Nella musica pop
Se una canzone riassume due Sinodi sull'amore
di Fabio Colagrande | 03 maggio 2016
Perché in un brano di Fabi-Silvestri-Gazzé c’è il nucleo dell’Amoris Laetitia di Papa Francesco

"L'amore non esiste, esistiamo io e te", perché "la realtà è superiore all'idea". La Chiesa ha impiegato circa quattro anni di cammino sinodale - due assemblee con centinaia di vescovi, documenti, relazioni e questionari - per arrivare ad affermare ciò che una canzone di tre cantautori romani ha espresso, ovviamente solo 'in nuce', in cinque minuti.

La tesi di questo articolo, dichiaratamente provocatoria, non intende sminuire, ma anzi esaltare, l'efficacia della riflessione sinodale della Chiesa sulla famiglia, svoltasi tra il 2013 e il 2016. La si considera un passaggio di rinnovamento e sviluppo fondamentale, proprio anche nella capacità di cogliere i fermenti culturali della nostra epoca, da sempre anticipati dall'arte 'tascabile' delle 'canzonette'.

Quest'idea si fonda sull'ormai riconosciuto valore culturale della musica popolare come linguaggio in grado di leggere, in anticipo, i segni dei tempi, compresi qui quelli di 'conciliare' memoria. L'autore non si dilungherà affatto, quindi, a mettere in discussione tale assunto. Non serve dimostrare un dato critico talmente evidente, al quale purtroppo un certo provincialismo italiota risulta ancora impermeabile.

Questo scritto va ad inserirsi nel contesto di quel lavoro esegetico, portato avanti da tempo da altri autori di questo blog, che mira a illustrare la presenza di numerose scintille 'spirituali' nelle produzioni musicali anche più leggere. E si badi bene che il termine 'spirituale' non si usa qui solo nella sua accezione generica, e giocoforza indeterminata, ma anche con riferimento allo Spirito come concetto teologico. Mentre il termine 'leggero' non ha valore diminutivo, ma solo classificatorio.

Per venire ai fatti, nel settembre del 2014, tre noti cantautori appartenenti alla, cosiddetta 'scuola romana' - Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè - hanno pubblicato un album, 'Il padrone della festa', contenente 12 brani, cantati e suonati insieme. Il disco, che ha avuto un ottimo riscontro commerciale ed è stato seguito da un tour di grande successo, contiene 7 canzoni scritte in collaborazione dal trio. Tra queste, si fa notare proprio "L'amore non esiste", pubblicata come secondo singolo di lancio dell'album nell'agosto 2014.

 

Clicca qui per vedere il video

 

Bastano pochi ascolti di questa intensa ballata per intuire che, dietro al titolo apparentemente cinico e nichilista, si dischiude una riflessione, niente affatto banale, sulle relazioni amorose nel duemila. Soffermandoci, con una scissione scorretta ma giustificata in sede di analisi critica, solo sulla parte testuale della canzone, si può affermare che il brano riproponga uno dei principi cardine della riforma ecclesiale di Papa Francesco: "la realtà è superiore all'idea" (Evangelii Gaudium 231-232). E cioè (si utilizzano qui tra virgolette frammenti del testo), l'amore idealizzato e spiegato, di volta in volta, come un "cliché di situazioni", pura "statistica", serie di "numeri" - buoni per psicologi, sessuologi e sociologi - o un insieme di "dottrine moraliste", che tra l'altro hanno un "effetto prorompente (...) sulle voglie della gente", nella realtà, "non esiste". Ma gli autori non si limitano ad affermare, superficialmente, l'impossibilità di definire astrattamente l'amore. Vanno oltre: "L'amore non esiste" - cantano - ma "esistiamo io e te". Esiste, dunque, solo l'amore incarnato, in una relazione di coppia concreta, reale - come lo è "un abbraccio" per proteggersi "dal vento"- e soprattutto cioè nei momenti difficili. Un amore che proprio perché "esiste" diventa "ribellione alla statistica", ai tentativi di normarlo e classificarlo, e ha addirittura "l'illusione di competere col tempo", rifiutando una visione materialistica.

