Nella letteratura
Che sia Pentecoste perenne
di Sergio Di Benedetto | 15 maggio 2016
Quando David Maria Turoldo sul legame tra Maria e la discesa dello Spirito scriveva: «O madre, sia pentecoste perenne, e il santo fuoco consumi ogni male, sia come il vento una libera Chiesa»

turoldo

La scena descritta dagli Atti è nota: «lingue come di fuoco» scendono sugli apostoli e su Maria, radunati nel cenacolo. Nasce la Chiesa, con la Madre e i discepoli. Si abbattono i confini.

È la sera della Pentecoste.

Ma da allora lo Spirito non ha cessato di scendere: ogni giorno una lingua di fuoco fa breccia nel mondo e nella nostra vita, se sappiamo scorgerne i segni.

Ce lo ricorda padre David Maria Turoldo in una sua bella poesia dal titolo emblematico, Sia Pentecoste perenne, tratta dalla raccolta Santa Maria:

 

La camera alta è tutta splendore:

la sua pietà ci raduni ancora,

in unità qui convengano i popoli.

 

Madre, rivelaci il grande principio

poiché già da allora eri evocata

quando le cose nel Verbo creava.

 

Madre, disponi pur noi ad accoglierlo,

a rivestirlo di splendida carne,

resi fecondi con te dallo Spirito.

 

O madre, fa che la Chiesa continui

la sua preghiera concorde, unanime,

perché continui lo Spirito a scendere.

 

Madre, nel nuovo principio assistici,

e il mondo intero intenda le voci,

e gioia torni a riempire la terra.

 

O madre, sia pentecoste perenne,

e il santo fuoco consumi ogni male,

sia come il vento una libera Chiesa.

 

Tu del creato la santa bellezza,

tu della fine dei tempi figura,

tu l'arca viva dell'unico uomo.

 

Turoldo intuisce il mistero della Madre, che è all'inizio, al «grande principio», ed è alla fine, poiché Ella è «della fine dei tempi figura». Nel mezzo, la storia degli uomini, divisi dalle loro voci, ma uniti dalla forza del Consolatore. Nel mezzo, sempre, il tempo della Chiesa, chiamata a pregare incessantemente, a stare unita, «concorde» e «unanime», perché «lo Spirito continui a scendere».

Sono versi penetranti e immediati: non servono grandi commenti. Basta prestare ascolto alle parole di padre Turdolo, e meditarle.

Auguriamoci, con lui, che «il santo fuoco consumi ogni male» e che ogni giorni lo Spirito soffi... auguriamoci che «sia Pentecoste perenne», sulla Chiesa e sulle nostre vite.

 

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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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