Nella musica pop
"Padre della notte"
di Sergio Ventura | 24 luglio 2016
Come Gesù ci regalò il Padre nostro, così analogo dono fu scoprire, in una calda ed inquieta notte di molte estati addietro, una canzone di Sergio Cammariere.

24 luglio

Van Gogh, Notte stellata sul Rodano, 1888


C'è un momento della vita in cui alcune parole che ti hanno insegnato a ripetere l'una dietro l'altra con un significato religioso ben preciso (Lc 11,1), ma divenuto nel tempo ordinario, cominciano a legarsi - in te - tra di loro, assumendo una forza ed un senso spirituale - vitale - che prima sembrano non avere. Se il caso, la sorte o la Fortuna (Inferno VII,67-96) lo vogliono, può succedere anche di incontrare chi riconosca e orienti questo novello entusiasmo affinché l'ispirazione ricevuta, il sussurrare in noi dello Spirito divenga veramente creativo, traducendo ciò che è stato seminato in frutti che tutti possono cogliere e gustare. Come Gesù, dunque, ci regalò il Padre nostro, così analogo dono fu scoprire, in una calda ed inquieta notte di molte estati addietro, una canzone poco conosciuta del repertorio di Sergio Cammariere: Padre della notte

Ascoltatala più volte e decisamente colpito, direi commosso, dall'intensità dell'esecuzione e dalla poetica religiosa in essa contenuta, il dono si moltiplicò rivelandosi il testo come opera di Roberto Kunstler, autore in realtà della maggior parte delle canzoni composte e cantate da Sergio Cammariere. Uno strano sodalizio, questo, tra i due artisti - "lui imita i miei suoni, io la sua poesia" - cominciato nei primi anni novanta con un fallimento musicale che non avrebbe fatto presagire alcun prosieguo. Quando invece il percorso di entrambi sembrava essere degno delle migliori fiabe.

Il musicista di Crotone, infatti, aveva cominciato come autodidatta in una comunità neocatecumenale dando vita, insieme ad altri ragazzi dell'azione cattolica, al gruppo musicale Emmaus: "fu la musica, che già allora era la mia passione, a portarmi lì (...) e ancora oggi, ogni volta che posso, torno a vedere i miei fratelli. Non sono un ragazzino, al mio cammino spirituale tengo moltissimo e so bene che anche la musica può essere una strada per avvicinarsi al Signore". In seguito, quindici anni come "pianista di piano-bar", per poi lenire le ferite provocate dal fallimentare esordio discografico componendo colonne sonore per opere cinematografiche.

L'artista di Roma, invece, aveva iniziato molto giovane, sul finire degli anni ottanta, l'attività di cantautore, apparentemente interrottasi proprio a partire dalla collaborazione con il cantante calabrese, per riemergere in realtà, dopo più di dieci anni, con un album dal titolo omonimo traboccante di espliciti riferimenti al divino che potevano sorprendere solo chi non era a conoscenza dei suoi studi ed interessi storico-religiosi.

Decisamente in ritardo, quindi, la meritata notorietà popolare venuta ai due, seppur in forme diverse, grazie all'album Dalla pace del mare lontano ed alla canzone Tutto quello che un uomo, presentata al Festival di Sanremo del 2003. Brani che ruotano intorno a ciò che sembra essere maggiormente desiderabile, l'amore e la pace, ma "con la consapevolezza che, come insegna Bob Dylan, le canzoni più belle hanno sempre un riferimento biblico". In questa intervista, rilasciata nello stesso anno a Famiglia Cristiana, Sergio Cammariere rivela poi che non solo ha il "sogno di fare un intero album più esplicitamente e direttamente religioso", ma soprattutto che "stiamo lavorando a una canzone che si intitola Padre della notte e a un'altra ispirata a Maria: non è facile, ma (...) bisogna avere pazienza, io e Roberto non ci mettiamo mai fretta. Una bella canzone può richiedere anche tre anni di lavoro". Ed infatti tanti ce ne vollero...