"L'amore - dunque - non esiste, esistiamo io e te". Ma questo verso, che sarebbe in un certo senso il titolo più corretto del brano, e ne racchiude la sua intuizione poetica più efficace, annuncia anche, profeticamente, il senso di uno dei documenti più importanti del pontificato di Francesco, l'esortazione apostolica Amoris Laetitia, pubblicata l'8 aprile 2016.

Nel documento magisteriale, che è il suggello di due Sinodi dedicati alla pastorale familiare, il Papa invita infatti i cattolici a fare autocritica e a riconoscere che "abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono". Un'"idealizzazione eccessiva", sottolinea Francesco, che ha reso il progetto matrimoniale meno "desiderabile" e "attraente".

Partendo da questa consapevolezza, l'esortazione post-sinodale, si guarda bene dal fornire regolette dottrinali per organizzare la vita matrimoniale, o dal darne l'ennesima illustrazione teologica, ma piuttosto - come ha scritto la teologa Serena Noceti - "si prefigge di illuminare la vita quotidiana di tutti e di alimentare un cammino ecclesiale nel suo complesso". Dunque non una "dottrina astratta sul matrimonio (ancora la Noceti), ma "una prospettiva per vivere la fede come Chiesa, di fronte al divenire dei tempi e delle culture". Un testo, aggiungiamo noi, che invita a "discernere" la presenza della Verità Evangelica nella propria vita personale e familiare, in un processo dinamico, mai chiuso, nella prospettiva della teologia della misericordia.

Sono evidenti i nessi tra quest'impostazione pastorale e quella espressa poeticamente, e con una visione laica, dal brano "L'amore non esiste". In entrambi i testi - pur così lontani come genere - c'è la stessa folgorante percezione della pericolosità delle idee quando sono separate dalla realtà.

È bene ricordare infine, come la prospettiva pragmaticamente spirituale di Amoris Laetitia sia figlia soprattutto del metodo di lavoro delle due assemblee sinodali di cui il documento papale èl frutto. E' lo stesso Francesco ad ammetterlo quando spiega, al n. 57, che "a partire dalle riflessioni sinodali non rimane uno stereotipo della famiglia ideale, bensì un interpellante mosaico formato da tante realtà diverse, piene di gioie, drammi e sogni. Le realtà che ci preoccupano sono sfide".

E queste "realtà" che preoccupano la Chiesa, mai come oggi vicina al Concilio, "siamo io e te", potremmo dire, per concludere, citando il Poeta. Anzi, i ‘tre' poeti. Ed è senz'altro una buona notizia.

 

13/05/2016 08:38 Luciano
Condivido il senso dell'articolo. Non condivido quei commenti che si affannano a spulciare il senso letterale delle parole scritte per farne motivo di polemica contro l'articolista o il Papa.
Ovvio che l'idea o l'ideale non viene assolutamente meno nella prospettiva cristiana, tuttavia dobbiamo entrare nell'ottica che il mondo guarda i cristiani che predicano una forma così alta di amore, quello evangelico. Per cui se esso non si traduce in vite, testimonianze incarnate della bella notizia saremmo assolutamente inutili e disprezzati da tutti, come il sale che non fa il suo mestiere di insaporire. Questo può essere oggi l'unico modo per testimoniare il Vangelo, più che le tante prediche o dottrine.



09/05/2016 12:01 Marco Zanini
Dunque il Cristianesimo sarebbe stato "deviato dall'ellenismo, da Platone, da Aristotele, perfino dall' illuminismo"; e per rimuovere queste deviazioni ci abbandoniamo all' andazzo dei tempi, al lassismo e al relativismo individualista secondo il quale "siamo solo tu e io": e la norma, la tradizione, quello che "sempre, da tutti e dovunque" è stato ritenuto giusto e conforme al disegno di Dio viene buttato via per correre dietro ad una realtà di peccato, mascherando tutto come misericordia.
L' ideale è difficile : ma è quello che il Vangelo crede ed insegna. Lo spirito è forte, ma la carne è debole: e allora invece di dare forza nuova alla carne, abbassiamo lo spirito... Cristo è troppo santo, ha troppe pretese; e allora rifacciamoci a Fabi-Silvestri-Gazzè, e a documenti pontifici che falsificano perfino San Tommaso . Sarebbe anche il caso di ritornare sul concetto di "amore", che da molti anni nella Chiesa è divenuto un concetto "romantico". roba appunto da canzonette . E' un avvilimento generale, una resa al mondo mascherata malamente. Quando la Chiesa era seria, l' amore poteva sì essere "un sospiro del cuore", ma nel matrimonio "veniva benedetto", e doveva "venir comandato e chiamarsi santo". Ma papa Bergoglio non ricorda Manzoni; e magari le sue dimenticanze riguardassero solo Manzoni...
Marco Zanini
Marco Zanini



