Giovani cinesi e la scoperta della fede
di Luca Rolandi | 02 aprile 2016
Giunti in Italia ne hanno sentito parlare, spesso dai compagni di scuola, con semplicità, umiltà e coraggio. È il miracolo dell'incontro, la relazione, il dialogo, la testimonianza del dono

Quando si dice: lo Spirito soffia dove vuole e senza un controllo umano. A Pasqua, nella settimana dell'Ottavario è bello raccontare una storia di vita e di speranza, in cui Cristo irrompe con il suo amore.

Nella Veglia nel Duomo di Torino, insieme ad altri fratelli e sorelle catecumeni c'erano anche Xue Yong, Zhao Hongming, Rong Rui, Liu Xinyue, tre ragazzi e una ragazza cinesi; insieme hanno ricevuto la cresima, il viatico e il mandato del cristiano nella storia e nel mondo. Xue proviene da Nanchino, capoluogo della provincia di Jiangsu, mentre gli altri ragazzi sono originari dello Shandong. Fanno parte della comunità cinese di Torino che è ospitata presso la parrocchia Santa Monica e che conta due famiglie cattoliche e quattro famiglie di religione mista, come racconta il cappellano cui sono affidati i fedeli cinesi, don Giuseppe Chen, da tre anni in Italia a Torino proveniente dalla diocesi di Xi'an, capoluogo della provincia dello Shaanxi, come primo sacerdote cinese chiamato dall'arcivescovo a guidare la comunità dei propri connazionali cristiani a Torino.

Molti di questi sono giovani immigrati che arrivano da una cultura in cui la religione cristiana non è conosciuta, vivono in una dimensione di ateismo "naturale" dice don Chen. «In Cina non si parla bene della Chiesa, ne vengono messi in risalto solo gli aspetti negativi e autoritari». Giunti in Italia, molti giovani ne sentono parlare, spesso dai compagni di scuola, si incuriosiscono e si informano. Con semplicità, umiltà e coraggio, senza imposizioni o regole stringenti. È il miracolo dell'incontro, la relazione, il dialogo, la testimonianza del dono.

«Xue, per esempio, si è messa in contatto con me attraverso internet», racconta ancora don Chen. «Cerco di promuovere la conoscenza Vangelo; ogni mese organizzo un pranzo per tutti i ragazzi cinesi e cerco di parlare loro del messaggio di Cristo, di avvicinarli al Vangelo. Alcuni non tornano più, ma altri restano, e piano piano si lasciano pervadere dall'amore di Dio e lo abbracciano. Certo, come ogni essere umano, si pongono delle domande. Un ragazzo una volta mi ha chiesto se la fede fosse contro la cultura cinese. Gli ho risposto di no, perché la fede non è una cultura, è semmai un concime che aiuta a crescere intimamente, come individuo, all'interno della propria cultura. Sono preoccupati di perdere il legame con le proprie origini, ma cerco di far capire loro che la religione non vuole privarli di nulla, anzi rispetta la loro identità, e la arricchisce».

Anche questa è Pasqua, è un segno di speranza e calore umano e spirituale, in un mondo che esclude, violenta e uccide. Spiragli di luce, dalla Cina «torinese»

 

 

 

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Luca Rolandi

Sposato con Marella, tre figli è direttore del settimanale dell'arcidiocesi di Torino La voce del popolo. Ha lavorato a La Stampa al sito d'informazione religiosa VaticanInsider.it, con cui tuttora collabora oltre che con alcune riviste storiche e religiose. È dottore di ricerca in Storia sociale religiosa. Ha scritto diversi saggi su figure e vicende del movimento cattolico in Italia. È nato e vive a Torino, ma la sue origini sono della zona del Basso Piemonte - diocesi di Tortona - e la sua formazione è avvenuta a Genova.

 

 

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