Nella letteratura
La pace del Signore e la precaria pace europea
di Sergio Di Benedetto | 30 aprile 2016
Lungo il «Danubio» di Claudio Magris riascoltando il Maestro che - mentre promette la pace - aggiunge subito: «Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore»

È un Vangelo della pace quello proclamato in questa domenica: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace». Per due volte Gesù dice di donare la pace. Ma è una pace strana, perché «non come la dà il mondo, io la do a voi». È una pace diversa da quella che l'uomo può cercare, costruire, e sempre ogni volta difendere, perché è dono del Consolatore. Non si tratta di una tregua dalle guerre, di un momento di pausa interiore, di calma, ma di una pienezza di vita che viene offerta, varcando i limiti e i conflitti dell'oggi.

Basta guardarsi attorno e sorge spontanea la domanda: dove è questa pace, oggi? Anche nel suo senso più umano... nel tempo della «terza guerra mondiale a pezzi», dove è? Guerre, terrorismo, violenza, masse di profughi che bussano alla vecchia Europa, che reagisce alzando nuovamente muri: dal muro di Berlino (1961- 1989) siamo passati ai piccoli muri che ogni settimana si elevano per tenere fuori ciò che infastidisce. Ungheria, Bulgaria, Serbia, Croazia, Austria.

Non voglio entrare nel merito delle questioni politico-economiche e giuridiche. Ma è un fatto che non solo quella pace di cui parla il Vangelo, ma anche la pace umanamente intesa sembra sparita in molte parti del mondo. In Europa per fortuna non abbiamo guerre (eccezion fatta per la fragile situazione ucraina), ma anche nello Stanco Continente la pace è in crisi.

Guardiamo alla cronaca: c'è un'Europa che, nei prossimi mesi, vivrà sfide decisive per il suo futuro: il referendum in Gran Bretagna, le nuove elezioni in Spagna, le elezioni austriache, la crisi greca, il dramma dei migranti.

Dove è la pax europea?

Dove è l'Europa, che sembra tornata a giocarsi il suo destino nella sua parte orientale, quella Mitteleuropa dalle barriere di filo spinato?

«Il Danubio scorre grande, e il vento della sera passa sui caffè all'aperto come il respiro di una vecchia Europa che forse è ormai ai margini del mondo e non produce ma solo costuma storia».

È un passo illuminante di Claudio Magris, tratto da Danubio, un libro che andrebbe ripreso oggi, quando le sorti del Vecchio continente passano dalle terre danubiane. Non trovo una descrizione migliore del nostro momento storico di quella di Magris: un'Europa che non produce più storia, ma solo la consuma. Un'Europa che subisce, che non sogna, ma che si limita ad amministrare l'esistente alla meno peggio.

Magris scrive quelle parole nel 1986, trent'anni fa, quando compie il suo viaggio lungo il grande fiume orientale, dalle sorgenti nella Selva Nera al Mar Nero. Un fiume che scorre tra due luoghi "neri" è il filo che lega le pagine dell'autore triestino. Un filo che annoda, nelle differenze, nelle analogie e nei tratti comuni i paesi che il Danubio attraversa.

Rileggiamo le parole di Magris: sembrano scritte ieri.

«Può darsi che l'Europa sia finita, provincia trascurabile di una storia che si decide altrove, nelle stanze dei bottoni degli altri imperi»

L'Europa è finita? È una domanda drammatica, ma necessaria. Inutile negare l'inquietudine di questa epoca di passaggio (o "passaggio di epoca", come dice il Papa).

Gesù dà un avvertimento significativo, subito dopo aver promesso la pace: «Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore». Forse sapeva quanto è arduo gustare quella pace.

Siamo in un tempo che richiede discernimento, che può essere solo dono dello Spirito: «Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa».

C'è una situazione che turba, e a noi rimane la fede nella parola di Gesù, che invita a vincere la paura. Sentiamo la nostra identità minacciata: ascoltiamo risposte banali, superficiali, che danno risposte sbagliate a paure spesso vere. Quale direzione prendere per una convivenza di pace?

«L'identità è una ricerca sempre aperta e anche l'ossessiva difesa delle origini può essere talora una regressiva schavitù quanto, in altre circostanze, la complice resa allo sradicamento».

C'è un respiro europeo nel libro di Magris che va ripreso. È un'immersione in tempi e luoghi che portiamo con noi. Percorriamo con lo scrittore i 2800 kilometri del Danubio: forse saremo aiutati a voler bene all'Europa e a custodire la pace, o almeno a chiederne il dono a Colui che ha garantito di donarla.

 

01/05/2016 09:04 Fab
E come non ricordare che proprio all'Europa é stato riconosciuto il Nobel per la pace. Un giusto riconoscimento per il contributo alla pace, innegabile, che storicamente ha generato?

Ma ora? Questo é il punto. L'Europa si é forse illusa che la pace una volta conquistata e "fissata" nei trattati e nelle strutture burocratizzate sovranazionali, fosse ormai gratis e garantita. Mentre invece la Storia, che appunto l'europa ormai subisce, sempre ci sorprende a nuove sfide ricordandoci che invece la vera pace va sempre custodita con vigilanza e saggezza. E che ogni fiducia in quelle strutture burocratiche é destinata a sgretolarsi di fronte alla prima, nuova minaccia alla pace alla quale solo lo Spirito puó rispondere; alla quale le strutture buricratizzate non possono essere preparate



01/05/2016 01:33 Sara
Rubo un po' di spazio per mettere un richiamo a Prince che è morto da poco (e la cosa mi ha abbastanza sconvolto)

Nei forum dove si parla di musica sono quasi sempre molto anticlericali in quelli in cui si parla di religione ci si disinteressa della musica, ormai ci ho fatto il callo.


In questo caso mi ha cosi colpito che almeno un accenno....


Sometimes it snows in April
Sometimes I feel so bad, so bad
Sometimes I wish life was never ending,
And all good things, they say, never last


https://www.youtube.com/watch?v=OaL4DCseY4Y&spfreload=10

Notte



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Sergio Di Benedetto
Sergio Di Benedetto, classe 1983, dottore di ricerca in Letteratura Italiana all'Università della Svizzera Italiana di Lugano, è insegnante di lettere e ricercatore in materie letterarie. Da anni collaboratore in realtà ecclesiali e scolastiche, scrive drammaturgie di carattere sacro e civile per una compagnia di attori professionisti, la Compagnia Exire. Ha coordinato diversi laboratori teatrali con adolescenti, per aiutare i ragazzi a crescere attraverso il teatro.
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