Nella musica pop
E dopo? Che cosa avviene?
di Sergio Ventura | 12 giugno 2016
Dall'estate del 2008, grazie ad un pagliaccio bolognese, non ho potuto fare a meno di immaginare un particolare seguito per la storia di Gesù e la peccatrice

Canova

Canova, Maddalena penitente, 1793-1796

 

«E dopo? Che cosa avviene?». Ancora oggi questa domanda sorge in me al termine dell'ascolto di una parabola evangelica. Come prosegue la vita di quei personaggi, o meglio di quelle persone, dei quali è stato reso imperituro un frammento della loro esistenza? Che ne è stato di quella donna, nota peccatrice della città, dopo l'incontro che sembra essere stato decisivo per la sua vita? È veramente tornata a casa in pace, pacificata? Dall'estate del 2008, grazie ad un pagliaccio bolognese, non ho potuto fare a meno di immaginare un particolare seguito per questa storia.

 

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Congedatasi dalla casa del fariseo, dunque, la donna ha potuto passeggiare per la prima volta su strade note ma finalmente libere da certe prigioni - innanzitutto mentali - proprie ed altrui. Felice. Di quella felicità che prorompe sulle labbra sotto forma di lieve ma costante sorriso. Rassicurante. Rasserenante. Ed è qui, su queste rinnovate vie, che le si è presentata immediatamente l'occasione di condividere quanto appena ricevuto, rendendosi disponibile ad offrire la propria amicizia - una di quelle che durano per tutta la vita, ad uno sconosciuto che stava errando insonne alla ricerca notturna di qualche alcolico sedativo o soporifero per lenire dei personali e profondi "perché".

Sarà lei ad accompagnarlo in questa esplorazione notturna della propria ombra, laddove il microcosmo dei "vicoli" e il macrocosmo dello "spazio" si confondono; sarà lei a cullarlo nella sua "astronave" e a farlo addormentare in acque profonde; sarà sempre lei a provocare in questo "vecchio scienziato" uno stupore tale da non permettergli di rendersi conto che quella "stella polare" tanto cercata, quel Dio percepito come non al loro "fianco" perché "troppo occupato a dipingere nuvole in cielo, (...) a far piovere il cielo, a dare vita a uno stagno e forza all'oceano", fosse invece presente in ed attraverso quella splendida creatura.

"Un Dio delle prostitute quindi?" - mi domandò perplesso anni fa uno studente. "In effetti sì - risposi allora un po' furbescamente; un Dio non solo di Abramo, Isacco e Giacobbe, ma anche di Tamar, Rahab e Ruth".

E dell'impeccabile fariseo, pur consapevole che "Dio altro non è che l'amore infinito", ma solerte nel giudicare gli altri in modo non conseguente a tale amore, che ne è stato? Ho sempre immaginato, e poi sperimentato, che i pensieri di questo tipo di persona si sarebbero presto o tardi scontrati con l'essenza misericordiosa di Dio stesso. Con l'effetto di obbligare il moralizzatore che è in noi a fare esperienza della necessità di essere perdonati per apprendere a perdonare.

 

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Un tradimento ed un abbandono subiti da parte di chi aveva promesso molto in termini di presenza amorevole. Quindi un oscillare tra un "non mi importa se nessuno mi ascolta" e la speranza che "qualcuno rimetta ogni cosa a suo posto", sino alla vera e propria rivolta: "stavo pensando che Dio quell'immenso giardino incantato deve averlo inventato e creato solo per sé", perché "uno stupido e un pazzo e antipatico come me, non può credere che tutto sia stato creato, (...) compreso il male, il godere e il peccato, per non essere usato mai, come credere se sei nata tu, credo in un solo destino quello deciso da me".

