Rio, i Giochi e la fede
di Luca Rolandi | 05 agosto 2016
La dimensione religiosa era presente già all'origine nell'idea delle Olimpiadi. E anche quest'anno a Rio, pur tra tante contraddizioni, la diocesi ha promosso alcune iniziative significative

Principi e contraddizioni

All'inizio il Comitato Olimpico internazionale nella sua carta dei principi aveva dedicato uno spazio di preghiera per gli atleti di tutte le confessioni presenti ai Giochi. Ora la relazione tra sport e religione diventa sempre più profondo e importante. Soprattutto se lo sport è segno di incontro, fratellanza, confronto leale in sfide contro se stessi, gli altri e il tempo. Lo sport, anche quello olimpico, ha perso da qualche tempo la sua funzione etica ed educativa, almeno ad alto livello, ma conserva quell'aurea di evento di pace e di fratellanza nella quale anche la religione e l'esperienza di fede contano molto.

Una esperienza: il Comitato Interfedi di Torino 2006

Molte esperienze olimpiche hanno lasciato un'eredità importante. Sono nate esperienze di cammino interreligioso come a Torino 2006 il Comitato Interfedi, poi assunto dalla Città di Torino, con la presenza delle maggiori confessioni monoteiste e le religioni orientali, ha proseguito il suo cammino nei dieci anni successivi, proponendosi anche come interlocutore di iniziative come Torino Spiritualità. Ora i Giochi, tra mille prospettive e polemiche, fanno scalo in Brasile, terra che ha ospitato la penultima Gmg, la prima di Papa Francesco, e i mondiali di calcio 2014. La situazione del Paese non è rosea, anzi le Istituzioni sono sotto processo, le disuguaglianze aumentate, dopo le speranze che l'elezione di Lula aveva fatto nascere.

Il teologo e lo sport

Uno spunto di riflessione lo lancia il teologo don Leonardo Biancalani, uno dei più autorevoli osservatori del panorama sportivo, prima nei giorni scorsi, affermava a Radio Vaticana: "Credo che lo sport ancora abbia, in se stesso - al di là poi degli interessi e del business - quella fraternità e quella universalità, che possono veramente unire i popoli di ogni Nazione, al di là di ogni credo religioso e al di là di ogni opinione personale. Lo sport ha ancora questa capacità profonda di unione. Quindi, sicuramente, le Olimpiadi oggi hanno ancora il loro fascino".

Le contraddizioni del Brasile e la denuncia dei missionari

I «meniños da rua, bambini di strada» in Brasile sono 6 milioni e finiscono letteralmente nel mirino delle forze dell'ordine e degli squadroni della morte non solo quando ci sono i grandi eventi, come i Mondiali di calcio del 2014 o le Olimpiadi nel 2016. Il Comitato Onu sui diritti dell'infanzia registra negli ultimi mesi un aumento delle esecuzioni sommarie dei bambini e una crescente impunità della polizia. Amnesty International conferma l'incremento delle esecuzioni extragiudiziali - in Brasile come negli Stati Uniti - registrate come «resistenza all'arresto»: negli ultimi cinque anni il 16% degli omicidi a Rio de Janeiro è avvenuto così, ma le ferite dicono che le vittime sono state massacrate dalla polizia quando erano ammanettate e in ginocchio.
Se l'opinione pubblica internazionale, giustamente, si indigna, in Brasile, invece, «la gente tace e applaude», osserva don Renato Chiera di Mondovì, missionario in Brasile dal 1978 che dal 1986 salva migliaia di minori: «Questo capita perché la gente ha paura». Un rapporto Onu spiega che in Brasile, su una popolazione di oltre 200 milioni di abitanti, nel 2014 ci sono stati 58.946 omicidi, un numero spropositato. Negli Stati Uniti, su una popolazione di 319 milioni, ci sono 270 milioni di armi a uso personale, un numero assolutamente gigantesco. Armi garantite dal secondo emendamento della Costituzione che dice: «Essendo necessaria, alla sicurezza di uno Stato libero, una milizia ben regolamentata, non potrà essere infranto il diritto dei cittadini di detenere e portare armi». E con quelle armi nel 2013 ci sono state 33.169 vittime di omicidio.

