Nella musica pop
Pietro e Paolo, i due volti di Roma
di Sergio Ventura | 29 giugno 2016
Tra le spine cantate da Pietro-Piotta, non può non insinuarsi la spada/lingua di Paolo-Silvestri, abile acrobata su parole che dipingono i mille viaggi da lui affrontati

Mamma Roma

Pasolini, Mamma Roma, 1962

 

Pietro Spina e don Paolo Spada. Le due facce del protagonista di Vino e pane, splendido romanzo eucaristico di Ignazio Silone. A simboleggiare l'unità inestricabile degli apostoli Pietro e Paolo - tra la spada dell'uno (Gv18,10) e la spina dell'altro (2Cor12,7), insieme all'irrisolvibile dialettica insita nella città di cui sono i patroni: Roma.

Da qualsiasi punto cardinale la si possa guardare, qualsiasi aria spiri in essa - levante, ponente, maestrale, scirocco, Roma - nuda e cruda - appare come un grande gigante di biblica memoria (Gn 6,4; 1Sam17,4; Dn 2,31), da un lato capace di amare e custodire, carezzare e cullare con il caldo legame di una madre premurosa, dall'altro lato pronta ad usarci e abbandonarci, menarci e divorarci con la fredda indolenza di chi non ha paurapietà delle nostre urla. Roma benedetta, però, nel suo dna complesso: curiosa e invadente, gelosa e infedele, santa e dissoluta, a volte Cristo e a volte Giuda, tra l'oro e il fango, un volto stanco di Madonna con le lacrime e mani infami dentro l'acqua santiera. Dalla bellezza bianca come il marmo e nera come il Sanpietrino, una rosa con molte spine: sette vizi capitale.

 

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Ma, come dice bene il Piotta in questo brano scelto anche per aprire l'intenso programma di Fabrizio Iannacone 'I dieci comandamenti', Roma è un passo a due volteggiando sull'asfalto che dal mare ripercorre il cielo come l'acqua e il fiume. Perciò, tra le spine cantate da Pietro-Piotta, non può non insinuarsi la spada - la lingua (Is 49,2; Eb 4,12) - di Paolo-Silvestri, abile acrobata su parole che dipingono i mille viaggi da lui affrontati, i mille luoghi visitati e divenuti, con il passar del tempo, la sua casa. Dal mare aperto di Lisbona, passando per Marrakech e Berlino, Favignana e Londra, Teotihuacan e Parigi, sino a quella Istanbul che riesce a trasformare il mare in fiume e viceversa il fiume in mare.

Quanto siano significative per il cantautore romano queste metafore acquatiche lo si può comprendere ascoltando Il fiume e la nebbia - brano scritto per Fiorella Mannoia, nel quale si fronteggiano lo scorrere immutabile del senso della vita - quel fiume dal confine talmente evidente che è difficile credere ai miracoli - e quei sogni che si trovano dall'altro lato del ponte - sul lungo lato blu di quel mare che un po' fa paura, ma al quale Silvestri pensa sempre un po'.

Non è un caso che dopo Istanbul, già Bisanzio e poi Costantinopoli o 'nuova Roma', sarà proprio Roma, la vecchia Roma, ad essere cantata dal nostro come la casa di tutte le case, perché è qui che sono nato in mezzo ai preti, i gladiatori, gli avvocati, i senatori, i tassinari, gli impiegati, le bariste, gli artigiani, i rigattieri, i poliziotti, i cravattari, le puttane e le duemila fontanelle per le strade, dove l'acqua scorre sempre e non si ferma, come se l'acqua fosse Roma, come se fosse eterna, come se l'acqua fosse Roma, come se fosse eterna.

 

 

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L'acqua che scorre tra i preti e le puttane? Ancora una volta il Dio delle prostitute? Dalla 'lupa' che allevò Romolo e Remo alle 'Marie' immortalate dal Caravaggio, è allora questo l'elemento vitale della città eterna? Lo Spirito santificante l'impuro che s'aggira da sempre in essa? Certo è che, con le parole del recitativo intonato dai Muro del Canto, gruppo popolare che ha accompagnato il Piotta nel suo percorso tra i sette vizi capitale: "lavoratore stanco, pezzo grosso, bandito / vorresti esser tu stanotte er fijo preferito / ma sei come a tutti l'altri, facce stanche alla fermata / occhi bassi, mani in tasca, a ripensà alla tua giornata / tutto ciò che c'hai, te lo sei dovuto sudare / zero privilegi stile mafia capitale, / quelli che c'hai intorno alla vita gli hanno dato un prezzo / er compenso giornaliero per consumarse pezzo a pezzo, / poi alzi l'occhi e vedi Roma / e chi davero vive sta città, ritrova il senso a tutto / e non se ne vo più annà" ...

 

29/06/2016 15:56 Giulio Maria Bianco
Roma, vittima della sua stessa grandezza, troppo impegnata a rimembrare il passato per vivere il presente ed il futuro. Nell'eterna consolazione delle sue bellezze tira avanti alla giornata, mentre la corruzione di politici, istituzioni e abitanti e le mafie che si comprano il centro coi proventi illeciti la devastano pezzo dopo pezzo. Né un Romano qualunque può sentirsi escluso da colpe, tra interi sacchi di immondizia gettata per le strade nelle periferie dove vivo perché "embè la raccolta differenziata è gestita male" ( e davvero lo è), le macchine parcheggiate sempre in doppia fila pure quando nelle vie secondarie parcheggio c'è, limiti di velocità accanto a marciapiedi non rispettati. Certo, Roma è bella e crudele, piena di monumenti come nessuna città al mondo e degradata come nessuna capitale europea. Ma l'abbiamo resa così noi, zero scuse; solo ammettendo le nostre colpe potremo lavorare per un futuro migliore.


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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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