La pace corpo a corpo
di Giorgio Bernardelli | 01 agosto 2016
Dopo il gesto di fratellanza di ieri con i musulmani da oggi che succede? Due punti di partenza nella lotta all'orrore dopo domenica 31 luglio

E adesso che il gesto c'è stato? Dopo che tanti musulmani - imam e gente comune, compagni di convegni o figure semi-sconosciute, sufi o esponenti di realtà vicine ai Fratelli musulmani - ieri hanno accolto l'invito e sono venuti a Messa per esprimere la loro vicinanza ai cristiani dopo l'uccisione barbara di padre Jacques Hamel in una chiesa francese, adesso che succede?

Non possiamo non porci questa domanda dopo questa domenica 31 luglio di un'estate segnata dal sangue del terrore jihadista. Perché la bellezza e la sfida del gesto compiuto ieri sta proprio qui: nel fatto di implicare un "noi" e presupporre un "dopo".

Non è un caso che un'idea del genere sia nata proprio in Francia. Certo, era ovvio che l'iniziativa partisse dal Paese dove si è consumato l'eccidio nella chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray. Ma meno scontato era il fatto che da un organismo come il Consiglio francese per il culto musulmano, per esprimere vicinanza e condanna di una strage avvenuta in chiesa, venisse la proposta di un gesto come partecipare alla Messa. Hanno osato fare un passo in più rispetto alle sole parole o a una marcia solo simbolica. Perché? Certo: conta l'emozione e la stessa paura di essere tutti identificati con i tagliagole. Ma un gesto del genere lo può pensare solo chi si è visto strappare un amico.

Perché la storia recente dell'islam in Francia è fatta anche di tante contraddizioni, lo sappiamo. Ma questo non cancella i ponti veri, le storie concrete di amicizia maturate in questi anni. E' solo un caso che la Conferenza episcopale francese abbia da tempo un proprio Servizio per le relazioni con i musulmani? E' un caso che negli ultimi vent'anni il seme gettato dal martirio dei monaci di Tibhirine sia germogliato in centinaia di iniziative di incontro dalla Normandia ai Pirenei? E' proprio questa tela tessuta con pazienza - guardata molte volte anche con scetticismo dai cultori delle identità chiuse in se stesse - ad aver creato la grammatica comune che ha reso possibile un gesto come quello di domenica 31 luglio.

Il punto - allora - è cogliere il profilo vero dello scontro di oggi: a un'ideologia di morte che si nutre di slogan e indottrinamento da social network, non si risponde con le analisi teoriche. L'unica strada è l'amicizia, l'incontro vero in cui ciascuno si mette in gioco sul serio. Momenti in cui non si ragiona sull'islam in generale ma con il fratello di fede musulmana che vive accanto a me.

La giornata di ieri dice che incontrarsi è possibile; certo, sarebbe stupido pensare che basti una domenica a Messa insieme per fermare la scia di sangue. Eppure quel gesto indica lo stesso due direzioni ben precise: primo, la lotta al fanatismo jihadista non è "una questione che devono risolvere loro". Dipende anche da noi. Venendo a Messa hanno accettato di mettersi nei nostri panni. Noi siamo disposti a fare lo stesso? Siamo disposti ad avere a cuore sinceramente il futuro dell'islam oltre che il nostro? O facciamo reciprocamente questo sforzo - facendoci carico sul serio gli uni degli altri - o a vincere sarà comunque chi ci vuole divisi, riducendo il mondo in un "noi" e un "loro".

Secondo: chi ha sgozzato padre Jacques ha adottato la macabra liturgia di morte dei jihadisti, dove la brutalità dell'uccidere è riportata al sangue che macchia le proprie mani. Ma di fronte a tanta violenza anche noi dobbiamo scegliere il corpo a corpo. Non c'è più posto per una pace evanescente; anche la riconciliazione oggi deve passare attraverso la carne. Non bastano il cuore e la testa, ci vogliono anche le mani. Ieri si sono incontrate nello scambio del segno di pace. Ma le nostre mani sono chiamate a fare molto di più: ora devono afferrarsi in maniera salda per continuare a camminare nella stessa direzione, devono sporcarsi per costruire insieme risposte concrete a tante forme di ingiustizia, devono anche gettarsi in avanti per ammonire chi semina odio e proteggere chi è più debole.

Nel tempo della guerra anche l'impegno per la pace si fa più esigente. Non basta più una bella immagine; ora serve la lotta, giorno per giorno.

 

03/08/2016 18:07 Sara
È chi le dice che noi non si legge Limes scusi? Io ad esempio la leggo sempre insieme a tante alte cose. Anche 30 giorni prima che chiudesse ci scriveva Gianni Valente che considero un tipo in gamba.

