ROBE DI RO.BE.
«È un bravo cristiano. Ha quattro mogli...»
di Roberto Beretta | 05 luglio 2016
L'aneddoto di un missionario mi ha fatto intuire che cosa che cosa vuol dire la frase di papa Francesco per cui «dalle periferie si vede la realtà meglio che dal centro»

«Quello? E' un bravo cristiano: ha quattro mogli, ma le ha tenute tutt'e quattro...». L'aneddoto mi viene trasferito da un amico reporter, che ha appena fatto un viaggio nell'Africa nera e vi ha incontrato (rimanendone ammiratissimo) un anziano missionario italiano. Proprio quest'ultimo così si è espresso nei confronti di un tizio, sul quale l'amico giornalista chiedeva informazioni.

Ebbene sì: sono assai diversi i criteri per definire un «bravo cristiano» a seconda dei paralleli e dei meridiani. Il missionario - che è tutt'altro che un indiavolato progressista delle varie teologie della liberazione, anzi è un posato e generosissimo sacerdote da oltre 50 anni sulla prima linea della missione - intendeva dire infatti che il poligamo non ha abbandonato alcuna delle sue mogli, come invece fanno altri connazionali facili a sposare tanto quanto a ripudiare. Lui «le ha tenute tutt'e quattro», senza abbandonarle alla vita di serie B che le tribù familiste africane riservano alle donne senza marito.

Dunque che dite, signori della morale ferrea e della dottrina unica? Avete il coraggio di condannare il missionario di lungo e ponderato corso (o anche lo stesso africano in questione) che si è preso la responsabilità - in coscienza - di giudicare «buon cristiano» il poligamo fedele­? Oppure ve la caverete con il ritornello, in sé nemmeno disprezzabile ma certo un po' gesuitico, della «regola ferrea & applicazione flessibile»?

Dico la verità: io non so se avrei il coraggio di definire «buon cristiano» un uomo con quattro mogli, non ho l'esperienza venerabile del missionario e la mia cultura di provenienza (dove ci sono molti buoni motivi per considerare la poligamia un difetto sociale e civile, prima ancora che una colpa morale) non mi permette di accettare tranquillamente la definizione. Tuttavia l'aneddoto mi ha fatto intuire che cosa significa seguire nella Chiesa la bussola che Papa Francesco ha spesso indicato: «Dalle periferie si vede la realtà meglio che dal centro» (che è poi un altro modo di declinare «gli ultimi saranno i primi»...).

Nel mondo globalizzato, nella società «liquida» e flessibile, le «periferie» le abbiamo ormai in casa: in tutti i sensi, geografico e culturale. E, se il Papa ha ragione, dovremmo prestare maggior orecchio alla lettura del Vangelo che da questi luoghi «imperfetti» (secondo la morale tradizionale) ci proviene. Il messaggio spontaneo di un uomo, che ha speso l'intera vita per Cristo tra i più poveri dei poveri e giudica «buon cristiano» un poligamo, forse merita di essere preso sul serio, al di là degli estremi opposti di una comoda morale «situazionista» ­- per cui la verità cambia a seconda del momento - ma anche della semplice eccezione alla regola che si ammette per una cultura «inferiore» o quanto meno bambina.

Intendo dire che forse, prendendo il punto di vista delle periferie, l'intero Vangelo (e quindi la morale, il catechismo, la pastorale...) potrebbero/dovrebbero essere completamente reinterpretati e - chissà - anche cambiati. «Le prostitute vi precederanno»... Magari anche i poligami.