D'altronde, come ha affermato il cantautore romano al termine del Cortile degli Studenti dedicato ai cantautori, rispondendo ad una domanda sulla canzone Padre della notte, "negli anni mi sono reso conto che questo vivere la scrittura io lo definisco 'un farsi antenna' - sulla scia di Rimbaud che nell'ottocento avrebbe detto 'farsi veggente', intendendo con ciò un lavoro su di noi che ci mette nelle condizioni di ricevere dei segnali che sono stati liberati nell'universo, nel cosmo, e di ritrasmetterli ... Io penso che dai tempi di Gesù Cristo, e prima ancora, ci sono sempre stati questi segnali nell'aria che a volte gli artisti in generale hanno saputo cogliere".

Nello stesso senso procede l'esortazione del musicista calabrese, rivoltaci in un'altra ma più recente intervista: "è importante soprattutto lo studio e l'ascolto degli archetipi dei grandi musicisti, quei compositori - potremmo dire divini - nella cui musica si avverte appunto la presenza del divino ... C'è sempre un filo invisibile che collega i grandi compositori all'Essere supremo, (...) nel senso che quando una certa musica è stata composta, è come se essa esuli da qualsiasi forma di volontà umana, ma fosse entrato in gioco il soprannaturale, il divino appunto".

Un Essere supremo, divino questo Padre della notte, ma non vago, bensì Signore della Natura e della Storia: "ovunque è il Tuo mistero/ dentro ogni secondo / come in ogni giorno intero". Da un lato quindi, sulla scia dell'ammutolito Giobbe biblico (38,1-40,5), santificato (Lc 11,2) come "Padre della Terra ... che voli insieme al vento / ... che le stelle fai brillare / Tu che porti vento e sabbia dalle onde del mare" - "Padre dell'arcobaleno / dei fulmini e dei tuoni / ... della musica e dei fiori".

Dall'altro lato, però, riconosciuto anche come "Padre di ogni uomo / ... che hai dato a noi la fede / ... che ascolti i nostri cuori", al quale poter chiedere (Lc 11,9-13), se necessario con sfrontatezza (Lc 11,5-8), la venuta del suo regno di perdono, pace e amore quotidiano (Lc 11,2-4): "togli dal mio cuore / la rabbia ed il tormento / ... dammi una pace limpida / come un limpido amore / ... e fammi ritornare / agli occhi [e] tra le braccia di chi ho amato ... fammi ritrovare un giorno / l'amore che ho aspettato". Soprattutto quando è forte la tentazione di sentirsi abbandonati (Lc 11,4): "quando è poca [e] vana la speranza / che resta nel mio cuore",  "quando soli poi restiamo / nel silenzio della notte".

E qualcosa questo Padre deve pur averlo realizzato nella vita dei due artisti, come a tratti anche nella nostra, se con loro possiamo cantare: "Solo in Te noi confidiamo ... Tu che accendi i nostri sogni / e li mandi più lontano / come barche nella notte / che da terra salutiamo ... E quando un giorno sta finendo / quando scende giù la sera / fa' che questa mia canzone / diventi una preghiera"...

 

 

