ogni creatura. Al contrario di tanti di noi che, di altrettanti, pensano «Quello lì, meglio perderlo che trovarlo». E, piuttosto che nell'apprezzare, si crogiolano nel deprezzare e nel disprezzare.

Quasi senza accorgercene, stiamo continuando in queste domeniche a riflettere di economia e oggi capiamo d'essere anche noi un valore. Se qualcuno mette a rischio 99 pecore per cercarne una che si è persa (e sta male finché non l'ha recuperata e fa salti di gioia quando la recupera)... beh, uno così merita che ci lasciamo trovare.

 

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Gian Carlo Olcuire

Gian Carlo Olcuire è un grafico. Che si sente realizzato quando riesce a far guardare le parole come se fossero immagini e a far leggere le immagini come se fossero parole. Lavora soprattutto per il mondo cattolico ed è appassionato di linguaggi, soprattutto dell'uso (o abuso, disuso, riuso) che se ne fa nel mondo cattolico.

 

 

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