 

11/07/2016 10:22 Ettore Mosciàno
Vorrei chiedere al Sig. Beretta se le donne africane prendessero quattro mariti o più, avrebbe lui usato le stesse parole "di dolcezza" e "buon spirito cristiano"? La stesa domanda la rivolgo al "buon missionario" in loco africano che è molto relativista e possibilista in etica e morale a proposito di culture ed usanze africane, tanto da scambiare comportamenti di supremazia patriarcale come nuova etica per la cultura e l'etica europea cristiano cattolica. Non vale, peraltro, la semplificazione degli europei cattolici e non, giovani e meno giovani, che passano da una donna ad un'altra o che rompono i loro matrimoni. Nell'Europa e nel mondo cristiano cattolico ci sono ben altri esempi mirabili e nunerosissimi di famiglie ben formate e di lunga durata, atti di soccorso familiare e di abnegazione nei momenti di bisogno per salute e doveri morali, spirituali e di conforto. Giornalisti e missionari...quante semplificazioni ed artifici su argomenti di dottrina e di fede millenaria? Ogni tanto bisogna andare in Africa tra i poligami per "avere un credo", "restare nel focolare domestico" della bontà cristiana e della famiglia? Le donne africane nel tema del sig. Beretta godono e sono in pari dignità con il poligamo? Potrebbero scegliere le signore altri uomini con cui vivere contemporaneamente? Barzellette dell'estate calda...


11/07/2016 10:08 Teresa Benedini
Quanto è difficile guardare la realtà con occhi diversi da quelli a cui siamo abituati ! E quanto difficile pensare che quel che per noi è valoro irrinunciabile lo debba essere per tutti ....
Ci meravigliamo molto quando un missionario ( di lungo corso... ) ritiene essere buon cristiano un uomo con 4 mogli. non ci fa altrettanta meraviglia quando una persona che si dice cristiana, fa affari illeciti, ha moglie e amante ( nascosta...), quando è indifferente all'altro . Quando , in pratica, fa quel che gli torna comodo e basta ....
Il Vangelo è molto esigente, soprattutto quando afferma " Non giudicate e non sarete giudicati...."
Viviamo quello che diciamo di credere e lasciamo che pure altri, di culture diverse facciano altrettanto .



11/07/2016 10:01 Sara
Per parlare di valori bisogna riconoscere che esistono appunto valori. Sposare una vedova anche se hai già una moglie e' un valore perché significa strapparla da una condizione di povertà e precarietà, lasciare tua moglie e i tuoi figli perché ti sei incapricciato di qualcuno più giovane e' un disvalore, da questo punto di vista, anche rispetto ad un poligamo che si sente invece responsabilizzato..
Non tutti ovviamente dato che il missionario in questione ammette essere il ripudio molto frequente.
Al centro si scrive divorzio invece che ripudio e siamo li.

L'aneddo dimostra che prendersi cura e' un valore e abbandonare un disvalore anche rispetto a pratiche (monogamia contro poligamia) apparentemente diverse (se ti sposi 3 volte un po' poligamo sei), non mi pare si tratti di vero relativismo.



11/07/2016 09:28 Marisa C.
Oltre tutti i commenti sulla morale cristiana, la monogamia come regola di vita ecc. penso che Beretta voglia farci riflettere sul fatto che esistono altre culture oltre quella Europea-Occidentale per le quali alcuni valori sono intesi in maniera differente dalla nostra. Pensiamo alla poligamia, per esempio. Mi spiegava un giovane credente islamico, monogamo peraltro, che Muhammad prevede che un uomo fedele abbia a prendersi in moglie altre donne oltre la prima per venire in soccorso delle vedove che, nella società d'allora, erano destinate a vita ultragrama. Non poteva sposarsi la bellona di turno, ma una vedova… Il suo era un dovere "civico" e di giustizia.In una società dove le donne erano in maggioranza… la situazione si comprende. Penso che il richiamo alla differenza culturale debba farci pensare a quello che è un grosso problema per il cristianesimo (che a suo tempo ppure si è "inculturato" in una cultura assumendone anche valori civili) cioè l'impatto con culture antiche (forse più della nostra) e con le "morali" relative. Non si tratta né di gesuitismo, né di faciloneria: si tratta di vedere come alcuni valori siano concepiti in culture diverse dalla nostra, valutandone la portata non demnoizzando o imponendo. Un grande gesuita come padre Carlo Maria Martini diceva che noi dobbiamo "proporre e non imporre" (la citazione non è precisa ma penso di averne onestamente reso il concetto centrale).