Parlava di Bergoglio già in tempi non bergogliani


http://www.30giorni.it/articoli_id_18553_l1.htm



03/08/2016 17:04 PietroB
Quello ha detto, quell'altro ha scritto, io credo che.., lui invece.. Condivido la denuncia di G,Gatta: a che serve una discussione di qs tipo??
Bene Gil a fare piazza pulita e richiamare IL ref fondamentale..
Ma davvero nn si potrebbe approfondire, ad es conoscendo questi ISLAMICI di cui parliamo, conoscendoli veramente senza pregiudizi, ma anche studiando un po' di Geopolitica ( cfr LIMES )... Sarebbe ete uanti luoghi comuni qui citati cadrebbero! Ma questo, in Italia, in un luogo open, è pura utopia. Ricordate cosa venne fuori quando Radio Raficale, x estorcere € dal governo che nn le aveva rinnovato la concessione, aprì a tutti?!



03/08/2016 14:35 Marco N.
Sig.ra Pontara Pederiva, se vuole le do un suggerimento di merito, sulla scorta di esperienze precedenti. In realtà dei nostri dati sono noti ai gestori del sito, che hanno le nostre e-mail. In genere si lascia questa libertà supponendo che non tutti, anche per motivi personali (lei è per esempio una nota giornalista) hanno l'abitudine di mettere tutti i dati per esteso. Però lei ha ragione a dire che questo può non bastare: per esempio quando la legittima critica travalica nella lezione, che dà sempre fastidio (ovviamente, quanto ci sia di fastidio legittimo, si spera che ognuno lo verifichi con accurato esame di coscienza). Allora se si ritiene che un numero eccessivo di visitatori di vinonuovo sia arrivato ad abusare dell'anonimato, si può mettere il filtro, accettando solo i messaggi con nome e cognome per esteso verificabile. Ha fatto così ad esempio il vaticanista Accattoli. Se ad esempio da domani la norma entrasse in vigore, anch'io vedrò come regolarmi di conseguenza. (nb: Marco è il mio vero nome, e N. l'iniziale del mio effettivo cognome)


03/08/2016 14:15 Esausta
Quindi, appena una cosa non piace è subito una "lezione", non un'idea diversa. Per quanto riguarda i suoi colleghi di 30 Giorni, forse è lei a non aver capito bene (allora, probabilmente, dando di quel giornale la solita lettura ideologica "destra-sinistra" che riporta pari pari oggi nel suo intervento). Per il resto, se volete solo gente con nome e cognome fate molto presto a modificare i requisiti di accesso al blog. Evidentemente vi sta bene così. Ognuno ha i propri motivi, la rete per mia esperienza non è un bel posto e quindi mi difendo; gli indirizzi IP vi sono peraltro noti e quindi nella sostanza non c'è alcun vero anonimato.


03/08/2016 12:16 Maria teresa Pontara Pederiva
Non si preoccupi, Cara Esausta, che le cose note, ovviamente, si conoscono, tutti possono rivedere le proprie idee, come si può verificare.
Ma non accettare lezioni da chi non ha neppure il coraggio di metterci la faccia con il proprio nome (e cognome!).



03/08/2016 10:52 Marco N.
Sul commento di Giorgio Gatta (chi é? è di "Vino nuovo", visto che dice "per sapere cosa ne pensiamo"? chiedo scusa per la mia ignoranza) direi che vale quanto ho scritto nel nuovo post di Colagrande, complimentandomi per la pacatezza del primo intervento. Leggo qui per converso "ma chi se ne frega del discorso di Ratisbona! Ma cosa c'entrano gli Ugonotti...!" (bel modo di argomentare, dire "cosa c'entrano" e passare subito ad altro) "..dopo che abbiamo trattato il Papa come un demente!". Tutto questo quando esistono, nei posts di commento recenti (prego rileggere) domande espresse in modo pacato che non hanno ancora ricevuto risposta. Nel suo recente articolo, Colagrande parla di "arrampicamento sugli specchi". Per me un arrampicarsi sugli specchi, come ultima risorsa di chi non ha di che rispondere, è anche "sbroccare". Più in generale devo ribadire che gli ultimi post hanno ridotto il tutto a una diatriba progressisti - conservatori, dal valore argomentativo di per sé (= se sono obiezioni che vengono da "loro", i conservatori, sono sicuramente una boiata). Tutto questo quando si dovrebbe sapere che facendo di tutta un'erba un fascio, si va incontro a contraddizioni per primi. Ad esempio, Colagrande conclude il suo post critico su chi fa osservazioni sui musulmani nelle chiese, accomunandoli sotto l'etichetta di chi ha scoperto solo ora il can. 212 del diritto canonico. Dovrebbe però sapere che un articolo con alcune (garbate) osservazioni sui musulmani nelle chiese, lo ha scritto anche il suo già-collega su queste pagine Aldo Maria Valli. Ora tutti credo ricordiamo che Valli non è stato universalmente tenero con Benedetto XVI, e per un articolo, quello sulla "statua pagana" ha pure pagato dazio. Dunque nessuna improvvisa scoperta del can. 212 da parte di Valli, e neanche di persone come il sottoscritto. Invece, da parte mia l'invito a chiedersi se il classico invito a non generalizzare, a non tagliare le cose con l'accetta... che su queste pagine ho spesso sentito.. non valga davvero per tutti