29/07/2016 15:29 sara
ERRATA CORRIGE

Forse solo per vicinanza temporale dei momenti in cui le ho ascoltate, forse per la prominenza della parola padre…forse per nessun motivo…però “Padre della notte” mi fa pensare a “my father’s house” di Bruce Springsteen. Mi sembra un bell’esempio di incontro tra rock e spiritualità –come il nome del programma radiofonico in cui l’ho ascoltato (radio3)- e lo volevo riportare.
Innanzitutto le accosto per la purezza della musica -solo voce e piano, l’una, voce, chitarra e armonica, l’altra- che esprime la spiritualità del testo.
My Father’s House narra della tentata riconciliazione dell’Uomo con il Padre.
La riconciliazione inizia con l’adulto che, dopo essersi affermato ed avendo già ottenuto i primi successi, giunge poi nel “mezzo del cammino” -che oggi si dice i 40/45 anni- a perdersi completamente nella “selva oscura” (tra l’incertezza del futuro che comunque è ancora significativamente lungo e la rivalutazione critica del passato già percorso che comincia ad avere uno spessore significativo).
“I dreamed that I was a child […] I was trying to make it home//through the forest before the darkness falls// I heard the wind rustling through the trees//and ghostly voices rose from the fields// I run […] with the devil snappin’ at my heels”. Per salvarsi nella difficoltà deve ricontattare il bambino: in parte perché ha di nuovo bisogno di una guida, in parte perché ha bisogno di sé stesso al completo quello attuale e quello storico con tutto il bagaglio di ricordi sommersi.
Analogamente anche, se con toni meno cupi, Sergio Cammariere canta di ritrovare il Padre “quando soli poi restiamo nel silenzio della notte […] quando è vana la speranza che resta nel mio cuore, quando è poca la speranza che resta nel mio cuore”.
E proprio in quel momento, nella corsa disperata avviene il ricontatto con il Padre dimenticato/sotterrato, la disperanza diventa fede e si arriva alla preghiera: l’Uomo cade…nelle braccia del Padre. Solo allora si può concepisce l’idea di riconciliazione “there in the night// my father’s house stood shining hard and bright […] the branches and brambles//tore my clothes and scratched my arms//but I ran till I fell, shaking in his arms // I woke and I imagined // the hard things that pulled us apart // will never again, sir// tear us from each other’s hearts.
Allo stesso modo il cantante italiano “quando scende giù la sera” chide “che questa mia canzone//diventi una preghiera”
My father’s House è contenuta in un album registrato non in studio ma del tutto indipendentemente con un registratore semiprofessionale, scritto e suonato da solo con solo voce chitarra ed armonica ed avente toni moto più cupi, lenti e poetici rispetto ai precedenti. Inoltre la critica generalmente dice che Bruce Springsteen non avesse mai avuto un gran rapporto con il proprio padre e che fosse uscito di casa abbastanza presto e in modo conflittuale. Mi viene da pensare ad un periodo di revisione critica di sé e di accresciuta di spiritualità, in cui l’autore cerchi di ricomporre qualche coccio e mettere in fila qualche tassello: cerca così anche di ricontattare il padre…che poi si sovrappone a/sfuma in il Padre. Quel periodo che, come dicevi Sergio, “le parole cominciano a legarsi - in te - tra di loro, assumendo una forza ed un senso spirituale - vitale - che prima sembrano non avere”.
Questa preghiera notturna prende però una piega molto diversa tra i due cantanti. Nel cantautore americano la preghiera si concretizza nel fallimentare arrivo di fronte ad una “chained door” dove una donna “said ” e la “father’s house” pur essendo sempre una guida nel buio che brilla “shines hard and bright//it stands like a beacon calling me in the night” è tuttavia “cold and alone”; alla fine la figura del Padre resta solo ideale, illesa in mezzo ad una realtà scura dove “where our sins lie unatoned”. Invece in Sergio Cammariere si parla di Fede e c’è spazio per immagini positive dove il Dio è Padre “dei fulmini e dei tuoni” ma anche dell’ ”arcobaleno” ed il finale è aperto perché “grande è il tuo mistero”.