08/05/2016 08:37 Sara
Il 135 di AL ricorda che l'amore non è sempre quello proposto dai media, un amore sempre bello, sempre fresco, sempre coinvolgente al massimo.
Parla proprio di illusione in questo senso e la concretezza (contro astrazioni e ideologismi vari) e' questa secondo me.
Poi ormai trovo talmente seguire il dibattito difficile che potrei anche sbagliai.

La 4 parte e' una vera arte di amare che mostra come l'amore si costruisca poco a poco.

È un po' il contrario dell'amore delle canzoni.



07/05/2016 20:27 Andrea Monda

direi che la divisione è per tre e non per due: una cosa sono le idee, una cosa gli ideali, una terza cose le ideologie. Negli anni '80 crollarono le ideologie e diciamo che non ne sentiamo la mancanza. Mancano oggi gli ideali e anche le idee (non se ne vedono molto) ma questo discorso mi sembra limitato alla sfera politica, orfana appunto di idee e ideali, mentre la canzone di cui parla Fabio è sull'amore, come il testo del Papa. E ci ricorda che non esistono idee astratte in "cose" come l'amore, ma solo persone che si incontrano ed entrano in relazione. Lo diceva bene lo scrittore inglese Chesterton: “Il poeta cerca solo di mettere la testa in cielo. È il logico che cerca di mettere il cielo dentro la propria testa. Ed è la sua testa che si spacca". Ecco, in amore è meglio essere poeti, e cantare.




05/05/2016 14:57 PietroB l'irreducibile
Beh, non avevo completato la frase xchè la titenevo supernota..😜
La risposta fu " Lo faccio x amore di Cristo " che riscriverei semmai:
" Li faccio perchè amo Cristo "



05/05/2016 12:18 Ale.
Pietro, evidentemente abbiamo concezioni diverse di cosa sia un ideale: per te è solo astrazione e tale resta, per me si può incarnare nella realtà, guidando nel "bene" (altro concetto astratto...) l'azione concreta. E di "incarnazione" di ciò che è incorporeo dovremmo saperne qualcosa...
Madre Teresa non diceva "seguo un ideale", ma "in ogni persona vedo Cristo", ed era anche questa una "incarnazione".
Ringrazio Sara, che ha colto il mio concetto. Condivido le sue parole sul matrimonio.
Ho visto che il suo messaggio di ieri sera è stato ricuperato. Il mio, delle 19.04 di ieri, è apparso dopo oltre due ore. E' diventato difficile interloquire su questo blog. Vedo che tanti "aficionados" si sono persi per strada. Certamente non l'irriducibile Pietro... ;-)))
Saluti!



05/05/2016 09:53 Sara
Si è perso un messaggio che avevo inviato ieri sera.

Più che altro è corretto relegare il matrimonio a ideologia o dottrina?

Se mi avessero detto quando mi sono sposata che l'indissolubilità era un'ideologia dottrinale sarei rimasta sbalordita.

Detto ciò oggi anche il postideologismo rischia di diventare un'ideologia.

p.s "Le cose che abbiamo in comune" è stata la canzone dei miei primi anni di matrimonio, anche se dalla compagna di allora Silvestri si è separato.

https://www.youtube.com/watch?v=CGdKLPTW0KI



05/05/2016 09:47 PietroB graziedegliauguri
Madre Teresa ad un giornalista che le diceva"Quello che lei fa io nn lo farei x tutto l'oro del mondi!" mica rispondeva: ma io seguo un Ideale!
La nostra religione E' UNA PERSONA.

