Per un'Europa ancora «madre»
di Maria Teresa Pontara Pederiva | 09 maggio 2016
Appunti nella sera della Festa della mamma: l'Europa sarà capace di essere ancora madre se lo sarà, prima di tutto, ogni donna (o meglio ancora ogni coppia) del nostro continente

Forse non è molto elegante parlare, da mamma, della Festa di oggi, ma ho appena incrociato due bimbi piccoli - non più di 3-4 anni il maggiore - che reggevano felici una piccola orchidea provando, sotto gli occhi vigili del papà, a pronunciare all'unisono "Grazie, mamma!". Quello stesso che mi era giunto stamattina, tramite WhatsApp, da migliaia di chilometri.

Mi sono venute in mente le parole di papa Francesco all'Angelus di oggi e quel suo ringraziare "con gratitudine e affetto tutte le mamme, quelle che sono oggi in piazza, le nostre mamme, quelle che ancora sono fra noi e quelle che sono andate in cielo". Un pensiero di grande carica umana che probabilmente si era già affacciato in tante liturgie nelle comunità di gran parte del mondo, dove si festeggia con diverse intensità (nella nostra parrocchia si è pregato per le mamme che fanno più fatica, pensando a quelle che danno alla luce i figli e poi non riusciranno a mantenerli in vita a causa delle guerre, della fame, dei pericoli affrontati durante le migrazioni).

Un pensiero che ha incrociato anche il discorso di Bergoglio venerdì scorso (due giorni prima della festa di oggi) in occasione della consegna del Premio Carlo Magno. Un riferimento alla maternità dell'Europa, all'interno del suo "sogno" per il vecchio continente, assai apprezzato nella Mitteleuropa dove il Muttertag (il Giorno della mamma) è una festa molto più sentita che da noi (nonostante l'Italia sia il Paese del mammismo per eccellenza). "E' con ammirazione che dobbiamo guardare a tutti i compiti che le mamme di oggi sono in grado di portare avanti" ha detto il cardinale di Vienna Christoph Schönborn.

"Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?": è la terza delle sei domande-chiave del discorso, come ha evidenziato l'amico e collega Luis Badilla, coordinatore de Il Sismografo.

Un discorso che si riallaccia idealmente a quanto scritto o pronunciato dai vescovi europei in questi ultimi anni (e da noi sempre scarsamente conosciuto), le cui parole e azioni trovano in Francesco una conferma in vista di un futuro che non si preannuncia facile.

Sono "la speranza e la ricerca dell'altro, che arsero nel cuore dei Padri fondatori del Progetto europeo" che il papa latinoamericano chiama "famiglia di popoli" dopo che al Parlamento europeo (25 novembre 2014) si era "permesso" di chiamarla "Europa nonna", a tracciare l'ordito della riflessione.

Citando Elie Wiesel, ha ricordato, a ragione, la necessità di "fare memoria" per non ripetere gli errori del passato: nonostante una moltitudine di miopi che non intendono neppure "conoscere" o credono che la storia sia iniziata con la loro infanzia, gli orrori del "secolo breve" non ci hanno forse insegnato nulla? "I progetti dei Padri fondatori - Schuman, De Gasperi, Adenauer, Monnet - araldi della pace e profeti dell'avvenire, non sono superati", ma la base per "aggiornare" l'idea di Europa, la cui identità è sempre stata "dinamica e multiculturale" così da "portare impressi i tratti di varie culture e la bellezza di vincere le chiusure".

Perché è la parola "dialogo" che siamo invitati a "ripetere fino a stancarci", una parola "che dovrebbe essere inserita in tutti i curricoli scolastici come asse trasversale delle discipline", ma nel dialogo "nessuno può limitarsi ad essere spettatore, né mero osservatore".

Il richiamo al ruolo preponderante dei giovani - che "non sono il futuro dei popoli, sono il presente, che con i loro sogni e la loro vita stanno forgiando lo spirito europeo" - interpella da vicino ogni genitore sul versante educativo così come i politici nelle loro responsabilità di consentire a tutti l'accesso al lavoro.

Ed è alla "madre Europa" che Bergoglio consegna i suoi sogni a partire da un nuovo umanesimo: "un'Europa giovane capace di essere ancora madre, che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza, che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto; un'Europa in cui essere migrante non è un delitto, dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, un'Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull'aumento dei beni".

Ce n'è per tutti: dai paesi dove si legifera sull'eutanasia alle scarse politiche familiari di casa nostra (dove però fino all'altro ieri era quasi un valore la donna che restava a casa ...).

Ma l'Europa sarà capace di essere ancora madre se lo sarà, prima di tutto, ogni donna, meglio ogni coppia del nostro continente: siamo ancora capaci, come famiglie, di rispondere in maniera affermativa ai sogni di Francesco? Di soccorrere il povero come un fratello, di accogliere chi arriva da lontano ... di testimoniare la gioia grande di sposarsi e avere figli?