03/08/2016 10:37 Esausta
Cara Maria Teresa Pontara Pederiva, spero per te che con la frase "quante vittime in nome di Dio? senza tornare alle Crociate o alle stragi successive, i milioni di vittime della Shoah erano in nome di Dio. "Gott mit uns" era il giuramento e il motto dei nazionalsocialisti di Hitler: Dio è con noi, sembra abbastanza chiaro.", associando in modo improprio (è ormai un vizio diffuso, pare) crociate e nazismo, non intendessi intendere che quest'ultimo agisse o ritenesse di agire per conto del Dio cristiano.
Inoltre ti faccio notare (ma lo sai benissimo perché scrivi per il sito Vatican insider) che molti dei giornalisti più stretti collaboratori di Papa Francesco (Brunelli a TV2000, Tornielli, Metalli e Valente a Vatican insider e Falasca ad Avvenire) provengono esattamente da 30 Giorni, quello che tu definisci uno "dei media dichiaratamente schierati a centro(?)-destra" il cui "cavallo di battaglia" sarebbe stato la lettura ideologica del discorso di Ratisbona. Chiarisciti meglio le idee.



03/08/2016 10:15 Esausta
Trascrivo come riportato dal "il Foglio", per conoscenza dei lettori di questo blog.
“Bisogna smetterla col raccontare che questi terroristi abbiano dei problemi economici, che siano dei radicali politici o ideologici. Guardate il commando di Dacca… Era composto da giovani istruiti e benestanti. Tutti questi criminali sono dei ragazzi manipolati dai mullah che hanno inculcato loro un’esegesi letterale del Corano. Anche la Bibbia conosce dei passi molto violenti, ma noi abbiamo capito che vanno contestualizzati nell’epoca in cui sono stati scritti, che si riferiscono a vicende di millenni fa. Purtroppo in Europa continuate a cercare delle scuse per i musulmani, con atteggiamenti a dir poco paternalistici. Per voi sono dei poverini, degli ignoranti che hanno bisogno di un’evoluzione verso la democrazia. Dite che dobbiamo accettare la loro cultura… Non è vero, quello che dovremmo fare è dir loro la verità nella carità” (Ignazio Giuseppe III Younan, 71 anni, patriarca di Antiochia dei siro-cattolici, una delle massime autorità religiose nell’Oriente cristiano, a capo di 250 mila fedeli, ieri sul Quotidiano nazionale).



03/08/2016 09:55 Sara
http://temi.repubblica.it/micromega-online/guerra-allisis-azioni-o-proclami/

Tra parentesi non sono solo i conservatori a voler menare le mani. In effetti nel discorso di Rat. Benedetto avvertiva che anche la ragione occidentale quando pretende di farsi assoluto e relega le religioni al ruolo di subculture da sopportare e limitare il più possibile diventa intollerante.


Il effetti il discorso era un grande invito a mettersi sulla via del dialogo andrebbe riscoperto proprio adesso che il multiculturalismo è dato per morto un po' da tutti.