Ama come fossi tu ... NON è un ideale: cosa di più reale e concreto?!
La TUA fede ti ha salvato .... Significa "tu hai creduto in Me"
Cambiare la propria vita x Lui: tutta una setie di cose concrete..
Ti segnalo: il cristianesimo è stato deviato x secoli dall'ellenismo, Platone e Aristotele.. Financo dall'Illuminismo!!
Tutti qs astratti sono il residuato da cui dobbiamo liberarci. Gesù era Ebreo, non greco!
Nulla di più concreto di un Ebreo capace di apostrofare anche Dio...



05/05/2016 09:22 Ale.
Idealità e concretezza non sono degli aut-aut, ma coesistono nell’azione.
E’ il voler seguire un ideale di bene (non dirò “di amore cristiano”, troppo astratto…) a fare sì che ci si “sporchi le mani” concretamente in favore del prossimo. Ne abbiamo avuto e ne abbiamo tanti esempi (il mio preferito: Madre Teresa, ma basta solo guardarci intorno per averne riscontro, anche nelle piccole cose).
Cristo si “sporcava le mani” guarendo le infermità di chi aveva fede in Lui (fede: concetto astratto?), ma possiamo forse dire che era privo di ideali? Che non ha proposto anche a noi degli ideali, molto alti, da mettere in pratica nella vita concreta?
“Amatevi come io vi ho amato”, “Siate perfetti come il Padre vostro che è nei Cieli”: e chi mai può raggiungere tale perfezione? Non è forse una meta “ideale” verso cui tendere, con la nostra concreta vita di ogni giorno, pur consapevoli dei nostri limiti? Oppure gli diremo: “Signore, ci hai dato un ideale eccessivo, ci fermiamo in partenza”?
Lui, la nostra realtà la conosce benissimo e la comprende, ma ci esorta a non essere “polli” incapaci di sollevarci da terra, visto che ci ha donato le ali… ;-))



04/05/2016 22:56 Sara

Ma il matrimonio cos'ha di astratto? è vita vissuta oggi come ieri, non si capisce cosa serva criticare l'ideologia o l'ideale o la dottrina.
Essere sposati è dottrina o ideologia? quando ci siamo sposati nessuno avrebbe mai detto o pensato una cosa simile.
Detto cio' mi pare che Ale intendesse difendere la necessità di una proposta di vita (religiosa o civile) alta senza scadere nella mera apologia dell'esistente (più machiavellica che evangelica).
Oggi poi l'unica ideologia ancora in circolazione è il postideologismo .




04/05/2016 21:48 PietroB
Ale, ti parlo col cuore in mano.
E' peculiare certamente nell'Uomo la capacitá di astrazione, la fantasia ...
fino a concepire l'Assoluto, Dio. Ma, ma, la vera GRANDEZZA del Cristianesimo sta nell'invitarci a sporcarci le mani, a guardare e partire con la ns azione dall'hic et nunc. Come Gesù. La concretezza e NON l'idealità. Ad es ( tanto x dirne una - cfr Jaki) la scienza e la tecnica si sono potute sviluppare nel mondo occidentale e non orientale... Ne deriva che la CC, SE vuole essere vicina al suo popolo, deve scendere dal pulpito e fare propri i suoi probls reali, esattamente come fa Franci in AL