E se non saremo noi genitori a farlo, pensando alla Giornata Europea del 9 maggio, a chi mai potremmo chiederlo?

 

12/05/2016 17:11 Francesca Vittoria

L’Europa si presenta oggi come questa foto, nuda. E il Santo Padre ha usato richiamarla a quel senso che è materno in quanto a dimostrarsi premurosa nei confronti dei suoi popoli a corrispondere alle attese di chi è in sofferenza a non rigettare quegli ideali di giustizia e pace e tanto possono assicurare di bene alla collettiv ità. , Come l’Europa anche nel nostro Paese, si sta spogliando di un modello di società e, senza porsi domande se ne dota di un altro senza porsi domanda di dove condurrà e cosa di positivo sarà nel futuro.. Dare dignità anche con un abbigliamento consono indica proprio una attenzione, una protezione verso la persona non ancora nata ma esistente , una premura istintiva, naturale tanto che il non averla è una forzatura, una costrizione innaturale , per che già si tende a voler circondare il proprio figlio di ogni amorevole attenzione, Se poi si sa che un figlio non è soltanto carne della nostra carne ma ha in se il soffio di vita di un Dio creatore, la cui esistenza non è da avere dubbi perché è grazie a quel “soffio di vita” che esiste l’umanità che si distingue proprio degli animali perché ha l’uso della ragione ed è in grado di volere e decidere. In un ospedale c’è posto per chi nasce e anche si fa strada per chi vuole far morire un figlio non voluto, le leggi ….questo permettono. E’ ora di guardare a Maria non come a una donna di 2000 e più anni fa, Maria è un modello da guardare anche oggi, perché si è rivelata non soltanto di aver avuto cura della persona del figlio ma anche di averlo educato . Non è sfuggita a questo onere , eppure Lei si che lo avrebbe potuto visto che il Suo figlio non era come tutti gli altri, ma veniva da Dio. No, lei l’ha cresciuto , nel rispetto delle proprie tradizioni e della propria fede e per quella fede gli è stata a fianco, l’ha sponsorizzato, come a Canaa le è stata a fianco sempre, dignitosamente vestita della sua cultura, e anche di fronte alle cose solleviamo orrore se a un bambino accade sia maltrattato, eppure il non nato, quello che non può protestare, è cosa, da espellere, non lo volevamo , è giusto liberarsene, Quel modello di madre il Sano Padre ha fatto riferimento, quella che si assume ogni responsabilità e onere nei confronti di chi è indifeso e anche con amore sapendo che solo così dall’aver cura del nascituro vi è futuro. Si sente dire che viene “concessa” libertà di coscienza, a fare certe scelte, come se non si sapesse che la coscienza non è una cosa ma questa esiste se è retta predisposta al bene, se non fosse così , in un certo dialetto per definire una persona che agiva bene, semplicemente lo si definita “un senza coscienza”. Rivestiamoci della dignità che una retta coscienza suggerisce il rispetto verso se stessi e per il non ancora nato quella cura che riserva alla cosa più cara, importante, come lo riserviamo alle cose più. Rileggiamo il Vangelo non come storie di un lontano passato e invece di cestinare quanto insegna, istruisce “ascoltiamo“ascoltare Chi come il Dio della nostra storia insegna - ad amare nel modo giusto,” lo stesso insegnamento di quelle di molte madri che hanno guardato a Maria, che salutando il figlio si premuravano di dirgli …..mi raccomando fai il bravo e ascolta! Francesca Vittoria




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Maria Teresa Pontara Pederiva

Maria Teresa Pontara Pederiva, trentina (1956), sposata con Francesco, ha tre figli. Laureata in scienze naturali a indirizzo ambientale a Padova (1978) e diplomata in scienze religiose all’FBK di Trento (1990), ha insegnato scienze naturali per 39 anni nella scuola provinciale trentina. Nella Chiesa di Trento lavora, insieme a Francesco, nella pastorale famiglia e cultura-università, oltre che nella propria parrocchia.

Giornalista freelance dal 1984, si è occupata di famiglia, giovani, scuola, attualità ecclesiale e pastorale, ecumenismo, bioetica, salvaguardia ambientale e custodia del creato.

E’ stata tra i fondatori e redattori delle riviste Il Margine e Didascalie (La rivista della scuola trentina). Attualmente collabora perlopiù con il portale Vatican Insider-La Stampa, le Riviste delle Edizioni Dehoniane e i settimanali diocesani Vita Trentina e Il Segno.

Tra i libri pubblicati assegna un posto speciale a La Terra giustizia di Dio. Educare alla responsabilità per il creato (prefazione di Giancarlo Bregantini) EDB 2013.

 

 

 

 

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