L'islam quotidiano, l'Europa e le donne
di Sergio Di Benedetto | 20 giugno 2016
Ammetto la mia difficoltà nel comprendere il limite tra rispetto dell'altro, della sua religione, delle sue opinioni, e rispetto per i valori in cui credo e che nel tempo hanno costruito la nostra società. Tra cui la pari dignità tra uomo e donna

In queste settimane, per caso, mi è arrivata una serie di notizie che hanno a tema, pur nella differenza di situazioni, il rapporto tra la nostra società europea e l'Islam in relazione alla condizione delle donne.

Vado a fare un semplice elenco:

- ad aprile, in Svizzera, in una scuola del canton "Basilea campagna", avviene questo fatto: due fratelli siriani di 14 e 15 anni, cresciuti nella Confederazione, rifiutano per motivi religiosi di stringere la mano a un'insegnante perché donna, in quanto a loro avviso non è permesso a un musulmano toccare una donna che non sia la propria moglie. La direttrice della scuola esenta i ragazzi dalla stretta di mano. Bagarre politica, con le consuete strumentalizzazioni, e poche riflessioni. Alcune associazioni islamiche sostengono i ragazzi, altri invece sono contrari all'indulgenza della direttrice. A fine maggio le autorità politiche del cantone decretano che è d'obbligo la stretta di mano e che non si possono fare discriminazioni in base al sesso di chi compie il gesto.

- un amico insegnate in un istituto tecnico in una periferia di una grande città italiana mi racconta che, tra i suoi studenti, molti sono ragazze e tra di esse molte sono musulmane, soprattutto di origine asiatica. Si verifica però questo fatto: verso i 17 anni non poche alunne vengono ritirate da scuola, perché la famiglia (il padre) ha previsto un matrimonio (spesso combinato), dunque l'istruzione non rientra nei piani. Sempre lo stesso collega mi dice che ai colloqui si presentano quasi sempre i papà delle ragazze musulmane; le madri non si vedono mai, o quasi.

- un'amica infermiera in un pronto soccorso d'ospedale mi riporta un episodio recente (non l'unico, ma l'ultimo). Una donna musulmana arriva in ospedale con forti dolori, accompagnata da un figlio preadolescente. Tutto il dialogo durante la visita è condotto dal figlio, cosa imbarazzante perché si trattava di alcune questioni di salute prettamente femminili. La donna, muta non solo per la sofferenza, non rispondeva. Il medico doveva dunque parlare con il ragazzino.

- un missionario del mio paese, molto anziano, torna in Italia dopo cinquant'anni in Africa, in un paese a maggioranza islamica. Racconta alcune sue vicende a condivide qualche impressione. La sintesi: l'islam potrà cambiare solo quando le donne alzeranno la testa.

Viviamo un tempo in cui, anche nella nostra Italia, i casi di femminicidio sono purtroppo all'ordine del giorno. C'è una questione femminile che va affrontata, in modo serio, senza escludere anche l'immagine che i media danno spesso della donna, vista sovente come oggetto di consumo di cui disporre. E anche come Chiesa sappiamo quanto lavoro c'è da fare per una valorizzazione delle donne. Ma almeno se ne parla e, a livello civile, sappiamo bene che il femminicidio è un male da combattere. Senza sconti.

Il problema del rispetto della donna nell'islam europeo di oggi è altrettanto importante. Gli esempi che ho fatto non vogliono essere esaustivi: ci sono anche episodi di segno opposto, senza dubbio. Ma anche gli esempi di discriminazione della donna sono fatti.

Come cristiani, e anche come cittadini della Repubblica italiana, credo non possiamo delegare il tema a facili slogan politici, che semplificano e banalizzano. Ma nemmeno si può far finta di non vedere il problema, chiudendo gli occhi su fenomeni anche illegali, in nome di un'accoglienza che diluisce tutto. L'accoglienza è difficile, inutile negarlo. Personalmente ammetto la mia difficoltà nel comprendere il limite tra rispetto dell'altro, della sua religione, delle sue opinioni, e rispetto per i valori in cui credo e che nel tempo hanno costruito la nostra società. Tra cui la pari dignità tra uomo e donna.

Mi chiedo: dove finisce il rispetto per l'altro e inizia il rispetto per me stesso?

Soprattutto: dove la tolleranza della diversità diventa tolleranza dell'intollerabile?

 

 

28/06/2016 22:52 giovanni g.
I diritti universali dell'uomo sono .... universali! Ossia ogni essere umano ne è portatore e nessuno ha il diritto di calpestarli.
Purtroppo nei confronti dell'islam noi occidentali (in primis gli atei e in genere i sinistroidi seguiti a ruota dai "papolatri" alla faccia dei cristiani perseguitati dai musulmani), abbiamo una deferenza inspiegabile che ci porta a dire delle scemenze assurde come rispetto della cultura, della tradizione, della fede islamica e altre idiozie di questo tipo.NEI NOSTRI PAESI QUESTE FESSERIE NON DEVONO NEMMENO PASSARCI PER LA TESTA. Nessuno che viva da noi può permettersi si ritirare le figlie da scuola per mandarle a qualche pedofilo islamico che vive in pakistan o chissà dove. In riferimento a quanto accaduto a Basilea il grante esperto di islam Paolo Branca ha giustificato il rifiuto degli islamici in quanto la donna potrebbe essere mestruata e dunque rendere impuri i malcapitati che sarebbero così inadatti alla preghiera. A parte la bestialità di questo ragionamento, queste scempiaggini le osservino nei loro paesi, qui no! Stiamo tollerando l'intollerabile. BASTA!!!!



20/06/2016 00:29 Sara
Premesso che da donna spero passi presto questo neofemmismo un po' fastidioso. Non c'è giorno che non legga articoli (spesso scritti da uomini) in cui non si pontifichi sulle donne, penso che quelle extraeuropee dovrebbero trovare il loro modo di emanciparsi senza necessariamente copiare quanto abbiamo fatto noi. Non so se ci riusciranno però è qualcosa in cui spero.

In ogni caso il multiculturalismo e' passato di moda anche tra i progressisti e non so se sia un bene.



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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, insegnante di Lettere, è ora assistente di Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.

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