04/05/2016 19:04 Ale.
X Colagrande: cerchiamo di non confondere l’ideale con l’ideologia.
La guerra civile, cui accenna Pietro, era una lotta tra ideologie, così come forzature di applicazione concreta delle ideologie sono le dittature totalitarie.
Ma… ad esempio, la povertà di San Francesco, era un’ideologia o non era piuttosto un ideale?
E il fatto che la imponesse come regola, era forse un’imposizione dittatoriale?
E se, nel corso dei secoli, non la si è potuta applicare integralmente (i frati non avrebbero dovuto possedere alcunché, neanche propri conventi) sminuisce forse questo ideale? Non mi sembra proprio, almeno a giudicare dall’entusiasmo che San Francesco suscita ancora oggi.
Ma suscita questo entusiasmo perché era povero ed i suoi seguaci dovrebbero essere poveri, o non piuttosto perché additava un ideale di “povertà”, di distacco dai beni terreni, che attrae approvazione indipendentemente dal fatto di riuscire a tradurlo integralmente nella realtà?
Io credevo che fosse una peculiarità dell’essere umano, il saper “fare astrazione” dalla realtà, il saper elaborare concetti astratti partendo dalla realtà (induzione) o viceversa (deduzione), pur nella diversità dei singoli pensieri. Mi rendo conto invece che, se non vi è uniformità di vedute, è considerato meglio attenersi alla sola realtà concreta rinunciando a qualunque elaborazione, a qualunque tensione ideale.
Ritorno all’esempio del mio post precedente: se la tensione ideale dei nostri padri costituenti ha prodotto gli esiti attuali, allora dobbiamo adeguarci a questi esiti - che costituiscono la realtà concreta – e accontentarci, senza pretendere una “perfezione” che evidentemente è impossibile raggiungere. O no?
Mi sembra che, per quanto riguarda il matrimonio, il ragionamento sia proprio questo. E perché – come domanda Paix, con la quale concordo in toto - solo nel matrimonio dobbiamo fermarci all’esperienza concreta, senza indicare – proporre, non imporre – un “ideale” che illumini la via?



04/05/2016 18:31 PietroB
No, Maria..
Esisto solo io ( oggi è cosi'!! )
Forse domani: esisto io e tu..
X arrivare dopodomani a:
Noi siamo prove della esistenza di Dio..
300 anni, diceva Martini..
Spero in una accelerazione😍



04/05/2016 17:28 Maria
La frase "l'amore non esiste , esistiamo solo io e te" mi ricorda tanto il sarcasmo con cui Pilato rispose a Gesù che disse di essere nato per testimoniare "la verità", "che cosa è la verità?
come dei novelli Pilati potremmo chiedere con un sorriso sprezzante "cosa è l'amore?" Ormai ne abbiamo piene le scatole di questi "paroloni" amore, verità.
Forse questo voleva dire Pilato quando chiese "che cosa è la verità'" da buon romano pragmatico se la rideva di quei fanatici religiosi di ebrei che morivano per la "verità"
che cosa è, la verità? esistiamo solo io e te, avrebbe potuto dire Pilato a Gesù.Esistiamo solo io e te. non esiste la verità, l'uomo è Dio.
la prossima tappa di questa nuova Chiesa, logicamente dovrà essere:
Dio non esiste , esistiamo solo io e te



04/05/2016 15:18 Sara
Diciamo che è meglio leggere solo AL tralasciando gli articoli su AL, soprattutto di alcuni che erano in prima fila ieri hanno trovato il modo di essere in prima fila anche oggi.
La lettera in fondo e' bella e basta quello.



04/05/2016 14:36 Paix
Considerato che ho amato questo album di Fabi-Silvestri-Gazzè, e che in particolare seguo Max Gazzè da anni, è incredibile quanto amaro in bocca mi abbia lasciato questo post. Certo, la catechesi sul matrimonio, sull'amore cristiano e sulla coppia che per esempio per anni ha proposto con ardore Giovanni Paolo II è un'accozzaglia di "regolette dottrinali". Ora sì che possiamo tirare un sospiro di sollievo: finalmente un insegnamento sull'amore a misura di canzonetta, tanto per non impegnarci troppo, sia mai. "Esistiamo io e te" è bello, è poetico, è ottimo per una canzone ben scritta, ma non è un ideale di vita cristiana. Perchè esistono i figli, la comunità cristiana, un tessuto di relazioni intorno, e soprattutto l'esortazione ad amare di più e meglio. Mi vengono le lacrime agli occhi a pensare che l'esempio che ho ricevuto dai miei genitori, e da amici con matrimoni felici o talora infelici, sempre però orientati al bene, alla fedeltà nelle difficoltà, al senso della sfida, dello scommettere tutto per fiducia in una visione del matrimonio più grande di quella proposta dal buonsenso sia derubricata a "regolette dottrinali" per poveri deficienti.
Non so se è davvero questo il contenuto di Amoris Laetitia (leggendola, non mi pare proprio), ma francamente nel tipo di presentazione che se ne fa qui non so se è maggiore l'arroganza con cui si rottama una catechesi che ha ispirato e illuminato migliaia di coppie e di famiglie (me compresa, sia per la mia famiglia d'origine sia per quella che vivo nel matrimonio) o la pochezza con cui si evoca un modello basato sul disimpegno e sull'autoassoluzione. "La realtà è superiore all'idea" in che senso, esattamente? Solo se vogliamo convincerci che abbiamo sempre e comunque le carte in regola. E' un'assurdità che come cristiani non applicheremmo in nessun altro campo (un'azienda? il governo di un paese?), anzi, ci indigneremmo con chi lo facesse. Solo nel matrimonio dobbiamo accontentarci?
"Se le cose stanno così non conviene sposarsi", ci ricorda nulla?