03/08/2016 09:31 Maria Teresa Pontara Pederiva
Per Maria & C. : quante vittime in nome di Dio? senza tornare alle Crociate o alle stragi successive, i milioni di vittime della Shoah erano in nome di Dio. "Gott mit uns" era il giuramento e il motto dei nazionalsocialisti di Hitler: Dio è con noi, sembra abbastanza chiaro.
Spesso l'ideologia induce a dimenticare persino la storia del secolo scorso.
Che Ratzinger ben conosceva, dato che nella Hitler-Jugend era dovuto, giocoforza, transitare come ha riconosciuto lui stesso con tanta amarezza fin da quando veniva a Bressanone in vacanza e poi anche da pontefice.
Forse proprio per questo ha sentito il dovere di spiegare quel discorso di Ratisbona che tanto clamore aveva destato ... da chi non aveva capito nulla fraintentendendo, sempre in nome dell'ideologia. Fa davvero sorridere che, sempre l'ideologia, accechi oggi a distanza e sia il cavallo di battaglia dei media dichiaratamente schierati a centro(?)-destra (curioso che diversi commentatori di vinonuovo girino link di quest'area, compreso 30gg, chiuso nel 2012).
Già alla fine dell’anno 2006, nell'incontro per gli auguri natalizi con la Curia romana, papa Benedetto XVI aveva spiegato come a Ratisbona «il dialogo tra le religioni venne toccato solo marginalmente e sotto un duplice punto di vista. La ragione secolarizzata non è in grado di entrare in un vero dialogo con le religioni. Se resta chiusa di fronte alla questione di Dio, questo finirà per condurre allo scontro delle culture».
Il suo discorso prendeva le mosse dai ricordi dei primi anni di insegnamento, prima all’Istituto superiore di Freising e poi all’ateneo di Bonn (il clima studenti-professori, il senso dell’universitas, il dies academicus) e rievocava la sua recente lettura di un testo di Theodore Khoury (Münster) sul dialogo che il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo, forse durante i quartieri d'inverno del 1391 presso Ankara, avrebbe avuto con un persiano colto sul rapporto cristianesimo-islam e sul rispettivo concetto di verità. L’attenzione di alcuni(ecco la strumentalizzazione!) invece che sull’oggetto fede e ragione, venne dirottata sull’estremismo islamico e la violenza, tanto che se ne finì per parlarne ancora lo scorso anno, in occasione dei drammatici attentati di Parigi a gennaio e novembre, o Bruxelles e, con una violenza verbale inaudita ma che non desta sorpresa, anche per i tragici eventi di quest'estate.
Certo si può negare tutto, i negazionisti hanno sempre avuto buon gioco nella storia e anche quella italiana li conosce bene.
Ma, come scriveva Zygmunt Bauman sul Corriere, "Le radici dell'insicurezza sono molto profonde. Affondano nel nostro modo di vivere, sono segnate dall'indebolimento dei legami interpersonali, dallo sgretolamento delle comunità, dalla sostituzione della solidarietà umana con la competizione senza limiti, dalla tendenza ad affidare nelle mani di un singolo la risoluzione dei problemi di rilevanza più ampia, sociale. La paura generata da questa situazione di insicurezza, in un mondo soggetto ai capricci dei poteri economici deregolamentati e senza controlli politici, aumenta, si diffonde su tutti gli aspetti delle nostre vite. E quella paura cerca un obiettivo su cui concentrarsi. Un obiettivo concreto, visibile e a portata di mano".
Siamo proprio sicuri (penso anche ad alcuni commenti al post di Roberto Beretta) che papa Francesco stia improvvisando?



03/08/2016 09:24 Sara
E' vero Esausta parlare apertamente è sempre meglio, però prima di tutto si fa, tutti parlano apertamente di islam politico e islamismo (ci sono ormai montagne di autorevolissimi studi) e poi sarebbe più facile se non ci fossero i Magdi Allam e similari che fanno eccome di tutt'erba un fascio e sono pericolosi anche loro (il Papa è appena stato ad Auschwitz e parliamo di poche decine di anni fa lo sappiamo come finisce a esagerare).


La Chiesa spesso si trova tra Scilla e Cariddi e deve sapere tenere la barra dritta.


Tornando all'Islam come religione il Papa penso voglia distinguere nettamente l'aspetto religioso sentito, vissuto e personale dalla strumentalizzazione politica.

Da questo punto di vista ha fatto molto bene a inserire un riferimento all'islam nella bolla di indizione al giubileo della misericordia perché' davvero per quello che ho letto del Corano i riferimenti alla misericordia, alla compassione e al perdono divino sono incredibilmente costanti, e sono un ottimo punto da cui partire.

Non è una cosa appiccicata è proprio dentro il Corano questa identificazione di Dio con la sua misericordia fin dalla prima sura, anzi fin dalla prima riga le più importanti di tutto il libro.


Lo dico senza particolare simpatia per il bergoglismo mi sembra solo molto evidente di suo.



03/08/2016 09:03 Giorgio Gatta
Ma chi se ne frega del discorso di Ratisbona!

Ma cosa c'entrano gli ugonotti con la realtà presente!!!

E' incredibile come una persona può scrivere qualsiasi articolo, dandoci dei contenuti e una linea di ragionamento, ma la discussione prende fin da subito una piega che non ha nulla a che fare con l'intenzione dell'articolista, che certamente è quello di aprire una discussione ma a partire dai contenuti dell'articolo, giusti o sbagliati o come possa essere giudicato.
Altrimenti perché uno dovrebbe scrivere un articolo se al proprio uditorio non gliene frega nulla!
Praticamente è come se uno dicesse: "Ah ecco giorgio bernardelli oggi parla di islam - gli si accende una lampadina - quindi adesso espongo la mia idea sull'islam".
Perché naturalmente NOI abbiamo capito tutto dell'Islam e sappiamo tutto su di esso, per cui per "amore di verità" possiamo dire che...

Ma è proprio così difficile parlare del 2016 facendo un'analisi a partire dai contesti?

Nessuno ha stabilito che ci sia una consequenzialità fra gli attentatori e la matrice religiosa musulmana.
Mentre si può dire certamente che ci sia una strumentalizzazione della religione musulmana da parte dei terroristi a fini eversivi.
Nessuno ha mai detto che quei terroristi erano cellule dormienti di Daesh e nessuno ha mai detto che ci sia stato un filo diretto fra Daesh e questi terroristi.

Per cui di cosa stiamo parlando?