05/07/2016 17:24 Paix
Sempre il solito impasse di RoBe: siccome ci sono situazioni imperfette, non è giusto proporre un ideale alto come regola a cui conformarsi. Certo che il poligamo in questione è un buon cristiano, e molto probabilmente mi precederà nel regno dei Cieli. C'è sempre di peggio, tipo chi cambia donna ad ogni cambiar di umore, e non è che si debba andare nell'Africa nera per trovarne. E con questo? I missionari non dovrebbero proporre un ideale di matrimonio diverso, e piano piano inculturarlo? Siccome esistono i poligami, non si potrà mai proporre la monogamia? E' questa l'idea di matrimonio che Gesù proponeva? C'è bisogno di essere "signori della morale ferrea e della dottrina unica" (RoBe dixit, LOL, ma non si pova un certo imbarazzo a usare certi clichè?) per dire sinceramente che no, non è questo l'ideale che Cristo proponeva del matrimonio? Non basterà aver letto il Vangelo? Ma io dico, di cosa stiamo parlando esattamente? Da quando in qua la cultura locale è intoccabile? Siamo nel mondo o in un museo di antropologia? Gli usi cambiano, sia in meglio che in peggio: per questo il matrimonio cristiano si potrà promuovere sempre, in una società secolarizzata come in una tribale.


05/07/2016 17:15 Ale.
Quando il dibattito langue, ecco puntualmente il "buon" Beretta lanciarsi in qualcuna delle sue solite provocazioni.
E questa volta ben esplicita: "Dunque che dite, signori della morale ferrea e della dottrina unica?"
Peccato che da questo articolo si evinca, una volta di più, che per Beretta la religione cattolica si identifica nella sola morale familiare, argomento tanto di moda per agitare le acque.

Ad ogni modo, il "ritornello" che lui evoca esiste pari pari nella AL al n.3: "Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano". Ecco serviti sia la "dottrina unica" sia la «regola ferrea & applicazione flessibile», certamente - in effetti! - in modo "un po' gesuitico".

Riguardo al contesto dell'articolo di Beretta, si potrebbe commentare che almeno nelle "periferie" le quattro mogli sono "mogli" tutte e quattro (e non una moglie ufficiale e tre amanti a vario titolo), e pure in contemporanea (al "centro", invece, quando sono quattro, le mogli lo sono in successione).

Visto che, a quanto scrive Beretta, l'intero Vangelo dovrebbe essere non solo reinterpretato ma addirittura cambiato alla luce delle "periferie", aspettiamo con fiducia il nuovo "Vangelo secondo Roberto (Beretta)" per essere moralmente autorizzati alla poligamia e - ovviamente, per "par condicio" - anche alla poliandria.



05/07/2016 15:10 Sara
Anche quando si affrontano argomenti come la poligamia – è stato uno dei temi sollevati ieri sera – solo apparentemente lontani dalle nostre preoccupazioni più urgenti. Invece anche questioni considerate non primarie, come appunto il matrimonio poligamico, ci riguardano da vicino. Non solo perché tanti degli immigrati tra noi, sono nati in quella cultura. Ma anche perché, a pensarci bene, l’usa e getta sentimentale, il turnover affettivo che segna pesantemente il modo di pensare di tanti giovani non è altro che una poligamia diversificata e progressiva, anche se non contemporanea. "



http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/sinodo-il-diario-poligamia.aspx

