Romero, lo scandalo e la misericordia
di Giorgio Bernardelli | 23 marzo 2016
Sarà il primo 24 marzo senza padre Delgado, il tuo ex segretario oggi accusato di pedofilia. Ma forse solo tu oggi puoi insegnarci come rispondere alla domanda più difficile

Caro beato Oscar Romero,

tra poche ore per la prima volta celebreremo finalmente con tutti i crismi la tua festa liturgica. Ed è bello che - dopo la tua beatificazione nel maggio scorso - questa prima festa cada proprio di Giovedì Santo, il giorno in cui nasce l'Eucaristia. Il giorno di quel Pane che portavi nelle tue mani quando venisti ucciso a San Salvador il 24 marzo 1980. Pane donato come la tua stessa vita, offerta per dare voce al grido dei poveri e degli ultimi, come tante volte abbiamo raccontato in questi anni.

Quest'anno, però, il 24 marzo ha anche un'altra particolarità che non riesco a togliermi dalla testa: sarà il primo anniversario della tua morte in cui non sentiremo alcuna parola di padre Jesus Delgado, il sacerdote che era il tuo segretario e per tanti anni è stato il custode della memoria di quei giorni. Penso proprio che non lo sentiremo neppure nominare. Perché dalla fine di novembre padre Delgado è sospeso a divinis dopo essere stato colpito pure lui dall'accusa terribile: quella di aver commesso abusi sessuali nei confronti di una bambina di 9 anni, oggi quarantaduenne, che ha denunciato qualche mese fa la vicenda. Sarebbe accaduto nel 1982, due anni dopo la tua morte, come i tuoi biografi si sono subito affrettati a precisare.

Questa storia - come ben sai, caro beato Oscar Romero - ha suscitato grande scandalo in Salvador, ed è ovvio che sia così. Per alcuni giorni ha dominato le pagine dei giornali, rimbalzando anche in tanti altri Paesi. Prima che cadesse il silenzio, come accade sempre in questi casi. Abbiamo cancellato in fretta il nome di padre Delgado, separandolo dalla tua memoria, perché come si fa a parlare di un prete accusato di pedofilia accanto a te?

Ecco. È proprio questa invece la domanda che vorrei rivolgerti in questo Giovedì Santo, che è anche la giornata sacerdotale per eccellenza: sì, come si fa?

E non penso ovviamente solo al caso di padre Delgado (sul quale francamente non so neppure a che punto siano le indagini, dal momento che nessuno più ne parla), ma anche a quelli di tutti gli altri. Tutti quei sacerdoti che abbiamo conosciuto in un modo e poi vicende giudiziarie pesanti ci hanno portato a scoprire con un volto diverso, a volte tremendamente oscuro. Possiamo semplicemente rimuoverli dalla nostra memoria, come si fa con un numero di telefono sulla rubrica del telefonino?

È una domanda difficile. È una domanda a cui non sappiamo proprio come rispondere.

Perché il bisogno che sia fatta giustizia è fuori discussione; lo abbiamo imparato anche da te: stare dalla parte di chi è debole, indifeso, dare voce al grido delle vittime. A qualunque costo. E battendosi perché emerga sempre la verità, qualunque essa sia. Però dopo? Quel prete che mi è stato accanto fino a ieri e che scopro essersi macchiato realmente di un crimine rivoltante come la pedofilia, chi diventa per me? Un estraneo per il quale l'unica forma di misericordia possibile è l'oblio? E quanto ha fatto è una pietra tombale che non ammette cammini di conversione di nessun genere?

In questo Anno Santo della misericordia è la domanda a cui non osiamo dare voce. La domanda che inevitabilmente suona offensiva all'orecchio delle vittime. Ci vuole proprio un santo come te per reggerla. Qualcuno che a queste vicende possa guardare davvero specchiandosi nel cuore del Padre, che sa essere misericordioso e giusto nello stesso tempo.

Noi invece finiamo sempre per pendere da una parte oppure dall'altra: dopo anni in cui abbiamo chiuso colpevolmente gli occhi su questa vergogna, oggi ci illudiamo di risolverla facendo a gara a chi applica più rigidamente la «tolleranza zero» e le misure disciplinari, in aggiunta a quelle della giustizia dei tribunali. Quanto sta succedendo in queste settimane a Lione, per esempio, mi pare abbia molto a che fare con questo discorso.

Caro beato Oscar Romero, chi ti ha conosciuto racconta che non eri un uomo molto tenero con i tuoi collaboratori. Così ti immagino davanti a padre Delgado a gridare anche a lui, con tutta la tua forza, «Ti supplico, ti prego, ti ordino in nome di Dio...», proprio come hai fatto davanti agli squadroni della morte.

Ma so anche che ora - dal Cielo, a differenza di tutti noi - riesci a guardare lui e la sua vittima insieme. Riconoscendoli entrambi come figli del tuo popolo, per cui quel giorno hai donato la vita.

 

25/03/2016 08:31 PietroB
http://www.la-croix.com/Religion/France/Pedophilie-plusieurs-eveques-demandent-pardon-publiquement-2016-03-24-1200748937?utm_medium=Social&utm_source=Twitter&utm_campaign=Echobox&utm_term=Autofeed#/link_time=1458853213


23/03/2016 15:54 Sara
Grazie della riflessione.


23/03/2016 14:57 PietroB
Prima crocifiggimi, PRIMA...
Non nascondermi dietro i tuoi endroit, paga tu al posto mio, speriamo che sia prescritto, e soprattutto sostieni che un Sacerdote appartiene ad un ordine DIVERSO per cui non è soggetto alla giustizia come tutti gli altri ed io Vescovo sono obbligato a non collaborare, a coprirlo, a nasconderlo.
Io ho avuto una segretaria che aveva subito violenza. Un caso che finì su tutti i giornali. Una vita DEVASTATA. Per sempre. Con psicanalista sl seguito.
Una compagna di mia figlia subì violenza da due. Lasció la scuola. Lasció ogni amica. Si è persa, non so dove. Non dobbiamo sostituirci al Giudizio di Dio, ma questo non ci esime dal guardare in faccia con chi abbiamo a che fare.



23/03/2016 11:12 Alberto Hermanin
Caro Bernardelli, come sempre ottimo. Non si tratta di ammettere la gravità della colpa di questi preti, e ci mancherebbe altro: ma questo interessato - eh si, spesso lo è, più da un punto di vista ideologico che altro - questo interessato giustizialismo è insopportabile.
E' il contrario del cristianesimo: scrive Dostoievski in Delitto e Castigo: "perchè dovresti compatirmi? Crocifiggermi dovresti. Ma crocifiggimi, giudice, e dopo abbia pietà di me".



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Giorgio Bernardelli

Giorgio Bernardelli, giornalista della rivista Mondo e Missione e del sito mondoemissione.it, ha lavorato per dieci anni alle pagine di informazione religiosa di Avvenire, quotidiano con cui tuttora collabora oltre che con il portale internazionale di informazione religiosa VaticanInsider. Porta nel cuore Gerusalemme, città a cui ha dedicato diversi libri e che racconta nella rubrica La porta di Jaffa sul sito www.terrasanta.net.

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