Quale differenza sostanziale, dunque, tra quest'uomo e quella donna? Non è un caso che il terzo personaggio della parabola - il figlio di un re - continuerà a proporre l'importanza di uno sguardo capace di andare oltre le differenze, di trasgredirle. In nome dell'amore. Proprio perché, "buono o brutto" che tu sia - "guardia e ladro", "destra o sinistra" - "l'amore, soltanto l'amore, può farti guarire". Seriamente. Perché "l'amore è là dove sei pronto a soffrire ... l'amore è là dove sei pronto a morire, lasciando ogni cosa al suo posto e partire".

 

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23/06/2016 10:56 Diana D'Alberti
Ho notato quasi un richiamo alla canzone di De Andrè "un blasfemo" quando dice "Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo, lo costrinse a viaggiare una vita da scemo, nel giardino incantato lo costrinse a sognare, a ignorare che al mondo c’è il bene e c’è il male." Soprattutto quando Cremonini in "stavo pensando che Dio" dice "quell'immenso giardino incantato deve averlo inventato e creato..solo per sè." Però è un richiamo non pedissequo.
Nel senso che, in De Andrè, il giardino che ha creato Dio, è un giardino in cui l'uomo è illuso e sogna, non distingue tra bene e male, semplicemente perchè ignora il male stesso. La condotta molesta del Blasfemo viene subito indicata con la frequentazione di "donne" e "vino", che ci rimanda a quel mondo di ubriachi, prostitute, disgraziati.
Invece, in Cremonini, Dio è da solo ormai nel suo giardino, perchè l'uomo sa che cosa sia il bene e cosa il male, mostra solidarietà verso una prostituta che vorrebbe come amica, è pronto ad amare meglio di Dio. Semplicemente perché l’uomo, a differenza di Dio, non si impegna "a far piovere il cielo, dare vita a uno stagno e forza all'oceano", ma guarda alla realtà dei deboli, sa di essere debole anche lui: dice Cremonini "Il destino mi bagna la bocca di vino e si prende gioco di me.", sa che " l'amore è là dove sei pronto a soffrire", ma anche che "l'amore soltanto l'amore può farti guarire".
I testi dei due cantautori sono simili ma non identici. Ma l’obiettivo è lo stesso.
De André sceglie (soprattutto nella Buona Novella, ma con richiami anche in altri album) un personaggio che è sempre stato simbolo di riscatto per i poveri e gli oppressi, modello di purezza e rigore morale. Ma il Gesù che De André canta non è quello che la Chiesa ci ha fatto conoscere: "il figlio di Dio fattosi carne per espiare le nostre colpe", che vuole essere adorato. Ma l'uomo che col suo esempio vuole insegnarci a vivere con la serenità e la coscienza tranquilla di chi non si è fatto corrompere dal male. L'intento del nostro cantautore è quello di smitizzare la figura di Gesù passato alla storia come Dio, quello di fargli perdere un po’ di sacralità a vantaggio di una migliore e maggiore umanizzazione.

In Cremonini, l’uomo ama meglio di Dio.

è come se entrambi suggerissero che Dio deve avere immagine d’uomo per avvicinarsi ai deboli, per amare davvero.



22/06/2016 12:44 Giulio Maria Bianco
È un personaggio che mi sta molto a cuore il solerte fariseo in tutto il cammino biblico; c'è una cosí potente contraddizione fra l'esigenza del fare il bene e la potenza soverchiante del male, fra il bene dei molti e il bene dei singoli, contraddizione ancora più inesplicabile quando i molti comprendono i singoli. Vedo il fariseo bloccato fra l'esigenza di fare il bene e l'impotenza, nonché l'aspirazione dei fratelli al male. Spero che anche lui sia riuscito a sciogliere i legacci di questo dubbio...


15/06/2016 10:17 SERGIO VENTURA
Prego, Angelo :-)


14/06/2016 14:25 Angelo
Grazie


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Sergio Ventura

Sergio Ventura, romano del '73, giurista pentito, datosi all'insegnamento per la libertà di ricerca che esso garantisce, appassionato di religione perché - disseminata ovunque - permette di curiosare in tutto, è responsabile del Blog degli Studenti nel sito del Cortile dei Gentili.

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