«Nessuno sforzo è troppo piccolo per migliorare il mondo»
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 10 settembre 2016
La drammatica situazione creata dall'uragano Newton nella California messicana diventa occasione per riflettere sulla fatica di quanti vivono in zone meno fortunate della nostra con l'aiuto delle parole di papa Francesco per il 1° settembre

Dell'uragano Newton abbiamo avvertito solo una maggiore intensità del vento, che comunque spira quotidianamente sulla costa della California, ma più a sud, in Messico, i danni sono stati devastanti e si sono avute anche vittime. Le raffiche e la pioggia intense stanno in queste ore raggiungendo Arizona e New Mexico dove la popolazione e l'apparato di emergenza rivelano le potenzialità di una nazione decisamente più fortunata.

Perché è così che accade, ancora oggi: i più poveri (spesso «impoveriti» da altri, leggi noi) non ce la fanno a competere per la sopravvivenza. E se questo vale per le risorse da cavar fuori dalla terra (spesso più ricca delle nostre anche nel sottosuolo, ma chi ha i mezzi per estrarre?), ancor più di fronte alle calamità naturali. Perché è vero che spesso in tali occasioni le vittime sono causate da cattive costruzioni e dall'incuria dell'uomo, ma di fronte ad altre non sembra essere così (ne sanno qualcosa gli abitanti del Nord Carolina, della Florida, del Texas). Erano 9 anni che un uragano di tale intensità non si formava nel medio Pacifico e soprattutto che riusciva a mantenere la sua forza scaraventandosi sulla terra ferma continuando ad avanzare senza perdere colpi. Avrebbero potuto prepararsi, vista l'esperienza del 1997: invece no, non ce l'hanno fatta. E chi ne ha fatto le spese è stata la gente inerme della Baja del Sud.

Come le popolazioni del sud-est asiatico vittime di tifoni, tsunami e quant'altro (chi non è rimasto scosso alla notizia che l'allarme per l'evento drammatico del 26 dicembre 2004 era stato dato alle Hawaii, dove non c'è stata alcuna vittima, ma non alle isole dell'oceano Indiano? E si contano oltre 250 mila morti. In un'interrogazione al Congresso un repubblicano, bontà sua, affermava che tanto non sarebbe servito a nulla!).

Qualcuno potrà mostrare indifferenza (è vero che gli eventi naturali ci sono sempre stati), altri stupore (come quella bambina di 5° elementare che nel bel mezzo del racconto in classe di un missionario trentino in Kenya esclamava: «Non è vero, in Africa è bello, ci si diverte tanto!» ... la sua famiglia trascorreva ogni anno 3 settimane di vacanza in un resort ovattato mentre il padre militare di carriera andava a caccia ...) o anche insofferenza (quanti docenti di scienze o geografia si sono sentiti riprendere dai genitori perché «si insiste troppo» sulla situazione di altri Paesi, in tema di scarsità d'acqua, malnutrizione, rischio patologie gravi, ineguale distribuzione delle risorse ...), ma girarsi dall'altra parte per non voler vedere, e conoscere, non sembra essere proprio un comportamento evangelico.

Che possiamo fare? E'sempre la solita domanda, ma la risposta c'è, e sotto sotto lo sappiamo tutti.

L'enciclica Laudato Si' di papa Francesco ha messo definitivamente i puntini sulle «i», se ancora ce ne fosse stato bisogno. E forse ce n'era, visto che, almeno per molti, le parole dei papi precedenti erano andate a vuoto («green Pope» era definito Benedetto in terra americana, ma si è mai parlato di «papa verde» da noi? Chi lo ricorda per quanto ha scritto nella IV parte della Caritas in Veritate?).

Ora che Francesco stia facendo sul serio lo vediamo anche dalle riforme che porta avanti nella Curia romana, ma l'insistenza sull'attenzione ai poveri e lo smantellamento della cultura dello scarto sembrano davvero far parte dell'identikit di un pontificato. Guardiamo il Messaggio per la Giornata mondiale di preghiera per il creato (da lui istituita dallo scorso anno, noi avevamo quella nazionale dal 2006): «In questo Anno Giubilare, impariamo a cercare la misericordia di Dio per i peccati contro il creato che finora non abbiamo saputo riconoscere e confessare; e impegniamoci a compiere passi concreti sulla strada della conversione ecologica, che richiede una chiara presa di coscienza della nostra responsabilità nei confronti di noi stessi, del prossimo, del creato e del Creatore».

Non tutto ciò che avviene è naturale (gli spostamenti delle placche della crosta terrestre che inducono i sismi lo sono, ma non tutti gli eventi dell'atmosfera) e dobbiamo esserne consapevoli.

«I poveri del mondo, che pure sono i meno responsabili dei cambiamenti climatici, sono i più vulnerabili e già ne subiscono gli effetti»: è necessario «cambiare rotta» e stili di vita, non senza il contributo delle scelte politiche: «E questo deve tradursi in atteggiamenti e comportamenti concreti più rispettosi del creato, come ad esempio fare un uso oculato della plastica e della carta, non sprecare acqua, cibo ed energia elettrica, differenziare i rifiuti, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico e condividere un medesimo veicolo tra più persone, e così via. Non dobbiamo credere che questi sforzi siano troppo piccoli per migliorare il mondo. Tali azioni "provocano in seno a questa terra un bene che tende sempre a diffondersi, a volte invisibilmente" e incoraggiano "uno stile di vita profetico e contemplativo, capace di gioire profondamente senza essere ossessionati dal consumo"». 

 

 

 

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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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