Credo che ognuno dei commentatori di questo articolo abbiano voluto di proposito bypassare le parole di Giorgio per promulgare semplicemente il proprio Verbo in chiave antislamica.
Altrimenti non si spiegherebbe perché un articolo che doveva avere l'intenzione di aprire una discussione sul dopo, corroborata da argomentazioni che avrebbero dovuto riempire i nostri cuori di speranza, sia andato praticamente a "carte 48".

Benissimo, cari colleghi commentatori, una volta che abbiamo stabilito che il Papa è solo un "qua qua ra qua" che non sa quello che dice - sostanzialmente un demente - a quando la guerra contro l'Islam?
Chi di voi si mette alla testa della crociata futura antislamica?

Per sapere cosa ne pensiamo, e cosa ha scritto sull'argomento Gilberto Borghi, andate sulla nostra pagina FB "Un Dio fuori mercato" o cliccate su http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=2386

E poi il colmo dei colmi - come si dice nelle barzellette - è che nessuna voglia rispondere alle parole del vangelo, come se anche Gesù fosse stato estromesso dalla discussione, non abbia diritto di dirci qualcosa...
Francamente, anche se sono un mediatore dei conflitti, a me pare che questo sia veramente troppo anche per me.



02/08/2016 22:16 Marco N.
D'accordo Borghi, prendo atto che non ho avuto risposta nel merito, se non con l'artificio retorico della proposizione di due domande. Peccato, perché avevo suggerito eventualmente di dialogare per chiarimenti. Un saluto.


02/08/2016 20:46 gilberto borghi
Qualcuno può spiegarmi due cose, visto che non capisco.
1. Cosa cambia sul valore di quel male se uno è ucciso in nome di Dio o per folle gelosia? Forse che uno è più male dell'altro?
2. Ammesso e non concesso che tutto l'islam abbia un problema con la violenza e la guerra, un cristiano cosa può farci con questo problema? Abbiamo noi il potere di andare in casa dell'islam e fargli cambiare idea? Dobbiamo semplicemente preoccuparci di salvare la nostra pellaccia? O dobbiamo mostrare la nostra superiorità culturale? O qualcuno riesce ad immaginare cosa farebbe Gesù Cristo?



02/08/2016 17:47 maria
Scusa Gipberto Borghi ma nessuno ammazza la suocera in nome di Cristo,perche‘Cristo glielo ha ordinato,al grido di Viva Cristo Re!Mentre questi musulmani sgozzano al grido di Allah Akbar e lerche‘Allah glielo ordina (o loro credono che glielo ordini) C‘e‘una bella differerenza!E‘vero che un omicidio e‘sempre un omicidio ma il papa che chiede sempre “discernimemto“nel giydicare un Azione qui pare non applicare nessun discernimento. Fra ammazzare la suocera per astio petsonale e sgozzare la gente in nome e per conto di Allah,c‘e‘una enorme differenza anche il povero discerbimento della gente comuns lo.coglie. Il paragone poi fra i fondamentalisti islamici e i fondamentalisti cristiani e‘ignobile:quante vittime conosci ammazzate sai fondamentalisti cristiani?Quali strag c sono state,quanti kamikaze si sonp fatti saltare in aria nelnome di ?Cristo? Voletrijunciare a PENSARE ecaccogliere acriticamente tutte le idiozie le assurdita‘che l‘attuale pontefice ci vuol prpinare non e‘catttolico. Il papa jpn e‘sempre infallibile:purtroppo fe ne stiamo accorgendo a nostre spese.


02/08/2016 16:49 Esausta
Borghi, potresti cortesemente sforzarti di capire che cosa sto dicendo? E perché il discorso di Ratisbona sarebbe alternativo al Vangelo? Ma possibile che la consequenzialità minima del ragionare sia così faticosa da condividere? Non si sta discutendo sul diverso valore dei morti ammazzati, che sono tutti morti uguali a qualunque religione o a nessuna religione appartengano. Si sta prendendo atto che ci sono attentati compiuti da persone che quegli atti e quei morti esplicitamente li riportano ad una motivazione religiosa. Questo è ciò che loro stessi rivendicano. Questo è un problema che va affrontato: non stiamo solo parlando del male che ogni uomo può fare, ma del fatto che quel male viene giustificato con una motivazione superiore, di adesione ad un presunto precetto divino. Questo è un problema. La religione islamica ha questo problema. Ce l'avevamo anche noi cristiani, peraltro. Questo non vuol dire che tutti gli islamici condividano questa posizione. Però è un problema esistente. Invece si vuole negare che questo problema esista. Non la trovo una posizione utile e/o positiva.