ci aveva già pensato anche Avvenire in ogni caso, se ne era parlato al sinodo



05/07/2016 14:22 maria
"il punto di vista delle periferie " contrapposte al centro è una altra falsa e menzognera contrapposizione introdotta da questa moderna pastorale,che contrappone misericordia agiustizia, verità a carità. Tutte contrapposizioni false, artefatte , che non esistono nella realtà, che non servono a nulla e che dividono e basta!. che non hanno alcun senso!
Sarebbe come dire che nell'organismo umano i polpastrelli delle dita possano / debbano interpretare diversamente le cose che il cervello o che i piedi ne sappiano più del cuore o i nervi periferici più del sistema nervoso centrale. La periferia dell'essere umano contrapposta al centro: e' assurdo.
La Chiesa è un organismo unico, vivente, spirituale oltre che materiale , e come nel caso dell'essere umano , non ha alcun senso fare distinzioni fra centro e periferia. Tutto è centro perchè il centro è Cristo, che è presente in ciascuna chiesa locale in quanto CIASCUN FEDELE O GRUPPO DI FEDELI SE è CREDENTE IN CRISTO FIGLIO DI DIO, MORTO E RISORTO E NEL SUO VANGELO e NEL MAGISTERO DELLA cHIESA rappresenta l'intera Chiesa.Non c'è periferia per il corpo mistico di Cristo.
Fra l'altro le codiddette periferie , es. l'Africa, per i modernisti sono da valorizzare solo se danno ragione a loro. perchè quando invece i vescovi africani e i fedeli africani e la cultura cristina africana si sono dichiarati duramente e nettamente contrari ai gay e alla cultura gay , allora no , allora le periferie vengono tacciati dal centro ( vedi vescovi e teologi tedeschi alla moda, come il Card. Kasper) di essere dei selvaggi primitivi e conservatori.
Insomma i cristiani africani e periferici sono da valorizzare se indulgano alle loro usanze folcloristiche come la poligamia, il feticismo, la credenza nei maghi e negli stregoni, invece quando sono contro le "conquiste" della mentalità moderna cultura gay, aborto , divorzio, allora sono considerate con sufficenza "culture retrograde".



05/07/2016 13:46 Federico
Io non so se "prendendo il punto di vista delle periferie, l'intero Vangelo (e quindi la morale, il catechismo, la pastorale...) potrebbero/dovrebbero essere completamente reinterpretati e cambiati", ma penso che dal PUNTO DI VISTA DEL CATTOLICESIMO, dovremmo almeno sperare che i "bravi cristiani" prima o poi si convertano. Il problema non è mettere le periferie in antitesi con la morale cattolica tradizionale, ma capire se il cristianesimo è abbastanza convincente da sostenere un cammino di conversione oppure se dobbiamo rassegnarci ad essere anarchici (per non dire relativisti) e a fare sempre e solo quello che ci piace (una volta si sarebbe detto: cedere alle tentazioni).
Il paradosso evidenziato da Beretta dovrebbe spronarci a convertirci sul serio, non giustificar ele nostre debolezze nell'illusione che la "morale" non sia poi così importante..



05/07/2016 00:15 Sara
"Dico la verità: io non so se avrei il coraggio di definire «buon cristiano» un uomo con quattro mogli" a occhio direi che il complimento non era riferito al numero ma al fatto di non averle abbandonante il che potrebbe servire da monito a tanti occidentali dall'abbandono facile (magari riverniciato da conquista).

credo che al sinodo si siano interessati a queste tematiche (soprattutto nel caso di conversioni tardive)

Notte



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Roberto Beretta

Roberto Beretta, giornalista e saggista. Ha scritto una ventina di libri, tutti di argomento religioso, di «destra» (Storia dei preti uccisi dai partigiani , Il lungo autunno, controstoria del Sessantotto cattolico ) e di «sinistra» (Chiesa padrona , Le bugie della Chiesa ). L'ultimo è appena uscito e si intitola La santa puttana. È assessore alla trasparenza e alla sicurezza della sua città, Lissone, per una lista civica. Ha due figli e ancora una gran voglia di dire la sua.

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