Se ogni ufficio pastorale ci mette il logo...
di Diego Andreatta | 16 giugno 2016
Anche nelle Curie talvolta si sgomita per veder riconosciuta la paternità delle proprie iniziative

Il tocco decisivo avviene spesso in fase di video impaginazione della locandina o della bozza di stampa in tipografia: è quello che sancisce nero su bianco la paternità delle iniziative e delle collaborazioni attivate. In questa fase talvolta c'è chi sgomita perché il proprio logo sia in bella evidenza (in alto a destra, dove cade l'occhio) o almeno sia presente a certificare il coinvolgimento attivo, anche se è stato oggettivamente inferiore a quello di altri.

Quest'attenzione ad 'esserci' in bella vista - dalla festa della Pro Loco valligiana al megaconvegno interassessorile - suscita non poche discussioni (anche se è molto meno giustificato) in ambito ecclesiale. Dentro la comunità cristiana si lavora tutti per lo steso Capo e sul pericolo dell'autoreferenzialità è venuto Papa Francesco a dire parole molto severe.

Eppure, a dimostrazione che certe smanie di visibilità sono state ben mutuate dal competitivo mondo del commercio e del marketing, ci si accorge dell'importanza di questo aspetto anche in ambito curiale quando arrivano garbate (e altrettanto piccate) proteste nel caso in cui l'autore finale della locandina o del programma abbia omesso uno degli uffici o dei centri diocesani promotori. Apriti o cielo...

Correttivi a questa corsa al logo ben visibile, da non omettere?

La proposta dirompente è quella che in qualche diocesi è già realtà: consiste nell'evitare di indicare tutti gli uffici collaboranti con i rispettivi loghi, ma di mettere in evidenza solo che è la Chiesa di Vattelappesca a promuovere l'evento in questione. Un modo generico forse ma altrettanto chiaro nel sottolineare indirettamente che l' organizzazione dell'iniziativa ha un respiro diocesano. E il singolo ufficio? Fa solo la sua parte che è un ruolo strumentale, promozionale, funzionale si direbbe. Certo, nel caso di iscrizioni all'evento dovrà starci anche l'indirizzo o una mail per le ulteriori informazioni ma le nostre locandine e i nostri programmi non dovrebbero mai essere un lungo elenco con tanto di enti promotori, quasi una sorta di lista di sponsor grandi e piccoli.

Oltre a risparmiare spazio nella locandina e rendere evidente più il "cosa" che il "con chi", questa formula evita di incorrere in dimenticanze e far sorgere gelosie, oltre a ribadire che i singoli uffici sono solo bracci operativi dell'unico corpo ecclesiale. Sarà meno evidente la collaborazione fra gli uffici ma essa, insieme alla corresponsabilità, dovrebbe essere caratteristica ordinaria del "fare squadra" in diocesi come in parrocchia.

 

 

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Diego Andreatta

Diego Andreatta, classe 1962, laureato in sociologia a Trento (dove è nato, vive e va in montagna), dal 1987 è giornalista professionista. È direttore del settimanale diocesano Vita Trentina e dal 1996 corrispondente di Avvenire. Sposato con Chiara, ha cinque figli che gli offrono preziose informazioni  sulla vita e sulla fede oggi. 

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