29/07/2016 00:45 sara
Forse solo per vicinanza temporale dei momenti in cui le ho ascoltate, forse per la prominenza della parola padre…forse per nessun motivo…però “Padre della notte” mi fa pensare a “my father’s house” di Bruce Springsteen. Mi sembra un bell’esempio di incontro "tra rock e spiritualità" –come il nome del programma radiofonico in cui l’ho ascoltato (radio3)- e lo volevo riportare.
Innanzitutto le accosto per la purezza della musica -solo voce e piano, l’una, voce, chitarra e armonica, l’altra- che esprime la spiritualità del testo.
My Father’s House narra della tentata riconciliazione dell’uomo con il Padre. La riconciliazione inizia con l’adulto che, dopo essersi affermato ed avendo già ottenuto i primi successi, giunge poi nel “mezzo del cammino” -che oggi si dice i 40/45 anni- a perdersi completamente nella “selva oscura” (tra l’incertezza del futuro che comunque è ancora significativamente lungo e la rivalutazione critica del passato già percorso che comincia ad avere uno spessore significativo). Per salvarsi nella difficoltà deve ricontattare il bambino; in parte perché ha di nuovo bisogno di una guida; in parte perché ha bisogno di sé stesso al completo quello attuale e quello storico con tutto il bagaglio di ricordi sommersi. I dreamed that I was a child […] I was trying to make it home//through the forest before the darkness falls// I heard the wind rustling through the trees//and ghostly voices rose from the fields// I run […] with the devil snappin’ at my heels. Analogamente anche se con toni meno cupi Sergio Cammariere canta di ritrovare il Padre “quando soli poi restiamo nel silenzio della notte […] quando è vana la speranza che resta nel mio cuore, quando è poca la speranza che resta nel mio cuore
E proprio in quel momento, nella corsa disperata, avviene il ricontatto con il Padre dimenticato/sotterrato there in the night// my father’s house stood shining hard and bright la disperanza diventa fede the branches and brambles//tore my clothes and scratched my arms//but I ran e si arriva alla preghiera: l’Uomo cade…nelle braccia del Padre I ran till I fell, shaking in his arms//I woke and I imagined
the hard things that pulled us apart // will never again, sir// tear us from each other’s hearts. Allo stesso modo il cantante italiano dice quando scende giù la sera//Fa' che questa mia canzone//diventi una preghiera.
My father’s House è contenuta in un album registrato non in studio ma del tutto indipendentemente con un registratore semiprofessionale, scritto e suonato da solo con solo voce chitarra ed armonica ed avente toni moto più cupi, lenti e poetici rispetto ai precedenti. Inoltre la critica generalmente dice che Bruce Springsteen non avesse mai avuto un gran rapporto con il proprio padre e che fosse uscito di casa abbastanza presto e in modo conflittuale. Mi viene da pensare ad un periodo di revisione critica di sé e di accresciuta di spiritualità, in cui l’autore cerchi di ricomporre qualche coccio e mettere in fila qualche tassello: cerca così anche di ricontattare il padre…che poi si sovrappone a/sfuma in il Padre. Quel periodo che, come dicevi Sergio, le parole cominciano a legarsi - in te - tra di loro, assumendo una forza ed un senso spirituale - vitale - che prima sembrano non avere.
Questa preghiera notturna prende però una piega molto diversa tra i due cantanti. Nel cantautore americano la preghiera si concretizza nel fallimentare arrivo di fronte ad una chained door dove una donna said e alla fine la father’s house pur essendo sempre una guida nel buio shines hard and bright//it stands like a beacon calling me in the night è tuttavia cold and alone e la figura del Padre resta ideale, illesa in mezzo ad una realtà scura dove where our sins lie unatoned. Invece in Sergio Cammariere si parla di fede e c’è spazio per immagini positive dove il Dio è Padre dei fulmini e dei tuoni ma anche dell’arcobaleno ed il finale è aperto perché grande è il tuo mistero



28/07/2016 01:44 Sergio Ventura
Grazie Roberto :-) Bellissima la tua versione!


27/07/2016 16:59 Roberto Kunstler
PADRE DELLA NOTTE (parole di Roberto Kunstler - Musica di Sergio Cameriere)
https://www.facebook.com/roberto.kunstler1/videos/vb.763085311/10154021140395312/?type=3&theater



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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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