02/08/2016 16:44 Marco N.
"Il paragone del papa è infelice solo se si presuppone una diversitá di valore tra l'uccisione di uno e dell'altro." Così Borghi. Borghi, provo a sviluppare il suo ragionamento, lei mi dica dove sbaglio. Lei dice (il paragone del Papa non è infelice, sottinteso) perché paragona la vittima innocente di un omicidio (padre Hamel), d'accordo! dietro istigazione del Califfato vabbè... col grido Allah akbar... ma insomma vittima innocente, a un'altra vittima innocente, in questo caso la moglie di un cattolico violento. Dunque perché prendersela quando parla di vittime eguali, nessuna delle quali vittima "religiosa"? Sono vittime innocenti!
...simulazione. Trasferiamoci al giorno dopo la notte di S. Bartolomeo, nel cinquecento, non sai quanti ugonotti massacrati dai cattolici. Un immaginario giornalista chiede al re di Francia: "Maestà! Protestanti massacrati! non le pare evidente che ci sia una violenza religiosa cattolica?". Il re risponde: "Assolutamente no, non mi piacciono queste cose... esiste la violenza e basta. pensi a quante donne e suocere protestanti sono vittime dei loro mariti..."
A me pare che più o meno siamo lì. Se sbaglio, dialoghiamo pure.



02/08/2016 14:28 Esausta
Sara, io non faccio di tutta un'erba un fascio, ma per non voler dire che tutto l'islam è terrorismo si nega l'evidente matrice religiosa di questi atti di terrorismo. E visto che questo è sotto gli occhi di tutti, l'effetto che si ottiene è il contrario di ciò che si vorrebbe ottenere. Basterebbe dire la verità, senza edulcorarla. Questo aiuterebbe tutti. Anche gli islamici. Che poi il Papa tema che dire da parte sua la verità porti più effetti peggiori che vantaggi in termini di attentati o persecuzioni, certo è un'ipotesi. Però dovrebbe dire cose meno grossolane. E meno offensive, anche. Perché gli occhi e le orecchie e la testa per ragionare ce li hanno tutti. Io però sono per l'ipotesi che lo pensi davvero.


02/08/2016 12:59 gilberto borghi
Sara. Io lo dico seriamente e con sinceritá, non è ironico. Se dal momento che siamo in guerra il nostro riferimento non è più il vangelo (sul quale ancora non c'è risposta nè sua nè di altri commentator) la discussione è inutile sul serio, perchè abbiamo riferimenti diversi.
Esausta. Se il discorso di Ratisbona di Ratzinget vale più del vangelo non abbiamo terreno comune su cui confrontarci.
Una persona uccisa è sempre un insulto a Dio. E Dio non guarda chi sia ad essere ucciso, la sua fede, il suo ruolo, i suoi valori. Dio guarda l'intenzione di chi uccide. E che lo si faccia contro Dio o contro l'uomo, o contro le idee non sposta in giudizio negativo su quella azione.
Il paragone del papa è infelice solo se si presuppone una diversitá di valore tra l'uccisione di uno e dell'altro.



02/08/2016 12:02 Sarà
Esausta il discorso di Ratisbona non era sull'islam ma sul rapporto tra fede e ragione, infatti prendeva in considerazione anche alcuni settori del cristianesimo che tendono ad assolutizzare la trascendenza divina.

Un discorso di ampio respiro che di solito viene ridotto a una citazione.

Il Papa fa bene a tenere fuori la religione da questa storia, anche i primi sionisti da Hertzl in giù erano atei, si può pensare la stessa cosa del Califato, dietro c'è più il nazionalismo che la religione dai. (Sia il califfato che Israele sono un fenomeno di nazionalismo moderno più che un passatismo religioso e' più comprensibile come esempio?)

Tutti parlano dell'islam politico e radicale e del pericolo che rappresenta il problema e non fare di tutta l'era un fascio colpevolizzando l'isola m tour court.

Detto ciò Bergoglo e' un sant'uomo ma quando parla un po' pasticcione.



02/08/2016 11:37 Sara
Non capisco perché, io sono fedele al vangelo e contro questa guerra anzi sono assolutamente vicina agli stranieri e agli islamici e tutto il resto.
È' vero però che il Papa in questo non è tanto seguito e dovrebbe cercare di portare il gregge dalla sua con toni piu'morbidi perché la mentalità comune sull'immigrazione non è con lui come sul divorzio.
Basta leggere i comenti su tutti i quotidiani compresa Repubblica e' un sentimento trasversale che va da destra a sinistra.
Se leggi i messaggi di padre Spadaro invece mi sembrano un po' autoconsolatori del tipo:il Papa adesso fa un gran gesto simbolico e voila'.

Semplicemente non è così, per cui non la butterei sul fatto che adesso siamo moderni e non facciamo più la guerra, infatti da ieri si ribombarda.
A me dispiace, la guerra in fondo e' il divorzio tra i popoli.
Sono l'unica a non volere il divorzio ne' tra le famiglie ne' tra i popoli, in questo mi sento abbastanza coerente con le mie urticanti idee.
Cmq grazie per la passata ospitalità non le daro' più fastidio.