04/05/2016 11:02 Fabio Colagrande
Caro Ale,
dipende dai punti di vista. A me la lotta per la resistenza sembra proprio la dimostrazione che la realtà è superiore a ogni ideologia. E le dittature, di ogni colore, la conferma della pericolosità delle idee astratte imposte con la forza. Comunque grazie per il suo interessante commento.



04/05/2016 10:11 PietroB
X Ale
Riflessione esempio.
Resistenza.
L'ideale di chi si è battuto per una Italia libera e democratica.. ( scrivi tu)
Quanta retorica si è costruita su qs parole astratte??
Poi guardi la realtà, leggi una guerra civile e rifletti.
Tra l'astratto e il concreto il discrimen si chiama REALTÀ
Con la realtà difficile imbrogliare.
Con gli astratti facilissimo!
E con gli -ismi peggio ancora.
Se non ti avessi convinto rifletti su questo:
1) Parole astratte per la cui definizione si devono usare altre parole astratte.
2) già su un nome concreto ognuno di noi si rifà alle proprie -diverse- esperienze.
3) conclusione: se chiedi a persone diverse cosa intendono x "cultura" troverai risposte diverse.
Se ancora nn ti avessi convinto: oggi tutto è "relazione" da quello che siamo ( ermeneutica ) a tutta la fisica: tutto è relativo, lo stesso spazio e tempo.. Quindi..



04/05/2016 08:10 Maria Teresa Pontara Pederiva
Proprio dall'ascolto della canzone "L'amore non esiste", abbiamo iniziato l'ultimo corso in preparazione al matrimonio nel mese di gennaio ... con diversi riscontri da parte delle coppie (come spesso accade positivamente stupite di partire da lì in un ambiente ecclesiale).


03/05/2016 23:06 Ale.
Quindi non esiste la pace, esistono solo persone che vivono in pace o no. Non esistono fame e sete, ma solo affamati e assetati. Non esiste la libertà, esistono solo persone libere o no. Ecc.ecc.
Ok, liberiamoci da ogni concetto astratto, restiamo con i piedi ben piantati in terra.
Liberiamoci da ogni ideale, soprattutto quando non trova riscontro nella realtà.
Eppure è stato proprio inseguendo ideali positivi, talvolta anche utopie, che porzioni di umanità hanno potuto volare alto e progredire nel bene comune.
Il fatto che l'ideale in sé non sia raggiungibile, non ne sminuisce l'intrinseco valore. Sarebbe, ad esempio, come dire che era sbagliato l'ideale di chi si è battuto per un'Italia libera e democratica, visti gli esiti attuali. O dobbiamo rassegnarci a questi esiti?



03/05/2016 08:11 PietroB
Quindi cambiamo anche il titolo di B16 in " Dio AMA" ( ma nn solo il titolo😎)
PS lo avevo scritto appena uscita. ...



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Fabio Colagrande

Fabio Colagrande, nato a Roma a metà dei favolosi anni Sessanta, lavora da vent'anni alla Radio Vaticana come giornalista e conduttore di programmi in diretta. Collabora con L'Osservatore Romano e altre testate cattoliche. Per alcuni anni, ai microfoni di Radio Due, si è occupato di cultura e intrattenimento.

Autore, regista e attore di teatro, per diletto, nel 1995 ha fondato una compagnia tuttora sulla breccia. Felicemente sposato, ha due figli, che spera mettano su un gruppo rock e lo facciano cantare, ogni tanto. Cura un blog personale intitolato L'anticamera del cervello.

 

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