Rio 2016 e la Tregua Olimpica: opportunità di pace tra popoli e religioni

"100 giorni di pace": è l'iniziativa lanciata dal Dipartimento per la Pastorale dello Sport dell'arcidiocesi di San Sebastiano di Rio de Janeiro per la 31.ma edizioni delle Olimpiadi, Il progetto comprende numerose attività basate sul rilancio dei valori sportivi e sulla promozione della nuova evangelizzazione. "Le Olimpiadi - ha spiegato l'arcivescovo di Rio, card. Orani João Tempesta - sono un'opportunità per promuovere la convivenza pacifica tra i popoli e le religioni". Di qui, la sottolineatura del porporato riguardo all'importanza di "salvaguardare lo spirito della tregua olimpica dell'antica Grecia". Tra le iniziative in programma, il "Joshua Camp" ovvero la Giornata mondiale olimpica per la gioventù, "Amici dello sport" ossia la campagna di accoglienza riservata alle famiglie degli atleti; la "Giornata della pace" per sensibilizzare gli studenti di tutte le scuole dell'arcidiocesi, e il "Festival dei giovani", con in programma esibizioni musicali sul tema della riconciliazione.

 

 

06/08/2016 11:36 Sara
Un po' e' vero Francesca però alla fine sono sempre suggestive, anche queste a Rio con il Cristo rivestito verde oro che guarda la città.
Ho visto lla cerimonia, e' stata molto bellina, ci sarà un po' di finzione ma è sempre bello vedere che i popoli possono sfilare insieme in fratellanza.

A proposito di olimpiade e religione


http://www.settimananews.it/libri-film/le-olimpiadi-religione-moderna/



06/08/2016 00:51 Francesca Vittoria
9 agosto 2016 via alle Olimpiadi – il Brasile insegue i sogni della riscossa……La Stampa , ma anche” Libia, bombe USA contro L’isis…, ospedali che saltano in aria!!!! Gente che muore mentre in altre parti del pianeta si fanno cose belle, si gioca , si festeggia con “ fuochi” ma d’artificio artistici, ..Se fossi un profugo , o un fuggiasco dai luoghi di conflitto, o dove , come in certi paesi accade, si fugge, si soffrono la fame lo sterminio, io mi domanderei come può essere che in certe parti del mondo si possa godere sapendo che molti nello stesso giorno muoiono!!! Credo che per pudore di fronte a tanto sfacelo in certe aree del pianeta e sofferenza di uomini che non hanno deciso di guerra, si sarebbe dovuto soprassedere a questi Giochi Olimpici, aspettando tempi migliori. C erto qualche anno fa non si pensava che il mondo si sarebbe trovato come è oggi!!!Per questo non è facile provare quell’entusiasmo partecipativo come è stato nel passato . Si vorrebbe che per tale evento c i fosse pace e per questo si facessero tacere le armi , per tutto il periodo dei giochi almeno. per consentire che quell’atmosfera che gli stessi Giochi richiedono e cioè la partecipazione in serenità, in un clima di pace. Sarebbe stato un alto gesto di civiltà tra uomini, tra popoli, chedere questo.
cesca Vittoria



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Luca Rolandi

Sposato con Marella, tre figli è direttore del settimanale dell'arcidiocesi di Torino La voce del popolo. Ha lavorato a La Stampa al sito d'informazione religiosa VaticanInsider.it, con cui tuttora collabora oltre che con alcune riviste storiche e religiose. È dottore di ricerca in Storia sociale religiosa. Ha scritto diversi saggi su figure e vicende del movimento cattolico in Italia. È nato e vive a Torino, ma la sue origini sono della zona del Basso Piemonte - diocesi di Tortona - e la sua formazione è avvenuta a Genova.

 

 

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