02/08/2016 11:37 Esausta
Borghi, anche tu non capisci o fai finta? Qui non stiamo facendo una classifica sull'importanza dei morti, né di "nostri" e di "loro", ci stiamo chiedendo se c'è un problema di terrorismo islamico che agisce in nome di Allah, il che comporta necessarie e specifiche soluzioni (e quando dico soluzioni non sto parlando di guerra, ma di necessità di affrontare i nodi evidenziati dal discorso di Ratisbona). Il Papa, per negarlo, pone una analogia, per essere gentili, infelice, che manca anche di logica, perché paragona reati comuni a reati compiuti "perché Allah lo vuole" (secondo loro). Non c'è nessuna classifica, c'è la necessità di chiamare le cose con il proprio nome. Quando poi il Papa mette sullo stesso piano chi uccide la gente come birilli passandoci sopra con il camion o sgozza un sacerdote sull'altare e chi "uccide con la lingua", ecco in questo caso evito di commentare, ma inviterei a riflettere bene prima di fare certe affermazioni. C'è un limite a tutto. Anche al Papa improvvisatore.


02/08/2016 11:21 gilberto borghi
Sara, ti chiedo scusa se ti ho fatto perdere tempo in una discussione inutile. Confrontarsi col vangelo quando siamo in guerra è davvero stupido. Grazie


02/08/2016 10:53 Sara
"La Chiesa ci ha messo secoli a rifiutare la guerra e la pena di morte."

A parte che la pena di morte e' ancora oggi legalissima nei moderni stati uniti non è che sia solo un retaggio del passato, io sapevo che i padri della chiesa erano assolutamente contrari alla guerra, il cristianesimo nasce pacifista è solo con la sua espansione e con il suo adeguamento alle strutture dominanti che viene accettata la necessità della guerra (a scopo di difesa sostanzialmente)

Più vicina ai bombardamenti di Obama che non al terrorismo per fare un esempio a noi vicino.

Anche il moderno occidente del resto fa la guerra e non mi risulta il Papa abbia scomunicato nessuno per questo, al massimo chiede l'autorizzazione dell'onu.

Per carità i morti son sempre morti e le bombe sempre bombe però alle volte c'è una visione idealizzata della modernità rispetto al passato basti pensare che i campi di concentramento li abbiamo fatti nel '900 (compresa la vicinissima Jugoslavia) non nel medioevo. E' una visione un po' miope perché da' per scontato che basti dare una “modernizzata” per far scomparire i problemi invece non è così scontato.


Il Papa fa benissimo a smascherare il pacifismo di facciata e a dire guardate che è guerra, solo che è sempre un pò ruvidino con la parte sua e invece anche lì in questa questione urge buttare acqua e non benzina....(il paragone tra il jidaista e il battezzato che uccide la suocera era un po' infelice ammettiamolo dai, nessun cristiano per quanto bigotto, arretrato e fondamentalista arriva a uccidere la suocera ammantandosi di motivazioni religiose, dire questo vuol dire regalare un punto a chi lo critica)

buona giornata a tutti



02/08/2016 07:53 PietroB
Sicuri che invece il vs inorridire sia xchè mette sullo stesso piano i nostri e i
E se invece fosse il semplice usare gli ASSASSINI di persone innocenti a quelle bestie?
Usare qualcosa di più vicino a noi ma x far capire che le RADICI della violenza allignano nell'uomo.
Shoah docet.



02/08/2016 00:50 gilberto borghi
Evidentemente qui, per qualcuno che commenta, le vite delle persone hanno valore diverso. E quindi pure la loro morte. Io sto con Gesù Cristo. "Qualunque cosa farete al più piccolo tra voi, l'avrete fatta a me". Se avessimo preso sul serio l'incarnazione!! Un mocidio di una persona è omicidio di Dio, ipso facto E' vangelo questo, non interpretazione.
Perciò non cambia davvero nulla per gesù se si uccide per questo o quell'altro motivo. La Chiesa ci ha messo secoli a rifiutare la guerra e la pena di morte. Ma il vangelo porta a questo. Poi se le nostre paure di perdere l'identità, di essere spazzati via dall'orda islamica non ci consentono più di avere la lucidità di ascoltare ancora Gesù è un problema nostro, non dei musulmani, nè del papa.



01/08/2016 19:25 Sara
In effetti paragonare il terrorismo a episodi di cronaca nera non è molto corretto. Era meglio paragonarlo ai bombardamenti occidentali dato che parliamo di una guerra vera e propria per quanto asimmetrica.

Cosa voleva dire si capisce però sembra sempre prendere i cristiani contro pelo.



01/08/2016 18:15 pasquale puntillo
Può un Papa essere in confusione totale? E ancora, la Chiesa può fare qualcosa per evitare che la comune criminalità viene messa sullo stesso piano di chi uccide e scanna i cristiani per il solo fatto che sono tali? Possibile che c’è, nel mondo, la caccia aperta ai cristiani e non se ne può parlare perché da qualche altra parte del mondo un buon numero di Tizi ammazzano dei Caio come dalla notte dei tempi è sempre succeduto? Quale reazione avrebbe il mondo se a dire queste cose invece del Papa fosse un comune mortale.L'Islam non è una religione di pace non sono perché perseguita i cristiani (e tutti quelli che non sono islamici) ma anche perché incita esplicitamente alla sopresione di tutti quelli che non si sottomettono alla Sharia. Il terrorismo islamico si rifà all'Islam e trova nel Corano tutta la sua legittimazione, compresa la dettagliata descrizione della ricompensa
nell'aldilà. E guai a chi critica l'Islam.
Non esiste un solo Paese dominato dall'Islam dove regni anche la libertà religiosa, e i fedeli siano liberi di professare il proprio credo. Come mai?
Diciamo la verità: L'Islam non è una religione di pace. Non lo è mai stata. E senza una Riforma con la R maiuscola che ammetta la revisione e la interpretazione del Corano e di Maometto, che ammetta la separazione netta tra religione e stato, che condanni fermamente ogni forma di violenza e in primo luogo la "Guerra Santa", e che ponga la libertà individuale dell'Uomo al di sopra della Sharia, non sarà mai una religione di pace.



01/08/2016 14:27 Marco N.
Io invece preferisco le parole dell'Imam di Lecce, che non può certo essere definito un falco dell'anti-dialogo, visto che è stato uno dei primi a condannare gli attentati dell'Isis, e si adopera (almeno così leggo) costantemente per l'incontro musulmani / altre fedi attraverso "NOi Salento". Dice l'Imam (cito testualmente): " La convivenza non vuol dire perdere i propri valori, oppure abbandonare la verità in cui si crede. Il sincretismo è un fallimento del dialogo, e assolutamente non una finalità auspicabile, perché generare un patchwork tra i diversi credi e riti religiosi, sarebbe un tradimento che ognuno farebbe ai propri valori di fede». E più sotto: «Sono certo che i nostri amici cattolici preferiscano l’onestà alla falsità, e la solidarietà vera, quotidiana, al sensazionalismo. Partecipare davvero alla messa vorrebbe dire esser lì col cuore e con la mente, non stare in piedi a guardare come se fossimo delle colonne. E allora, mi chiedo, che senso ha fingere? Restiamo fieri delle nostre pratiche e rispettiamo chi è diverso». Fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/lecce/787667/l-imam-di-lecce---gesto-ipocrita-preferiamo-il-rispetto-reciproco-.html


01/08/2016 13:42 Esausta
"A me non piace parlare di violenza islamica. Tutti i giorni sfoglio i giornali e vedo violenze. In Italia, uno uccide la fidanzata, un altro la suocera. E questi sono cattolici battezzati, sono violenti cattolici. Se parlo di violenza islamica devo parlare anche di violenza cattolica". Papa Francesco dixit. Davvero lo pensa, oppure fa finta di crederci? Davvero non trova rilevante la differenza tra un omicidio, e un omicidio commesso nel nome di Dio?


01/08/2016 12:09 Sara
Ci sono stati falchi e colombe da entrambe le parti ma l'iniziativa mi è sembrata un passo in avanti rispetto al solito invito a dissociarsi.

Speriamo si possa continuare in questa direzione.



01/08/2016 10:53 Giorgio Gatta
Complimenti Giorgio per l'articolo!
Sono sulla tua stessa lunghezza d'onda e provo anch'io nel mio piccolo a dare questi tipi di risposte a chi mi chiede di reagire di fronte a certi avvenimenti.
Molto efficace l'immagine di sporcarsi le mani che è quella che utilizzano i profeti del nostro tempo che conosci bene anche tu.
Non c'è altra strada che camminare insieme, l'uno accanto all'altro, pur nelle differenze religiose e culturali.
E bisogna pure che le religioni, a partire dai territori più piccoli, imparino a lavorare insieme nel sociale e portare avanti insieme iniziative.
Questo sì che scardinerebbe gli equilibri precari del nostro status quo che non può più esistere e porterebbe, altro che un messaggio!



01/08/2016 09:21 Marco N.
Io integrerei la seconda frase, che altrimenti compie una distorsione di fatto (anche se magari non la vuole). "Dopo che tanti musulmani hanno accolto l'invito e sono venuti alla messa ". In altre parole, si è trattato di una sorta di autoinvito, che le gerarchie cattoliche hanno accolto senza se e senza ma, cioè senza concordare le modalità della testimonianza, con tutto quello che ne è seguito. Abbiamo quindi avuto brevi testimonianze di dissociazione prima dell'effettivo inizio della messa (la cosa migliore, secondo me), prediche dal pulpito con recitazioni "muezzin-style" di versi del corano (personalmente le ho trovate inquietanti) sino alla partecipazione completa ai vari momenti della celebrazione, con scambi di segni di pace e distribuzioni di pane fresco (da parte del sacerdote cattolico) a mo' di simulazione di distribuzione della comunione.


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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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